Una vita fa: c’era Giulio Tremonti al ministero dell’Economia e spuntavano fuori decreti anticrisi come funghi. Era l’estate scorsa, quella del 2011: e si discuteva molto di accorpamento delle festività laiche e religiose. Fu subito scandalo: il 25 aprile, il 1° maggio e il 2 giugno rischiavano di essere sacrificati, “appoggiati” al lunedì o al venerdì più vicino alla festività per evitare che gli italiani costruissero ponti vacanzieri con campate troppo lunghe. Io pubblicai anche uno speciale all’epoca, diviso in due parti - qui la prima, qui la seconda - in cui si riassumeva la situazione.
Una bruttissima idea, dal punto di vista simbolico: ma soprattutto una brutta idea che mandò nel panico molti milioni di italiani. Infatti anche oggi molti si chiedono - e se lo chiedono sempre più spesso, visto che la data si avvicina - se il 25 aprile sarà festa. Rilassatevi, perché sentivo al bar stamattina ancora gente che aveva il dubbio. Il 25 aprile sarà festa. Esattamente come il 1° maggio e il 2 giugno (che però quest’anno cade di sabato). Si sta a casa dal lavoro, si va in manifestazione, si fa quel che si vuole, ma tendenzialmente non si lavora - almeno nel caso della maggioranza degli italiani, ce ne sono comunque un sacco che in quei due giorni non hanno possibilità di fare soste.
Com’è che è andata a finire in fanteria l’ideona di Tremonti, che avrebbe permesso di risparmiare qualche micron di Pil? Lo raccontava già a settembre 2011 il nostro Alberto Puliafito. Un emendamento del PD in Commissione Bilancio aveva bloccato l’accorpamento.
Foto | ©TMNews

Tito Boeri a In Onda (programma molto amato dai colleghi di TvBlog, e condotto, ancora per poco, dalla coppia Costamagna-Telese. La giornalista verrà a breve sostituita da Nicola Porro) si pronuncia in maniera durissima nei confronti della manovra approvata con voto di fiducia al Senato. L’economista ha appena dichiarato:
Non c’è mai stato un prelievo così alto
Boeri fa i conti in tasca allo Stato - e anche agli italiani -, pubblica i suoi conti su Lavoce.info e prospetta un quadro affatto piacevole:
La pressione fiscale arriva al 44,5%. E su ogni euro prodotto in Italia, il 49% andrà all’erario.
Se tutta la puntata del programma, come suggerisce il titolo, Manovra e casta: c’è da fidarsi (e infatti, in studio ci sono anche Rizzo e Stella, gli autori de La casta, è proprio l’analisi di Boeri quella che appare di più ampio respiro e non concentrata su un solo problema. Boeri, infatti, evidenzia come la manovra punti tutto sulle maggiori entrate e sia un provvedimento a rischio. Perché è depressivo. E rischia non solo di non risolvere la crisi, ma anche di rigettare l’Italia nella recessione. Anche perché una delle principali problematiche della pressione fiscale è che è perlopiù rivolta al lavoro e non ai patrimoni. E così, la battuta:
Rischiamo di avere tasse svedesi e servizi italiani.
In questo momento Azzollini, sindaco di Molfetta e relatore PdL, sta parlando al Senato: potete vederlo sulla web tv del Senato. Cosa cambia della manovra per ora? Di sicuro c’è la fiducia, che blinderà il provvedimento, ora come ora sono dati come certi:
aumento dell’Iva dal 20 al 21% (e ci avevamo preso)
prelievo di solidarietà del 3% per redditi oltre i 500mila euro (e anche lì, ci eravamo quasi)
adeguamento pensioni delle donne nel privato dal 2014
Ma vedrete che cambierà ancora qualcosa. Io tenderei a fidarmi di questo tweet di Ferruccio De Bortoli del Corriere della Sera
DeBortoliF Ferruccio de Bortoli
La #manovra cambia per la quarta volta in un mese. E non credo che sia l’ultima.
Qualche cifra lanciata poco fa da Azzollini: saldo finale della manovra, 47 miliardi tra il 2012 e il 2013, anno in cui si raggiungerebbe il pareggio di bilancio. Terremmo aggiornato questo post man mano che ci saranno novità in serata.
UPDATE ORE 19.52 - A quanto dice La Russa, il contributo di solidarietà - o prelievo di - scende fino ai redditi di 300mila euro l’anno. L’ultima versione che girava, sosteneva che l’avrebbero versato solo i redditi oltre i 500mila euro l’anno. Pochi comunque, ma vedremo se alla fine sarà davvero così.
Ore 18.49 - Parla Enrico Musso, UdC, Svp, e altri che della riforma dice “Un oggetto che ancora non conosciamo, un’aula più vuota del solito”. E spiega dell’incoerenza della manovra, dei suoi cambiamenti che hanno disorientato gli italiani. Li riassume bene. “Il provvedimento verrà presentato domani, stiamo parlando a vuoto”.
Ore 18.44 - Ting, qui c’è una mezza notizia. Ora sta parlando il senatore Alberto Tedesco, Gruppo Misto, e ha appena detto: “Quale manovra saremo chiamati a votare? Quella del contributo di solidarietà dei dipendenti pubblici? Quella della patrimoniale, mille volte smentita ma probabilmente inserita domani nell’emendamento omnibus? O la manovra dell’Iva? La confusione ha caratterizzato l’operato del governo”. Effettivamente impressionante l’oscuro nel quale sono tenuti i Senatori.
Ore 18.30 - Lannutti conclude con un attacco agli speculatori della finanza internazionale. Ora parla Lorenzo Bodega, senatore della Lega Nord.
Ore 18.24 - Prosegue Lannutti “L’art 8, lo statuto dei lavoratori è costato lacrime e sangue, noi oggi eravamo in piazza r rivendichiamo i diritti a starci e protestare contro una manovra che non colpisce gli evasori, i riciclatori di denaro sporco, i faccendieri, uno Stato di diritto come non può scendere a patti con la mafia, non lo si può fare con gli evasori”.
Ore 18.22 - Poco o nulla di importante. Morando chiude. Ora parla Elio Lannutti dell’IdV. “Non sappiamo su quale testo stiamo avviando la discussione, non sappiamo se è quello uscito dalla commissione bilancio, o quello annunciato a mezzo stampa, non sappiamo se verrà aumentata l’iva né se ci sarà una patrimoniale. Insomma signor Presidente non sappiamo se questa manovra, la quarta, la quinta e ci auguriamo possa bastare ai mercati - io temo non basterà ai mercati - questo maxiemendamento che il governo si accinge a presentare è ancora ignoto ai senatori”.

Ecco spiegate le ragioni della richiesta di fiducia da parte del Governo: c’è di nuovo un ribaltone sulla manovra di Tremonti, che passerà alla storia come il provvedimento più chiacchierato e stravolto di sempre. In sostanza, si apprende che ci saranno tre novità, che non faranno contenti molti. Così, il Governo ha inteso blindare il suo provvedimento, chiedendo la fiducia.
L’aumento dell’IVA al 21%
L’Imposta sul Valore Aggiunto sale dunque di un punto, dal 20% al 21%. Il maggior gettito dovrebbe essere destinato al miglioramento dei saldi del bilacio pubblico.
Il contributo di solidarietà
Ritorna di moda il contributo di solidarietà (che altri chiamano la supertassa. E’ previsto fino al raggiungimento del pareggio di bilancio, è del 3% e sui redditi superiori ai 500mila euro annui.
Pensioni
Il Governo ha deciso di mettere mano anche al sistema pensionistico. In particolare, si parla dell’ adeguamento delle pensioni delle donne nel settore privato a partire dal 2014.
Modifiche costituzionali
Come collateralità, sono previste anche, da subito, le operazioni per avviare il ddl che inserirà il pareggio di bilancio nella Costituzione e l’attribuzione alle Regioni delle competenze delle Province (altro provvedimento che richiederà una modifica della Costituzione), per arrivare all’abolizione di tutte le Province.

Cambierà per l’ennesima volta la manovra firmata da Giulio Tremonti. Tutte le volte le modifiche non sono piccole, sono stravolgimenti enormi. Il tutto in una giornata in cui si svolge il secondo sciopero generale dell’anno, dopo quello del maggio scorso, e in cui dalla discussione parlamentare il decreto anticrisi potrebbe uscire stravolto.
Che voci girano in queste ore? Di un ritorno del prelievo di solidarietà per i redditi sopra i 200mila euro e di un innalzamento dell’iva - che vi avevamo anticipato qualche giorno fa. Ora, non sprecherò mezzo secondo a provare a spiegarveli, perché tra poche ore potrebbero essere già diversi. Vi invito però a riflettere su un Governo che è riuscito a cambiare idea e perdere ormai un mese di tempo sul nulla, perché quello che leggiamo finora, sono solo chiacchiere.
Riepiloghiamo i momenti salienti della manovrona: il alcuni casi la data è quella della pubblicazione del post su Polisblog, non quella effettiva dell’annuncio - in ogni caso ballano poche ore o al massimo un giorno - vi invito caldamente a dare un’occhiata al piccolo schema che trovate dopo il salto e offrire una vostra valutazione di questo Governo nei commenti.
Continua a leggere: Cambia ancora la manovra di Tremonti: ma chi gli crede più?
Nasce il generatore automatico di manovre finanziarie. Un colpo di genio del blog Metilparaben, che capita a fagiolo in questi giorni così surreali per i destini del nostro paese (qui una gallery di alcune manovre)
Del resto, l’aveva detto Emma Marcegaglia:
C’è la gara a chi si inventa nuove tasse, chi si inventa la tassa più esotica.
Detto fatto, dal mondo dei blog si coglie quello che era un assist imperdibile. D’altro canto, ci si era messa d’impegno, la politica, con la fantasia, e non ha ancora smesso di farlo. E la domanda è: il generatore casuale (ricordate quando andavano di moda?) riuscirà a essere più ridicolo della realtà?
Chissà, magari la fantasia dei blogger può dare qualche suggerimento a Giulio Tremonti.
Generatore automatico di manovre finanziarie
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Continua a leggere: Generatore automatico di manovre finanziarie

Manovra anticrisi. Dopo mille indiscrezioni, passi indietro, passi avanti, balletti e dichiarazioni al limite del surreale, ecco che arrivano gli emendamenti della maggioranza alla Commissione Bilancio del Senato. E c’è la sorpresa: Tremonti, dopo giorni di silenzio, dichiara che Il testo che sarà approvato coincide con quello iniziale con due sole differenze. Ma come. E allora, di cosa si è parlato in questi giorni? E quindi, resta l’accorpamento delle festività? Restano i tagli ai comuni e alle province? E quali sono queste differenze rispeto al testo originario del decreto?
La lotta all’evasione: carcere per chi evade oltre 3 milioni di euro, dichiarazione dei redditi online:
Oltre i 3 milioni di euro di imposta non versata o evasa, scatta lo stop alla sospensione del carcere (la sospensione condizionale prevista nell’articolo 163 del codice penale). Inoltre, i Comuni avrebbero la facoltà di pubblicare online sui propri siti ufficiali i dati delle dichiarazioni dei redditi di “categorie di contribuenti o redditi”. Inoltre, nella dichiarazione dei redditi dovrà essere indicata la banca presso cui si ha un rapporto.
La Robin Tax agli enti locali
L’altra variazione di Tremonti al testo originale del decreto riguarda il gettito della Robin Tax: non sarò più diviso fra Ministeri e enti locali, ma coprirà semplicemente i tagli agli enti locali.
Tutto qua? Non proprio.
Scompare il contributo di solidarietà
Niente più prelievo una tantum per redditi alti: il prelievo di solidarietà viene sostituito dalle misure che riguardano la lotta all’evasione fiscale. Secondo Tremonti, l’introito per lo stato è identico.
Continua a leggere: Manovra e gli emendamenti del Governo. Carcere per i maxievasori

Una figura ridicola da parte del Governo di fronte a un elettorato maturo e competente. Questa sarebbe l’unica analisi possibile nei confronti di quel che sta accadendo in questi giorni a proposito della manovra. Se solo l’elettorato fosse maturo e competente. Invece, probabilmente, l’italico elettore resta lì, anestetizzato da vent’anni in cui la politica è stata messa da parte e si è fatto dell’altro, e in molti non sono consapevoli di quanto stia veramente accadendo.
E che si sia fatto dell’altro, invece di far politica, dovrebbe essere evidente a chiunque, anche nel centrodestra, dopo il teatrino indegno offerto dal Governo a proposito della manovra: dopo la correttiva, è saltata anche la manovra bis e ora arrivera la ter, la quater, chissà cos’altro. Se al Tempo Berlusconi dice che hanno dovuto spiegargli che la questione sul riscatto di laurea e militare era incostituzionale, a La Stampa afferma anche di peggio:
Pensavamo che riguardasse poca gente, invece poi abbiamo scoperto che riguardava oltre 600 mila persone, compresi quanti avevano già pagato
Poi abbiamo scoperto? Poi? Poi quando? E “abbiamo” chi? Chi c’è al governo? E di chi è la colpa, per questo ennesimo pasticcio? Il premier - dice la Stampa - ritiene responsabile Maurizio Sacconi (pizzicato in un frame del TgLa7 con espressione vacua e inconsapevole). Che a sua volta ritiene responsabili Bonanni e Angeletti. Che sono quelli che hanno spiegato a Berlusconi l’incostituzionalità della nuova trovata della manovra.
No: è evidente (e non soltanto da questo surreale avvicendarsi di spiegazioni e dichiarazioni, ma da tutto l’iter della manovra). Non può essere colpa di Sacconi e basta. Qui c’è di mezzo un Governo che sta mostrando una debolezza, ma soprattutto un’incapacità rare. E non c’è emergenza che tenga, a giustificare quanto accade. A giustificare questo clamoroso vuoto istituzionale. Forse occorrerebbe riflettere sull’ipotesi-dimissioni. Ma non secondo il disco rotto trito e ritrito. In fondo, Zapatero l’ha fatto: ha riconsegnato alle urne un paese allo sbando. Da noi, allo sbando, c’è prima di tutto il Governo. Che però, pur in derapata, non molla la poltrona. E l’italiano medio sta a guardare.

Dopo la manovra correttiva di Tremonti e la contromanovra di Montezemolo, non poteva mancare la contromanovra del Pd, che Pierluigi Bersani annuncia da giorni. Le controproposte del Partito Democratico si articolano in dieci punti e fanno ampio uso, naturalmente, delle parole chiave che vanno di moda nella stagione politica primavera-estate 2011. Si va dai famigerati “tagli ai costi della politica” alle “liberalizzazioni” (senza che si accenni minimamente a quel famoso quesito 1 del Referendum 2011. Anche per il Pd, evidentemente, quel quesito non è esistito), dalle dismissioni degli immobili (una misura che piace a tutti, da Montezemolo a Cicchitto fino a Bersani). C’è la lotta all’evasione fiscale. C’è l’imposta di solidarietà contro i capitali scudati (personalmente, ritengo che non reggano le due obiezioni su anonimato e rispetto del patto. Il Ministero delle Finanze saprà bene chi ha riportato i propri capitali usufruendo dello scudo fiscale. E il patto, be’, allora quello con gli altri cittadini?). C’è la ripenalizzazione del falso in bilncio, C’è l’imposta ordinaria sui grandi patrimoni immobiliari.
Un giudizio a caldo, del tutto personale. Se la manovra di Tremonti & C. è un pasticcio brutto, e quella di Montezemolo è semplicemente una manovra coerente, di destra, da uomo del libero mercato ma senza alcuna idea innovativa o entusiasmante, quella del Pd appare, a voler fare un complimento, cerchiobottista. C’è del buono, ma ci sono anche cose che un partito di sinistra non dovrebbe proporre perché fanno parte di un’altra idea del mondo.
Ma la cosa più grave, al di là delle ideologie, è che in nessuna delle proposte che si sono lette fino ad ora - e non dimentichiamocelo: c’è il Governo, di mezzo. Le controproposte potrebbero anche essere carta straccia - esistono delle vere ricette a lungo termine per contrastare la crisi. Forse, i nostri politici dovrebbero leggere Joseph Stiglitz (su Finanzablog, le sue misure per risollevare gli States che potrebbero giovare anche al nostro Paese nella loro impostazione filosofica; soprattutto l’investire per la crescita e, in misura minore, il taglio alle missioni all’estero, che all’Italia costano comunque 4 milioni di euro al giorno).
In ogni caso, ecco la contromanovra del Pd.
1. Istituzioni più snelle e taglio ai costi della politica.
Interventi per riorganizzare e ristrutturare l’assetto istituzionale centrale e territoriale e le pubbliche amministrazioni. In particolare: dimezzamento del numero dei parlamentari; interventi sistematici e coordinati su Regioni, Province, Comuni per lo snellimento degli organi di rappresentanza e di governo, per l’obbligo della gestione associata di tutte le funzioni nei comuni con meno di 5000 abitanti (e profonda revisione dell’articolo 16 del Decreto che limita la rappresentanza democratica e non produce reali risparmi di spesa), il dimezzamento delle Province o, in alternativa, la loro trasformazione in enti di secondo livello; accorpamento degli uffici periferici dello Stato, radicale riduzione delle società partecipate da Regioni, Province e Comuni ed eliminazione degli organi societari per le società “in house” (oltre 50 mila incarichi), riorganizzazione di enti, agenzie ed organismi, intermedi e strumentali
(consorzi di bonifica, bacini imbriferi montani) nel quadro del riordino
delle competenze degli enti locali, centrale unica per gli acquisti di beni e servizi per ogni articolazione delle pubbliche amministrazioni; riavvio della spending review, per realizzare, per ciascuna amministrazione, veri e propri piani industriali, introdurre best practices e costi standard; revisione delle norme sugli appalti, in particolare per una drastica riduzione del numero delle stazioni appaltanti.
All’interno del decreto anticrisi presentato poco prima di Ferragosto il prelievo di solidarietà prevedeva due aliquote per i redditi oltre i 90mila euro e i 150mila euro. Dai 90mila ai 150mila, il prelievo era il 5%, oltre i 150mila saliva al 10%. Primo problema: chi arriva alla soglia dei 90mila euro non è certo un miliardario, e senza un quoziente familiare il prelievo è ingiusto.
Fate conto che sarebbe stato identico, poniamo, per un avvocato single e un artigiano con quattro figli. Tante le polemiche, anche e soprattutto nella maggioranza. Pensate alla Lega Nord, che si giocherebbe una bella fettina di voti se passasse così com’è ora un provvedimento del genere. Pensate al famoso “popolo delle partite iva” del nord-est. Lì credo che l’insieme dei redditi oltre i 90mila euro e quello dell’elettorato “verde” si sovrappongano non poco. Se già da decenni gli metti davanti la carota federalismo senza risultati apprezzabili, e poi li tassi pure dissanguandoli, è dura che alla prossima tornata elettorale non ti puniscano. E il bastone lo prendono in mano loro.
Motivo per cui la misura sta venendo ridiscussa ampiamente: si pensa di alzare la soglia ai 100mila euro annui, altri pensano di alzare l’asticella fino ai 150mila - tenendo un’unica aliquota al 10% - se il prelievo di solidarietà resterà è pressoché certo che verrà integrato il quoziente familiare. Se? Già, perché altri ancora pensano di toglierlo del tutto, compensando i mancati introiti - ricorderete che il decreto deve uscire approvato a saldo invariato - con un aumento dell’iva di mezzo punto su tutte le aliquote. È solo una questione di soldi: col prelievo di solidarietà arriverebbero 674 milioni di euro nel 2012, 1,5 miliardi nel 2013 e altri 1,5 miliardi nel 2014, mentre con un innalzamento dell’iva qualcosa in più. Chi è contrario all’innalzamento dell’iva? Sicuramente i commercianti. E come detto già in passato, gli effetti recessivi della manovra di Tremonti, sono dietro l’angolo. Anzi: sono già qui.
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