Questa sera ad Annozero si torna a parlare di scuola e istruzione, puntando i fari sulle baronie e le logiche parentali che affliggono il mondo universitario italiano. In particolare gli atenei di Messina e Cosenza saranno al centro dell’inchiesta di Michele Santoro, visti i recenti fatti giudiziari che li hanno coinvolti.
Gli studenti dell’Onda in questi giorni hanno avanzato le loro proposte per uscire dalla logica di parentopoli che regna nelle Università, dove il familismo sembra il metodo più sicuro e più efficace per fare carriera o per vincere un concorso. Il programma di Michele Santoro sarà dedicato proprio al futuro dei giovani e alla difficoltà di superare la logica parentale, ascoltando le proposte degli studenti. L’inchiesta avrà al centro l’Università di Messina, mentre Sandro Ruotolo darà voce agli studenti di Cosenza.
La puntata, dal titolo Il futuro che mi merito, vedrà ospiti in studio Luca Barbareschi del Pdl, l’architetto Massimiliano Fuksas e il professor Roberto Perotti, dell’Università Bocconi di Milano, oltre naturalmente a Marco Travaglio.
Concludiamo il nostro viaggio nella proposta di autoriforma dell’Onda studentesca con il terzo e ultimo documento: la Didattica. Ricordo che ieri abbiamo affrontato il Diritto allo studio e la Ricerca, sempre utilizzando come fonti primarie i documenti espressi dal movimento nella maratona assembleare svoltasi alla Sapienza nei giorni scorsi.
La didattica, dicevamo. In realtà il comunicato che se ne occupa consta di due sole pagine, segno che non c’era poi tanto da dire se teniamo conto che buona parte della prima è occupato da uno sfoggio di retorica più simile a uno sproloquio che a una presa di posizione. Mi spiace doverlo dire, non vorrei apparire spocchioso, ma le parole sono importanti come ha detto giustamente qualcuno molto più ferrato di me, e se già eravamo inorriditi di fronte alla frase introduttiva “l’assemblea è stata partecipata”, che cosa dovremmo pensare di fronte a concetti come:
“Al tempo stesso queste differenze e pluralità attestano tanto l’inevitabilità di contestualizzare queste riarticolazioni a contesti specifici…”.
Continua a leggere: Riforma Gelmini: l'autoriforma dell'Onda parte terza. La didattica

Continuiamo il nostro viaggio attraverso l’autoriforma dell’Onda studentesca analizzando la parte riguardante la ricerca. Il documento si apre con una pagina di generiche manifestazioni d’intenti che possiamo sintetizzare in superamento del modello 3+2 imposto dalla vecchia Riforma Moratti e adesione dell’Onda allo sciopero generale del 12 dicembre. Il resto è molto simile ai temi del Diritto allo studio, anche se qui viene fatto riferimento alla più specifica Legge 30. Vediamo le proposte concrete, suddivise in 10 punti che esamineremo uno per uno.
Punto 1. La ricerca non deve seguire logiche di mercato ma essere libera e indipendente (cioè finanziata dallo stato). Si fa poi appello all’innalzamento delle risorse al 3% del Pil, rispetto all’1% attuale, come previsto dal Trattato di Lisbona, parte su cui siamo ovviamente d’accordo anche se appare arduo stornare quelle risorse da un altro capitolo di spesa, perché i soldi non si fabbricano e da qualche parte bisognerà pur prenderli.
Punto 2. Si chiede l’introduzione di un nuovo criterio per valutare la qualità delle università e l’autonomia della ricerca. Un criterio diverso dal numero di brevetti o di pubblicazioni. D’accordissimo, ma purtroppo non si spiega come fare concretamente.
Continua a leggere: Riforma Gelmini: l'autoriforma dell'Onda parte seconda. La ricerca

Gli scioperi di questi ultimi giorni hanno riportato per l’ennesima volta alla ribalta la questione Alitalia, ma rischiano di far passare in secondo piano alcuni dei dettagli più importanti dell’intera vicenda dal punto di vista delle tanto citate (in campagna elettorale) “tasche degli italiani”.
In questi giorni ad esempio le agenzie di viaggio di tutto lo stivale stanno ricevendo circolari che confermano questo: il Governo, con l’entrata in vigore della Legge 166 del 27/10/2008 ha stabilito con decorrenza immediata che l’addizionale comunale sui diritti di imbarco, inclusa nel biglietto di tutti i vettori aerei (italiani o stranieri) operanti sul territorio nazionale, deve essere aumentata a euro 4,50 a persona.
Si tratta, per chi non l’avesse capito, della legge di conversione, con modificazioni, del decreto-legge 28 agosto 2008, n° 134, meglio conosciuto come “Legge Salva Alitalia”: i proventi ottenuti dal quadruplicamento della tassa di imbarco (ad inizio ottobre se ne era già annunciato il raddoppio, poi si era pensato di triplicarla), saranno utilizzati allo scopo di finanziare gli ammortizzatori sociali conseguenti alla ristrutturazione della Compagnia Aerea di Bandiera.
Pensateci, la prossima volta che volate con Ryanair: volenti o nolenti, coi vostri soldi state comunque finanziando Alitalia. O chi per lei.
Foto: Luigi Rosa, Flickr.

11 novembre 2008. Il terrore serpeggia tra i banchi e le aule dell’università, ma soprattutto negli uffici dove operano professori e rettori colpiti dalla Riforma Gelmini. Dopo le grandi manifestazioni di piazza in cui la classe docente si è schierata al fianco della protesta studentesca tornando giovane per qualche settimana, ora è il tempo della concretezza, che in poche parole si traduce nell’approvazione del decreto con tutte le conseguenze che esso comporta.
E tra le conseguenze suddette ve n’è una particolarmente temuta, la riforma totale del criterio con cui vanno formate le commissioni giudicanti dei concorsi che nell’anno che verrà andranno ad assegnare circa 6.000 posti. Non bastava il taglio dei fondi, nè la stramaledetta (ma tutto sommato lontana) riforma della scuola primaria; il ministro Gelmini all’ultimo momento ha voluto introdurre anche il sorteggio delle commissioni, che eleggeranno loro membri un terzo soltanto dei nomi inseriti tra i papabili.
Della questione si occupa il fondo del Corriere di oggi, a firma Francesco Giavazzi, ma se vi ricordate noi avevamo anticipato il provvedimento già la settimana scorsa, paventando i medesimi rischi per le baronie universitarie.

Come abbiamo detto nel precedente articolo sulla Legge 133, il titolo del post è improprio; nel senso che la parte relativa alle università, soprattutto con riferimento ai tagli di spesa, non sarebbe da includere nella Riforma Gelmini in senso stretto. Si tratta comunque di questioni di lana caprina, visto che siamo qui per analizzare e per quanto possibile comprendere le motivazioni della protesta e di un governo che ha deciso di tagliare i fondi universitari, dunque andiamo a vedere che cosa dice il Decreto legge 112.
L’articolo che ci interessa è il 66, denominato molto opportunamente Turn over. L’articolo determina innanzitutto una fortissima riduzione del rimpiazzo del personale che abbia cessato l’attività nell’anno precedente. Il provvedimento riguarda tutte le amministrazioni dell’art.1 comma 523 legge 27-12-2006 n.296, e non solo le università di cui ci occuperemo fra poco:
523. Per gli anni 2008 e 2009 le amministrazioni dello Stato, anche ad ordinamento autonomo, ivi compresi i Corpi di polizia ed il Corpo nazionale dei vigili del fuoco, le agenzie, incluse le agenzie fiscali di cui agli articoli 62, 63 e 64 del decreto legislativo 30 luglio 1999, n. 300, e successive modificazioni, gli enti pubblici non economici e gli enti pubblici di cui all’articolo 70, comma 4, del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165, e successive modificazioni, possono procedere, per ciascun anno, ad assunzioni di personale a tempo indeterminato nel limite di un contingente di personale complessivamente corrispondente ad una spesa pari al 20 per cento di quella relativa alle cessazioni avvenute nell’anno precedente.
In mezzo ai venti della contestazione e nel giorno della definitiva approvazione della Legge 133 proviamo a tornare un momento sui contenuti del decreto, al fine di capire che cosa preveda veramente e quali potrebbero essere i motivi che hanno spinto il governo e proporlo e una fetta del mondo della scuola a rigettarlo. Innanzitutto vi proponiamo un rapido glossario per districarsi in mezzo ai tanti numeri che sono stati sparati, a volte anche a casaccio.
Tutto parte dal Decreto legge 112, che consiste in una sorta di dichiarazione di intenti del nuovo governo, constando di 85 articoli. Il Dl contiene un po’ di tutto, e la parte relativa alla scuola ne occupa solo una piccola porzione; si parla infatti di enti locali, pubblica amministrazione, internazionalizzazione delle imprese, sterilizzazione dell’Iva sui prodotti petroliferi eccetera eccetera. La Legge 133 non differisce dal Dl 112 poiché ne costituisce semplicemente il decreto attuativo.
Ecco perché gli slogan di questi giorni del tipo “abrogare la legge 133″ o chi propone addirittura un referendum per arrivare a questo scopo, mostra di non aver ben capito i meccanismi della politica. Si può tentare di emendare una legge, ma non certo abrogare 85 articoli di un provvedimento che racchiude tutto lo spirito del nuovo governo. Tanto varrebbe tornare alle urne e basta.