Anche l’ultimo baluardo laburista è caduto. La disfatta di Gordon Brown si è imprevedibilmente completata con la perdita della capitale, dopo che per tutta la giornata di ieri si erano rincorse le notizie sul grande recupero di Ken Livingstone, sindaco carismatico e capace di convogliare su di sè molti consensi al di là del partito stesso. Fino all’ultimo Livingstone ha lottato ma infine ha dovuto soccombere di fronte alla forza conservatrice rappresentata da Boris Johnson.
Quest’ultimo ha parlato di grande vittoria e ha sottolineato di sperare che “queste elezioni dimostrino che i Tory sono diventati nuovamente un partito di cui ci si può fidare”. Di fatto il grande successo conservatore spiana la strada al partito di David Cameron, come dicevamo ieri, in vista delle elezioni politiche del 2010 (o prima) rischiando di aprire davvero una nuova era nei rapporti di forza anglosassoni.
Quale riflesso potrà avere tutto ciò sulla politica italiana è ancora da vedersi. Probabilmente poco o punto, ma una lezione se ne può trarre senza tema di sembrare anglofili come certamente è chi vi sta scrivendo. Il primo pensiero del neo-sindaco Johnson è andato infatti al suo predecessore Livingstone, del quale ha sottolineato la grande forza morale. Oltre a sottolineare il valore politico-amministrativo del sindaco laburista, Johnson ha infatti ricordato come il giorno dell’attacco a Londra il 7 luglio 2005, egli abbia parlato a nome della città incarnandone appieno la fierezza.
Che il post-Blair si presentasse assai difficile non è notizia di oggi. Il successore dell’ultralongevo e carismatico ex-premier non poteva non pagare dazio alla personalità del suo predecessore, in una sorta di effetto-Thatcher sull’altra sponda del Tamigi, ma certo che in queste proporzioni la sconfitta sa di terrificante disfatta, quasi ai livelli italiani. E’ pur vero che Gordon Brown non ha potuto contare sui risultati della natia Scozia, anche se è tutto da vedere che lo premiasse, ma alla fine è l’Inghilterra che conta (votava comunque anche il Galles) e gli elettori albionici hanno bocciato senza appello la politica laburista.
Ma vediamo i termini della disfatta. A due terzi di scrutinio i Lab sarebbero attestati su un modestissimo 24%, a venti punti secchi dai Tories, e addirittura dietro i liberaldemocratici, che guadagnerebbero il 25% (risultato tra l’altro neanche troppo entusiasmante). Ragionando di seggi, su un totale di 4.102, il partito di Gordon Brown ne perderebbe 161, regalandone 148 ai conservatori e dieci ai liberaldemocratici. I Laburisti perderebbero sei consigli comunali, mentre i conservatori ne recupererebbero sette.
Mentre il premier commentava con toni apocalittici la peggior sconfitta laburista da quarant’anni a questa parte, la memoria tornava alle prime elezioni sostenute da John Major, quando un giovane Tony Blair infliggeva una storica batosta ai nipotini della Thatcher, esattamente nelle stesse proporzioni di oggi. E’ indubbio che questa debba considerarsi la grande vittoria del giovane leader tory David Cameron (nella foto), e trampolino di lancio per la sua futura carriera politica.
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