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Tutti gli articoli con tag crisi finanziaria

Stasera a Ballarò: come salvarsi dalla crisi

pubblicato da Luca Landoni

Stasera Ballarò ripresenta l’argomento crisi che da giorni campeggia nei titoli dei giornali, spesso prendendosi le prime 5-6 pagine. La trasmissione di Giovanni Floris partirà da un’analisi del significato di “recessione” per poi addentrarsi nei rimedi al problema, con particolare riferimento al ruolo degli istituti bancari.

Tra gli ospiti segnaliamo Piero Fassino (Pd), il procuratore nazionale antimafia Piero Grasso, il presidente dell’autorità per la concorrenza e il mercato Antonio Catricalà, il banchiere Roberto Mazzotta, la segretaria dell’Ugl Renata Polverini, l’economista Paolo Leon, il direttore generale della Conad Francesco Pugliese. Peccato per la mancanza di un politico di centro-destra, ma si sa che la componente Pdl sta attuando una sorta di boicottaggio nei confronti delle programmi TV schierati, mentre evidentemente della Lega si sarà ritenuto opportuno non invitare nessuno.

Maurizio Crozza aprirà come sempre i “lavori”, per poi dare spazio al tema della puntata, dal titolo “Come salvarsi dalla crisi”. Come d’abitudine questo spazio sarà a disposizione per i commenti alla trasmissione. Appuntamento su Rai3 alle 21.05

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La "Frankfurter Allgemeine" contro Berlusconi: vuole mettere le mani sulle banche

pubblicato da Giulio Mattioli


Che Berlusconi e il suo governo non godano di buona reputazione nel resto d’Europa - e in particolare in Germania - è risaputo. In questi giorni di armageddon finanziario globale ci pensa la Frankfurter Allgemeine Zeitung, una delle più note testate tedesche, a rincarare la dose. In un articolo di qualche giorno fa (che potete trovare tradotto sull’ottimo “Italia dall’Estero”) il quotidiano di orientamento moderato insinua che il Cavaliere potrebbe approfittare della crisi finanziaria per mettere le mani sulle banche più importanti del nostro paese.

Il ragionamento della FAZ è questo: finora il sistema creditizio italiano si è mostrato eccezionalmente solido, in parte anche per la sua arretratezza e per le pesanti condizioni economiche imposte ai clienti privati, in assenza di liberalizzazioni. Nonostante questo il governo sembra non vedere l’ora di poter mettere in atto un “piano di salvataggio” che, secondo il quotidiano di Francoforte, non sarebbe affatto necessario

si teme che il governo italiano sfrutti la crisi per prescrivere alle banche alte quote di patrimonio di base come capitalizzazione minima, cioé intorno al 7-8 %. Di conseguenza, gli istituti che non potranno dimostrare di avere a disposizione un tale livello di capitale, cioé praticamente tutti gli istituiti italiani, dovranno accettare un innalzamento di capitale da parte dello stato, che avrebbe così anche il potere di licenzare tutti gli attuali manager bancari.

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Ping Pong: botte (e risposte) della giornata politica

pubblicato da il passator cortese

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In forte rialzo le Borse europee. Ok al piano anti-crisi dell’Eurogruppo e del G 7 in Usa. Vola Wall Street + 5%. Milano + 9,3%. Salgono le piazze di Asia e Oceania. Euro in rialzo a 1,36 $. Il petrolio sopra gli 80$. Governo e Bankitalia garantiscono le banche. Cdm approva il piano. Bush: “Stiamo lavorando tutti insieme, ovunque”. Berlusconi: “L’economia è salva”. Napolitano: “Soddisfatto per il Piano Ue”. Bonino: “Sì al fronte comune, ma no all’analisi e alla gestione del governo”. Dario Fo: “Questo è il nuovo terrore per metter paura alla gente”. Nuovo allarme di Confindustria: “Nulle le possibilità di ripresa. Scenderà la spesa delle famiglie”.

Il nostro commento
Il Piano dell’Ue piace alle borse. E questo è positivo. Ma l’euforie del premier Silvio Berlusconi è fuori luogo. Questa crisi finanziaria è la peggiore dal 1930. Il presidente della Banca Mondiale Robert Zoellick lancia l’allarme: “ I paesi emergenti andranno ko per il caro energia e per l’impennata dei prezzi degli alimentari. C’è l’urgenza di modernizzare il multilateralismo e i mercati per una nuova economia globale.” Ma le famiglie non sono tranquille. Oltre ai danni sul patrimonio, gli italiani subiranno mutui più cari e i rincari sui beni di prima necessità. Ci vogliono soluzioni per maggior trasparenza dei mercati e un piano di agevolazioni per le famiglie. Ma anche, come affermano le Acli, una campagna per “l’educazione al consumo sobrio e responsabile”. Ma come si riuscirà a cambiare se a suonare la musica saranno gli stessi suonatori che hanno causato questa bufera?

Silvio Berlusconi
: “Siamo in una crisi quale mai si era verificata nell’economia mondiale. Le decisioni prese potranno far sì che la crisi dei mercati finanziari non coinvolgerà l’economia reale. Il benessere dei cittadini non dovrà subire arretramenti”.

Emma Bonino: “Di fronte all’emergenza urge il fronte comune. Ma noi radicali riteniamo sbagliate sia la gestione della crisi e sia l’analisi fatte da Tremonti e dal governo. Dicevano che la crisi veniva dalla Cina, con l’euroscetticismo a piene mani e con il localismo come toccasana. Gravi errori”.

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Gorbaciov: "O nuovo modello di sviluppo, o apocalisse"

pubblicato da il passator cortese

Dall’intervista all’ex leader dell’Urss Mickhail Gorbaciov rilasciata a Giulietto Chiesa e pubblicata sul quotidiano La Stampa del 12 ottobre 2008.

Gorbaciov parla della attuale bufera finanziaria, incolpa il capitalismo degli Usa di questa crisi e delle prossime crisi devastanti che arriveranno presto. Unica via d’uscita, cambiare il modello di sviluppo.

Gorbaciov: “ … molte cose si potevano prevedere e furono infatti previste. La nascita, a Bosco Marengo e Torino, del «Forum della Politica Mondiale», cinque anni fa, rispondeva proprio all’intuizione che ci trovavamo alla vigilia di una grande crisi mondiale.

Già allora era chiarissimo che il modello della globalizzazione americana non era sostenibile e che avrebbe dato luogo a una serie di convulsioni sistemiche.

Questa crisi finanziaria, che presto avrà effetti devastanti sull’economia reale, non è sola. Ce ne sono altre, simultanee che stanno venendo al pettine a velocità crescente: quella energetica, dell’acqua, alimentare, demografica, del cambiamento climatico, della devastazione degli ecosistemi.

Non si può contare sul profitto in crescita a tutti i costi. Non si può spingere a consumi in crescita illimitata perché le risorse sono definite, a cominciare da quelle energetiche».

Dunque, che fare?

«Cambiare modello, finché siamo in tempo. Il mercato senza regole è stato un disastro, il neo-liberismo si è rivelato una truffa globale».

Leggete tutta l’intervista su La Stampa

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Bufera finanziaria: è quasi panico. C'è paura di perdere i propri risparmi.

pubblicato da Massimo Falcioni

Le ripetute rassicurazioni del premier Silvio Berlusconi sulla gravissima crisi finanziaria in atto non sembra facciano effetto positivo sugli italiani.

A prevalere è lo smarrimento, lo stato di impotenza di fronte agli eventi che nessuno sembra in grado di dominare. La gente non sa esattamente cosa sta succedendo, non sa perché sta succedendo, non sa cosa succederà.

Via via che i giorni trascorrono con i bollettini di guerra delle Borse, si è passati dall’incredulità (è la solita montatura dei media), all’incertezza che è poi sfociata nel fondato timore di dover dare l’addio ai propri risparmi.

Non sono sensazioni, ma il risultato dell’ultimo sondaggio di Ipr Marketing per Repubblica.it.

Il 55% degli italiani si lamenta di non essere informato su ciò che accade ai propri investimenti. Il 45% non sa cosa ha perso e cosa perderà. Addirittura l’84% non ha ricevuto nessuna informazione dalla propria banca o dal proprio consulente finanziario. Solo il 21% dice che da banche e consulenti arrivano le “informazioni giuste”. Tant’è che il 46% non si fida più di nessuno in materia finanziaria.

La delusione è ancora più pesante perché il 50% dei risparmiatori dice di non essere stato avvertito prima della firma del contratto che l’investimento avrebbe potuto avere grosse perdite.

In mezzo a tanta delusione, rabbia e confusione, agli italiani non resta che tirare ancor di più la cinta.

Il 72% taglierà o eliminerà viaggi e vacanze, il 69% abbigliamento e calzature, il 64% il tempo libero, il 63% i prodotti per il corpo, il 56% prodotti per la casa. Il 43% intende ridurre le spese per i trasporti e addirittura il 36% spenderà ancor meno per mangiare.

Insomma, già prima della crisi finanziaria, la nostra economia viaggiava vicino allo zero.

Con l’aria che tira, senza un miracolo, si entra diritti nel tunnel della recessione.

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Crisi finanziaria: quando le banche rimangono scalze.

pubblicato da davide f.

finanza, da etleboro.comZygmunt Bauman, lo ricordava proprio ieri su Repubblica. Un vecchio aneddoto racconta di due agenti di commercio che giravano l’Africa per conto dei rispettivi calzaturifici. Il primo inviò in ditta questo messaggio: inutile spedire scarpe, qui vanno tutti scalzi. Il secondo scrisse: richiedo spedizione immediata di due milioni di paia di scarpe, qui vanno tutti scalzi.

Che c’entra questa storiella con la crisi finanziaria? Il racconto mira ad esaltare l’intuito imprenditoriale aggressivo e a criticare l’antica concezione del commercio, ossia il prodotto che risponde ad un bisogno. No, la nuova filosofia, la filosofia di oggi, ha come obiettivo di impedire che si soddisfino i bisogni, di creare sempre altri bisogni, di creare la domanda attraverso l’offerta.

Questo in fabbrica come in finanza come nella filosofia dei prestiti da parte delle banche: l’offerta di un prestito è per creare e ingigantire il bisogno di indebitarsi. In questo senso premonitore è stata l’introduzione delle carte di credito, prendi subito paghi dopo. Il conto sarà salato, ma che importa? Al massimo si può ottenere un altro prestito per pagare il precedente debito. E un altro. E così via.

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La CAI alza i prezzi dei biglietti di Alitalia?

pubblicato da Giulio Mattioli


La vicenda Alitalia ha occupato i media per così tanto tempo e in maniera così intensa che ora, comprensibilmente, si è entrati in una fase di rigetto, ovvero di completo silenzio sulla questione, complice anche la crisi finanziaria mondiale. E’ un peccato però, perchè proprio in questo momento rischiano di succedere molte cose interessanti.

Prendiamo ad esempio quanto riporta l’Espresso sulle prime manovre di Colaninno & co.; secondo l’economista Andrea Guiricin infatti:

il viaggiatore che utilizzerà la nuova compagnia di bandiera per spostarsi all’interno dei confini nazionali subirà costi superiori del 32% rispetto alla vecchia Alitalia e del 36% rispetto a quanto pagato, ad esempio, da Iberia nei cieli spagnoli.

La politica della CAI sarebbe infatti quella di alzare le tariffe in Italia, dove grazie alla situazione di quasi monopolio di cui gode (soprattutto sulla fondamentale tratta Roma-Milano) complice anche la sospensione delle attività dell’Antitrust, la domanda non potrà rivolgersi ai concorrenti. Tutto questo allo scopo di abbassare invece le tariffe sui collegamenti verso l’estero, dove invece Alitalia subisce fortemente la concorrenza.

Pare dunque che i cittadini italiani non abbiano finito di pagare per le colpe dei suoi politici e dei suoi manager, dopo aver già dovuto accollarsi i milioni di debito della parte “malata” di Alitalia.

Armageddon finanziario, il day after: borse asiatiche ancora in calo, leggero rialzo in Piazza Affari

pubblicato da V.

Armageddon finanziario: ancora a picco le borse asiatiche

Ieri, era solo l’inizio della fine: e senza stare a lesinare sui toni apocalittici, credetemi, c’è da aver se non paura, una discreta dose di terrore. Da dove possiamo partire? Partiamo da Milano - che stamattina sta leggermente crescendo, + 1,96% - da piazza Affari, dove nella giornata di ieri le telefonate ai trader avevano un solo senso. Vendere.

Vendevano tutti: il risultato è stato un crollo verticale che non si vedeva dal 30 dicembre 2002. Per capirci, anche l’undici settembre il Mibtel era sceso meno, rispetto a ieri. Ma non guardiamo nella nostra piazzetta, guardiamo anche altrove - qui un pezzo di Le Monde -: tutte le borse europee crollano, quelle asiatiche, che hanno chiuso poche ore fa, sono ancora tutte in costante ribasso, come potete vedere dalla gallery.

I motivi della crisi? Non voglio stare a insistere sulla faccenda della profezia che si autoadempie, ma sempre lì siamo. I piani dei governi europei, partoriti per tranquillizzare i mercati hanno sortito l’effetto esattamente opposto: proprio come la lettera inviata da Unicredit in cui si invitava al “Niente panico, siamo solidi!”, ha scatenato il panico.

Un intervento interessante c’è sul Foglio di ieri, in cui si sostiene in estrema sintesi la necessità di una recessione, lo spettro - ma è davvero uno spettro? - che era stato allontanato per anni con politiche monetarie sciagurate che ci hanno portato fino al disastro di questi giorni. Il vecchio Tom Wolfe aveva capito tutto, e noi ve l’avevamo raccontato: armageddon finanziario, ma aveva sbagliato solo di qualche giorno.

Armageddon finanziario: ancora a picco le borse asiatiche
Armageddon finanziario: ancora a picco le borse asiaticheArmageddon finanziario: ancora a picco le borse asiaticheArmageddon finanziario: ancora a picco le borse asiaticheArmageddon finanziario: ancora a picco le borse asiaticheArmageddon finanziario: ancora a picco le borse asiatiche

Crollano le borse mondiali: è di nuovo emergenza, anche per Unicredit

pubblicato da V.

home opage repubblica allarmismo

Perfetta per non creare il panico questa titolazione di Repubblica: potevano aggiungere anche, che so, un “Convertitevi e pentitevi!”. Va detto che in effetti la situazione non è grigia, è nera: Il Sole24Ore ce lo spiega con tanto di percentuali di crollo, ma più che crollo, lo definirei collasso

Finanziari e materie prime guidano la debacle dei listini europei a metà mattina. I principali indici del Vecchio Continente lasciano sul terreno oltre il 5%: Milano maglia nera con -5,87% dell’S&P/Mib, -5,61% del Mibtel, mentre Parigi arretra del 5,45%, Francoforte del 5,42%, Londra del 5,13 per cento

Uno dei luoghi dove è più palpabile la tensione che pervade il mondo degli investitori, è, oltre alle sale di attesa di molti psicanalisti, il forum di Massimo Fracaro su corriere.it, andate a darci un’occhiata. Se avete dubbi o paure, potreste trovare la risposta che cercavate. Su La Stampa invece c’è la solita chiosa di Tremonti, che va detto però, stavolta ci aveva visto giusto:

«La causa è nella globalizzazione - ha detto - non puoi fermare il mondo. Però alcuni hanno deciso che un cambiamento così radicale potesse avvenire tanto in fretta». Il ministro ha ribadito le sue tesi a proposito della crisi: «Non è la fine del mondo, ma la fine di un mondo. Avrei preferito avere meno ragione e meno responsabilità. Avrei preferito sbagliare qualche previsione»

E in tutto questo, Unicredit, lei e le sue malefiche profezie che si autadempiono, ricapitalizza per qualcosa come 6,6 miliardi di euro

«Cambiamenti significativi» sul mercato dopo il crac Lehman, «una crisi che non ha precedenti» dal ‘29, e che impone «un maggior bisogno di capitale per il sistema bancario», ma anche «errori di valutazione». Questo il quadro presentato dall’ad di Unicredit, Alessandro Profumo, per spiegare l’aumento di capitale da 6,6 miliardi di euro annunciato nella notte di domenica