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Tutti gli articoli con tag crisi economica

Oggi Berlusconi va a Bruxelles, ecco le proposte del governo

pubblicato da Bruno Marino


È il giorno decisivo per il nostro Paese: oggi in Europa si scopriranno le carte, e vedremo se l’Italia ha in mano un buon punto o se, come al solito, ha bluffato. Secondo questo articolo del Corsera, Berlusconi presenterà molte proposte. Ecco le principali: pareggio di bilancio nel 2013, aumento dell’età pensionabile a 67 anni nel 2026 (la Gelmini ieri sera a Ballarò ha detto che l’età pensionabile aumenterà per tutti gradualmente tra il 2012 e il 2025) e un decreto sviluppo che dovrebbe contenere di tutto e di più:

- Riduzione del numero dei dipendenti pubblici
- Revisione delle norme sui licenziamenti per motivi economici (”con l’obiettivo di stabilire in questi casi un indennizzo del lavoratore, senza diritto al reintegro”)
- Liberalizzazioni
- Abolizione delle tariffe minime per i professionisti
- Rilancio delle infrastrutture
- Semplificazione normativa
- Contratti agevolati di inserimento (soprattutto per le donne)
- Norme contro l’abuso dei contratti atipici e per favorire la stabilizzazione dei lavoratori
- Credito d’imposta sulle assunzioni per il Sud e altre aree sottosviluppate

Seguiteci dopo il salto, non abbiamo finito, c’è anche un accordo segreto con la Lega…

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Il governo vuole sostituire la festa del 25 Aprile con quella del 18 Aprile: solo fumo negli occhi

pubblicato da Bruno Marino

Come se non bastassero i tentativi di tv e giornali amici, il governo vuole ulteriormente distrarre gli italiani dalla catastrofica situazione economica. In che modo? Accogliendo la proposta di Fabio Garagnani, deputato Pdl dell’Emilia-Romagna, che vuole:

sostituire la festività del 25 aprile con il 18 aprile 1948 che, a parere mio, è la vera data fondante ed unificante della democrazia italiana.”

Il 18 Aprile del 1948 la Dc e i suoi alleati vinsero le elezioni contro il Blocco Popolare (Pci e Psi), consegnando definitivamente il nostro Paese (se ma ce ne fosse stato bisogno) al blocco occidentale e filo-americano. Una data cruciale, senza dubbio, ma cosa c’entra con il 25 Aprile? Per ignoranza o per puro calcolo politico, il deputato (e il governo) ignorano che il 25 Aprile celebra la Resistenza e la lotta contro i nazisti ed i fascisti. Questo non ci deve far dimenticare le stragi e gli eccidi commessi da settori della Resistenza dopo la fine della guerra ma da qui a buttare nella spazzatura uno dei pochi momenti in cui l’Italia è emersa dalle nebbie della storia per diventare Nazione, ce ne passa.

Basta retorica. E basta parlare della proposta di Garagnani. Pensano davvero, governo e maggioranza, che i cittadini accetterebbero senza batter ciglio questa intollerabile violenza? Pensano davvero che gli italiani non si ribellerebbero a questo meschino e vigliacco tentativo di riscrivere la storia della Liberazione? O, forse, pensano che non si capisca che questa ennesima perdita di tempo e di spazio sui giornali serve solo a nascondere la catastrofe economica che questo governo non riesce ad affrontare? Nascondersi dietro il 25 Aprile per cercare di farci dimenticare da che razza di incompetenti siamo governati è davvero un colpo da maestro. Purtroppo per loro, durato lo spazio di un mattino.

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Governo tre volte ko alla Camera. Pisanu: "Italia a rischio"

pubblicato da il passator cortese

Per ben tre volte il governo va ko in Aula alla Camera sull’esame del testo sugli spazi verdi urbani. Sono stati infatti approvati un emendamento e un articolo aggiuntivo su cui il governo aveva dato parere negativo.

Angelo Alessandri, leghista, relatore ha chiesto una sospensione della seduta che è ripresa poco prima delle 17. In precedenza era stata bocciata anche la richiesta del relatore di rinviare tout court in commissione l’esame del testo. Insomma, una nuova tegolata sullo stato di salute dell’esecutivo.

“Nel nostro paese si e’ stabilito un intreccio perverso tra la crisi economica e la crisi politica: l’una alimenta l’altra”.

Questo il commento del presidente della commissione antimafia Beppe Pisanu, intervenendo alla presentazione dell’ultimo libro di Valdo Spini, a proposito del declassamento stabilito da Standard &Poors. “A mio avviso - ha proseguito - la debolezza politica è dovuta al fatto che abbiamo un Governo che non è in grado di reggere il peso dei problemi che incombono e abbiamo un Parlamento che non è in grado di cambiare un governo che pur avendo la maggioranza numerica non à in grado di tenere la situazione.

“L’Italia – chiosa l’esponente del Pdl - non e’ stata mai stata così a rischio”.

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Lavoro, oltre 3,1 mld di cig! Se questa non è crisi ...

pubblicato da il passator cortese

Cifre da capogiro, quelle della cassa integrazione, a dimostrazione della tenaglia della crisi durissima e che non accenna ad allentare. Oltre 3,1 miliardi di ore di cassa integrazione in 35 mesi, cioè da quando la crisi, esplosa nell’agosto del 2008 sul versante finanziario con le insolvenze dei mutui subprime, si è riversata sull’economia reale.

I dati sono della Cgil, attraverso le elaborazioni dell’Osservatorio cig del dipartimento Industria nel rapporto di agosto, un bilancio allarmante e disarmante di tre anni di crisi economica e dei suoi riflessi sull’apparato produttivo e sui lavoratori. Esattamente 3.118.217.589 ore di cassa integrazione dal settembre del 2008, suddivise tra 1.122.602.545 di cassa integrazione ordinaria (cigo) e 1.995.615.044 tra stroardinaria (cigs) e in deroga (cigd).

“Tuttora il peso delle ore si riversa completamente sulla cassa straordinaria e su quella in deroga: un segnale di come non ci si attenda a breve una inversione significativa della ripresa produttiva”, osserva il segretario confederale della Cgil, Vincenzo Scudiere, che aggiunge: “L’apparato produttivo del paese continua a perdere aziende e capacità manifattuirera anche a causa di un governo che non ha assunto alcuna misura strutturale di politica industriale preferendo accanirsi contro i lavoratori, tagliando regole e
diritti”.

Il premier deve pensare come sfuggire ai tribunali. Il governo latitante. I partiti impegnati nelle feste fra bla bla autoreferenziali, salamelle e lambrusco.

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Crisi economica: governo e opposizione incontrano (divisi) le parti sociali. Tutto come prima

pubblicato da il passator cortese

Imprese e sindacati incontrano il governo sulla crisi economica. “E’ emergenza, basta scappatoie”, questa è la posizione di Confindustria. Ma il premier Berlusconi resta ottimista e lascia quanto meno perplessi i sindacati: “il Governo – chiosa la segretaria della Cgil Camusso - come dimostrano anche gli interventi dei ministri, è tutto teso nel dire che ha già fatto tutto e ha già risolto tutto”.

Insomma, un incontro che segna un nulla di fatto. Anche nel meeting delle parti sociali con le opposizioni, tira la stesa aria.

Dice il leader dell’Udc Casini: “L’opposizione c’è, le parti sociali ci sono. Speriamo che ci sia il governo e che non perda il mese di agosto per assumere provvedimenti che vanno presi subito”. Casini ha sottolineato le “drammatiche difficoltà in borsa, davanti a queste difficoltà che riguardano l’Italia più di altri paesi, il governo si dia una mossa, si svegli, faccia provvedimenti indispensabili subito. Li presenti senza aspettare la ripresa dopo la pausa estiva. Il governo assuma provvedimenti immediati, noi concorreremo”.

Il leader dell’Udc ha comunque fatto sapere che nessuno del terzo polo è stato contattato dal governo: “Il governo se vuole i nostri numeri di telefono li conosce, sa che siamo disponibili. Anche perché ora non si può fare fazione. Facciamo un passo indietro come parte politica e un passo avanti come italiani”.

Per il leader dell’Udc le opposizioni sono unite: “non c’è divergenza, sono tutti pronti a concorrere a provvedimenti che fronteggino la crisi. Lavoriamo per unire, non per dividere, oggi non è più il momento della divisione. Il Paese sta affondando, figuriamoci se ci mettiamo a fare i giochetti noi-loro …”. Non è solo Berlusconi a fare concorrenza a Pinocchio ..

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Ore 12 - Stangata fa rima con furbata

pubblicato da Massimo Falcioni

altro
C’è attesa per il Consiglio dei ministri che oggi decide sulla manovra da 47 miliardi. Finalmente si saprà qual è la dose esatta per la forte purga da cavallo preparata per gli italiani.

Il governo non pare deciso a prendere il toro per le corna e a rendere operativo da subito un pacchetto di vere riforme capace di tagli selettivi e nel contempo pompare ossigeno per ridare sviluppo a un Paese strozzato. Non vuole e non può per le divisioni interne alla maggioranza e per esigenze di tipo elettorale: quindi il governo “balneare” varerà una manovra tappabuchi “balneare” colpendo ancora famiglie e fasce deboli e tirerà a campare.

Di fatto, scaricando gli interventi pesanti al 2013, proverà a difendere la poltrona, addossando ad altri (forse un esecutivo di centro-sinistra) il pesante fardello e lasciando l’Italia in balia della buona stella.

Prima delle elezioni del 2013 (o ancor prima se salta la baracca), addirittura prima della pausa estiva, i mercati internazionali si esprimeranno sulla manovra e sullo stato del nostro Paese: sarà certamente un giudizio non brillante, probabilmente una bocciatura, (debito pubblico fino al 120% del Pil!) prospettando per l’Italia lo spettro della vicina Grecia.

Il pacchetto sarà solo una stangata col contagocce, non aprirà alternative alla crisi economica. E, causa una opposizione ciarliera e salottiera, nessuna alternativa politica si staglia all’orizzonte. Povera Italia?

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Mentre Berlusconi&Bossi si scambiano i ministeri come figurine Panini...

pubblicato da il passator cortese

Mentre Berlusconi e Bossi “giocano” a … scambiarsi i ministeri come fossero le figurine Panini, in un delirio quotidiano senza più limiti, 15 milioni di italiani (esattamente il 24,7% dell’intera popolazione) “sperimenta il rischio di povertà o di esclusione sociale”.

Lo scrive l’Istat nel suo rapporto “pesante” annuale che delinea un Paese sul grigio fosco, “indietro di 10 anni”.

Il rischio povertà riguarda circa 7,5 milioni di individui (12,5% della popolazione). Mentre 1,7 milione di persone (2,9%) si trova in condizione di grave deprivazione e 1,8 milione (3%) in un’intensità lavorativa molto bassa. Si trovano in quest’ultima condizione l’8,8% delle persone con meno di 60 anni (6,6% contro il valore medio del 9%).

Nelle regioni meridionali, dove risiede circa un terzo degli italiani, vive il 57% delle persone a rischio povertà (8,5 milioni) e il 77% di quelle che convivono sia col rischio, sia con la deprivazione sia con intensità di lavoro molto bassa (469 mila).

I giovani sono la categoria più colpita dalla crisi: nel biennio 2009-2010 501 mila occupati in meno nella fascia d’età compresa tra i 15 e i 29 anni. In totale, il numero degli occupati è diminuito di 532 mila unità. Al saldo negativo dei giovani si aggiunge infatti il calo di 322 mila unita nella fascia d’età compresa tra i 30 e i 49 anni cui si contrappone l’incremento di 291 mila unità tra gli over 50.

Come non ricordare che abbiamo i salari più bassi d’Europa e il carico fiscale più alto? Non bastasse, una delle prime tre agenzie mondiali di rating, la Standard & Poor’s, vede buio per l’Italia, peggiorando le prospettive sui titoli di Stato italiani. Il Governo ha altro da fare.

Elezioni, insulti e "aria fritta". Chi parla del Paese "reale"?

pubblicato da il passator cortese

Vige solo la legge dell’insulto e dell’”aria fritta” in questa campagna elettorale per le amministrative dove i “fatti”, il governo locale, la vita quotidiana della gente non trova spazio nei candidati. Poche le eccezioni, che, ovviamente vengono oscurate dai media.

Non una parola sulla crisi economica che taglia le gambe alla maggioranza degli italiani, che sentono promesse di ripresa sempre rinviata. E nessuno cita i numeri, ad esempio quelli dell’Istat, che certificano una inflazione al 2,6%, record degli ultimi quattro anni, impensabile con una “magra” economica come questa.

Così vengono falcidiati i redditi fissi, salari e pensioni, vengono massacrati i più deboli (la disoccupazione giovanile tocca oaramai il 29%!), con la crescita del costo della vita, il taglio ai servizi, l’abbassamento della qualità della vita.

Anche l’Ocse lancia l’allarme sulle buste paga degli italiani: il salario netto medio di un single senza figli a carico è stato di 25.155 dollari nel 2010. La cifra è inferiore sia alla media Ocse (26.436 dollari), sia a quella dell’Ue a 15 membri (30.089).

In campagna elettorale c’è altro da discutere: di aria fritta. Ma le urne serviranno a qualcosa?

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Sciopero generale Cgil, luci (poche) e ombre (molte)

pubblicato da Massimo Falcioni

Non cancellare i diritti, difendere il lavoro dagli effetti della crisi economica, denunciare le «scelte depressive» del governo e rilanciare l’occupazione: è su queste parole d’ordine che la Cgil fa oggi lo sciopero generale, con manifestazioni in oltre 100 piazze d’Italia.

E’ il quarto sciopero sotto il governo Berlusconi. Di fatto, è uno sciopero politico, più contro il Governo che contro il padronato. Mai in Italia l’attacco al lavoro, ai diritti, alle regole, alle conquiste storiche dei lavoratori è stato portato avanti dall’esecutivo nazionale, cui non va lesinata la critica per la mancanza di riforme e anche per l’incapacità di operare per contribuire alla ricomposizione dell’unità sindacale.

La Cgil porta pesanti responsabilità e ritardi, gravata da logiche di chiusura e di stampo ideologico imposte dal complesso della difesa dello status quo (specie nel pubblico impiego) e dal vetero operaismo della Fiom.

Comunque, al centro della mobilitazione odierna c’è una piattaforma rivendicativa formata da dodici proposte che ruotano intorno ai temi del fisco e del lavoro. Fisco come strumento di giustizia sociale, lavoro come via per la crescita. Le 12 «buone ragioni» per lo sciopero generale riguardano, in particolare, gli ammortizzatori sociali, un fisco giusto, la lotta all’evasione fiscale, una nuova politica industriale e il rilancio degli investimenti.

Si chiede di puntare su formazione e ricerca, di costruire un welfare capillare e di qualità, adeguare il livello delle pensioni. Si punta alla difesa delle categorie più colpite dalla crisi: dai precari agli studenti, alle donne. Poi la richiesta di alzare il livello di democraticità interna dei luoghi di lavoro. Infine una nuova politica di accoglienza dei migranti e un federalismo equo. Tutto qui? No.

C’è sul tappeto la crisi del sindacato, che è diviso come non mai, perché, soprattutto, c’è una crisi della democrazia interna che investe tutte le organizzazioni, Cgil compresa. Il sindacato, Cgil in testa, hanno limiti e contraddizioni inaccettabili, dove settarismo, burocraticismo, pan sindacalismo, affarismo si mischiano a non finire. Così il sindacato è strumento di conservazione e non di innovazione.

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Servizi pubblici ko, ceto medio ko. I primi frutti (bacati) del federalismo Made in Italy

pubblicato da Massimo Falcioni

Si dirà: ma queste sono piccole cose e la politica è fatta di ben altre questioni. Sì, ma la politica non deve (anche) interessarsi della concreta vita quotidiana dei cittadini? C’è una indagine del Sole 24 Ore che affronta lo stato di certi servizi pubblici, in particolare quello degli asili nido.

Che c’entra? Chiedetelo alle famiglie che non possono “parcheggiare” il pargoletto nel “nido” pubblico perché il loro comune ne è sprovvisto o perché costa troppo. La conseguenza è difficoltà nel tenersi il lavoro, difficoltà nel bilancio familiare, ancor di più, timore di mettere su famiglia.

In ogni città, oggi, la domanda di posti è superiore alla disponibilità. Quindi, o ci si arrangia o le donne sono costrette a lasciare il lavoro. Solo chi può si affida a strutture private. I Comuni sono costretti a fare selezioni dando priorità a chi sta peggio. Chi ci rimette è il ceto medio, già duramente colpito dalla crisi economica e fortemente tartassato su tutti i fronti.

Chi non è “troppo povero” è colpito due volte: non trova posto al “nido” per il proprio figlio e paga le tasse dello stato e le tasse occulte dei comuni: paga per tutti, anche per chi non scuce un euro perché non gliela fa.

E’ uno dei tanti paradossi che portano alla lotta fra “poveri”, alimentando le disparità, le insoddisfazioni e l’allontanamento dei cittadini dalla politica e dalle istituzioni. La scure sui servizi colpisce duro: il governo se ne lava le mani, scaricando sui comuni il lavoro “sporco”. Se questo è il primo passo del federalismo, chi salverà gli italiani?