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Tutti gli articoli con tag dario franceschini

Il Pd ottiene il voto di "sfiducia" a Bondi il 29 novembre. Trappola fatale per Berlusconi?

pubblicato da il passator cortese

Sarà anche la “disperazione”, ma adesso il Pd le tenta tutte per stanare Berlusconi e tentare di mettere sotto il governo alla Camera.

Il partito di Bersani riempie il caricatore con tutte le (poche) pallottole che gli restano, sperando che almeno una di queste colpisca il bersaglio.

Il colpo più atteso è il voto (richiesto oggi nella Conferenza dei capigruppo di Montecitorio e ottenuto per il 29 novembre) sulla mozione di sfiducia individuale al ministro Sandro Bondi per il recente crollo di Pompei. Per ottenere questo voto il Pd ha dovuto ritirare la propria mozione sulle madri in carcere.

Il voto sulla sfiducia a Bondi ha fatto insorgere la maggioranza. “Lo consideriamo - ha denunciato il capogruppo Pdl Fabrizio Cicchitto - una grave lesione dell’accordo istituzionale che era stato raggiunto sulle mozioni riguardanti la fiducia al governo a garanzia dell’approvazione senza traumi della legge di stabilità”.

Fa orecchie da mercante e gongola il capogruppo del Pd Dario Franceschini, che adesso deve raccogliere tutte le forze contrarie a Bondi (e al governo), a cominciare dai finiani.

Dopo tante chiacchiere, per il fronte antiberlusconiano è la cartina al tornasole. Per Berlusconi può essere la trappola mortale.

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Le pagelle del lunedì

pubblicato da Massimo Falcioni

Dario Franceschini: amarcord. Voto 8+. Il presidente dei deputati del Pd ricorda che per l’art. 94 della Costituzione il “premier è obbligato a venire alla Camera” perché c’è una mozione di sfiducia già depositata. Berlusconi, espedienti da colpo di stato? Fortuna che Giorgio c’è.

Pier Luigi Bersani: amaro. Voto 4. Pisapia vince le primarie di Milano battendo il Pd e il suo candidato Boeri. I 100 mila votanti sperati restano un miraggio. Doppia doccia gelata per il segretario del Pidì. Gongola Vendola. E anche il Cavaliere ritrova mezzo sorriso.

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Ore 12 - AAA "leaders" cercasi ...

pubblicato da Massimo Falcioni

altroPersino Nichi Vendola, adesso che parla da candidato leader della “sinistra” di governo, tende la mano al centro per una alleanza anti berlusconiana doc.

Caso mai, il limite di partenza del governatore neo acclamato segretario Sel, sta nel rivolgersi solo a Casini, come se il leader dell’Udc fosse “proprietario” in esclusiva dell’elettorato moderato.

Senza una alleanza con il Centro non si manda a casa Berlusconi. Dice Dario Franceschini: “ Se il nascituro terzo polo dovesse allearsi con la destra, ciò che resta della sinistra rimarrà all’opposizione per altri cinquant’anni”).

Ma se il Centro è una Udc riverniciata e marcatamente leaderistica (con Casini mini Cavaliere), il Terzo polo non nascerà mai e Berlusconi potrà vivere di rendita per altri anni.

E’ tempo (forse è già tardi) di abbandonare tatticismi e visioni particolaristiche: ciò vale soprattutto per Casini, per Fini ma anche per altri che si stanno scaldando a bordo campo, vedi Montezemolo.

La personalizzazione della leadership non scomparirà neppure con l’uscita di scena del Cavaliere. Quindi il nodo della leadership non è un optional: né nel Pd e né nel cosiddetto Terzo polo.

Le indispensabili riforme istituzionali dovranno ridare “peso” alle assemblee elettive ma si illude chi pensa che si tornerà alla prima Repubblica. Quindi, anche all’opposizione, anche al Terzo polo, un leader carismatico serve.

Di (eccessiva) leadership si può morire. Ma anche di (inesistente) leadership si può perire.

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Berlusconi racconta barzellette. Ma Fini, Casini, Rutelli (col Pd) pronti a scalzarlo

pubblicato da Massimo Falcioni

Dopo il giro di boa della fiducia alle Camere, anche il Pd, come Berlusconi, fa buon viso a cattiva sorte.

La differenza è però sostanziale: il premier, (di fronte alla crisi del Pdl e al dolorosissimo riconoscimento del Fli quale fondamentale terza gamba della maggioranza), è costretto alla “difesa”, sotto il tiro di Bossi da una parte e Fini dall’altra.

Mentre il partito di Bersani, (forte della nuova maggioranza interna con Franceschini-Fassino-D’Alema-Letta) senza più la spada di damocle delle elezioni anticipate entro l’anno, può tentare un rilancio della propria azione politica. A tutto campo.

L’obiettivo è oramai uno solo: costruire una grande alleanza democratica per battere Berlusconi. Una vera e propria alleanza elettorale con il “terzo polo” di Casini, Fini, Rutelli, sganciando dal nuovo treno, il vagone dell’Idv. A spingere in questa direzione è la convinzione dell’agonia berlusconiana e, al di là dei tatticismi emersi nel voto di fiducia, della rottura definitiva dell’asse Berlusconi-Fini.

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Le pagelle del martedì

pubblicato da Massimo Falcioni

Gianfranco Fini: smarcatore. Voto 8+. Il presidente della Camera prepara un contro-documento del Fli su cui far convergere i voti anche di Udc e Api:”Il premier ci chieda il voto o non lo avrà”. Berlusconi su tutte le furie. Quota 316, un miraggio. Governo appeso a un filo.

Dario Franceschini: smascheratore. Voto 7 +. Il presidente dei deputati democrat annuncia una mozione di sfiducia contro Bossi “per reagire nelle sedi istituzionali quando un ministro della Repubblica offende lo Stato”. Così obbliga ogni parlamentare a … scoprirsi. Era ora!

Ore 12 - Mentre Berlusconi "affoga", il Pd ... assiste

pubblicato da Massimo Falcioni

altroE mentre Silvio Berlusconi si è infognato nella crisi più intricata da quando è sceso in campo, il Pd che fa?

Assiste, tifa sugli spalti, non gioca la partita decisiva. Altri, giocano, e in altri campi. E’ sempre un palleggiarsi le responsabilità, sempre un cercare di farsi le scarpe reciprocamente, sempre un idolatrare questo o quello (Vendola o Fini, fa lo stesso).

Mai una analisi politica (azzeccata), mai una proposta coerente e sostenibile, mai un legame vero con la propria gente, un rapporto di fiducia con il corpaccione degli italiani, sempre più delusi e smarriti. Su Fini, poi, nel Pd è caos totale. Nel senso che si è davvero più realisti del … re.

Dario Franceschini si espone fino a gridare che “Fini è il presidente di tutti, anche il nostro”. Qui, oltre la banalità, si rischia il vassallaggio.

La sensazione è una sola. Invece di approfittare della fine del Pdl, del ko del Cavaliere, dello sbiellamento di Bossi, di un centrodestra “fuoriditesta” che non ne azzecca più una manco per sbaglio, di un governo che nessuno sa dov’è più, il Pd non conta nulla.

E offre lo spettacolo della Festa nazionale di Torino, quello delle opposte tifoserie che danno un altro colpo alla credibilità di un partito che non sa più nemmeno gestire quelli che erano i suoi fiori all’occhiello.

Restano le …”perle”. L’ultima? Quella del presidente del partito Rosy Bindi, che dice che Vendola vincerà le primarie del …Pd”. Bersani è saltato dalla sedia. Molti ridacchiano. Altri piangono.

Non è stata l’opposizione, di Dario Franceschini, a far dimettere Nicola Cosentino

pubblicato da Giovanni Molaschi


Dall’8 maggio 2008, giorno in cui è iniziato il quarto Governo Berlusconi, spesso si è ragionato su Nicola Cosentino tanto che non più tardi di quattro mesi fa, a causa del suo rapporto con la malavita casalese, il Pdl ha dovuto rinunciare alla sua candidatura per la Presidenza della Regione Campania.

Alessandro Gilioli, sul proprio blog, ricorda agli esponenti dell’opposizione che oggi rivendicheranno le dimissioni del Sottosegretario all’Economia come opera propria quanto successo un anno e mezzo fa.

In quell’occasione, come ricorda il giornalista, la Camera respinse la mozione presentata da Pd e Idv contro Nicola Cosentino dopo che alla votazione sulla proposta molti deputati della stessa opposizione non si presentarono per sostenere i propri capogruppo.

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Italo Bocchino chiede, e ottiene, le dimissioni di Nicola Cosentino e querela il Giornale di Vittorio Feltri

pubblicato da Giovanni Molaschi


Per dimostrare l’inesistenza di un’opposizione seria, che ne dicano Dario Franceschini e Antonio Di Pietro, a Italo Bocchino sono stati sufficienti tre giorni. In meno di una settimana l’esponente, finiano, del Popolo della Libertà ha avviato attorno a sé un terremoto sul quale vale la pena riflettere partendo da quanto successo la scorsa domenica.

In un’intervista, rilasciata al Post, commentando le indagini avviate sul coordinatore del Pdl Denis Verdini l’esponente politico ha fatto intendere che per la tutela del partito sarebbe meglio che il braccio destro di Silvio Berlusconi facesse un passo indietro.

“Io - ha dichiarato Bocchino parlando di Verdini - penso che sarà costretto a dimettersi. Finora solo una parte delle intercettazioni, quella relativa alle responsabilità addebitate agli altri indagati. Ma quando emergeranno le intercettazioni che hanno portato a indagare lo stesso Verdini, è difficile che riesca a resistere. La richiesta è per Berlusconi”.

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Fini difende le regole della Camera. Quindi sciacallo e ... "comunista"

pubblicato da il passator cortese

Il presidente della Camera prende carta e penna per rassicurare il capogruppo dei deputati del Pd, Dario Franceschini sul ddl intercettazioni: «Da parte di questa Presidenza è stato sempre assicurato, e lo sarà in futuro, il corretto svolgimento dei lavori parlamentari».

Di fatto, e molto semplicemente, Fini non si rivolge al Pd, ma rassicura che il regolamento della Camera verrà applicato per tutti.

Che vuol dire fare rispettare le regole esistenti.

Forse per questo motivo gli “anti” finiani si inalberano gridando vendetta: le regole sono fastidiose per il Premier e disturbano il Cavaliere e i suoi accoliti … “zerbini”.

E’ un coro di voci che si alzano contro il presidente della Camera, lo sciacallo, l’ultimo dei …“comunisti”.

Silvio, a questo ex fascista, gliela togliamo o no la tessera numero due del partito del “predellino”?

Ore 12 - Il problema non è la Bonino. Il Pd nel "cul de sac": ecco perchè

pubblicato da Massimo Falcioni

altroA scuotere il Partito democratico, stavolta è la candidatura di Emma Bonino alla regione Lazio.

E’ l’ennesima cartina del tornasole dei limiti e delle contraddizioni di un partito che non trova pace.

Al di là del rispetto per la persona, è evidente che non è facile per ex Pci ed ex dicì farsi rappresentare da una radicale doc, qual è Emma. Donna “straordinaria”, ma pur sempre “figlia” di tal … Marco Pannella che ha ben poco da spartire con il Pd.

Semplicemente, il Pidì è nel classico cul de sac. Il problema non è la Bonino, non sono i radicali. Casomai, stavolta, Pannella porge al Pd un legno per non affondare. Quindi, basta orpelli e fragili eufemismi!

Il nodo vero è un altro e riguarda il Pd, il suo infinito e inconcludente vagare, il suo assurdo e testardo autolesionismo. Di fatto, nel partito senza identità e progetto, per reggere si sono ammesse le cordate: il suo formarsi ne attira e aggrega un’altra e un’altra ancora e così via, secondo un processo di proliferazione a catena verso una inarrestabile degenerazione del partito, verso la sua paralisi politica. Questo è il Pd.

In questo partito,e non da oggi, chi perde rema contro. A cascata, dai vertici alla base. L’ex segretario Dario Franceschini ha ricordato che a Bersani non spetta decidere ma “fare la sintesi”.

Che vuol dire? Che primarie e congressi del Pd non servono a niente. Che il segretario deve sottostare alle pressioni e ai ricatti delle correnti interne e non può andar oltre un “compromesso al ribasso”.

La degenerazione del Pd, dove in mancanza di leadership effettive dominano i personalismi, richia il punto di non ritorno. Tanto valeva, allora, affidare la “ditta” direttamente a Massimo D’Alema.

Dalle Regionali giungerà un altro duro colpo. Poi seguirà un’altra lunga notte dei lunghi coltelli. Un film già visto.