Tutto secondo copione. Poche ore fa il Csm ha espresso il suo parere contrario al decreto legge 92, meglio conosciuto come “blocca-processi”. Le molteplici indiscrezioni trapelate nei giorni scorsi con grande scorno di Nicola Mancino erano dunque veritiere, e la relazione Pepino-Roia è stata accolta nella sua integrità dall’organo rappresentativo della magistratura, che come sappiamo è in grande maggioranza schierato a centro-sinistra.
Dell’anomalia tutta italiana che vede la predominanza del rosso tra i colori togati abbiamo già detto. Posso anche anticiparvi che a breve seguirà un’inchiesta tesa a scoprire vita, morte e soprattutto miracoli di ciascuno dei membri rappresentanti del Csm. Questa sera tuttavia rimaniamo sull’argomento Napolitano, dato che per una volta il nostro Capo di Stato ha assunto un’iniziativa relativamente coraggiosa.
Dopo aver censurato le fughe di notizie il Presidente chiarisce il diritto del Csm ad esprimere un parere, in base alla legge n. 194 del 1958 e alla consuetudine. Tuttavia “non puo’ esservi dubbio od equivoco sul fatto che al Csm non spetti in alcun modo quel vaglio di costituzionalità cui, com’e’ noto, nel nostro ordinamento sono legittimate altre istituzioni”. Bisogna dunque attendere il parere della Consulta, che pur annunciandosi con ogni probabilità negativo (parere espresso anche da Cossiga) è l’unico rilevante.
Napolitano tenta così di rasserenare il clima evitando, dice lui, un “conflitto istituzionale”. Molti segnali lasciano tuttavia intendere che sia troppo tardi.
Si è molto parlato della ricusazione del giudice Nicoletta Gandus da parte di Berlusconi, seguita dal parere negativo del Csm al cosiddetto Lodo Schifani bis. Quest’ultimo non sarebbe ancora ufficiale ma frutto di fughe di notizie multiple, tuttavia suffragate dall’adesione del Presidente Emerito della Consulta Baldassarre, notoriamente uno che si muove solo quando una notizia è concreta.
“A questo str… di Berlusconi gli facciamo un c… così. Gli diamo sei anni e poi lo voglio veder fare il Presidente del Consiglio” sarebbero le parole pronunciate dalla Gandus in presenza di testimoni, secondo un articolo pubblicato da La Stampa e mai smentito dalla diretta interessata. Se fosse vero sarebbe ovviamente gravissimo, ma siccome il fatto è citato dalla parte in causa (ma ripeto non è mai stato smentito dal magistrato) ci permettiamo ancora di esprimere il beneficio del dubbio.
Ciò che invece è al di fuori di ogni dubbio è l’appello per la giustizia firmato da un manipolo di magistrati, avvocati e professori universitari e pubblicato da Megachip il 16 febbraio 2006. Nella lettera intitolata Un appello per la giustizia si chiede a gran voce l’abrogazione di una serie di leggi da parte del governo che uscirà dalle elezioni (che sfortuna, alla fine è uscito quello sbagliato!). Le leggi, tutte corredate da apprezzamenti poco giurisprudenziali come “barbaro” e “obbrobrio devastante” sono la ex-Cirielli, la Pecorella, la depenalizzazione del falso in bilancio e la nuova legge sulla legittima difesa.
Mentre dal vice-presidente Nicola Mancino si registra una certa irritazione per la “fuga di notizie” sulla presunta incostituzionalità della norma blocca-processi (ben svegliato, onorevole, siamo in Italia) il Csm ha presentato la sua bozza di parere alla sesta commissione del Consiglio, firmata dai relatori Livio Pepino (Magistratura Democratica) e Fabio Roia (Unità per la Costituzione).
Del parere abbiamo detto ieri, qui invece vogliamo analizzare il rilievo costituzionale e giuridico del documento prodotto dal Csm, vista la polemica che sta montando sul fatto che il massimo organo elettivo dei magistrati abbia voluto scavalcare la Consulta. E’ bene allora sottolineare che i pareri del Csm godono di una certa autorità derivata dalla consuetudine, ma in realtà la Costituzione stessa non attribuisce a questo organo alcuna funzione consultiva in materia.
La Carta infatti, dopo aver regolato la questione della composizione del Csm all’articolo 104, ne esplicita chiaramente le funzioni con l’articolo 105:
Spettano al Consiglio superiore della magistratura, secondo le norme dell’ordinamento giudiziario, le assunzioni, le assegnazioni ed i trasferimenti, le promozioni e i provvedimenti disciplinari nei riguardi dei magistrati.