Era caduto nel dimenticatoio, il ddl Alfano-intercettazioni: oggi, Gaetano Quagliarello ci ricorda però che non è finito in un cassetto - fine che forse farà il processo breve, utilizzato solo per alzare la posta sul legittimo impedimento - bensì andrà in aula, al Senato, nel giro di poche settimane: si parla di dopo le elezioni regionali 2010, quindi, ad aprile. Forse prima delle regionali sarebbe stato un tema troppo impopolare?
Che cosa conteneva il ddl Alfano-intercettazioni? La fine della libertà di indagare e di informare. Ne avevamo scritto molto in passato: la canea contro le intercettazioni, nasceva al solito da un’esigenza di Silvio Berlusconi. Indispettito già ai tempi dei brogliacci in cui lo si “leggeva parlare” con Agostino Saccà, al tempo presidente della Rai, in conversazioni in cui piazzava veline e dintorni alla televisione di Stato.
Un decreto che rappresenta l’esigenza di controllo e di gestione di uno strumento investigativo preziosissimo, fondamentale: che per Berlusconi è diventato un fastidio anche in occasione delle presunte intercettazioni Berlusconi-Carfagna - la cui esistenza fu però confermata da Margherita Boniver. Uno strumento da temere le intercettazioni, e da coprire di bizzarre trame oscure: pensiamo a quando ha definito il consulente delle procure Gioacchino Genchi, e il suo inesistente archivio, come il più grande scandalo della storia d’Italia. Vedremo ad aprile…
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Ieri Silvio Berlusconi, a una settimana esatta dall’aggressione di piazza del Duomo, è tornato a parlare. Chiaramente, lo sfruttamento del gesto sciagurato di Massimo Tartaglia, è all’ordine del giorno per il PdL, l’abbiamo visto nella scorsa settimana. Cicchitto e i falchi del Popolo della Libertà, hanno schiacciato l’acceleratore a tavoletta su un concetto molto semplice - oltre che fuorviante, insensato.
Una parte politica ha seminato odio - contro il partito dell’Amore! - ci sono dei precisi mandanti morali - e questo è delirio puro - che sono gruppi editoriali, quotidiani, singoli giornalisti. Tesi che non varrebbe neanche la pena di confutare, ma l’abbiamo fatto settimana scorsa. Volevo però concentrare l’attenzione sulle frasi di ieri di Silvio Berlusconi:
«Credo che a tutti sia chiaro che se di un presidente del Consiglio si dice che è corruttore di minorenni, un corruttore di testimoni, uno che uccide la libertà di stampa, che è un mafioso o addirittura uno stragista, un tiranno è chiaro che in qualche mente labile, e purtroppo ce ne sono in giro parecchie, possa sorgere il convincimento che essere tirannicidi e diventarlo vuol dire essere degli eroi nazionali e fare il bene della propria patria e dei propri concittadini e quindi acquisire un merito e una gloria importante»
Replichiamogli affermazione per affermazione.
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E così ieri Silvio Berlusconi è stato ferito - non gravemente - in piazza del Duomo da Massimo Tartaglia, uno squilibrato che l’ha colpito al volto con una statuina del Duomo. Tutti a esprimere solidarietà per un gesto che rappresenta bene i tempi in cui viviamo, pallidissima emulazione del passato: una volta - nel 1900 - Gaetano Bresci, un anarchico, sparava al Re. Oggi, un matto tira una statuina del Duomo di Milano al Premier, eludendo un servizio di sicurezza che dovrebbe essere infallibile.
La cosa che più mi ha impressionato però, è stata l’ipocrisia solidale materializzatasi in queste ore: Berlusconi ha seminato vento, e ha raccolto un manufatto della cattedrale gotica di Milano in viso. E’ stato più aggressivo lui nei confronti della Costituzione, o il pazzo che ha cercato di spaccargli la faccia? Ha fatto peggio al Paese Berlusconi o Massimo Tartaglia? Entrambi, ma a due livelli chiaramente diversissimi. Berlusconi sta facendo quello che vuole di un Paese, corrodendolo. “L’attentatore”, gli ha dato motivi per fare la vittima, il martire, finché camperà.
L’unico che ha avuto l’onesta intellettuale di ammettere tutto questo, è stato Di Pietro, per lisciare il pelo al suo elettorato - e Christian ha raccontato bene la cosa - ma è stato subito coperto dagli improperi di chi, vivendo in un paese cattolico fino al midollo, deve per forza attaccarsi alle frasi fatte, alla solidarietà, agli auguri di pronta guarigione. Gli italiani, molti italiani, credo che vivano la cosa in una maniera molto più ruspante, non essendo obbligati dall’etichetta istituzionale.
Continua a leggere: Silvio Berlusconi e Massimo Tartaglia: chi semina vento, raccoglie squilibrati
Due news a tema politico-spionistico: ricordate Gioacchino Genchi, la paranoia da intercettazioni in Italia, nata da altre intercettazioni in cui, mesi prima, era coinvolto Silvio Berlusconi con Agostino Saccà, al tempo presidente della Rai, ricordate poi le presunte intercettazioni Berlusconi - Carfagna? Per un certo periodo sembrava che l’unica vera emergenza nazionale, fosse quella: si arrivò poi al ddl Alfano intercettazioni, non proprio una necessità sentita come inderogabile da milioni e milioni di italiani.
Bene: Gioacchino Genchi torna con un volume monumentale - Il Caso Genchi, se ne parla su Antimafia Duemila - e con una dichiarazione in video che potete vedere su crimeblog: gli arresti di Nicchi e Gaetano Fidanzati arrivati il giorno dopo la deposizione di Gaspare Spatuzza? Una messinscena.
Restando sul tema delle intercettazioni, ma virando sulle frequentazioni notturne dell’attuale Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi, parla Elena Russo:
Non ha risposto alla domanda: è andata a letto con Berlusconi?
«La mia frequentazione con lui va ben oltre il sesso, è fatta di stima e di rispetto. Anche se non posso negare che all’inizio lui mi abbia rivolto degli apprezzamenti sul mio aspetto fisico. È nel suo carattere far sentire le donne belle e importanti
Credo che nell’istante in cui ha letto la risposta, Maria Cristina Morelli, la divorzista che segue Veronica Lario, sia caduta a terra in lacrime dalla gioia.
Continua a leggere: Intercettazioni in Italia: dal Caso Genchi a Elena Russo

Stupefacente Augusto Minzolini nell’edizione delle 20 del TG1: a tema immunità parlamentare, è tutto giusto, va fatta. I colpevoli? I magistrati, ovvio. Credo che poche volte nella storia recente il telegiornale della prima rete sia caduto così in basso, schierandosi tanto apertamente dalla parte dell’indifendibile, ovvero la protervia con cui da decenni Silvio Berlusconi sfugge dalla giustizia.
Persino Fini è perplesso a riguardo, e non vuole norme che scombinino i processi a migliaia di italiani. Non è perplesso Minzolini. Eccovi qualche passo dell’editoriale a tema immunità e futuri lodi salva premier - ne avevamo scritto qualche giorno fa
«I padri costituenti inserirono nella Costituzione l’istituto dell’immunità parlamentare. Non lo fecero perché erano dei malandrini ma lo fecero perché quella norma era necessaria per evitare che il potere giudiziario arrivasse a condizionare il potere politico. L’immunità parlamentare era uno dei fattori di garanzia per assicurare un equilibrio tra i poteri»
Tutto qui? No, ce n’è ancora, prosegue chiaramente dopo il salto, con delle accuse a dir poco infamanti a Antonio Ingroia, forse l’unico erede di Giovanni Falcone e Paolo Borsellino. Senza mitizzare nessuno, né voler fare eroi: la dignità di uno come Ingroia, gli permetterebbe di sghignazzare, a fronte di quanto è diventato incoerente e supino al Potere, chi era un ottimo cronista come Minzolini.
Continua a leggere: Minzolini al TG1 su immunità e Ingroia: è tempo di spegnere la tv?

Tutto parte da un commento sul blog di Paolo Guzzanti, che vi abbiamo riproposto ieri nel nostro post. Ma come si arriva alla storia dei “rapporti anali non graditi” citata dall’ex Senatore PdL ora nel gruppo misto? Come siamo arrivati a tutto questo? Ve lo raccontiamo, se avete la pazienza di restare a leggerci.
Sono fatti recenti, che risalgono ad un anno fa circa - su wikipedia verremmo sicuramente accusati di avere creato una voce che soffre di “recentismo” - ma essendo un Paese dalla memoria corta, riguardo alle presunte intercettazioni Berlusconi Carfagna ci sono un sacco di altre cose “dimenticate” da sapere per capire da dove arrivi la bomba, chiaramente ignorata ieri dai media mainstream.
E’ storia giusto dell’estate scorsa. Vi dicono qualcosa: No Cav Day, La Privata Repubblica, El Clarin, la parola “meretrice” e “quelle intercettazioni esistono”, parola di Margherita Boniver? Nel caso abbiate qualche vuoto di memoria, dopo il salto potete colmarlo.
Coperto sotto la bianca coltre di presunti coca party in stile Blow - lo dice la Procura di Bari, non io - a cui accorrevano presunte accompagnatrici da duemila euro a viaggio - Patrizia d’Addario la trovate nella nostra tutt’altro che presunta gallery - il ddl Alfano Intercettazioni, festeggiato da Corleone a San Luca come una grande conquista democratica per le mafie e la criminalità piccola e grande, è passato in secondo piano.
Sono tante le indagini e gli scandali che non sarebbero venuti alla luce: da vallettopoli - le raccomandazioni di Silvio Berlusconi a Saccà, su 02blog quelle di Letizia Moratti per Eliana Miglio, moglie di Paolo Glisenti, ex golden boy dell’Expo 2015 - a molto, molto altro. Volete qualche esempio? Sfogliate la gallery, e seguite il post dopo il salto.
Ddl Alfano intercettazioni: è passato il maxiemendamento, con 325 favorevoli, 246 contrari e 2 astenuti. Che cosa cambia? Il Potere è ancora più libero di farsi gli affari propri. Berlusconi ora potrà parlare di ragazze da piazzare al telefono con Saccà molto più tranquillamente - ascoltate l’audio qui sopra, mafiosi assortiti saranno ascoltabili solo per 40 + 20 giorni, se uno pianifica un omicidio al telefono e tu lo senti, non puoi farci niente. Armando Spataro, lo spiega chiaro e tondo:
“Incostituzionale” per via della durata breve (solo due mesi), per i privilegi agli 007, per il diritto di cronaca compresso. “Irragionevole” perché “azzera” un fondamentale strumento d’indagine. E pure gravemente colpevole, visto che “gli omicidi irrisolti saliranno incredibilmente di numero e sarà più difficile salvare vite umane”. Il procuratore aggiunto di Milano Armando Spataro continua a sfogliare la nuova legge sulle intercettazioni e con Repubblica sconsolato commenta: “Ma come si fa a scrivere una legge così?”
Chiaramente, la legge ad personam distrugge, oltre alla libertà di informare - ne parliamo dopo - anche quella di indagare. Le decine di operazioni anticamorra di questi mesi, di cui Roberto Maroni si fa vanto, non sarebbero mai state possibili. Ad esempio? Quella contro il clan Letizia - nessuna parentela con Noemi…