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Tutti gli articoli con tag debora serracchiani

Matteo Renzi come Debora Serracchiani pensa solo alla poltrona

pubblicato da Giovanni Molaschi



A poche settimane dal primo macro errore di Debora Serracchiani, pronta a sostenere Dario Franceschini perché è simpatico, un altro enfant prodige del Partito Democratico ha dimostrato di non essere all’altezza delle aspettative.

Matteo Renzi, neo sindaco di Firenze, ha dovuto restituire la poltrona del valore commerciale di 2200 euro acquistata per il proprio ufficio, dopo un’interrogazione avanzata da Giovanni Donzelli del Popolo della Libertà.

Facendo, probabilmente, orecchie da mercante il primo cittadino toscano ha cercato di mettere una pezza sull’accaduto facendo presente alla stampa che non era a conoscenza dell’investimento comunale sul mobilio da lui utilizzato.

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Berlusconi galleggia. Ma il "corsaro" Pd ha altro da fare ...

pubblicato da Massimo Falcioni

Stavolta è andata bene. La neo campionessa iridata Alessia Filippi, giovane iscritta del circolo Pd di Tor Bella Monaca, continuerà a nuotare. Non si darà (almeno per ora) alla politica.

Debora Serracchiani può stare tranquilla, insieme alle altre 8 donne in corsa per le segreterie regionali del Partito democratico. Su 60 candidati, solo 8 sono donne e anche questo dato la dice lunga che fra il dire e il fare c’è di mezzo il mare. Alla faccia delle quote rosa!

Massimo D’Alema a luglio ha spremuto il partito come un limone e, almeno dai segretari regionali, non dovrebbe avere brutte sorprese: la maggioranza sta con Bersani. E questo peserà nell’”inquadrare” l’apparato e peserà sul risultato finale del congresso. Già, il congresso.

Gli italiani hanno altro cui pensare. Non solo le vacanze, per chi le fa.

Incombe l’autunno, con la mannaia sull’economia, l’occupazione, il welfare. Le cifre della crisi prenderanno il volto di gente senza più posto di lavoro, di gente con minor servizi e un futuro ancora più incerto. Chi governerà i conflitti sociali che esploderanno?

Le promesse di Berlusconi potrebbero squagliarsi come neve al sole.

E il Pd? Chiude per … ferie congressuali, abbassa la serranda per … lavori in corso. Si trincererà nelle (ex) feste de l’Unità. Questo congresso è solo una questione interna, una conta per una resa dei conti fra i soliti noti: la disputa tra “nuovisti” e “conservatori” è sul sesso degli angeli perché non si capisce che cosa il Pd vorrebbe conservare e che cosa vorrebbe rinnovare.

Insomma, il congresso come occasione (finale?) per una battaglia politica che di politico ha poco e niente.

Berlusconi ha l’affanno. Ma galleggia nello stagno. All’orizzonte non spuntano corsari. L’Italia a inflazione “zero” è come un moribondo che non spreca cibo…

Le pagelle del martedì

pubblicato da Massimo Falcioni

Fausto Bertinotti: autocritica totale. Voto + 6. L’ex capo d Rifondazione:“Morta in Europa l’ipotesi di due sinistre, una radicale e una di centrosinistra. La mia generazione ha fallito, ha perso, io ho perso. Adesso va ricostruita una sinistra maggioritaria e vincente”. Parafrasando Lenin: “Poco, meglio di niente”.

Debora Serracchiani: vuota saputella. Voto – 6. Non distingueva Moro da Berlinguer, tanto meno Togliatti da Di Vittorio e niente su Amendola e Ingrao. Bacchettata da D’Alema, è tornata a predicare la pace nel Pd e a dare le pagelle ai dirigenti. Il Debora pensiero è un mix di aria fritta e minestra riscaldata.

La maestrina Serracchiani dà i voti, D'Alema si irrita. La penna non è rossa abbastanza?

pubblicato da Luca Landoni


Piace a Debora Serracchiani il ruolo che si è ritagliata di castigamatti del Pd. Naturalmente a patto di non toccare i poteri forti del suo partito, coi quali si schiera senza tentennamenti. Se però si tratta degli oppositori, benché occulti come Massimo D’Alema (ma anche aperti come Ignazio Marino) la nostra maestrina dalla penna rossa bastona che è un piacere.

E allora vediamoli questi giudizi, così come riportati dal Corrierone, che li ha tratti da un’intervista a Zoro.

Dario Franceschini 6,5. “Al segretario do il voto più alto, ma si deve impegnare di più.”

Pier Luigi Bersani 6. “Nessuno si è accorto che si è candidato.”

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Ore 12 - Il "gratta e vinci" del Pd acefalo

pubblicato da Massimo Falcioni

altroAl di là dello sberleffo, l’affaire della candidatura di Beppe Grillo è tutt’altro che comico perché evidenzia un problema terribilmente serio, un nodo politico che investe il Pd: la sua natura, la sua identità, la sua credibilità, la sua leadership.

E’ vero: un comico dovrebbe fare il comico. Come un politico dovrebbe fare il politico. Scambiarsi i ruoli è deleterio, oltre che farsesco.

Inutile girarci attorno: il problema non è Beppe Grillo (e le presunte trame del … “burattinaio” Antonio Di Pietro) ma il Pd degli equivoci e delle ambiguità, un partito sempre più avvitato in una deriva confusa e inconcludente, dominato da pulsioni autodistruttive.

Con dei cavilli burocratici e il fuoco di sbarramento si può chiudere la porta a chi chiede provocatoriamente la tessera del partito. Ma con i cavilli burocratici e gli atti di prepotenza non si dà forza, dignità, autorevolezza a un partito e a un gruppo dirigente ridotti davvero al lumicino. Non è con l’indignazione o il disprezzo che si risolvono problemi politici.

Pure Togliatti ci cascò quando, per dimostrare la giustezza dell’espulsione di due dirigenti del Pci, ironizzò che “anche nella criniera di un cavallo da corsa poteva nascondersi un pidocchio”. Ma lui era “il migliore” del più grande e autorevole partito comunista del mondo occidentale. Chi sono questi, se non gli artefici di un fallimento annunciato e realizzato?

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Pd, i sondaggi dicono Bersani. Franceschini ko. Effetto Debora?

pubblicato da il passator cortese

Come tanti sondaggi, anche questo sarà uno di quelli a “capocchia”. Meglio, però, vista la fonte, dargli un’occhiata.

Il sondaggio è stato realizzato il 29 e 30 giugno dall’Istituto Crespi Ricerche per Affaritaliani.it e riguarda i due contendenti alla segreteria del Pd, Dario Franceschini e Pierluigi Bersani.

Stando a questi dati, non c’è storia. Vince a mani basse Bersani: 51,5 per cento delle preferenze contro il 35,3 per cento dell’attuale segretario Franceschini. Ben 16 punti di differenza! Il 13,2 per cento non si schiera con nessuno dei due. Va ricordato che al sondaggio hanno partecipato elettori del Pd alle ultime Europee.

Stando al sondaggio, pare proprio che, a differenza di quanto affermato dalla nuova “star” Debora Serracchiani, Franceschini non sia poi così “simpatico”. Forse sono altre le motivazioni della scelta.

Non solo. Dal fronte ulivista tira aria di fronda.

Delusi dal forfait del sindaco di Torino Chiamparino e non convinti né sul nome di Franceschini né su quello di Bersani, (“è come scegliere fra un mal di testa e un mal di denti”) gli aficionados di Arturo Parisi, “fan” doc di … Romano Prodi, sarebbero intenzionati a fare il gran gesto del rifiuto, non partecipando né al congresso, né alle primarie.

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"Franceschini è il più simpatico”: Debora Serracchiani sommersa di critiche e lazzi

pubblicato da paganini


Come avete letto nel post di Luca, Debora Serracchiani ha rotto ogni indugio schierandosi in favore del vice-disastro Dario Franceschini “Perché è il più simpatico”.

Una presa di posizione che, al momento, le ha fruttato una serie discretamente nutrita di prese per i fondelli (diciamo così…) e battute sarcastiche, a dimostrazione che il Partito democratico non è completamente defunto ma anzi sa ancora manifestare un certo senso dell’umorismo.

Leggendo le tue parole mi viene da pensare che il berlusconismo ha fatto molta strada anche tra le nostre file. Stefano Esposito, parlamentare.

Non serve creare un clima di scontro e di personalismi in vista del congresso, ma discutere sulle idee e le proposte reali per migliorare il progetto del partito. Piero Lacorazza, presidente della Provincia di Potenza.

Nel mondo di Debora il leader è biondo, bello, di gentile aspetto. E la colonna sonora è dell’orchestra Casadei. Enzo Carra, deputato.

Se il criterio per il quale dovremmo scegliere il candidato è quello della simpatia penso che non avremmo difficoltà ad individuare un candidato fantastico: Roberto Benigni. Daniele Marantelli, deputato.

Discutere così non ci porterebbe da nessuna parte e c’è ben poco di nuovo in simili argomenti. Vasco Errani.

Ora finalmente so a cosa serve il rinnovamento: a sbaragliare gli antipatici. Marco Follini, senatore.

Negare questa storia, rimuoverla con sprezzante disinvoltura, negare il ruolo di chi ne è stato e ne è protagonista, è come recidere le proprie radici e buttarsi nel vuoto. Gianni Pittella.

Dire che da una parte c’è il progetto del Pd con Franceschini e dall’altra c’è D’Alema è semplicemente ridicolo. Anna Maria Carloni e Franca Chiaromonte, senatrici.

Se questo è il criterio, peccato che siano morti Totò e Tina Pica. Erano molto simpatici e sarebbero stati un ticket straordinario. Nicola Zingaretti, presidente della Provincia di Roma.

La prima uscita pre congressuale della Serracchiani mi pare un successo di pubblico e di critica. Voi che dite?

Debora Serracchiani: "Io sto con Franceschini. Bersani e D'Alema sono l'apparato"

pubblicato da Luca Landoni

L’enfant-prodige Debora Serracchiani, nome nuovo del Pd, portato alla ribalta da Youtube e da un celebre discorso “fuori dai denti” pronunciato davanti agli stati maggiori del partito, getta la maschera. Ma non candidandosi alla segreteria in nome del rinnovamento, come molti si aspettavano. No. Accettando di fatto la profferta di Dario Franceschini di essere la sua vice e appoggiandolo contro “l’apparato”.

Un’intervista concessa a Repubblica, intitolata “Io non corro, sosterrò Franceschini. D’Alema e gli altri sono l’apparato”, in tal senso è rivelatrice.

Che cosa non le piace di Bersani?
“Rappresenta l’apparato. In tutto, linguaggio compreso. Parlano ancora di piattaforma programmatica, un’espressione che proprio non si può più sentire. Non mi sono piaciuti i modi della sua candidatura. Da un anno è un candidato a prescindere, come direbbe Totò. A prescindere dall’avversario, dal segretario in carica, dal risultato elettorale, da tutto”.

Quindi, non ha avuto dubbi a schierarsi con Franceschini?
“Nemmeno mezzo. Di qua c’è il progetto del Pd, dall’altra parte c’è D’Alema. Io sto col Pd”.

Perché ha scelto di stare dalla parte di Franceschini?
“Perché è il più simpatico”

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Ore 12 - Pd nel buio in cerca del "terzo" candidato. "Serve un matto come Bossi"

pubblicato da Massimo Falcioni

altroA Roma si riunisce la direzione nazionale del Pd. Dovrebbero innanzi tutto ripassare la storia. Magari anche solo quella recente.

Il primo luglio di 15 anni fa, Massimo d’Alema fu eletto segretario del Pds in guerra con Walter Veltroni.

Oggi si prepara il replay di quel dualismo scontato e consumato, con i due ex Pci-Pds-Ds ecc. che tirano i fili di Franceschini e Bersani, controfigure di un gioco che i più conoscono, nessuno vuole, tutti accettano.

E’ la riproposizione di una commedia riciclata, diventata farsa e pronta a sfociare in tragedia.

Ecco perché, nel Pd impegnato a reclutare i combattenti e allineare le truppe (di qua i veltroniani pro Franceschini, di là i dalemiani pro Bersani), c’è chi cerca il “terzo” candidato da far scendere in pista.

Debora Serracchiani è spinta dalla “rete” alla “roupture”, in alternativa ai due big. Ma, passata l’euforia dopo l’explot delle europee, le sue chanches sono già in calo: è stata solo abile – dicitur - “a farsi cooptare alla prima occasione”, ennesima espressione del solito nuovismo senza contenuti. Sarà “bruciata” definitivamente quando Franceschini la proporrà quale sua “vice”.

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Satira: non spariamo "castate"

pubblicato da Ulisse Spinnato Vega

Debora è una miracolata della politica oppure si prepara ad illuminare il futuro del Pd? Per adesso di luce a via del Nazareno se ne vede davvero poca. LampaDario

Da Putin a Gheddafi. Il SuperCav coltiva amicizie che non contribuiscono a fargli apprezzare il valore della democrazia. Dalla Russia alla Libia… Pais che vai…

Noemi fa shopping sotto Palazzo Chigi. Forse spera di trovare qualche sconto speciale nei negozi della Capitale? Prendi tre, papi due

Il neo onorevole De Magistris: “Siamo tornati alla notte della Repubblica. Ed è tornato attuale il Piano di rinascita democratica della P2“. Ecco il solito vecchio film. Poveri ma Gelli

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