Folgorato sulla via di Rebibbia, convertito a una giusta causa dopo aver provato il carcere sulla propria pelle. E qui la pelle c’entra in senso letterale, perché il povero Nicola Di Girolamo si è accorto che la galera è un inferno in cui “manca persino il barbiere. Sono tre settimane che non posso sistemarmi la barba”. L’ex senatore Pdl, indagato per essere stato eletto all’estero con i voti della ‘ndrangheta, dice: “Quando uscirò mi occuperò dei problemi dei detenuti. A chi entra in cella per la prima volta mi sento di consigliare il kit del detenuto”. Un vero paladino dei deboli e degli indifesi. Karate Kit
A Fini ne stanno dicendo di tutti i colori. Il Giornale di famiglia ha smesso di ricorrere alle categorie della politica ed è passato a quelle della psichiatria per attaccare il presidente della Camera e il suo presunto ‘frondismo’. Intanto la Lega si sfrega le mani di fronte allo scontro interno al Pdl e aspetta al varco. Paranoici e paraculi
La Cassazione ha detto chiaramente che David Mills fu un teste “reticente”. Al Tg1 la direzione ha subito iniziato a cercare affannosamente la parola migliore per rendere più ‘morbida’ la notizia. Mills “ripetente”? Mica va a scuola. “Recitante”? Non è Clooney. “Riflettente”? Mica è Minzolini sotto le luci di studio. “Ritardante”? No, non è un profilattico di Fede. “Riluttante”? Non si parla mica di Fini. Sembra che dopo ore e ore di sforzi la redazione del Tg1 non sia riuscita a trovare un termine adatto. E Minzolini si sarebbe placato solo dopo aver relegato nel sottoscala altri tre redattori che remavano contro. Averna, l’Augusto pieno della vita
Più realista del re. Bocchino è in prima linea nel difendere Fini. Talmente protagonista da creare invidie e gelosie tra i finiani stessi, talmente sovraesposto da costringere il presidente della Camera a blandire Lupi dopo la litigata tv in casa di Paragone. Il povero Bocchino si becca anche le battutacce della Mussolini su caccia e uccelli da sparare. Forse il buon Italo avrebbe ancora bisogno dei consigli del suo saggio (ma scomparso) maestro. Sos Tata(rella)

Così ieri, la Cassazione ha messo la parola fine alla parabola di David Mills in Italia, dichiarando prescritto il reato. Chissà perché, mi sa che lo ritroveremo in un reality, tra qualche mese. Ma stiamo sul pezzo: per poche settimane, Mills si è visto svaporare la condanna. Secondo la sentenza di ieri, il reato, sarebbe stato commesso il giorno 11 novembre del 1999, e non il 29 febbraio 2000 come sostenuto fino al 2° grado di giudizio. La prima data, risale alla trattativa di Mills per acchiappare il grano:
«quando Mills, in proprio, e non come gestore del patrimonio altrui, fornisce istruzioni per il trasferimento dei circa 600 mila dollari dal fondo di investimento Giano Capital al fondo Torrey»
la seconda, all’effettivo arrivo del cash, quando, defunto il manager Carlo Bernasconi, Mills si intesta quote del Torrey Global Fund, e incamera i 600mila verdoni. Ricordiamo sempre che cosa significa “prescrizione”. Significa che il reato l’hai commesso, ma è passato tanto tempo, in questo caso, dieci anni,per cui…

Oplalà, la sensazione è servita. Annozero stasera si occuperà del suo argomento preferito, andando magari anche a fondo dei continui annunci di Vittorio Feltri (smentiti da Ghedini, ma è tutto un gioco delle parti) su Berlusconi indagato.
Il titolo della puntata è Mister B, e…
…il programma esporra’ i contenuti delle sentenze di primo e secondo grado che hanno condannato l’avvocato David Mills a 4 anni e mezzo per corruzione, e li commentera’. I fatti emersi nei processi (sulle condanne a Mills si dovra’ esprimere la Corte di Cassazione), lasciano intravedere un “fumus persecutionis” nei confronti di Silvio Berlusconi, o peggio un complotto nei confronti del Presidente del Consiglio? Berlusconi deve difendersi nel processo nel quale e’ imputato, che era stato stralciato dal processo Mills e adesso inziera’ dopo la bocciatura del Lodo Alfano? Oppure deve difendersi dal processo facendo ricorso a tutti gli strumenti possibili per evitarlo?
Continua a leggere: Colpevole o perseguitato? La sentenza su Berlusconi stasera ad Annozero
Questa sentenza mette a dura prova la fede nello Stato di diritto. Questa pesante affermazione non proviene dalla cella di sicurezza di un tribunale iraniano ma è il commento di uno dei 2 difensori dell’avvocato David Mills alla sentenza con cui la Corte di Appello ha ribadito la condanna a 4 anni e 6 mesi del suo cliente, ritenuto responsabile di corruzione in atti giudiziari.
Nel febbraio scorso la decima sezione del Tribunale di Milano aveva individuato in Mills colui che, in cambio di un 600 mila dollari, avrebbe testimoniato il falso in due processi.
Testimonianze che avrebbero avvantaggiato tale S.B., che però tra lodi, scudi, rinvi, impegni, malattie ed eccezioni, non è mai comparso in Aula per rendere conto di quei pagamenti. La Corte d’Appello, tra le due possibili spiegazioni avanzate (per la difesa quel versamento non c’è mai stato, per l’accusa invece sì e serviva per assicurare l’impunita a Berlusconi in quei due processi) ha evidentemente ritenuto più attendibile la seconda. Con ogni evidenza si tratta della sentenza politica di una magistratura politicizzata che attacca il premier proprio mentre è a letto… con la scarlattina.
Foto | SkyTg24
Ieri abbiamo dato ampio spazio alle motivazioni della sentenza contro Berlusconi. L’intero incartamento è rintracciabile e scaricabile sul sito di Repubblica e consta di quasi 400 pagine. Una lettura davvero ardua e infarcita di cavillosità d’ogni genere, ma che consigliamo a tutti i nostri lettori. Solo così infatti ci si potrà fare un’idea dell’impostazione mentale adottata dalla Corte presieduta da Nicoletta Gandus per emettere il verdetto.
Innanzitutto emerge una feroce contraddizione, del tutto tipica della cultura giuridica italiana. I cosiddetti tricky corners di cui si accusa il teste David Mills - vale a dire i contorti discorsi che dovevano servire a coprire la Fininvest e Berlusconi, ingannando (con evidente successo) i giudici - mutuano lo stesso identico stile adottato dai magistrati che hanno steso la sentenza.
È dunque abbastanza paradossale che prima si accusi il teste di atteggiamento reticente e illegale, quasi utilizzandolo a mo’ di prova a carico, per poi comportarsi nello stesso identico modo per giustificare la sentenza stessa. Si obietterà che questo è lo stile giurisprudenziale tipico di certe motivazioni non proprio palesi. Rassegnamoci pure ad accettarlo se proprio dobbiamo, ma i dubbi restano.
Continua a leggere: Sentenza Mills: ma alla fine le prove contro Berlusconi dove sono?

L’avvocato David Mills fu corrotto da Silvio Berlusconi. Questo è ciò che si legge nelle motivazioni della sentenza del processo conclusosi due mesi fa; motivazioni appena rese note alla stampa.
Ricordiamo che la posizione del Presidente del Consiglio è stata momentaneamente stralciata in virtù del Lodo Alfano. Questo almeno fino al pronunciamento della Corte Costituzionale.
Continua a leggere: L'avvocato Mills fu corrotto da Berlusconi
Ci sono molte cose che i giornali stranieri fanno fatica a capire dell’Italia: una su tutte, le disavventure giudiziarie di Silvio Berlusconi e il modo in cui gli italiani (non) reagiscono ad esse. Prendiamo ad esempio i commenti di questa settimana sulla condanna di David Mills per essere stato corrotto dal Presidente del Consiglio.
Molte testate tendono a commettere un errore di prospettiva: ragionando sulla base di quello che succederebbe nel loro paese, immaginano che questo episodio nuocerà molto al Cavaliere. El Pais, ad esempio, sostiene che “la sentenza getta un’ombra inquietante sui comportamenti giudiziari del Cavaliere”. Negli USA, Il Washington Post e il Financial Times affermano che “la condanna crea imbarazzo politico per Berlusconi”.
Il Times inglese addirittura si immagina che questa condanna “indiretta” per il premier possa mettere in forse la sua aspirazione a diventare il prossimo Presidente della Repubblica. Altre testate invece dimostrano invece di conoscere meglio il nostro paese, e puntano il dito contro l’”indifferenza” degli italiani.
Continua a leggere: Condanna Mills - Berlusconi: il punto di vista della stampa estera

David Mills, avvocato inglese coinvolto insieme a Silvio Berlusconi nel processo per corruzione in atti giudiziari, è stato condannato a quattro anni e sei mesi e al risarcimento di 250 mila euro alla parte civile Presidenza del Consiglio.
Questa la decisione dei giudici della decima sezione del Tribunale di Milano, secondo i quali Mills avrebbe preso dei soldi per dichiarare il falso nei processi alla Guardia di Finanza e All Iberian in cui era coinvolto S. Berlusconi.
In un procedimento normale la condanna del corrotto sarebbe arrivata insieme a quella del corruttore: in questo caso invece, grazie al Lodo Alfano, colui che avrebbe pagato i 600 mila euro a Davi Mills non può essere perseguito. Almeno finché la Corte Costituzionale non si pronuncerà sulla legittimità dello scudo ad personam predisposto per Mister B.
Da tempo mi ripromettevo di scrivere del processo Mills, come ben sanno i lettori, e so bene che il farlo ora susciterà qualche sospetto, come se avessimo atteso una svolta a favore dell’ex-imputato stralciato dal Lodo Alfano, Silvio Berlusconi. D’altra parte a carico del Cavaliere c’era poco o nulla prima e c’è praticamente niente del tutto ora, e se torniamo ad occuparci di questa vicenda è perché è salita improvvisamente alla ribalta in seguito alle dichiarazioni rese ieri da David Mills.
«È doveroso dire sin dall’inizio che ho fatto degli errori - ha scritto Mills nel suo memoriale di 9 pagine letto ieri in aula. - Ho condotto male i miei affari e ho causato molti fastidi a delle persone che non hanno in nessun modo meritato un tale guaio, ma non sono mai stato corrotto da nessuno: né da Carlo Bernasconi, né dal dottor Silvio Berlusconi o qualsiasi altra persona».
«Nel corso della mia attività professionale moltissime persone si sono fidate della mia integrità, nessuno di loro ha mai avuto ragione di lamentarsene. Ma con mio grandissimo rammarico sia il dottor Attanasio che il dottor Berlusconi sono stati vittime dei miei errori - ha aggiunto - quindi colgo questa occasione per porgere le miei profondissime scuse a tutti e due, per i disagi che questa faccenda ha causato».
Ricordiamo che Mills aveva reso una testimonianza di segno contrario, poi ricusata, in cui affermava di aver ricevuto il denaro da Bernasconi, uomo di fiducia dell’attuale Presidente del Consiglio deceduto nel 2001, per la sua reticenza durante gli interrogatori. L’avvocato inglese aveva giustificato questo comportamento con la paura di essere arrestato, affermando in seguito che i soldi provenivano dall’imprenditore Diego Attanasio e non dalla Fininvest. Il suo unico scopo era non finire in galera, ma ora dovrà fronteggiare la richiesta di risarcimento danni partita dai legali della Presidenza del Consiglio.

Non si vuol davvero credere che a tutt’oggi un giudice, ufficialmente e pubblicamente collocabile in una certa area ideologico-politica, non possa serenamente e correttamente affrontare un processo in cui sia imputato un esponente politico di parte avversa.
Con queste parole i giudici della quinta sezione della Corte d’Appello di Milano hanno respinto l’istanza di ricusazione del giudice Nicoletta Gandus, presentata da Silvio Berlusconi nell’ambito del processo in cui è imputato, per corruzione in atti giudiziari, insieme all’avvocato David Mills.
La sentenza che respinge la richiesta del Caimano si fonda sulla considerazione che un magistrato può affrontare un processo in cui sia imputato un politico con cui non è in sintonia: la dottoressa Gandus non ha mai menzionato direttamente l’onorevole Berlusconi, ma si è limitata a criticare, anche fortemente, una politica legislativa, specie in tema di giustizia, approvata dal Parlamento negli anni 2001-2006.
Interessante la pacata reazione dell’alleato nazionale Maurizio Gasparri: Ma cosa deve fare un magistrato per essere ricusato? Picchiare la persona che deve giudicare? Francamente, dopo aver letto cosa la Gandus ha detto e scritto, la decisione di far proseguire il giudizio nei confronti di Berlusconi al magistrato Gandus appare sconcertante.
Sconcertante come il completo asservimento degli uomini di Alleanza nazionale alle necessità personali del nuovo datore di lavoro…
Foto: prodigaldog