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Satira: non spariamo “castate”

pubblicato da Ulisse Spinnato Vega

Il decisionismo e la rapidità d’azione del governo sull’emergenza abruzzese rischiano ora di venire travolti dalla protesta degli aquilani. Al premier serve per forza un altro colpo di teatro, altrimenti le macerie del sisma seppelliranno pure la sua sfolgorante immagine di uomo del fare. Obtorto crollo

In tal senso la cosiddetta ‘protesta delle chiavi’ ha particolarmente colpito il Cav, che si è detto molto addolorato. Lui preferisce le folle adoranti al suo cospetto. Chi-Ave, Cesare

Il buon Mario Landolfi da Mondragone (Caserta) ha pensato bene di querelare il giornalista, suo concittadino, Sergio Nazzaro per una serie di articoli in cui il cronista dà conto dei guai giudiziari (con contorno di camorra) dell’entourage dell’ex ministro. Certo che questi politici sono tutti della stessa…pasta. Dove c’è Barilla, c’è casa(lese)

Intanto il Cav ha preoccupazioni ben più grosse sul fronte palermitano. I processi a Dell’Utri e al generale Mori vanno avanti. Chi doveva parlare lo sta facendo. Chi sa, ora ricorda. Ricorda e canta, canta bene, canta meglio che a Sanremo. CianciMINA

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Retrospettiva Annozero. Travaglio, Schifani, Di Pietro e Contrada

pubblicato da Luca Landoni


La puntata di ieri di Annozero è stata condotta con la solita maestria da Michele Santoro nei più oscuri meandri della politica italiana, non disdegnando le consuete incursioni nelle aree grigie del sospetto e della dietrologia. D’altronde è questo l’ingrediente che ne ha fatto un programma di successo e il presentatore lo sa, dunque perché cambiare? Le cosiddette inchieste o servizi esterni sono tutti iperfaziosi e privi di significato politico. Se voglio vedere un’inchiesta fatta bene mi guardo Report o Presa Diretta, non certo le funamboliche evoluzioni di Sandro Ruotolo in mezzo a qualche folla vociante.

Alfiere di questa ricetta vincente, si sa, è “l’indipendente” Marco Travaglio. L’uomo che ha fatto del cosiddetto giornalismo scomodo una bandiera e che non guarda in faccia a nessuno. Nessuno tranne i suoi padrini politici, chiaramente, i quali sono bravi bravissimi e intoccabili. E se qualcuno li tocca, come ha fatto il Corriere nel caso della foto di Di Pietro in compagnia dell’agente dei servizi Bruno Contrada, si tratta solo di un complotto.

Come poteva sapere Tonino nostro che al suo fianco (sì, proprio alla sua destra) sedeva uno degli uomini più potenti d’Italia, almeno fino alla condanna avvenuta pochissimo tempo dopo. L’uomo dei misteri irrisolti della Prima repubblica, l’uomo del quale si mormorava “chi lo tocca muore”. Non lo conosceva - dice - e non si può fargliene una colpa, anche se era considerato il più grande segugio della Procura, un uomo di celebre scaltrezza cui non sfuggiva nulla di nulla.

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