Tutti gli articoli con tag democrazia

Ore 12 - Affaire G8-Maddalena: l'Italia perde anche la faccia

pubblicato da Massimo Falcioni in: Il punto politico

altroLa vicenda delle indagini sul G8 alla Maddalena fotografa per l’ennesima volta un Paese malato.

Al di là delle frasi rituali sulla presunzione di innocenza sempre valida per tutti e del doveroso rispetto del giudizio dei tribunali, è da subito chiaro che l’Italia è sotto il tallone della “malapolitica”, che non è perversa eccezione, ma regola fissa.

L’aria fetida della corruzione si respira ovunque e s’ode sinistro il tarlo che corrode la democrazia. Si è oramai andati ben oltre la nefanda occupazione delle Istituzioni da parte dei partiti.

Chi governa si sente depositario della “verità”, per cui fa e disfa come gli pare e piace.

Questo Paese vive sempre di più “sotto tutela”, dominato dalla logica del “ci penso io”, dei poteri speciali, del “commissariamento, dei commissari straordinari, dei plenipotenziari, dei soggetti attuatori.

L’Italia è in uno stato di “guerra” e di emergenza permanente: guerra contro i comunisti, contro i partiti (degli altri), contro le assemblee elettive, contro i diversi, contro i barbari immigrati, contro tutto e tutti quelli che non la pensano come l’unto del Signore, guerra contro i bamboccioni, i burocrati, gli apparati, soprattutto guerra contro le leggi, le regole, la trasparenza. Il tutto, ovvio, per esaltare il governo del “fare”.

Il risultato è sotto gli occhi di tutti: il disfacimento materiale e morale di una nazione. L’Italia perde ogni giorno un pezzo della sua dignità. Persa la faccia, che ci rimane?

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Google vs Cina: la strategia diversa di Microsoft, allineata con la censura di Pechino

pubblicato da davide f. in: Esteri

flickr

Qualche giorno fa vi abbiamo parlato dello scontro tra Google e la Cina, una battaglia tra titani, di cui abbiamo tracciato le coordinate e ipotizzato gli sviluppi. Google ha dichiarato che cercherà un compromesso, promettendo di tenere in grande considerazione la questione della censura e delle violazioni da parte delle autorità cinesi.

Da parte sua la Cina, pur nella sua rigidità, continua ad auspicare il dialogo con l’azienda americana, per una questione di immagine ma non solo. E i concorrenti di Google? C’è chi, minimizzando quello che è successo, spera nella rottura per allargare il suo business, disinteressandosi decisamente del profilo democratico o meno della Cina.

Immagine/Flickr

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Google vs Cina: la storia di Xu Zhiyong, tra censura compromessi e democrazia

pubblicato da davide f. in: Esteri

flickr, common creative

Potere e tecnologia, autoritarismo e democrazia, interessi economici e censura. La capacità della rete di disperdere il potere, decentrarlo, distribuirlo in orizzontale, renderlo condiviso e pensato per una cittadinanza attiva, che propone e non sta a guardare. Temi mai così attuali, anche nel Belpaese, con alle porte un osceno decreto Romani, come ci spiega bene nel suo blog Alessandro Gilioli.

Il caso più lampante di scontro tra potere tecnologico e potere politico nelle ultime settimane è certamente quello di Google contro la Cina. Infatti dopo ripetute violazioni a fini di spionaggio, furto di proprietà intellettuale e censura da parte delle autorità cinesi, Google ha minacciato, almeno inizialmente, di andarsene.

Strategia giusta o sbagliata? La storia di Xu Zhiyong ci può aiutare meglio a capire la portata della posta in gioco.

Immagine|Flickr

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Ore 12 - Macchè sasso! Quello di Fini è un pietrone ...

pubblicato da Massimo Falcioni in: Il punto politico

altroQuella sollevata ieri da Gianfranco Fini, non è una questione di lana caprina. E non è neppure una questione “solo” istituzionale.

Il presidente della Camera, oltre a ribadire che “bisogna evitare un uso distorto della decretazione d’urgenza”, apre un contenzioso di grande rilievo politico: “La legittimazione a governare non viene solo dalle urne”.

Il cofondatore del Pdl smonta così il perno dell’impalcatura ideologica e strategica di Berlusconi, da sempre basato sulla legittimità assoluta del consenso popolare.

In definitiva, Fini mette in discussione la “qualità” di questa democrazia della seconda Repubblica. In Italia non c’è regime: si vota, si vota in modo segreto e libero, ci si può liberamente esprimere.

Nei sistemi liberali le democrazie sono fondate sulla legittimità del consenso elettorale, ma sono anche il frutto molto sofisticato di un delicato e complesso rapporto di poteri.

Il centro destra che è al governo insiste nel ribadire che l’unzione popolare è l’ “in sè ” esclusivo della legittimazione. E dunque … i giudici (i media, l’opposizione, il parlamento ecc.) non rompano le scatole. E dunque lasciate fare a Silvio. Come scriveva Giovanni Sartori: la dittatura della maggioranza più la dittatura del premier sulla sua maggioranza …

A forza di inneggiare all’esigenza di distruggere la partitocrazia, si è giunti a una partitocrazia senza partiti, con partiti padronali e di cartapesta, e con le assemblee elettive degradate, con i “nominati” a comando.

L’idea che Berlusconi vuole imporre, quella della “democrazia del leader”, è un bluff. La democrazia è il plebiscito di ogni giorno. Ogni giorno il potere si giustifica e legittima se stesso dalla comparazione di un partecipato giudizio critico nei confronti del potere. La democrazia non è quella del “comando solitario”, di un leader voluto dal popolo, ma un quotidiano scontro ed incontro di interessi per la ricerca di soluzioni ai problemi di ogni cittadino salvaguardando gli interessi generali della Nazione.

Così, con la partecipazione dei cittadini, nel confronto/scontro fra poteri, si alimenta la democrazia, non (solo) con la continua semplificazione delle procedure.

Questo è il nodo posto da Fini. Non lo si scioglie con facili battute.

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Ore 12 - Caccia alle streghe ed epurazioni: i Verdi con i baffi di Stalin

pubblicato da Massimo Falcioni in: Il punto politico

altroDal oltre mezzo secolo Giuseppe Stalin non c’è più.

Ma i baffoni del dittatore restano il distintivo di una parte della sinistra fuori dalla storia e dalla democrazia. Non c’è più il gelo del gulag e nemmeno il terrore del Kgb.

Ma i proclami di eresia, la caccia alle streghe, le epurazioni, con scissioni e contro scissioni, infamanti accuse e controaccuse, animano e dilaniano ancora oggi la sinistra italiana.

E’ così anche in una area non di matrice marxista leninista come quella dei Verdi. E’ in corso una caccia alle streghe senza precedenti, come dimostra l’espulsione di un esponente storico quale Paolo Cento (Er Piotta) e dei componenti la minoranza del partito.

Una espulsione per raccomandata (firmata dal neo segretario Angelo Bonelli) con ricevuta di ritorno.

L’accusa? Cacciati perché membri del coordinamento di Sinistra e Libertà. Alla richiesta di un confronto aperto, il segretario ha risposto con le raccomandate.

Peggio dell’inconsistenza politica c’è il settarismo, l’arroganza, la prepotenza di chi decide per tutti, statuto in mano. Corsi e ricorsi della storia. Lo “stalinismo”, appunto.

E’ il solito refrain: la sinistra in crisi, che invece di ricompattarsi su un progetto politico, tende a frantumarsi e poi a frantumarsi ancora.

Ma, si sa, la scissione è il primato del proprio ombelico. Aspettando Godot.

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Ore 12 - La sfida del Pd di Bersani. Niente è scontato. Neppure per Berlusconi

pubblicato da Massimo Falcioni in: Il punto politico

altroPier Luigi Bersani l’ha detto subito: “Farò il leader a modo mio”. Un monito contro qualcuno (D’Alema o Franceschini e Marino) o un segnale per marcare in positivo il rinnovamento e l’autonomia?

Il nuovo segretario parte dalla buona prova data dal popolo delle primarie Pd e non può “sciupare” questo capitale umano e politico, il cui peso e valore va ben oltre i confini di un singolo partito.

Perché in ballo non c’è solo la prospettiva del piddì chiamato a giocare l’ultima sua carta, dopo essersi mangiato tutti i jolly a disposizione. Qui adesso in palio c’è l’alternanza di governo, c’è il futuro dell’Italia, la stessa democrazia di un Paese vicino al collasso, non solo economico.

Il forte dato delle primarie (arzigogolate e non toccasana ma comunque significative) confermano che gli iscritti del Pd (vale anche per altri partiti?) non sono dei “marziani”.

E soprattutto c’è una forte domanda di partecipazione “diretta” da parte dei cittadini che non si rassegnano a delegare a nessun “padre/padrone”, né tanto a meno a qualche caudillo o sultano, i propri destini e quelli di una nazione come l’Italia. E’ la politica che deve tornare in campo.

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Le pagelle del martedì

pubblicato da Massimo Falcioni in: La pagella del giorno

Massimo D’Alema: sbugiardatore. Voto + 8. L’ex ministro degli Esteri sbugiarda Berlusconi che si definisce: “il premier eletto dal popolo”. Un terzo degli italiani non ha votato; 2 su 3 ha votato per il governo; quindi meno di un terzo sta con Berlusconi. Già.

Silvio Berlusconi: incendiario. Voto – 9. Il premier aizza gli imprenditori “a ribellarsi contro chi parla male di me e discreditano l’Italia e i nostri prodotti”. Poi il Cav. rassicura: “Alla democrazia e alla libertà ghe pensi mi”. Tranquilli. Sopra una polveriera.

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Intervista - Massimo d'Alema a polisblog: "PdL non manifesta? E' il primo segnale di buon senso"

pubblicato da R.D. in: Massimo d'Alema Intervista con...

d'alema polisblog

Incontro Massimo d’Alema ad Alessandria, a conclusione di una serata di supporto alla candidatura di Pierluigi Bersani per le primarie del PD. Per l’occasione l’ex Presidente del Consiglio è stato intervistato da un giornalista dell’edizione locale de La Stampa, sul palco di un ex cinema decisamente gremito di spettatori, iscritti e simpatizzanti.

L’intervista-dibattito si è snodata per circa un’ora, in cui il Lìder Massimo non ha mancato di parlare di Berlusconi e delle polemiche sulla bocciatura del Lodo Alfano. In particolare, ha sottolineato come in nessun Paese democratico e moderno l’aver ottenuto la maggioranza dei voti possa scardinare il principio di legalità:difficile contraddirlo, a riguardo. Ha citato, in proposito, l’esempio di Israele, in cui Olmert si era dimesso in seguito ad accuse di corruzione.

Secondo D’Alema, inoltre, il consenso di Berlusconi nel Paese inizia a calare, e matura la delusione di diversi settori di borghesia imprenditoriale nei suoi confronti. Visto lo scopo della serata, non sono mancati i riferimenti al Partito Democratico e alle vicende congressuali. D’Alema ha sottolineato come, all’interno del PD, non si debba porre l’accento sul dibattito tra chi rappresenta il nuovo e chi il vecchio, ma tra chi si candida a rappresentare una grande forza di governo di questo Paese.

Per l’ex Presidente dei DS la persona che può ricoprire al meglio questo ruolo è, ovviamente, Pierluigi Bersani.

On. d’Alema, Berlusconi ha annunciato che non intende più attuare la manifestazione di piazza di cui aveva parlato gli scorsi giorni. Crede che sia un segnale di debolezza?

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Nasce il Movimento (a 5 stelle) di Liberazione Nazionale di Beppe Grillo

pubblicato da m.paganini in: Partiti Regionali 2010


Nonostante la proposta di legge nazionale che punta ad imporre una soglia di sbarramento del 4% anche per le Elezioni Regionali, Beppe Grillo ha mantenuto la parola e rispettato l’annuncio: “In autunno nascerà un nuovo Movimento di Liberazione Nazionale, un soggetto politico a Cinque Stelle espressione dei cittadini. Un esempio di democrazia diretta”.

Ebbene il Movimento [a 5 stelle] di Liberazione Nazionale è stato battezzato ieri a Milano, con un programma articolato in 7 punti: Energia, Salute,Trasporti, Economia, Informazione, Istruzione e Stato e cittadini. Il Mln si presenterà agli elettori in Emilia Romagna, Piemonte e Campania ma sosterrà, nelle altre regioni, eventuali liste che ne condivideranno gli obiettivi.

Nelle liste del Movimento, che Grillo vorrebbe piene di trentenni pronti a rovesciare e rinnovare il Paese, non dovranno esserci condannati o persone che hanno avuto più di due candidature e che fanno parte di altri partiti. Tra le 2 mila persone che hanno partecipato all’evento c’era anche l’eurodeputato De Magistris, che potrebbe guardare verso la nuova creatura a causa degli screzi con Di Pietro (che pure ha ricevuto apprezzamenti ed elogi da Grillo).

Foto | Flickr

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Leggiamo la Costituzione: l'appello sulla libertà di stampa di Repubblica e l'articolo 21 (decima parte)

pubblicato da alessandro m. in: Costituzione Regole del gioco Silvio Berlusconi

Firma della Costituzione

[Le “puntate” precedenti: prima parte, seconda parte, terza parte, quarta parte, quinta parte, sesta parte, settima parte, ottava parte, nona parte]

Possiamo trarre, a questo punto arrivati, alcune conclusioni. Si può affermare, innanzitutto, che la libertà di stampa, profilo della più ampia libertà di manifestazione del pensiero riconosciuta e garantita dall’articolo 21 della Costituzione italiana, ha un ruolo fondamentale per la democrazia. Essa, in primo luogo, in quanto contenuto della libertà di espressione, costituisce una manifestazione insopprimibile della dignità umana e, come tale, va tutelata nel modo più ampio possibile. In secondo luogo, tale libertà consente la diffusione delle informazioni relative ai fatti (o alle interpretazioni correnti dei fatti) che abbiano rilevanza per la gestione della cosa pubblica.

In un ordinamento nel quale la sovranità appartiene ai cittadini, questi ultimi devono continuamente vigilare affinchè i propri rappresentanti esercitino in modo responsabile le funzioni che sono state loro delegate. La stampa, insieme a tutti gli altri mezzi d’informazione, assolve, pertanto, un ruolo insostituibile: essa dà all’opinione pubblica la “vista” sui fatti. Proprio per questo il pluralismo della stampa e, più in generale, delle fonti di informazione è una condizione necessaria per la sopravvivenza di una sana democrazia.

L’appello di Repubblica evidenzia un problema che non può essere liquidato senza un’attenta osservazione delle condizioni in cui attualmente versa l’informazione in Italia. Su questo versante, assistiamo quotidianamente ad episodi molto inquietanti. E la decisione del Presidente del Consiglio di citare in giudizio, al fine di ottere un risarcimento di considerevole entità, un giornale che gli ha posto delle domande riguardanti fatti che hanno una indubbia rilevanza pubblica non può che destare preoccupazioni, poiché le pressioni che il Capo del Governo può esercitare sui giudici chiamati a decidere la causa sono, com’è evidente, notevoli. Esiste, poi, una ragione d’inopportunità che avrebbe dovuto indurre il Premier ad astenersi da simili iniziative.

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