Berlusconi operato alla mano. Qualche maligno potrebbe pensare a usi impropri resi esasperati da noti motivi ormonali. Invece la verità è che il premier è un uomo di polso cui non tremano i polsi. E con polso fermo vuole uscire da questo stallo politico. Fuori dal tunnel…carpale
Il Cav, comunque, è politicamente nei guai fino al collo. Ha tanti di quei grattacapi da far venire l’emicrania. Meno male che c’è Alfano, il pupillo che lo mette di buonumore. L’unico che può alleviargli quel cronico mal di testa. Non ha Oki che per lui
Anzi, in estate il premier se la passa tutto sommato meglio perché sono in vacanza quei talk-show politici che lo angustiano durante l’inverno. Con l’autunno e il ritorno di gente tipo Floris e Lerner, il dolore di capoccia diverrà lancinante. EfferalGad
La recessione è come un vampiro che vuole succhiarci tutto il sangue. La politica non sa scacciare Dracula? Allora ci penseranno le parti sociali e soprattutto gli imprenditori illuminati di questo Paese. Emma Marceg-aglio
Silvio Berlusconi: spintonato. Voto 4-. Organizzazioni imprenditoriali e sindacati chiedono un “patto per la crescita” per recuperare credibilità ed evitare che “la situazione italiana divenga insostenibile”. Governo bocciato. La crisi? “Non c’è”: il Cavaliere dixit.
Nichi Vendola: sinistrato. Voto 4-. Il leader di Sel deluso: “Se continua così lascio la politica”. Poi, apprezzamenti su Berlusconi: “Con me sempre affettuoso” e su Alfano: “ Persona gradevole per tanti versi”. Rivoluzionari di professione o furbetti di professione?
La stangatona da 70 miliardi e passa peserà sulle famiglie e su chi sta peggio e non toccherà minimamente né la casta né chi sulle crisi ci prospera. Alla fine aumenteranno le sperequazioni, il distacco dei cittadini dalla politica e dalle Istituzioni e il qualunquismo dilagherà.
Già oggi la situazione del Paese è molto pesante, specie per una parte dilagante della popolazione, sempre più in difficoltà. Sono 8 milioni e 272mila le persone povere in Italia, il 13,8% dell’intera popolazione.
Lo certifica l’Istat, aggiungendo che nel 2010 le famiglie in condizione di povertà relativa sono 2 milioni e 734 mila, l’11% delle famiglie residenti. L’Istituto spiega che si tratta di quelle famiglie che sono cadute al di sotto della linea di povertà relativa, che per un nucleo di due componenti è pari ad una spesa mensile di 992,46 euro. Nel complesso, il 18,6% dei nuclei familiari italiani sono poveri (11%) o quasi poveri (7,6%).
Insomma dati drammatici: il 13,6% della popolazione campa con 900 euro mensili (per due persone) e sale al 4,6% la percentuale delle famiglie che non hanno più i mezzi per assicurarsi beni e servizi essenziali per vivere dignitosamente. Il Sud più in difficoltà con Basilicata, Sicilia e Calabria. E adesso, la scure della manovra…

Al forum dei Giovani industriali a Santa Margherita Ligure Giulio Tremonti difende a spada tratta il Governo: “Sulla crisi ha fatto tutto quello che poteva e doveva fare”.
Il ministro dell’Economia affronta la questione fiscale: “Abbiamo un vincolo di bilancio, non possiamo farla (la riforma ndr) in deficit, è difficile in un vincolo di pareggio di bilancio fare una riforma che spareggia”.
Poi promette:”Il secondo vincolo è che non avremo la minima intenzione di tassare prima casa e il risparmio delle famiglie”. Quindi scopre … l’acqua calda:”Si può recuperare da quel “grande serbatoio” che è l’evasione fiscale”.
Risponde il segretario della Cgil Susanno Camusso: “ La riforma, per essere considerata tale deve spostare dove si fa la tassazione, non può essere un generico annuncio”. E attacca: “E’ dal 1994 che l’attuale presidente del consiglio annuncia la riforma fiscale”. Già. E dal 1994 che ha fatto la Cgil?
Tutti presi dai “guai” del premier, nessuno segue il Paese reale. Né i lavoratori, né le aziende, si sa, fanno notizia. Ma la realtà c’è e pesa. La crisi morde ancora, e per le imprese è soprattutto una questione di accesso al credito.
L’osservatorio sul credito dell’associazione dei commercianti (Confcommercio) lancia l’allarme: “Il 50% delle ditte segnala difficoltà o non riesce a far fronte al proprio fabbisogno finanziario”. A rischio, sono soprattutto le microimprese del sud Italia.
Anche nell’ultimo trimestre del 2010, infatti, secondo i commercianti, quasi un’impresa su due (il 48,9 per cento) segnala difficoltà o non riesce a far fronte al proprio fabbisogno finanziario. L’analisi realizzata da Confcommercio-Imprese per l’Italia in collaborazione con Format Ricerche di Mercato, sottolinea come si confermi il trend del terzo trimestre.
Le imprese più in difficoltà, sono risultate le microimprese (1-9 addetti), operative nel settore del commercio, residenti nel Sud Italia. Le imprese che più delle altre sono riuscite al contrario a fare fronte al proprio fabbisogno finanziario, senza manifestare alcun genere di difficoltà, sono state le medie e le grandi imprese, operative nel settore dei servizi, residenti nelle regioni del Nord-Ovest e del Nord-Est del nostro paese.
L’Italia è a macchia di leopardo. Ma non c’è posto dove la crisi non colpisce. Il Governo ha altro da fare. L’opposizione pure. I sindacati anche.

L’occhio puntato alle vicende di casa nostra spesso ci fa perdere i necessari punti di riferimento. Cosa succede, ad esempio, negli USA? Certo, ci sono le elezioni di mid-term, Obama rischia di perdere la maggioranza in entrambi i rami del Congresso. Ma c’è dell’altro. Un articolo dell’Huffington Post contiene una mappa sulla povertà in America (vedi immagine sopra).
Certo, non è una novità che le diseguaglianze sociali negli USA siano molto evidenti. Non è neanche strano che in alcune aree del paese oltre il 30% della popolazione viva sotto la soglia di povertà.
Se diamo uno sguardo ad un altro articolo, del blog Mint Life, forse la situazione cambia (seguiteci dopo il salto):
Continua a leggere: Altri problemi per Obama: la povertà negli USA raggiunge livelli record

“La libertà è uno dei termini più oscuri ed ambigui, non soltanto del linguaggio filosofico, ma anche di quello politico. Non appena cominciamo a speculare intorno alla libertà del volere, ci troviamo persi in un labirinto inestricabile di questioni e antinomie metafisiche.
Quanto alla libertà politica, tutti sappiamo che questo è uno dei luoghi comuni più usati e abusati. Tutti i partiti politici hanno assicurato di essere i veri rappresentanti e protettori della libertà. Ma sempre hanno definito il termine nel senso proprio, e lo hanno usato per i loro interessi particolari.
La libertà etica, in fondo, è una cosa molto più semplice. Essa è sgombra da quelle ambiguità che sembrano inevitabili tanto in metafisica che in politica. Gli uomini si comportano come agenti liberi, non perché posseggono un liberum arbitrium indifferentiae. Non è l’assenza di un motivo, ma il carattere dei motivi, ciò che contraddistingue un’azione libera.
Continua a leggere: Leggiamo i classici: il termine "libertà" secondo Ernst Cassirer
Complice l’anfitrione Bruno Vespa, Silvio Berlusconi ha giocato l’ultima carta per uscire dalla crisi in cui si dibattono Governo e maggioranza.
Così l’altra notte (in un party romano per i 50 anni professionali del giornalista di Porta a porta), presenti il primo collaboratore del Papa … cardinale Tarcisio Bertone il governatore della Banca d’Italia Mario Draghi e il presidente delle Generali Cesare Geronzi, il premier (accompagnato da Gianni Letta) ha offerto all’invitato di … lusso Pierferdinando Casini l’ingresso nel Governo per “eliminare” il traditore Gianfranco Fini.
La proposta del Cavaliere è allettante: “Vieni a guidare il Paese con me, fai il vice presidente del Consiglio, prendi il ministero degli Esteri e scegli anche il sostituto di Scajola”.
Il leader dell’Udc ha (per ora) resistito, rilanciando: “Ci vuole un forte segnale di discontinuità, marcato da una crisi di governo, con conseguenti dimissioni del premier. Noi non facciamo la ruota di scorta. Ci vuole un nuovo Governo, nuovo programma, nuova maggioranza per fare vere riforme”.
Ma Berlusconi (per ora) non può e non vuole ammettere di avere fallito e soprattutto teme che, aperta la crisi e passata la palla al Quirinale, possa rimanere definitivamente fregato.
Insomma il Cavaliere teme lo spettro di un nuovo Dini, di un governo di transizione come nel ’95, sotto l’ala protettrice di Scalfaro.
Il ghiaccio però è rotto. Nell’Udc i più premono su Casini perché accetti l’offerta succulenta di Berlusconi.
I colpi di stato di solito si fanno in piena estate. Stagione propizia ma anche pericolosa. Per i colpi di sole.
“O passa, o tutti a casa”, minaccia Silvio Berlusconi riferito alla manovra.
Il merito è un optional, in questa politica dei nominati, dei muscoli e dei ricatti. Così, ideologizzando e strumentalizzando (sia da parte della maggioranza che da parte delle opposizioni), si confondono le acque, non consentendo una valutazione di merito della questione.
Come sempre, prendere o lasciare. Con me o contro di me. E ll giudizio viene dato per … schieramenti. Fino alla museruola del voto di fiducia.
La manovra di correzione del deficit pubblico, indubbiamente durissima (tagli di spesa di oltre 23 miliardi di euro per i prossimi due anni!) ma necessaria, è sbagliata non perché la fa Berlusconi, ma perchè è “iniqua” e non affronta i nodi strutturali della crisi. Così si colpiscono i più deboli e non si fa niente per rilanciare il Paese.
Alcuni esempi. Prendiamo le Regioni e i Comuni: le spese di questi enti assorbono 1/3 della spesa pubblica corrente, mentre la manovra li obbliga a sostenere i 2/3 dei sacrifici. All’opposto, le amministrazioni centrali contribuiscono per 2/3 alla spesa complessiva, ma sono chiamate a pagare solo 1/3 dei sacrifici richiesti.
Come non chiedere una rimodulazione dei sacrifici facendo pagare di più a chi non è “virtuoso” e meno efficiente?
Altro nodo incandescente, le tasse: paghiamo come gli svedesi per avere servizi come i paesi dell’Est. In Francia, un single che guadagna 35 mila euro l’anno, ne paga al fisco 5 mila, contro i 9 mila pagati da un italiano. Un contribuente coniugato con due figli a carico paga in Francia una manciata di euro, mentre in Italia sborsa 7 mila euro.
I servizi italiani costano cinque volte di più di quelli francesi, ma con una qualità e quantità molto inferiori.
L’evasione fiscale, la commistione politica-affari, le caste, le cricche e compagnia cantante fanno il resto. Ci sono stati tempi peggiori? Sicuramente sì. Ma anche tempi migliori. Questo è il Belpaese. Tutto qui.
Il confronto che Pierferdinando Casini ha avuto con Silvio Berlusconi nei giorni scorsi ha impedito al leader dell’Udc di accorgersi, evidentemente, dello scandalo che da ieri ha travolto il proprio partito.
Stando a quanto pubblicato nelle scorse ore dal Corriere del Mezzogiorno nella lista degli indagati per gli appalti truccati ai danni di Trenitalia ci sarebbe anche il nome di un esponente politico dell’Udc: Clemente Carta.
Il nome del consigliere comunale di Formia sarebbe emerso in una delle intercettazioni registrate dagli inquirenti che in quel momento stavano monitorando Fiorenzo Carassai, ex dirigente delle Ferrovie dello Stato, e Giovanni De Luca, imprenditore della “Fd Costruzioni”.