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Tutti gli articoli con tag debora serracchiani

Ore 12 - Pd, la "rivoluzione d'Ottobre" di Matteo Renzi & C

pubblicato da Massimo Falcioni

altroNon è la Rivoluzione d’Ottobre. E’ solamente l’ottobre surriscaldato del Partito democratico o, meglio, di bellicose componenti interne che tengono sui carboni ardenti il segretario Bersani e inquietano la base stanca delle manfrine dei capi.

In pratica si tratta di tre kermesse organizzate dai tre “discoli” Renzi, Civati, Orlando. Di fatto sono tre meeting per dare organizzazione e visibilità a tre correnti all’interno di un Pd che non trova mai pace e si impegna sempre sull’unica cosa che gli riesce meglio: farsi del male.

Si comincia il 16 ottobre con i 30-40enni chiamati a L’Aquila dal ligure Andrea Orlando per “Rifare l’Italia, rinnovare il Pd”. Seguirà il 22 e 23 ottobre a Bologna l’incontro di Pippo Civati e Debora Serracchiani incentrato sul rapporto partito-movimenti-società civile. Chiuderà il “rottamatore” Matteo Renzi con una tre giorni a fine mese alla stazione Leopolda di Firenze .

“Ogni giorno – dice l’indaffarato sindaco di Firenze – sui media o in rete ci sono nuovi sostenitori del ricambio totale. Ma adesso noi sentiamo il bisogno di fare il salto di qualità. Non basta la rivendicazione anagrafica e non basta dire che gli altri hanno fallito: è il momento di tirare fuori le idee”.

C’è voglia di confronto, ed è bene. Pare però che ci si voglia confrontare indossando la giubba e i “gradi” del Pd, ma senza i “proprietari” del partito che sono gli iscritti e senza il segretario scelto dalle primarie. Il nodo è il rapporto tra elaborazione e decisione, che in politica è sempre mutevole. Se nell’applicazione della linea del partito si esprime il grado di adesione e di convinzione di Renzi, Civati, Orlando, non c’è da stare allegri.

Dopo i convegni “aperti”, poi chi decide nel Pd? Prevarrà il senso di unità e appartenenza al partito Democratico o le ambizioni di chi è in cerca di nuovi posti e di rivincite personali? L’impressione è che nel Pd Bersani e (pochi) altri tirano la carretta e altri (come Renzi & C) passano il tempo a lucidarsi i bottoni in attesa del “big bang”.

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Umberto Veronesi all’agenzia sul nucleare e fuori dal Partito Democratico?

pubblicato da Giovanni Molaschi


L’inutile balletto in corso sulla ricerca di un possibile candidato premier da anteporre a Silvio Berlusconi ha allontanato, ancora di più, il Partito Democratico tanto che negli ultimi giorni si sta consumando una vicenda che tanto all’elettorato ricorda l’amore che i politici, talune volte, hanno per quella burocrazia che ha rallentato spesso il paese.

Tutto inizia quando il Ministro dell’Ambiente Stefania Prestigiacomo, fregandosi della bandiera politica a cui appartiene, chiede a Umberto Veronesi (oncologo di fama internazionale nonché ex Ministro della Salute nonché senatore in quota Pd) di presiedere l’agenzia per il nucleare su cui sta lavorando.

Veronesi, inizialmente ostacolato da alcuni esponenti del Pdl (come accennato da Dagospia), prende in considerazione la proposta dell’ex Ministro delle Pari Opportunità fino al momento in cui il Partito Democratico pone al medico un ultimatum. O all’agenzia sul nucleare, con la maggioranza, o al Senato, con l’opposizione.

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Speciale: il terremoto dei manifestanti dell’Aquila scuote la blogosfera italiana

pubblicato da Giovanni Molaschi


A ventiquattro ore dalla protesta che i cittadini dell’Aquila hanno fatto a Roma, di cui ci siamo già occupati qui e qui, vale la pena fare un punto analizzando quanto in rete è stato scritto sull’accaduto.

Chi, in queste ore, ha scritto degli scontri ha posto la propria attenzione su due aspetti specifici della vicenda:le modalità con cui è stata data notizia dal Tg1 di Augusto Minzolini e le reazioni politiche di maggioranza e opposizione alle richieste degli aquilani.

Scrive un utente di AgoraVox Italia:

“Per il Tg1 delle 13,30 del 7 luglio le manganellate della Polizia contro gli aquilani in corteo a Roma non esistono. Niente. Fino alle 13,47. C’è il Lodo Alfano, e le voci dell’emendamento Pd a favore di Napolitano. C’è il vertice tra Berlusconi e lo stato maggiore del Pdl, c’è l’Europa col Pil crescente e l’Italia ovviamente meglio di tutti. Poi il servizio, come fosse dovuto. Striminzita cronaca, chiusura in bellezza: i manifestanti hanno contestato Bersani”.

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Europa: solo 7 europarlamentari italiani lavorano sempre a Strasburgo

pubblicato da Giovanni Molaschi


La scorsa settimana, in vista del voto di fiducia del Senato sul ddl riguardante le intercettazioni, vi abbiamo proposto il punto di vista di Filippo Facci e Luigi De Magistris. A differenza del giornalista di Libero, l’europarlamentare dell’Italia dei Valori ha basato il proprio parere sulle differenze tra il nostro paese e l’Europa facendo presente ai propri lettori quanto gli esponenti politici italiani facciano a Strasburgo.

Ebbene, così non starebbero realmente i fatti. Secondo quanto raccontato da Italia Futura (la fondazione di Luca Cordero di Montezemolo) solo 7 dei 72 europarlamentari italiani avrebbero partecipato a tutte le sedute.

Tra i magnifici sette non ci sarebbero né Luigi De Magistris, malgrado quanto scriva sulla sua attività europea, né Magdi Allam. Secondo quanto riportato sul proprio blog da Alessandro Gilioli l’ex giornalista, del movimento indipendente “Io amo l’Italia”, sarebbe uno dei dieci europarlamentari che meno fanno a Strasburgo.

Il sabato del villaggio. L'eureka della Serracchiani. Povero Pd!

pubblicato da Massimo Falcioni

Quelli che oggi sono nel Pd, negli ultimi quindici anni hanno cambiato di tutto, a cominciare dal nome e dal simbolo, ma non sono stati capaci di cambiare di una virgola la politica di Berlusconi.

Politica fatta da impasto di populismo e di demagogia, utilizzazione delle strutture pubbliche come strumenti di potere di un partito, regole e leggi piegate a proprio uso e consumo, conflitto di interesse.

Non è mai troppo tardi per la “dirigenza” del Pd di portare idee e proposte reali al cuore della gente…. lasciando da parte quella sufficienza un po’ snob, che da sempre distingue i “capi” del partito.

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Retrospettiva su Annozero. Marrazzo, Video e i suoi fratelli

pubblicato da Luca Landoni



Il caso Marrazzo e le rivelazioni accennate da vari quotidiani sugli altri possibili nomi coinvolti nella trans-inchiesta sono stati al centro della puntata di ieri di Annozero. Tra l’altro riguardo a questo segnaliamo che oggi Gasparri ha comprato un’intera pagina sul Giornale per smentire le voci sul suo coinvolgimento. Inutile dire quanto oro valga questo vicenda gossippara per la trasmissione, ormai stabilmente attestata su livelli record di audience.

Anche gli ospiti erano decisamente azzeccati. Primo fra tutti il gongolante Storace, che ha finto moderazione nei confronti dell’odiato nemico ormai ex-governatore del Lazio, ma era chiaramente al settimo cielo. Anche Belpietro, direttore di Libero, non ha avuto bisogno di calcare la mano, e anzi è pure riuscito a uscire bene da una vicenda che vedeva il suo giornale al centro dello scandalo. È bastato ricordare - in questo suffragato dalle due inviate della redazione romana che per prime avevano visionato il video - che Libero in ben due riprese aveva rifiutato la pubblicazione; prima con Feltri e poi con lo stesso Belpietro.

Inutilmente il direttore del Riformista Polito ha cercato di riequilibrare la questione riportando l’argomento su Berlusconi. In questo è stata molto più brava, dobbiamo sottolinearlo, Debora Serracchiani, per una volta apparsa molto incisiva con la sua dialettica da “uomo della strada”, che candidamente si domandava come potesse non sembrare conflitto di interessi il fatto che il Presidente del consiglio in qualche modo fosse venuto a conoscenza del video per vie traverse, trovandosi nella condizione di avvertire Marrazzo del pericolo.

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Il caso Marrazzo arriva ad Annozero. La politica è sotto ricatto?

pubblicato da Luca Landoni

Accusato da più parti di ignorare uno scandalo di “sinistra”, Michele Santoro reagisce da par suo e in accordo con la redazione organizza una puntata monotematica sul caso Marrazzo. Tra gli invitati peraltro spicca lo stesso direttore di Libero Maurizio Belpietro che dalle colonne del suo quotidiano lo aveva pubblicamente sfidato a occuparsi del governatore laziale, lamentando che i suoi giornalisti non venissero mai chiamati in trasmissione.

Il caso Marrazzo e’ solo un affare privato, la vicenda di un uomo e delle sue debolezze per i trans o dimostra come la politica sia sotto ricatto? E di quella vicenda e’ stato chiarito tutto o ci sono ancora retroscena sconosciuti? Una cosa e’ certa: dossier, veline, filmati sembrano essere diventate le armi della politica.

In una puntata dal titolo Ricatti , Annozero si aprirà con l’inchiesta di Stefano Bianchi, Corrado Formigli, Giulia Bosetti e Luca Bertazzoni che ricostruira’ i passaggi piu’ importanti della vicenda Marrazzo, con i protagonisti e i testimoni della storia.

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Intervista – Mario Adinolfi a polisblog: “Pierluigi Bersani vuole trasformare il Pd in Pds”

pubblicato da Giovanni Molaschi



L’attenzione dei media verso i personaggi più discussi del Partito Democratico, come ad esempio Paola Binetti, ha fatto dimenticare al pubblico chi in questi anni si è conquistato la qualifica di outsider.

Mario Adinolfi presentandosi come candidato indipendente alle prime primarie del Partito Democratico questo aggettivo è riuscito a conquistarselo sul campo. Spazio nel quale, oggi, si presenta invece come sostenitore di Dario Franceschini che di alternativo ha ben poco. Di questo e molto altro abbiamo parlato con Mario Adinolfi.

Congresso. Sul suo blog sostiene che se vincesse Pierluigi Bersani il Partito Democratico si sfascerebbe. Perché?

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Intervista – Debora Serracchiani a polisblog: “Preferisco non mettere più voti a nessuno, neanche a Massimo D’Alema”

pubblicato da Giovanni Molaschi



Alla nomina del nuovo segretario del Partito Democratico manca poco benché il dibattito, tutt’altro che conciso, attorno a questa decisione abbia monopolizzato l’opposizione che dei reali problemi del paese non parla più.

Si disquisisce più che altro di tutto il contorno su cui tanto si accanì una, all’epoca, sconosciuta Debora Serracchiani che aggiudicandosi un posto al Parlamento Europeo ha dimostrato di essere pronta per il sistema.

Non sempre quanto ha fatto la più importante sostenitrice di Dario Franceschini c’è più piaciuto. Anzi. Spesso l’abbiamo criticata. Lei, e questo bisogna sottolinearlo, si è comunque confrontata con noi. Molti suoi colleghi, di destra e di sinistra, a causa di quanto sul loro conto abbiamo scritto hanno deciso di non farlo.

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Le pagelle del giovedì

pubblicato da Massimo Falcioni

Antonio Di Pietro: colpo di sole. Voto – 7. Il leader dell’Idv di fatto dice che il Cav favorisce la mafia e massacra lo Stato di diritto. L’Italia dei livori in campo. Pro Berlusconi. Tutto per un pugno di voti. E poltrone.

Debora Serracchiani: lato b. Voto – 7. Avrà poche idee e confuse, la nuova “zarina” del Pd, ma Tinto Brass la vuole come “star” nel suo nuovo film perché Debora ha un “fondoschiena dolomitico”. Terza via.