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Tutti gli articoli con tag democratici

Le pagelle del mercoledì

pubblicato da Massimo Falcioni

Sandro Bondi: miracolati e storditi. Voto + 8. Il ministro per i Beni e le attività culturali Sandro Bondi, al PalaLexus di Cortina: “Il successo di Berlusconi ha fatto perdere il senno a molte persone. Newsweek è uscito con un titolo sul miracolo dei primi 100 giorni del governo e Furio Colombo, sull’Unità, sostiene che chi ha fatto l’articolo non esiste”. Non è la prima volta che il quotidiano del Pd scambia lucciole per lanterne.

Walter Veltroni: sotto tiro. Voto – 9. Ecco nel Pd i fuochi d’artificio del dopo ferragosto. Il primo a lanciarli contro Veltroni è Arturo Parisi che attacca il segretario a tutto campo: “Da Veltroni troppo poco e troppo tardi. Così, dalla schizofrenia, gli elettori democratici rischiano di precipitare nella depressione. Il tempo del “ma anche” è scaduto”. Parte l’autunno caldo. Ma non contro il governo. La fibrillazione è dentro il Pd.

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Nasce 'Red': il software dalemiano del Pd

pubblicato da fc

Chiamatela pure “Der”. Ma “corrente” no. Massimo D’Alema a Roma, al cinema Farnese, in pieno centro storico, presenta la sua creatura, quella anticipata a Maria Teresa Meli sul Corriere della Sera qualche tempo fa: l’associazione “Red”, Riformisti e democratici.

Dietro questo acronimo, chiarisce subito il leader Maximo, non c’è nessuna pretesa egemonica: “so che anche il colore di sfondo del logo potrebbe preoccupare qualcuno …. per questa ragione mi sono premunito di far fare la tessera di adesione verde”. In sala ridono tutti.

Peccato, però, che queste risate si trascinino anche fuori dal “Farnese”, in piazza Campo dei Fiori, dove, al termine della manifestazione, si commenta la serata. Al progetto “Red”, insomma - è la prima impressione - credono in pochi. Forse, solo i fedelissimi: i dalemiani doc.

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L’intervista - Mario Adinolfi (Pd) a PolisBlog: “Il Pd è alla frutta. Ecco come rilanciarlo”

pubblicato da fc

Mario Adinolfi sogna un vero partito democratico. Tutt’altro, insomma, rispetto a quello che è oggi il Pd veltroniano.
Nella seconda parte del suo colloquio con PolisBlog spiega come, nonostante tutto, sia possibile rilanciare questa nuova forza politica che per motivi vari, a suo avviso, è già alla frutta.

Al centro dell’assemblea costituente del Partito Democratico c’è il dialogo con la maggioranza, un’eventuale apertura a sinistra, la collocazione dei democratici a livello europeo e le dimissioni di Prodi. Qual è il suo punto di vista su questi temi?
“Io sono contrario al neoconsociativismo con Berlusconi, al tentativo di questo gruppo dirigente disastroso di permanere legittimandosi attraverso il gioco delle parti con il governo. L’opposizione per il Pd è una grande occasione per costruire l’identità del partito. Se restiamo fermi allo schema del mero gioco di potere, tra un anno alle europee sarà il disastro e per il Pd sarà la fine. Sulle alleanze future, dobbiamo vedere l’evoluzione del quadro complessivo. Su Prodi, sarei felice se rimanesse presidente”.

Ma se il Pd, a suo avviso, è alla frutta, cosa propone per rilanciarlo?
“Propongo un profondo ricambio di classe dirigente, non basato sulle logiche della cooptazione, ma sul fronte di una battaglia politica di identità del partito. Un partito della democrazia diretta, dove conta davvero la base, per compiere scelte identitarie coraggiose: un’idea di sicurezza che non sia quella delle destre che fanno leva sulle paure, un forte slancio liberalizzatore in economia e soprattutto nelle professioni dove vanno abbattute le barriere d’ingresso corporative, una netta propensione per la ricerca, l’innovazione, la spesa sul futuro. In Inghilterra i laburisti persero per decenni, poi arrivarono i quarantenni che inventatorno il New Labour e con Tony Blair tornarono a vincere. Dobbiamo riavviare il Pd per farlo somigliare a quella esperienza politica”.

(2. Fine)

L'intervista - Mario Adinolfi (Pd) a PolisBlog: "Walter? Un oligarca"

pubblicato da fc

Mario Adinolfi non ha bisogno di presentazioni: giornalista, blogger, anima dissidente del Pd veltroniano. PolisBlog lo ha incontrato in occasione dell’assemblea costituente del Pd in programma oggi a Roma.

Nell’ultimo post sul suo blog spiega che la classe dirigente del Partito Democratico è arrivata al capolinea e sta inventando di tutto con il solo obiettivo di permanere. Come giunge a questa conclusione?
“Questi dirigenti, quelli del tracollo alle politiche, quelli del disastro di Roma, quelli del Pd cancellato in Sicilia (regione più popolosa d’Italia dopo la Lombardia), sono arrivati al capolinea e la dimostrazione è la loro afasia. Abbiamo perso ottanta a venti le elezioni siciliane e non s’è trovato uno straccio di dirigente che ci mettesse la faccia, commentando il tracollo. Silenzio. Il silenzio di oligarchi asserragliati in un bunker. Ma il nostro sogno era un partito democratico, tutt’altra cosa dunque”.

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Pd nel Pse? La Margherita frena

pubblicato da fc

Il Pd non deve entrare nel Pse. A ribadirlo, stamani, in una lunga lettera ampiamente condivisibile pubblicata da ‘Europa’ è Pierluigi Castegnetti che spiega come il partito democratico, “vera novità del panorama politico nazionale ed europeo, non può che rappresentare la novità di se stesso - partito riformista postideologico - anche nel parlamento europeo”.

A Strasburgo, insomma, il Pd deve andare da solo: o nel gruppo misto o dando vita a un nuovo gruppo con chi, ribadisce Castagnetti, “condivide la nostra stessa idea di Europa federale di Partito democratico moderno”.

Veltroni, intanto, continua a rinviare la sua scelta. Ma, i tempi stringono ed è necessario che il segretario dei democratici prenda posizione quanto prima su tale questione. A frenarlo, secondo molti osservatori, sarebbe proprio la fronda post democristiana (confluita negli anni nella Margherita) etichettata da esponenti socialisti quale “resistenza conservatrice” pronta a tutto pur di evitare l’ingresso del Pd nel Pse.

E così, anche la revisione del nome da Pse a “gruppo parlamentare dei socialisti e dei democratici” potrebbe non bastare. C’è chi parla di fini comuni come coniugare la propria tradizione politica con la sfida della modernità ma, il Pd, per gli ex dl, è già oltre. La “rivoluzione” attuata in vista delle politiche di aprile non permette passi indietro: soli, liberi, senza condizionamenti esterni. Anche in Europa.

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Primarie democratiche verso la conclusione...oppure no?

pubblicato da paolo

Abbiamo avuto modo, qui su Polislog, di occuparci a più riprese delle primarie americane, in particolare nel campo democratico. D’altra parte i democratici a stelle e strisce non si sono fatti mancare nulla: non solo una sfida tra due candidati forti e di grande appeal mediatico (una donna e un afro-americano, ed entrambi di grande personalità), ma un duello teso e pressoché infinito.

Mentre il vetusto repubblico John McCain è già da tempo in campagna elettorale per le presidenziali di novembre, infatti, Hillary Clinton e Barack Obama sono ancora in piena battaglia. Gli ultimi sussulti sono di questi giorni, e riguardano sia decisioni burocratiche che primarie vere e proprie. Eventi che potrebbero chiudere la gara, ma anche aprire la strada a nuove evoluzioni.

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Le primarie americane tra realtà e "West Wing"

pubblicato da paolo

Le primarie americane, soprattutto nel versante democratico, stanno letteralmente infiammando (e forse cominciando ad annoiare) l’America.

Lo sviluppo della sfida tra Hillary Clinton e Barack Obama, d’altra parte, ha tutti i caratteri di un vero e proprio romanzo: una donna risoluta e ammanicata coi poteri forti, un giovane senatore di una minoranza che strega le folle con la sua retorica, giochi di potere, un risultato sul filo di lana e colpi bassi a non finire.

Se questa sfilza di strutture narrative lascerebbe pensare a una versione in salsa politica della soap opera Dallas, in realtà il legame più forte è con uno dei prodotti di più alta qualità della fiction a stelle e strisce, cioè il telefilm “The West Wing”.

Ma cosa ha a che fare “West Wing” con le attuali primarie americane? Vediamo di raccontarlo, senza svelare troppo per chi non avesse ancora visto l’intera serie e segnalando una creazione ad hoc di un autore per l’attuale quadro politico.

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Dopo Caporetto c'è solo Vittorio Veneto

pubblicato da Bruno Marino

Tradizionalmente, il 1° Maggio si consuma un gigantesco rito collettivo, la festa dei lavoratori, ma soprattutto, per i più giovani, il “concertone”. The great gig in the sky at Piazza San Giovanni. L’appuntamento musicale della festa dei lavoratori è tradizionalmente un momento di espressione politica molto seguito: chi non ricorda le frasi di Andrea Rivera sul Vaticano e sulla Chiesa Cattolica? Comunque, il video qui sopra è un utile ripasso.

Questo Primo Maggio sarà una festa amara per il popolo della sinistra. La sconfitta del 13-14 Aprile e la catastrofe delle elezioni amministrative stanno imprimendo un segno profondissimo nell’animo di quanti solo un paio di anni fa si sentivano (seppur di poco) maggioranza nel paese. Le cose sono evidentemente cambiate.

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