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Come cambia la manovra: il decreto anticrisi Tremonti stravolto

pubblicato da V.

tremonti modifiche mapvra

Completamente stravolto il decreto anticrisi di Giulio Tremonti presentato poco prima di Ferragosto. Fatica inutile la guida che avevamo pubblicato qualche settimana fa: è tutto molto cambiato. Vediamo cosa è cambiato dopo la riunione a casa del Presidente del Consiglio, ma andiamo con ordine.

Del decreto di Tremonti, di quello per il quale avevamo scritto una guida, cercando - al tempo - di spiegarvi cosa stesse accadendo, cosa avremmo dovuto pagare e chi avrebbe dovuto aprire il portafoglio, rimane poco o niente. Che banda di… imprecisi: diciamo così, che banda di persone delle quali ci si può fidare poco, perché dicono X e poi fanno Y, quella dell’attuale Governo Berlusconi.

Come previsto, il contributo di solidarietà salta del tutto. Le province sono tutte abolite: in teoria, visto che passeranno le loro funzioni alle regioni, ma la loro abolizione sarà inserita in una legge costituzionale, non nel decreto. Il numero dei parlamentari sarà dimezzato - sempre con una legge costituzionale, c’è da modificare la Costituzione per dimezzare i parlamentari - ma onestamente anche qui, non ci credo finché non lo vedo. E soprattutto, niente iva aumentata nella manovrona deformata di Tremonti, ma tranquilli: la pagheremo e aumenterà nella delega fiscale.

Guida di Polisblog dopo il salto, domani la aggiorniamo.

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Prelievo di solidarietà, si alza la soglia o si toglie del tutto?

pubblicato da V.

prelievo solidarietà addio aliquoteAll’interno del decreto anticrisi presentato poco prima di Ferragosto il prelievo di solidarietà prevedeva due aliquote per i redditi oltre i 90mila euro e i 150mila euro. Dai 90mila ai 150mila, il prelievo era il 5%, oltre i 150mila saliva al 10%. Primo problema: chi arriva alla soglia dei 90mila euro non è certo un miliardario, e senza un quoziente familiare il prelievo è ingiusto.

Fate conto che sarebbe stato identico, poniamo, per un avvocato single e un artigiano con quattro figli. Tante le polemiche, anche e soprattutto nella maggioranza. Pensate alla Lega Nord, che si giocherebbe una bella fettina di voti se passasse così com’è ora un provvedimento del genere. Pensate al famoso “popolo delle partite iva” del nord-est. Lì credo che l’insieme dei redditi oltre i 90mila euro e quello dell’elettorato “verde” si sovrappongano non poco. Se già da decenni gli metti davanti la carota federalismo senza risultati apprezzabili, e poi li tassi pure dissanguandoli, è dura che alla prossima tornata elettorale non ti puniscano. E il bastone lo prendono in mano loro.

Motivo per cui la misura sta venendo ridiscussa ampiamente: si pensa di alzare la soglia ai 100mila euro annui, altri pensano di alzare l’asticella fino ai 150mila - tenendo un’unica aliquota al 10% - se il prelievo di solidarietà resterà è pressoché certo che verrà integrato il quoziente familiare. Se? Già, perché altri ancora pensano di toglierlo del tutto, compensando i mancati introiti - ricorderete che il decreto deve uscire approvato a saldo invariato - con un aumento dell’iva di mezzo punto su tutte le aliquote. È solo una questione di soldi: col prelievo di solidarietà arriverebbero 674 milioni di euro nel 2012, 1,5 miliardi nel 2013 e altri 1,5 miliardi nel 2014, mentre con un innalzamento dell’iva qualcosa in più. Chi è contrario all’innalzamento dell’iva? Sicuramente i commercianti. E come detto già in passato, gli effetti recessivi della manovra di Tremonti, sono dietro l’angolo. Anzi: sono già qui.

Foto | Flickr

29 Agosto - La protesta dei Comuni a Milano

pubblicato da Alberto Puliafito

29 Agosto - La protesta dei Comuni a Milano: ci sarà anche Pisapia

Il 29 agosto i sindaci dei Comuni d’Italia scenderanno in piazza a Milano. E ci sarà anche Giuliano Pisapia: scelta antitetica rispetto a quella di Letizia Moratti che, l’8 aprile 2010, quando l’Anci chiamò alla mobilitazione contro i tagli, decise di non partecipare.

Le ragioni della protesta dei sindaci

Fondamentalmente, ci sono due motivi che animano la protesta voluta dall’ANCI, ed entrambe riguardano l’ormai famigerato decreto anticrisi 2011. Il primo è, naturalmente, l’accorpamento dei piccoli comuni, di cui abbiamo già parlato. Una misura invisa a sindaci dei più svariati colori politici. Ovviamente, anche a sindaci della coalizione di maggioranza.
Poi c’è la seconda questione, già sollevata da Gianni Alemanno durante la conferenza stampa degli enti locali: la manovra, così com’è concepita, genererà una serie di tagli ulteriori che colpiranno tutti i Comuni. I quali, di conseguenza, si troveranno a dover effettuare misure impopolari già allo studio ovunque: aumento dei servizi pubblici, del bollo auto o della Tarsu, per esempio. O peggio, a tagliare su tutti i servizi di propria competenza.

29 agosto e 23 settembre

E così, tutti in piazza il 29 agosto, con la chiamata che arriva da Osvaldo Napoli (presidente f.f. dell’ANCI) e dal coordinatore nazionale dei Piccoli Comuni, Mauro Guerra, che scrivono una lettera a tutti i sindaci (il testo integrale è dopo il salto: è da leggere, per capire e perché i toni non sono per nulla concilianti), con ragioni della protesta e numeri.
Confermata anche la seconda giornata di mobilitazione prevista per il 23 settembre 2011 a Perugia, che riguarda fondamentalmente le Amministrazioni comunali del Centro Italia.

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Manovra - Il CdM che decreta lo stato d'emergenza permanente

pubblicato da Alberto Puliafito

Manovra - Decreto anticrisi

Ironia della sorte: quello di ieri, che ha partorito la manovra, il cosiddetto decreto anticrisi, era il Consiglio dei Ministri di questa legislatura. 150 è un numero che noi italiani, in questo 2011, ci siamo sentiti ripetere alla nausea. E nei 150 anni dell’Unità d’Italia, il 150° Consiglio dei Ministri di questa legislatura ha sfasciato il Paese così come lo conosciamo.

Lo ha fatto il 12 di agosto, all’inizio di un lungo weekend festivo per molti. Non c’erano i Mondiali, quest’anno, a distrarre l’italiano medio e così si è provveduto nel periodo a minor rischio sociale: tutti a riposare, prima delle lacrime e del sangue. Sì, certo, certo. C’era l’urgenza e la necessità. E se c’era un caso di necessità e urgenza, le due clausole per le quali un Governo dovrebbe ricorrere ai Decreti legge, era proprio questo, ha detto Giulio Tremonti. Salvo dimenticarsi che i Governi Berlusconi hanno fatto dell’uso continuo di Decreti Legge una prassi. Sono oltre 100, nei soli primi 8 mesi del 2011. Per tutti ci sarà stata sicuramente necessità e urgenza, in un Parlamento congelato e impossibilitato a lavorare. Congelato a discutere di provvedimenti di dubbia utilità, altrimenti definiti “leggi ad personam”. Ma ieri, improvvisamente c’era l’urgenza. In dieci giorni è precipitato tutto. Questa la scusa di Tremonti (per Gianni Letta i giorni erano addirittura cinque). In dieci (o cinque) giorni, dunque, si sono decise le sorti dell’Italia.

Poi però, al momento di presentare il decreto legge lacrime e sangue, Silvio Berlusconi parla di un lungo passato, non certo del presente. Ed esordisce dicendo che il motivo per cui ci troviamo in questa situazione è che il debito pubblico italiano è cresciuto a dismisura fra il 1978 e il 1992. Nel frattempo, lui è sceso in campo (1994) e da allora ha governato per 9 anni, ma questo, il nostro presidente del Consiglio, si è dimenticato di dirlo. Nel frattempo l’Italia è passata da una moneta sovrana all’Euro, cosa che cambia radicalmente il punto di vista sul debito pubblico. Ma anche questo, è bene non ricordarlo. Come è bene dimenticare che nel 2008, al momento della nuova vittoria elettorale di Berlusconi, il debito pubblico era al 106% del PIL. Nel 2010 - sotto il Governo Berlusconi - è arrivato al 119%. Tutto questo non è mai successo, per Berlusconi e Tremonti (e pochi pasdaran, speriamo. Perché gli altri avranno ben memoria degli ultimi 15 anni di storia italiana. E comunque voteranno allineati e compatti per i motivi più vari. Perché ci credono ancora. Per convenienza. Ma comunque ricorderanno. E se non ricorderanno, occorre presentar loro un bel promemoria).

Di fatto, il Governo ha istituzionalizzato, con questo CdM, lo Stato d’emergenza permanente. Per decreto - e successive modifiche - si prenderanno, in situazione d’emergenza, decisioni che avranno influenza a lungo termine sul Paese. Del resto, questa è la logica berlusconiana che ha fatto propria l’ormai celebre citazione di Carl Schmitt:

Sovrano è colui che decreta lo stato d’eccezione.

(addirittura, citato esplicitamente dall’On. Moffa, che ha invitato il Governo a farsi legittimo portatore dello stato d’eccezione durante la riunione d’urgenza alla Camera).

La verità è che l’emergenza non c’era poiché, vista la situazione degli ultimi anni, era facilmente prevedibile. E ciò che è prevedibile e pianificabile non può essere emergenza. Ma il Governo Berlusconi ama lo stato d’emergenza. Ha fatto diventare emergenza anche i grandi eventi. Ha creato stati d’emergenza ovunque, e continua a prorogarli, nel silenzio generale. E su quegli stati d’emergenza ha innestato un vero e proprio corpus legislativo parallelo a quello ordinario, a colpi d’ordinanza. E quello stesso Governo Berlusconi, che fa della comunicazione un’arte (anche qui, seguendo dettami che si possono riassumere nel ripetere all’infinito una bugia per farla diventar verità, logica cara ai regimi dittatoriali ma anche all’ideologia neoliberista, da Milton Friedman in avanti, o forse anche prima), ha bisogno dell’emergenza per poter affondare lo stato sociale e per attuare quelle modifiche all’ordinamento che, normalmente, non potrebbe affrontare.

E non si può credere a Berlusconi quando dice che il suo cuore è ferito, al mettere le mani nelle tasche degli italiani (come se poi non lo avesse mai fatto. I dati sulla pressione fiscale sono lì a dimostrarlo). Perché sapeva che questa situazione si sarebbe proposta, prima o poi. E’ la shock economy. E come nella miglior tradizione della shock economy, arrivata l’attesa emergenza si mettono in cantiere misure neoliberiste. Con qualche contentino e qualche specchietto per le allodole condito dall’immancabile demagogia. Come il volo obbligatorio in economica, come se non si sapesse che quel che fa lievitare i costi di un biglietto aereo è la flessibilità della prenotazione. Come l’abolizione di certe province per accontentare alcuni. Fino alla clamorosa abolizione - chiamata accorpamento sulla domenica - delle festività laiche, una misura che ha dell’incredibile. Non accadeva dai tempi del fascismo, che però abolì il 1° maggio sostituendolo con il 21 aprile, il “Natale di Roma”. Oggi il governo abolisce il 25 aprile, il 1° maggio e il 2 giugno. Tutte feste connotate politicamente. E’ un gesto fortemente simbolico, altro che produttività.

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Regioni ed enti locali bocciano il decreto anticrisi di Tremonti: sono tagli sociali

pubblicato da Alberto Puliafito

Decreto anticrisi Tremonti - Roberto Formigoni

Sono in questo momento in conferenza stampa i rappresentanti degli enti locali, al termine dell’incontro con il Governo a proposito della manovra prevista dal decreto anticrisi di Tremonti. C’è un clima di tensione e disfattismo.

Tutti bocciano la manovra, senza esclusioni. Anche esponenti importanti del Pdl come Roberto Formigoni e Gianni Alemanno.
Per il 2012, sarebbero stati richiesti 6 miliardi di taglio in carico a Regioni, Comuni e Province, così distribuiti: 1,7 miliardi di tagli ai comuni, 0,7 alle province, 1,6 alle regioni a statuto ordinario, 2 alle regioni a statuto speciale.

In particolare, il sindaco di Roma ha tenuto a sottolineare che i tagli richiesti a Comuni, Regioni e Province sono tagli alla spesa sociale. E che i cittandini dovranno essere informati in merito.

Formigoni attacca anche sulla parola chiave del federalismo fiscale: il Governatore della Regione Lombardia non capisce cosa intenda Tremonti quando parla di anticipio del federalismo fiscale:

il federalismo fiscale è ormai insussistente, non esiste più.

Poi durissimo:

Una manovra che picchia sugli enti locali va a colpire elementi essenziali per la qualità della vita delle persone. La nostra proposta radicale è di pensare ad altre forme per reperire la somma che ci è richiesta dalla Bce. La nostra poposta è abolire questi tagli e sostituirli con altre misure, per garantire un minimo di vivibilità in particolare ai ceti più bassi.

Peraltro, pare che Tremonti abbia messo in dubbio anche la possibilità di mantenere i fondi Fas per la difesa del suolo.

La riforma dell’articolo 41 della Costituzione Italiana

pubblicato da Alberto Puliafito

Costituzione della Repubblica Italiana

In attesa del decreto anticrisi, anche detto il decreto misterioso, sul quale Tremonti, carbonaro, afferma non potevo dire di più a mercati aperti, già che c’è, il Governo pensa di dare una botta anche all’articolo 41 della Costituzione Italiana, oltre che all’articolo 81. E se sull’81 Tremonti trova qualche consenso, be’, sul 41, lascia semplicemente allibiti.

L’art.41 si trova nella Parte prima, titolo III (Rapporti economici). Ecco il testo integrale.

    Art. 41.

    L’iniziativa economica privata è libera.

    Non può svolgersi in contrasto con l’utilità sociale o in modo da recare danno alla sicurezza, alla libertà, alla dignità umana.

    La legge determina i programmi e i controlli opportuni perché l’attività economica pubblica e privata possa essere indirizzata e coordinata a fini sociali.

Ora. E’ evidente che l’unico “vincolo” al libero mercato (a quella madre di tutte le liberalizzazioni di cui ha parlato Tremonti qualche giorno fa, che poi è l’obiettivo ultimo, in campo economico, del Governo italiano, della Bce, forse dell’U.E. stessa, in accordo con l’ideologia del mercato libero che si autogoverna. Provate a chiedere in Cile come andò a finire, dopo che ci passò Milton Friedman ad applicare il mercato libero assoluto) sia quel riferimento all’utilità sociale o al recar danni a sicurezza, libertà e dignità umana.

Ma non si vede proprio perché un Governo dovrebbe togliere un vincolo sacrosanto alla libertà d’impresa. Oppure esiste davvero qualcuno - fra gli elettori, intendo. Non fra i Governanti - che pensa che il mercato e l’impresa possano essere liberi anche quando danneggiano la società e l’umanità?

Mi ricordano che l’obiettivo ultimo di questa riforma dell’art.41 dovrebbe essere espresso dalla frase di Tremonti Tutto è libero tranne ciò che è vietato. Che è un nonsense logico-legale, visto che è già così in qualunque Stato dove esista la legge: è già tutto libero, quel che non è vietato.

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Il rinascimento verde, e poco credibile, di Luca Zaia

pubblicato da Giovanni Molaschi



Lo Stato affitterà le terre demaniali ai giovani agricoltori. Ad annunciarlo il Ministro dell’Agricoltura Luca Zaia durante un’intervista rilasciata a La Stampa. Secondo quanto dichiarato dall’esponente delle Lega il provvedimento è contenuto del decreto anticrisi.

Ricordandosi, probabilmente, la propria carica pubblica l’esponente delle Lega rilascia dichiarazioni conformi con il proprio mandato. Al di là del giudizio che ogni cittadino ha il diritto di avere sulla tv di Stato, la boutade di Luca Zaia sulla RAI reca dei danni alla sua immagine.

L’intenzione di riavviare il settore agricolo, in collaborazione con giovani imprenditori, è giusta. In molti però potrebbero attribuire al progetto lo stesso peso politico dato alla realizzazione delle fiction con dialetti locali.

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