
Dopo la messa al bando dei minareti la Svizzera rischia ora di mettersi nei guai con alcune istituzioni internazionali. Una di queste è proprio quella Corte Europea dei Diritti dell’Uomo di cui molto si è parlato recentemente per la sentenza sul crocifisso nelle aule italiane.
Ha scritto infatti il quotidiano tedesco Sueddeutsche Zeitung:
La messa al bando dei minareti costituisce anche una flagrante violazione della Convenzione Europea sui Diritti dell’Uomo. Non ci vorrà molto prima che qualcuno colpito dalla proibizione porti il caso di fronte alla Corte Europea dei Diritti Umani di Strasburgo, causando un imbarazzante condanna e forse l’espulsione della Svizzera dal Consiglio d’Europa
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Se in Italia mancasse solo un mese alle prossime elezioni legislative, il paese sarebbe in subbuglio: provocatorie affermazioni a raffica da parte di Silvio Berlusconi, “Repubblica” alla ricerca di nuovi scandali. Baillame mediatico a non finire.
In Germania, in attesa delle elezioni del prossimo 27 settembre, le cose vanno abbastanza diversamente. Forse troppo. La Cancelliera Merkel ha finora rinviato l’inizio della sua campagna elettorale, sperando probabilmente di capitalizzare la sua immagine bipartisan di leader della Grosse Koalition: una strategia che sta facendo saltare i nervi ai socialdemocratici.
Poco da meravigliarsi quindi se ben l’84% dei tedeschi giudica la campagna “noiosa”, secondo un sondaggio che è stato rilanciato anche dal New York Times. Alcuni avvenimenti di questi giorni però sembrano indicare che le cose potrebbero presto cambiare.
Continua a leggere: Germania: la "noiosa" campagna elettorale a un punto di svolta?

Anche questa settimana la stampa straniera non ha parlato solo di intercettazioni, Berlusconi, Carfagna, Paolo Guzzanti e Barbara Berlusconi, come potrebbe sembrare dalla nostra rassegna stampa di ieri. Un altro tema affrontato da più di un giornale è stato, come spesso accade, quello della sicurezza e dell’immigrazione.
In particolare, un buon numero di commenti proviene dalla vicina Francia, sempre molto attenta su questo genere di questioni. Eric Valmir, corrispondente dall’Italia di Radio France, si è ad esempio chiesto sul suo blog come mai non si parli più di sbarchi a Lampedusa, conducendo una ricerca che l’ha portato a interrogare anche gli abitanti dell’isola. La risposta?
“Sì e no” (..) “Nemmeno un arrivo a Lampedusa, ma, al largo, i pescherecci continuano ad imbattersi in cadaveri, resti umani… meno di prima, ma comunque succede ancora. Immaginiamo che talvolta i guardacoste recuperino i sopravvissuti per condurli in Libia, come avvenuto lo scorso maggio. Tutto è organizzato perché le imbarcazioni non arrivino più a Lampedusa. Ma al porto e in città, se ne parla, si vuol sapere.. Visto che la notte gli elicotteri non smettono di girare”

Uno degli argomenti più utilizzati in questi anni dai sostenitori dell’introduzione in Italia della pillola abortiva Ru486 è stato il fatto che essa sia già da tempo utilizzata nella stragrande maggioranza dei paesi europei ed occidentali. Per questo motivo è interessante vedere come sono state accolte, dalla stampa estera, le notizie degli sviluppi di questi ultimi giorni.
Questa settimana non ci sono state infatti solo le approfondite analisi sul declino del nostro paese di Financial Times e Der Spiegel, ma anche chi, come il Washington Post, ha parlato della pillola più controversa d’Italia:
Sviluppata nei primi anni ’80 in Francia, il Mifepristone o RU-486 è disponibile come farmaco da vendersi su ricetta medica negli Stati Uniti e in quasi tutta l’Unione Europea tranne in alcuni dei paesi più cattolici come il Portogallo, l’Irlanda e finora in Italia.(..) Resta da vedere quanti dottori la prescriveranno dal momento che, secondo un rapporto del Ministero della Salute, circa il 70% dei medici italiani sono “obiettori di coscienza” che rifiutano di praticare aborti nelle loro cliniche o ospedali.

Bentornati al periodico appuntamento cogli articoli e i commenti dei giornali stranieri alle vicende italiane. In questi ultimi giorni, complice forse l’atmosfera di “pre-pausa estiva”, più di un giornale si è dedicato a tracciare ritratti più approfonditi del nostro paese, che vanno per una volta oltre lo scandalo Berlusconi-Patrizia D’Addario delle scorse settimane.
E’ il caso ad esempio dell’autorevole Financial Times, che si è incaricato di ricordare ai suoi lettori qualcosa che troppo spesso anche molti nostri compatrioti dimenticano, ovvero che “i problemi italiani non finiscono con Berlusconi“:
Le rivelazioni ormai quotidiane sulla vita sessuale di Silvio Berlusconi suggeriscono a molti l’idea di un leader inadatto a governare. Tuttavia nella vasta copertura giornalistica sulla stampa internazionale e nella crescente condanna del comportamento del primo ministro italiano, vengono omessi problemi più grandi, che vanno al cuore del declino italiano e che non verranno risolti con la sola rimozione di Berlusconi dal suo incarico. La questione centrale sullo sfondo è la portata della corruzione al cuore del governo e la mancanza di trasparenza e di responsabilità che intralcia ogni tentativo di affrontarla

Leggere i media stranieri è interessante non solo quando si occupano direttamente del nostro paese (per quello c’è la nostra rubrica rassegna stampa estera), ma anche quando affrontano temi che vengono in un modo o nell’altro sottovalutati da dalle nostre parti.
Ad esempio l’edizione internazionale del tedesco Der Spiegel si è recentemente occupata con intelligenza di un tema stranamente (e colpevolmente) ignorato nel Bel Paese: quello della disoccupazione giovanile, che rischia di avere drammatiche conseguenze sulla cosiddetta “generazione Y” (quella nata tra il ‘79 e l’89).
I decisori politici sono preoccupati che una prolungata disoccupazione colpisca la capacità di un’intera generazione di essere competitiva sul posto di lavoro. Quando l’economia finalmente si riprenderà, molti degli under 25 saranno diventati over 25, e concorrenti più giovani saranno alle loro calcagna nella competizione per occupazioni da ingresso nel mercato del lavoro.

Questa settimana, se escludiamo il divorzio di Veronica Lario e Silvio Berlusconi, cui abbiamo dedicato non a caso una puntata speciale della nostra rassegna mercoledì, si è parlato innanzitutto dell’attivismo di Fiat sui fronti Opel e Chrysler, tema più prettamente economico, ma con alcuni risvolti sul piano politico. In Francia Le Figaro ha titolato ad esempio che l’accordo con la casa americana “risveglia il patriottismo italiano”, fenomeno che vede in prima fila il Cavaliere.
Altri giornali, come De Volkskrant in Olanda, hanno mostrato evidente scetticismo rispetto alla possibilità di associare i concetti “operazione economica di successo” e “Italia”. Per risolvere questa dissonanza cognitiva, il quotidiano olandese ha prima ironizzato sulla stima incondizionata di cui gode Sergio Marchionne nel nostro paese, e ha poi messo in dubbio la sua “italianità”, con una giravolta a dire il vero abbastanza offensiva:
“Che Marchionne sia un ’uomo straordinario’, come viene definito, è certo –perlomeno lo è per gli standard italiani. A cominciare dall’aspetto: raramente in completo e mai con cravatta, Marchionne porta quasi sempre camicia con sopra normalmente un maglione blu scuro. In Italia, un outfit di questo tipo può solo essere visto come un’energica dichiarazione. (..) Non si può certo dire che Marchionne sia l’italiano medio. Parla inglese senza alcun accento e possiede sia il passaporto italiano che quello canadese”
Continua a leggere: Rassegna della stampa estera: Fiat e Opel, la Mafia e la libertà di stampa

Non c’è niente da fare: all’estero c’è un solo nome in grado di catalizzare l’attenzione sul nostro paese, e quel nome è Silvio Berlusconi. I giornali stranieri non si distinguono dunque poi così tanto, a questo riguardo, dai media nostrani.
La candidatura di starlettes televisive al parlamento europeo non è infatti assolutamente passata inosservata oltralpe: il Times vi aveva dedicato un articolo già prima dell’intervento di Veronica Lario, così come O Estado de Sao Paulo, El Pais e l’olandese Algemeen Dagblad che ha offerto la più lucida analisi della vicenda:
Il fatto che l’Italia forse non manderá a Strasburgo i rappresentanti piú adatti, non ha molta importanza. In Italia il Parlamento Europeo é visto come un ampio parcheggio per politici e personalitá televisive disoccupate. Per sindaci e ministri é una buona seconda fonte di reddito. (..) Inoltre é una pacchia: gli europarlamentari italiani guadagnano piú di tutti gli altri (circa 20.000 euro al mese) e sono quelli che fanno di meno, cosí appare dagli accertamenti
In un editoriale molto interessante oggi Bernardo Valli su Repubblica descrive come anche all’estero sia diventato temerario criticare il governo italiano. La critica comporta una raffica di proteste da parte delle ambasciate, invitate a reagire dal premier quando i quotidiani stranieri parlano male dell’Italia. Ecco un breve estratto.
“È capitato al Times quando ha ironizzato sulle parole di Silvio Berlusconi che invitava i rifugiati dell´Aquila a «passare il weekend di Pasqua al mare». È capitato al Guardian quando ha scritto che la fusione tra Alleanza Nazionale e Forza Italia segnava la nascita di una formazione «postfascista». È capitato a El Pais quando ha definito Berlusconi uno dei leader più sinistri. E allo Spiegel. Scrive Ridet (giornalista di Le Monde): suscettibile, Silvio Berlusconi? Si, ma non più degli italiani che rifiutano di riconoscersi nello specchio che tende loro la stampa straniera.”
Continua a leggere: Bernardo Valli su Repubblica: se Le Monde critica l'Italia...
Nel 2005, al momento dell’elezione di Josef Ratzinger al soglio pontificio, la Germania era quasi unanimemente in festa: dalla Seconda Guerra Mondiale in poi, infatti, non accade spesso che un tedesco occupi una posizione in cui (potenzialmente) si è oggetto di ammirazione e devozione da parte di uomini e donne di tutto il mondo.
Poco meno di 4 anni più tardi, il clima sembra ben diverso in terra teutonica: la riabilitazione del vescovo negazionista Williamson e la recente nomina a Vescovo di Linz dell’ultraconservatore Gerhard Wagner come Vescovo ausiliare di Linz hanno attirato al Papa tedesco una valanga di critiche nel suo paese d’origine.
E non solo - come ci si potrebbe attendere - dalla stampa più o meno liberale, ma anche in maniera crescente da esponenti della Chiesa Cattolica tedesca stessa, tra cui arcivescovi e teologi di spicco. E i toni che hanno scelto non sono stati dei più moderati.
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