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“Alla Rai non sposterò nemmeno una pianta”
(29-3-1994)
Silvio Berlusconi
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Mi scuserete il titolo che c’entra una ma… poco con il post, ma non ho potuto resistere al richiamo dei ricordi lontani, che in questo caso mi hanno riportato alla mente un disegnatore geniale come Edika e i suoi Racconti scellerati. In ogni caso il tema non era questo, bensì la ridda di dichiarazioni sull’emergenza haitiana inaugurate dall’italico inviato Guido Bertolaso.
Il capo della protezione civile appena arrivato ha sparato a zero sull’organizzazione degli americani (probabilmente a ragione) salvo poi smentire non appena il Segretario di stato Hillary Clinton è saltata sulla sedia, tuonando contro le spavalde ingerenze del nostro uomo. Non sia mai detto che un piccolo italiano possa permettersi di criticare la grande macchina della prima potenza mondiale, e dunque prima il Ministro Frattini e poi il capo del Governo Silvio Berlusconi han richiamato all’ordine l’incauto Guido.
E se la Clinton si dichiara, ahinoi, “profondamente ferita” dalle sue parole; le viene fortunatamente in soccorso il leader del Pdl parlando con la voce del buon padre di famiglia:
“Senza il generoso e significativo intervento degli Stati Uniti sarebbe stato tutto assai più difficile. In situazioni critiche come questa, è purtroppo inevitabile che sorgano serie difficoltà nell’assicurare un efficace coordinamento degli aiuti. Resto tuttavia convinto che in questi casi sarebbe opportuno evitare dichiarazioni che possano involontariamente innescare polemiche.”
Continua a leggere: Berlusconi vs Bertolaso vs Clinton. Perché tanto odio?
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“I governi, tutti i governi degli ultimi 15 anni, hanno tradito i pensionati”
Raffaele Bonanni
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Per capire perché in Italia i giovani non siano un reale investimento sul futuro è sufficiente riflettere sulle dichiarazioni rilasciate da Giorgia Meloni, il cui Ministero dovrebbe occuparsi proprio per queste persone, a La Stampa.
“Visto - ha dichiarato l’esponente politico - che al Senato prima dei 40 anni non si può essere eletti e quindi le generazioni che precedono tale compleanno dono rappresentate imperfettamente. E’ una riforma su cui c’è larga intesa. Deve esserci corrispondenza tra l’età necessaria per eleggere ed essere eletti”.
Alla richiesta, poi, della giornalista di maggiori dettagli sulla proposta Giorgia Meloni ha ipotizzato deputati diciottenni e senatori con soli sette anni in più.
Continua a leggere: Giorgia Meloni: “Deputati diciottenni e senatori a 25 anni”

Reazioni genericamente improntate alla ferma condanna dell’episodio di violenza subito dal Presidente del Consiglio in serata a Milano, ma il leader IDV Antonio Di Pietro si stacca dal coro:
Gianfranco Fini e Pierluigi Bersani hanno invece usato toni ben diversi per commentare l’aggressione. Fini: «Le dichiarazioni di Antonio Di Pietro sono inaccettabili. Non si può in alcun modo giustificare un atto di violenza». Bersani: «Un gesto inqualificabile che va fermamente condannato». Bossi ha invece parlato di “atto di terrorismo”.
Dal canto suo il Presidente Napolitano ha dichiarato: «Esprimo la più ferma condanna del grave e inconsulto gesto di aggressione nei confronti del presidente del Consiglio al quale va la mia personale solidarietà». Anche avversari politici di Berlusconi come Prodi e Rutelli hanno mantenuto questa linea, che appare d’altronde doverosa in un paese civile che condanna la violenza in ogni sua forma.
Nelle prossime ore vedremo se Di Pietro smentirà le sue affermazioni a caldo, o correggerà quantomeno il tiro.
Ieri vi abbiamo dato conto del presunto filmato che ritraeva Alessandra Mussolini e il capo di Forza Nuova Roberto Fiore in atteggiamenti inequivocabili nella sede del partito. Il video, secondo Indymedia, sarebbe stato ricavato dalle telecamere di sicurezza interne, ma già Fiore tra le altre cose aveva fatto rilevare che la sede non ne dispone.
Rimane da capire cosa abbia spinto il direttore del Giornale Vittorio Feltri a tirare fuori un comunicato stampa del 20 novembre, rimasto completamente inosservato fino al titolone del quotidiano apparso ieri, con tanto di foto della Mussolini che prendeva mezza pagina. Vecchie ruggini? Voglia di sensazionalismo? O più probabilmente pura abilità commerciale…? Giudicate voi.
Per l’intanto vi riproniamo le dichiarazioni di Alessandra Mussolini, come sempre molto colorite.
Continua a leggere: Video hard con Fiore. La Mussolini dichiara: "Non so se essere inc... o ridere"

La spinta antiberlusconiana di Gianfranco Fini - che pure noi in alcuni casi abbiamo elogiato come necessario contrappeso a una leadership troppo assolutista - rischia di avviarsi verso un apice al contempo errabondo e grottesco. Il vecchio pallino finiano del voto agli immigrati ha infatti preso forma in una proposta di legge bipartisan, che prevede per loro la possibilità di partecipare alla consultazione elettorale sia attivamente (dopo 5 anni di residenza con permesso di soggiorno) sia passivamente, ovvero candidandosi direttamente.
Il motivo per il quale il Presidente della Camera si sia così intestardito su un tema che provoca ovvi malumori soprattutto nella parte leghista della coalizione non può che ricercarsi in un progetto complessivo, che prevede una serie di mosse tattiche sulla strada della successione a Berlusconi. L’uggia del centrosinistra nei confronti del Cavaliere è infatti talmente forte da far sì che l’opposizione - ora come non mai rassegnata a rimanere tale - accetterebbe qualunque soluzione alternativa pur di disfarsene.
E la soluzione alternativa, molto andreottiana, è lì pronta sul tavolo: si chiama Gianfranco Fini. In tutto questo il voto agli immigrati non rappresenta che un pretesto risibile per raccattare le firme del centrosinistra e nel contempo raggruppare intorno a sè le porzioni di maggioranza definite “finiane”, magari in vista della creazione di un raggruppamento ad hoc. Un centinaio infatti sono le adesioni raccolte, tra le quali si annoverano decine di parlamentari di Pd, Udc e Italia dei Valori.

La bomba di ieri sono state le dichiarazioni del Presidente del Senato Renato Schifani all’inaugurazione dell’anno accademico del collegio universitario Lamaro Pozzani. Le parole della seconda carica dello stato potrebbero anche apparire di semplice buon senso, se non fosse che in politica tutto ha un significato ben preciso e, in questo caso, evidentemente ispirato da Berlusconi.
«Compito del governo è lavorare per realizzare il programma concordemente definito al momento delle elezioni. Compito dell’opposizione è esercitare il proprio ruolo di critica e di proposta alternativa, in coerenza con il proprio mandato elettorale. Compito della maggioranza è garantire che in Parlamento il programma del governo trovi la compattezza degli eletti per approvarlo. Se questa compattezza viene meno, il risultato è il non rispetto del patto elettorale. Se ciò si verificasse, giudice ultimo non può che essere, attraverso nuove elezioni, il corpo elettorale».
Che si traduce così: Berlusconi è stufo delle interferenze su ogni provvedimento da parte della sua stessa maggioranza, in particolare su processo breve e varie riforme giudiziarie. Dunque i suoi “oppositori” interni, a partire da Fini e dai suoi, si adeguino oppure si vada a elezioni anticipate e ci penserà il popolo a farli tacere.

Una decina di giorni fa abbiamo recensito su queste pagine l’ottimo volume “Flex-insecurity - Perchè in Italia la flessibilità diventa precarietà” dei ricercatori del Collegio Carlo Alberto Berton, Richiardi e Sacchi. Qualche giorno dopo, le dichiarazioni del ministro Tremonti sul ritorno al “posto fisso” hanno reso il tema se possibille ancora più attuale.
Ed è sullo sfondo di questo clima da grida manzoniane che si è tenuta l’altroieri all’Università Statale di Milano la presentazione del , alla presenza degli autori e di alcuni importanti studiosi di mercato del lavoro e welfare come Tito Boeri, Michele Salvati, Maurizio Ferrera e Emilio Reyneri.
L’intento della giornata? “Discutere di come disegnare politiche di lungo periodo che mantengano i benefici della flessibilità senza intaccare le condizioni di vita dei lavoratore”, che potrebbero essere messe in atto da un’ipotetica parte politica che non volesse limitarsi a quelle che i discussant definiscono senza mezzi termini le “sparate” di Tremonti.

Le dichiarazioni di ieri del ministro Tremonti sulla necessità di tornare al “posto fisso” sono in totale contraddizione con le posizioni e le politiche dei governi di centrodestra degli ultimi 15 anni, come abbiamo dimostrato. Ma magari si trattasse solo di incoerenza!
Il fatto è che la posizione del “nuovo” (ancora non si sa per quanto) Tremonti è proprio sbagliata. Solo qualche giorno fa mi sono infatti sforzato di spiegare su queste pagine, nella recensione dell’ottimo volume “Flex-insecurity”, edito da Il Mulino, che la flessibilità non genera necessariamente precarietà.
Paesi come l’Olanda e la Danimarca hanno considerevolmente flessibilizzato il lavoro negli anni ‘90, ma hanno accompagnato queste riforme con un appropriato adeguamento delle tutele del lavoro, del welfare e degli ammortizzatori sociali. Il risultato è quel sistema di Flexicurity che è divenuto la politica ufficiale dell’UE e dell’OCSE.
In Italia le cose sono andate diversamente: abbiamo avuto la flessibilità, ma non tutto il resto. Il risultato? Precarietà e insicurezza. O Flex-insecurity, come sostengono Berton e colleghi.
Continua a leggere: Tremonti e il "posto fisso": perchè la svolta del ministro è una burla