
Come previsto nelle scorse settimane, il contestatissimo Decreto Romani è arrivato al Consiglio dei Ministri, che l’ha approvato togliendo la parte più criticata, ovvero la parte che equiparava il web alle televisioni. Una nota del Ministero dello sviluppo infatti dichiara che la nuova versione del testo escluderebbe blog, giornali online, siti Internet e motori di ricerca.
Sembrerebbe dunque che la rivolta del mondo del web abbia convinto l’esecutivo a fare più di un passo indietro, davanti a quello che si preannunciava come uno scontro frontale senza esclusione di colpi, una legge che avrebbe messo un vero e proprio bavaglio al materiale video in Internet, soprattutto (pensiamo noi soliti maliziosi…) a vantaggio di Mediaset, pronta a sbarcare sul web con un progetto in stile Hulu.
Ma c’è un però, che riguarda le sorti di You Tube, che rischia di essere inclusa nella disciplina del decreto.
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Una settimana fa vi abbiamo parlato di cos’è il Decreto Romani, dei suoi scopi neanche tanto nascosti che andavano a colpire Sky, concorrente di Mediaset, e soprattutto il web, mettendo sullo stesso piano video in televisione e in internet; non per niente il decreto è stato ribattezzato da molti quotidiani stranieri “anti Youtube”.
Il Time, per esempio, facendo esplicito riferimento alla famiglia Berlusconi ha parlato di “mediocracy”, ricordando la causa, definita esemplare di un regime mediocratico, che vede Mediaset portare in tribunale YouTube.
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