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Sciopero dei blog: un giusto segnale contro Popolo della libertà negata

pubblicato da m.paganini in: Mediaticamente Palazzo Chigi

È abbastanza singolare che il partito che ha scelto di chiamarsi Popolo della libertà caratterizzi il suo operato di governo valorizzando l’accezione meno nobile del termine libertà e comunque sempre scegliendo di farsi paladino della libertà della casta e dei pre-potenti.

Per le migliori menti di questa maggioranza (da Tremonti ad Alfano, passando per Maroni, La Russa e Scajola) la libertà è un concetto che ha a che fare con gli sconti per chi ha portato i capitali all’estero e accetta di rimpatriarli senza pagarci sopra troppe tasse, con le ronde a cui viene delegato l’improbabile compito di assicurare la sicurezza dei cittadini, alla rivalutazione dei repubblichini e al ritorno al nucleare che le Regioni avranno la libertà di accettare senza discutere.

Il decreto Alfano contro cui si celebra oggi lo Sciopero dei Blog, pur se scritto male, inattuabile e poco chiaro (tutte caratteristiche che non riesco a considerare come delle attenuanti per una legge sull’informazione), continua a dimostrare le velleità di controllo totale che sembrano animare i dipendenti del premier. Vietare la pubblicazione delle intercettazioni, limitare la libertà di espressione con cavilli e regolette, di cui non si vede davvero l’urgenza e neppure la necessità.

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Sciopero dei blog parte seconda. Posizioni e iniziative contro la legge "ammazza-blog"

pubblicato da Luca Landoni in: Big Picture: tutto su...



Dopo aver chiarito i motivi per cui preferiamo parlare che aderire tout court allo sciopero cucendoci la bocca, passiamo a vedere quali iniziative siano state intraprese per modificare la cosiddetta legge ammazza-blog. La definizione, un po’ forte, è del tutto impropria come abbiamo dimostrato prima. La legge parla infatti di “siti informatici” ed è proprio qui che si sviluppa l’intera questione.

Su Knowledge Ecosystem troviamo un ottimo riassunto della situazione, con rimandi al blog di Massimo Giuliani, che propone:

di inondare la posta elettronica del ministro Alfano di centinaia di post, selezionati dalla rete, per fargli sapere che quello di cui si sta parlando non è un passatempo da ragazzini, ma un elemento importante di una novità che altrove (negli Stati Uniti come nel tormentato Iran) sta diventando parte integrante del rapporto fra i cittadini, l’informazione e la politica.

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Oggi lo sciopero dei blog. Parte prima: cosa prescrive esattamente la legge e perché non aderisco

pubblicato da Luca Landoni in: Big Picture: tutto su...



Nei giorni scorsi si è parlato estesamente del primo clamoroso sciopero dei blog contro la cosiddetta legge ammazza-internet, ovvero il complesso normativo dedicato al nanopublishing all’interno della più generale legge sulle intercettazioni (Decreto Alfano). Oggi che è il giorno X nessuno ne parla più. Non un quotidiano, nè un giornale radio o tv.

Già solo questo sarebbe motivo sufficiente per non aderire allo sciopero. Il silenzio infatti non è mai servito a molto, se non a favorire proprio l’evento contro cui vuoi lottare. Sempre che lottare sia giusto o necessario. Al di là delle opinioni personali, che rimando direttamente ai lettori, cercherò qui di spiegare cos’è successo e quali iniziative siano in corso per cambiare la situazione.

Innanzitutto il Decreto Alfano stesso. Tutto ruota intorno al dovere di rettifica cui la legge vuole obbligare i blog (in realtà di parla di siti informatici), esattamente come già avviene per la carta stampata. Prima di vedere in un successivo post come la politica e parte dell’informazione si stiano muovendo per modificare questa parte del provvedimento, cerchiamo di capire cosa dica esattamente il decreto.

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