
Il caso Marrazzo e le rivelazioni accennate da vari quotidiani sugli altri possibili nomi coinvolti nella trans-inchiesta sono stati al centro della puntata di ieri di Annozero. Tra l’altro riguardo a questo segnaliamo che oggi Gasparri ha comprato un’intera pagina sul Giornale per smentire le voci sul suo coinvolgimento. Inutile dire quanto oro valga questo vicenda gossippara per la trasmissione, ormai stabilmente attestata su livelli record di audience.
Anche gli ospiti erano decisamente azzeccati. Primo fra tutti il gongolante Storace, che ha finto moderazione nei confronti dell’odiato nemico ormai ex-governatore del Lazio, ma era chiaramente al settimo cielo. Anche Belpietro, direttore di Libero, non ha avuto bisogno di calcare la mano, e anzi è pure riuscito a uscire bene da una vicenda che vedeva il suo giornale al centro dello scandalo. È bastato ricordare - in questo suffragato dalle due inviate della redazione romana che per prime avevano visionato il video - che Libero in ben due riprese aveva rifiutato la pubblicazione; prima con Feltri e poi con lo stesso Belpietro.
Inutilmente il direttore del Riformista Polito ha cercato di riequilibrare la questione riportando l’argomento su Berlusconi. In questo è stata molto più brava, dobbiamo sottolinearlo, Debora Serracchiani, per una volta apparsa molto incisiva con la sua dialettica da “uomo della strada”, che candidamente si domandava come potesse non sembrare conflitto di interessi il fatto che il Presidente del consiglio in qualche modo fosse venuto a conoscenza del video per vie traverse, trovandosi nella condizione di avvertire Marrazzo del pericolo.
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Accusato da più parti di ignorare uno scandalo di “sinistra”, Michele Santoro reagisce da par suo e in accordo con la redazione organizza una puntata monotematica sul caso Marrazzo. Tra gli invitati peraltro spicca lo stesso direttore di Libero Maurizio Belpietro che dalle colonne del suo quotidiano lo aveva pubblicamente sfidato a occuparsi del governatore laziale, lamentando che i suoi giornalisti non venissero mai chiamati in trasmissione.
Il caso Marrazzo e’ solo un affare privato, la vicenda di un uomo e delle sue debolezze per i trans o dimostra come la politica sia sotto ricatto? E di quella vicenda e’ stato chiarito tutto o ci sono ancora retroscena sconosciuti? Una cosa e’ certa: dossier, veline, filmati sembrano essere diventate le armi della politica.
In una puntata dal titolo Ricatti , Annozero si aprirà con l’inchiesta di Stefano Bianchi, Corrado Formigli, Giulia Bosetti e Luca Bertazzoni che ricostruira’ i passaggi piu’ importanti della vicenda Marrazzo, con i protagonisti e i testimoni della storia.
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L’attenzione dei media verso i personaggi più discussi del Partito Democratico, come ad esempio Paola Binetti, ha fatto dimenticare al pubblico chi in questi anni si è conquistato la qualifica di outsider.
Mario Adinolfi presentandosi come candidato indipendente alle prime primarie del Partito Democratico questo aggettivo è riuscito a conquistarselo sul campo. Spazio nel quale, oggi, si presenta invece come sostenitore di Dario Franceschini che di alternativo ha ben poco. Di questo e molto altro abbiamo parlato con Mario Adinolfi.
Congresso. Sul suo blog sostiene che se vincesse Pierluigi Bersani il Partito Democratico si sfascerebbe. Perché?

Alla nomina del nuovo segretario del Partito Democratico manca poco benché il dibattito, tutt’altro che conciso, attorno a questa decisione abbia monopolizzato l’opposizione che dei reali problemi del paese non parla più.
Si disquisisce più che altro di tutto il contorno su cui tanto si accanì una, all’epoca, sconosciuta Debora Serracchiani che aggiudicandosi un posto al Parlamento Europeo ha dimostrato di essere pronta per il sistema.
Non sempre quanto ha fatto la più importante sostenitrice di Dario Franceschini c’è più piaciuto. Anzi. Spesso l’abbiamo criticata. Lei, e questo bisogna sottolinearlo, si è comunque confrontata con noi. Molti suoi colleghi, di destra e di sinistra, a causa di quanto sul loro conto abbiamo scritto hanno deciso di non farlo.
Antonio Di Pietro: colpo di sole. Voto – 7. Il leader dell’Idv di fatto dice che il Cav favorisce la mafia e massacra lo Stato di diritto. L’Italia dei livori in campo. Pro Berlusconi. Tutto per un pugno di voti. E poltrone.
Debora Serracchiani: lato b. Voto – 7. Avrà poche idee e confuse, la nuova “zarina” del Pd, ma Tinto Brass la vuole come “star” nel suo nuovo film perché Debora ha un “fondoschiena dolomitico”. Terza via.

A poche settimane dal primo macro errore di Debora Serracchiani, pronta a sostenere Dario Franceschini perché è simpatico, un altro enfant prodige del Partito Democratico ha dimostrato di non essere all’altezza delle aspettative.
Matteo Renzi, neo sindaco di Firenze, ha dovuto restituire la poltrona del valore commerciale di 2200 euro acquistata per il proprio ufficio, dopo un’interrogazione avanzata da Giovanni Donzelli del Popolo della Libertà.
Facendo, probabilmente, orecchie da mercante il primo cittadino toscano ha cercato di mettere una pezza sull’accaduto facendo presente alla stampa che non era a conoscenza dell’investimento comunale sul mobilio da lui utilizzato.
Continua a leggere: Matteo Renzi come Debora Serracchiani pensa solo alla poltrona
Stavolta è andata bene. La neo campionessa iridata Alessia Filippi, giovane iscritta del circolo Pd di Tor Bella Monaca, continuerà a nuotare. Non si darà (almeno per ora) alla politica.
Debora Serracchiani può stare tranquilla, insieme alle altre 8 donne in corsa per le segreterie regionali del Partito democratico. Su 60 candidati, solo 8 sono donne e anche questo dato la dice lunga che fra il dire e il fare c’è di mezzo il mare. Alla faccia delle quote rosa!
Massimo D’Alema a luglio ha spremuto il partito come un limone e, almeno dai segretari regionali, non dovrebbe avere brutte sorprese: la maggioranza sta con Bersani. E questo peserà nell’”inquadrare” l’apparato e peserà sul risultato finale del congresso. Già, il congresso.
Gli italiani hanno altro cui pensare. Non solo le vacanze, per chi le fa.
Incombe l’autunno, con la mannaia sull’economia, l’occupazione, il welfare. Le cifre della crisi prenderanno il volto di gente senza più posto di lavoro, di gente con minor servizi e un futuro ancora più incerto. Chi governerà i conflitti sociali che esploderanno?
Le promesse di Berlusconi potrebbero squagliarsi come neve al sole.
E il Pd? Chiude per … ferie congressuali, abbassa la serranda per … lavori in corso. Si trincererà nelle (ex) feste de l’Unità. Questo congresso è solo una questione interna, una conta per una resa dei conti fra i soliti noti: la disputa tra “nuovisti” e “conservatori” è sul sesso degli angeli perché non si capisce che cosa il Pd vorrebbe conservare e che cosa vorrebbe rinnovare.
Insomma, il congresso come occasione (finale?) per una battaglia politica che di politico ha poco e niente.
Berlusconi ha l’affanno. Ma galleggia nello stagno. All’orizzonte non spuntano corsari. L’Italia a inflazione “zero” è come un moribondo che non spreca cibo…
Continua a leggere: Berlusconi galleggia. Ma il "corsaro" Pd ha altro da fare ...
Fausto Bertinotti: autocritica totale. Voto + 6. L’ex capo d Rifondazione:“Morta in Europa l’ipotesi di due sinistre, una radicale e una di centrosinistra. La mia generazione ha fallito, ha perso, io ho perso. Adesso va ricostruita una sinistra maggioritaria e vincente”. Parafrasando Lenin: “Poco, meglio di niente”.
Debora Serracchiani: vuota saputella. Voto – 6. Non distingueva Moro da Berlinguer, tanto meno Togliatti da Di Vittorio e niente su Amendola e Ingrao. Bacchettata da D’Alema, è tornata a predicare la pace nel Pd e a dare le pagelle ai dirigenti. Il Debora pensiero è un mix di aria fritta e minestra riscaldata.
Piace a Debora Serracchiani il ruolo che si è ritagliata di castigamatti del Pd. Naturalmente a patto di non toccare i poteri forti del suo partito, coi quali si schiera senza tentennamenti. Se però si tratta degli oppositori, benché occulti come Massimo D’Alema (ma anche aperti come Ignazio Marino) la nostra maestrina dalla penna rossa bastona che è un piacere.
E allora vediamoli questi giudizi, così come riportati dal Corrierone, che li ha tratti da un’intervista a Zoro.
Dario Franceschini 6,5. “Al segretario do il voto più alto, ma si deve impegnare di più.”
Pier Luigi Bersani 6. “Nessuno si è accorto che si è candidato.”
Al di là dello sberleffo, l’affaire della candidatura di Beppe Grillo è tutt’altro che comico perché evidenzia un problema terribilmente serio, un nodo politico che investe il Pd: la sua natura, la sua identità, la sua credibilità, la sua leadership.
E’ vero: un comico dovrebbe fare il comico. Come un politico dovrebbe fare il politico. Scambiarsi i ruoli è deleterio, oltre che farsesco.
Inutile girarci attorno: il problema non è Beppe Grillo (e le presunte trame del … “burattinaio” Antonio Di Pietro) ma il Pd degli equivoci e delle ambiguità, un partito sempre più avvitato in una deriva confusa e inconcludente, dominato da pulsioni autodistruttive.
Con dei cavilli burocratici e il fuoco di sbarramento si può chiudere la porta a chi chiede provocatoriamente la tessera del partito. Ma con i cavilli burocratici e gli atti di prepotenza non si dà forza, dignità, autorevolezza a un partito e a un gruppo dirigente ridotti davvero al lumicino. Non è con l’indignazione o il disprezzo che si risolvono problemi politici.
Pure Togliatti ci cascò quando, per dimostrare la giustezza dell’espulsione di due dirigenti del Pci, ironizzò che “anche nella criniera di un cavallo da corsa poteva nascondersi un pidocchio”. Ma lui era “il migliore” del più grande e autorevole partito comunista del mondo occidentale. Chi sono questi, se non gli artefici di un fallimento annunciato e realizzato?
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