
L’allievo, Renato Brunetta, è riuscito a superare finalmente il maestro, Silvio Berlusconi. Più populisti del Ministro della Pubblica Amministrazione al Governo ci sono davvero poche persone.
A poche settimane dal rinnovo del canone televisivo l’esponente politico ha proposto al direttore generale della RAI, Mauro Masi, affinché nei titoli di coda di ogni trasmissione televisiva ci sia anche la voce riguardante i compensi del presentatore.
Al di là di tutta una serie di difficoltà pratiche (la stessa persona potrebbe essere stata pagata anche in qualità d’autore ma sul proprio contratto potrebbe non essere stato previsto una suddivisione specifica degli incarichi), l’intervento di Renato Brunetta è uno dei più sterili che siano mai stati fatti attorno alla televisione pubblica.
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Intervistato da Daria Bignardi, Toni Capuozzo condivise un concetto con i telespettatori che andrebbe rimarcato. Sempre. Secondo il giornalista la qualità della vita in un paese dipende anche da come una nazione tratta i propri carcerati.
Di questo concetto, e della sua semplicità, bisognerebbe ragionare. Oggi. Dopo che i genitori di Stefano Cucchi hanno deciso di diffondere le foto del figlio. Morto. Ucciso (questo sostiene la famiglia) in carcere dove si trovava dallo scorso 16 ottobre.
Fermo restando che non si sta ragionando sul reato (possesso di sostanze stupefacenti) a causa del quale Stefano è stato arrestato, perché oggi in Italia di carcere si muore? Anche a queste domande dovrebbe rispondere il Ministro della Giustizia. Angelino Alfano.

Il Nobel per la Pace proposto da un comitato promotore, ieri sera, ad Anno Zero potrebbe essere solo l’inizio. Nei prossimi mesi potremmo vederle di più interessanti se il progetto sulla par condicio, proposto da Ignazio Abrignani e benedetta dal premier, dovesse diventar legge.
Secondo quanto proposto dal deputato del Popolo delle Libertà ogni partito avrebbe diritto a più spazio in funzione dei voti raccolti al precedente appuntamento elettorale. Ergo. Più mi voti. Più ci sono.
Al di là di come la si possa pensare su un provvedimento, evidentemente sporcato (e solo quello) di democrazia è la sbagliata par condicio l’unico problema legato ai media da risolvere in questo momento? No. Anzi. Lo swich off verso il digitale terrestre, i cui decoder sono prodotti da una società di Silvio Berlusconi, non è che stia andando propriamente bene.
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Rimandata di una settimana la partenza di Ballarò, il programma televisivo che Giovanni Floris conduce su Rai Tre. L’informazione politica per domani sarà monopolio di Bruno Vespa che su Rai Uno condurrà una puntata speciale di Porta a Porta, dedicata alla consegna della case ai terremoti abruzzesi.
Il repentino cambio di palinsesto, malgrado l’evento non presenti caratteristiche di eccezionalità, è stato deciso in queste ore tanto che nella prima puntata di Glob (trasmessa ieri sera, domenica 13 settembre) Giovanni Floris spiegava al conduttore, Enrico Bertolino, gli argomenti della prima puntata del suo programma televisivo.
La redazione di Ballarò, ha precisato il conduttore, si sarebbe occupata anche degli argomenti che hanno permesso a Bruno Vespa di rivoluzionare l’intera programmazione televisiva della Rai (oltre alla cancellazione di Ballarò è stata posticipata la prima puntata di “tutti pazzi per la tele”).
A corollario della nota vicenda Bignardi-Marano-L’era glaciale, vi proponiamo l’intervista rilasciata da Beatrice Borromeo al festival del giornalismo d’inchiesta, pubblicata su Youtube e sul sito di Daniele Martinelli.
La contessina spara a zero prima su Berlusconi, poi sulla Lega, parlando di giornalismo libero (ma un po’ a senso unico) e di televisione molto peggiorata nel periodo in cui lei l’ha lasciata. Bisogna anche riconoscerle qualche ragione, in particolare a proposito di Barbara Matera e del fatto che è assurdo censurare chi era stato invitato. Semmai ci si poteva pensare prima.
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Venerdì la puntata dell’Era Glaciale di Daria Bignardi è andata in onda in forma ridotta per il taglio delle interviste a Vauro, ormai l’uomo più censurato d’Italia, e alla Borromeo. Responsabile naturalmente Antonio Marano, l’equilibratissimo direttore di Raidue. Non contento, Marano è passato anche agli insulti fuori dallo studio. Dice la Borromeo:
«Urlava cose irripetibili, insulti gravi. Era isterico. Ha detto che non dovevo permettermi di dire che Annozero subiva pressioni. Quindi urlando ha aggiunto che l’intervista non sarebbe mai andata in onda. Il tutto condito da insulti, del tipo: cretina ma chi ti paga a te».
Complimenti all’equilibrio di Raidue e del suo direttore: così che venerdì lo spettatore si è “pappato” mezz’ora di celebrazione del leghista e ministro delle Politiche Agricole Zaia e zero secondi di Vauro e Borromeo. La nuova par condicio all’italiana.