
La battaglia della Lega Nord per ridare dignità ai dialetti e alle lingue locali (ricordiamo per esempio che alcuni idiomi regionali, per esempio il veneto e il friulano, vanno considerati lingue a tutti gli effetti) sortisce un primo clamoroso effetto. Se infatti per ora aveva ottenuti piccoli seppur ben pubblicizzati risultati, con la realizzazione di qualche cartone animato e alcune segreterie telefoniche comunali in dialetto, oggi può registrare un ben più significativo successo, vista la popolarità di cui gode Sanremo, il festival canzonettaro nazionale.
Cos’è accaduto dunque? Semplicemente che è stato cambiato l’articolo 6 del regolamento, ovvero quello che escludeva tutti i brani cantati in lingue diverse dall’italiano (erano ammessi nei testi solo in minima parte - vedi Tazenda quando cantarono in sardo in coppia con Bertoli). Le lingue straniere naturalmente rimangono off limits, ma gli idiomi dialettali vengono equiparati all’italiano, in quanto “appartenenti alla lingua italiana, quali espressioni di cultura popolare”.
Potremo così goderci finalmente nella loro espressione originale canzoni ispirate alla musica folk regionale, come la taranta salentina, la classica canzone napoletana o il country laghee alla Davide Van de Sfroos, pronunciato in dialetto comasco. E se si può discutere sulla paternità politica dell’operazione, che come ovvio non farà piacere a tutti, ricordiamo che i partiti passano ma le tradizioni restano e nessuna forza politica potrà mai mettere cappello sull’orgoglio di un uomo fiero di parlare l’idioma del luogo in cui è nato.
Partito Democratico: inutile. Voto – 7. Chiuso in se stesso, il Pd non si accorge di ciò che succede fuori, in Italia e all’estero. A scuoterlo, solo un sondaggio (inutile) sull’esito delle primarie (inutili). Ancora un po’ e il Pd dimostrerà fino in fondo la propria inutilità politica.
La Padania: lingua madre. Voto – 7. Il quotidiano della Lega anche oggi in edicola con una doppia prima pagina: in dialetto piemontese e in italiano. Ieri, la stessa cosa, in dialetto veneto. Si vuole imporre il dialetto in tv e nelle scuole. Bossi, rauco e chiaro: “Qui comando io!”

Inutile negarlo, in assenza di “letterine”, “papini”, e sexgate del premier in vacanza, il protagonista di queste assolate giornate d’agosto è certamente Luca Zaia, il ministro per agricoltura.
Dalla questione dialetti, che dovrebbero essere più presenti nella nostra vita televisiva, ed in particolare nelle fiction (secondo il ministro leghista) abbiamo già avuto modo di leggere. Oggi, in questo articolo di tv blog, continuiamo però a parlare di Tv e di Luca Zaia per quanto riguarda… i Gay.
Eh si, perché per il ministro, sollecitato in una intervista da Klaus Davi, ha dichiarato che “La Rai deve essere un canale per promuovere i valori della famiglia, non per veicolare la cultura gay o le unioni gay”
Continua a leggere: Dopo i dialetti, Zaia parla d'altro: fuori i Gay dalla tv di stato

Come sempre, quando un partito propone qualcosa di inusuale e culturalmente controcorrente si scatena la ridda dei no da parte di un establishment politico fondamentalmente reazionario come quello italiano, e questo indipendentemente dalla sua collocazione a destra o sinistra. In passato si è assistito più volte a questo fenomeno (recentemente con le cosiddette gabbie salariali) che si identifica con il conservatorismo culturale, che poi è l’humus che dà da mangiare ai partiti stessi e ai suoi funzionari e caporioni.
Entrando nello specifico, il ministro alle politiche agricole Zaia (Lega Nord) ha osato spezzare una lancia in favore dei dialetti regionali, chiedendo che la Rai li tuteli promuovendo fiction e programmi di vario tipo - se non un intero canale - nelle lingue locali. Apriti cielo. Sarà il fatto che la proposta viene dalla Lega e quindi va ritenuta automaticamente provocatoria, ma le reazioni sono state più che sprezzanti, e badate bene più dal fronte alleato che dall’opposizione (che si è limitata a un netto disaccordo). Il più esagitato è stato l’Onorevole Bocchino (Pdl) del quale ricordiamo più che altro le gesta nell’affaire Global Service, che ha oxfordianamente commentato: “un’autentica fesseria la proposta di Zaia, da classificare come una boutade estiva, senza alcuna possibilità di applicazione”.
Del passato di Bocchino citiamo uno stralcio di intercettazione con il noto imprenditore-faccendiere Romeo, tanto per ricordare con chi abbiamo a che fare:
Romeo: «Ciao Italo, solo per sapere come era andata…
Bocchino: «Benissimo, la dottoressa è stata molto cortese… l’ho fatta sedere vicino al sindaco… molto carina e poi oggi ci sentiamo per parlare con calma dell’albergo. C’era Ferruccio Ferrante, Andrea Ronchi, ti mandano tutti i saluti, ti ringrazia e…».
Romeo: «Facciamolo un punto anche su lui perché poi la dottoressa mi ha detto che si avvia una stagione di interlocuzione molto positiva con l’imprenditoria…».
Bocchino: «Sì, poi adesso viene a trovarlo, fa la prima cosa con la fondazione Aznar, poi verrà Sarkozy dopo che sarà eletto, insomma ha legato bene alcune operazioni… diciamo con i rapporti esteri».
Romeo: «Va bene, abbiamo fatto una buona figura».
Bocchino: «Ottima, mancavi solo tu…».
A volte si trovano spunti interessanti per una riflessione politica anche sulla free-press. Prendiamo ad esempio l’intervista a Philippe Daverio comparsa ieri su DNews Milano. L’ex assessore della prima giunta leghista milanese (sindaco Formentini), ora capolista per la Lista Penati alle provinciali, commenta così le dichiarazioni di Umberto Bossi, che è sembrato voler svalutare l’Expo 2015 definendola “una manifestazione del secolo scorso“:
Bossi non può affrontare un tema come quello di Expo: lui rappresenta la cultura del contado, non certo quella urbana. Anzi, tutto quello che è cittadino gli dà fastidio. A Roma, però, la Lega si trova bene. Infatti lì la politica è agreste. Il Carroccio di oggi non c’entra più nulla con la Lega milanese degli anni ‘90. Anzi, la realtà è che Bossi odia Milano (..) Quando ero assessore nella giunta Formentini venne solo per una cena ai Quattro Mori.
Al di là della partigianeria politica, bisogna ammettere che quello di Daverio è uno spunto di un certo interesse, sul quale personalmente non avevo mai riflettuto prima: la Lega può essere considerata un partito, se non anti-urbano, comunque più vicino alle istanze dei sobborghi, dei piccoli centri e delle vallate che a quelle di metropoli moderne come Milano? Più elementi sembrerebbero indicarlo.
Continua a leggere: Daverio: "Bossi odia Milano". La Lega Nord è un partito anti-urbano?
I fatti di Mumbai hanno reso più attuali alcuni contenuti dell’intervista all’assessore regionale con delega alla sicurezza Pier Gianni Prosperini. Nel corso della prima parte avevamo affrontato il tema dell’immigrazione, soprattutto di marca islamica, della sicurezza in generale e di una sorta di razzismo al contrario vigente nel nostro paese. Riprendiamo proprio da qui.
Assessore, che idea si è fatto del caso del ragazzo ghanese pestato, sempre se le ipotesi del pm dovessero essere confermate, dalle forze dell’ordine a Parma?
Ora, non conosco il caso nello specifico, ma il fatto che sia stato un vigile… anzi dieci, mi lascia molto perplesso. Proprio per questa ragione se la cosa è avvenuta non la fanno franca di sicuro… e comunque chiediamoci anche cos’ha fatto e detto questo qui? Ricordiamoci che molto spesso da noi si è gridato al razzismo per niente, vedi il caso della somala che non voleva farsi perquisire e poi si è scoperto che era un’ovulatrice (le donne che inghiottono ovuli di cocaina per passare la dogana, NdR) e una spacciatrice.
Su molti casi lei ha avuto ragione. A Parma però c’è un procedimento penale aperto.
Ma certo, i pazzi ci sono dappertutto. Se le forze dell’ordine hanno abusato del loro potere è giusto che paghino.