
Dobbiaco, in tedesco Toblach, paesino da favola nelle dolomiti sudtirolesi e luogo di villeggiatura per moltissimi affezionati turisti. Fino ad oggi noto solo per le suddette qualità, è improvvisamente assurto alle cronache per le dichiarazioni da brivido del presidente della provincia autonoma di Bolzano Luis Durnwalder:
“Sono molto scettico e voglio essere pragmatico: è difficile che a Dobbiaco la gente accetti Bocher come sindaco”
Già perché il primo cittadino democraticamente eletto lunedì scorso pur chiamandosi Guido Bocher - cognome tipicamente locale - è italiano da molte generazioni. Italiano inserito nella comunità, s’intende, perfettamente bilingue e integrato; ma pur sempre di etnia italiana.

Grande clamore ha sollevato una dichiarazione resa ieri in conferenza stampa dal sindaco di Milano Letizia Moratti (qui ne parliamo su 02blog). Si tratta di una vecchia polemica, ma molto significativa per capire quanto le posizioni di destra e sinistra siano tuttora inconciliabili su problemi come delinquenza e immigrazione.
La Moratti di fatto ha scoperto l’acqua calda, affermando che i clandestini se non hanno un lavoro di norma delinquono. Un dato che potrebbe persino apparire scontato ai più, dato che se non hanno mezzi di sussistenza in qualche modo dovranno pure arrangiarsi. Quindi o vivono alle spalle di qualcuno che li aiuta o si danno all’accattonaggio (pur esso un reato) o commettono reati più gravi.
Tanto è bastato tuttavia per provocare l’insorgenza delle anime belle, con il consueto campionario di buonismo, del tipo: “anche gli italiani delinquono, è razzismo” ecc. ecc. Ma alla realtà bisogna guardare in faccia. È ovvio che anche gli italiani commettono reati, e nessuno ce l’ha con i clandestini in quanto tali, ma se non si creano le condizioni perché possano rimanere in Italia onestamente non possono che accrescere il tasso di delinquenza del nostro paese.
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Da tre giorni infuria la polemica sulle dichiarazioni di Calderoli, astutamente estortegli dalla conduttrice di In 1/2 h Lucia Annunziata. Alla domanda se parteciperà alle prossime celebrazioni per il 150° dell’Unità d’Italia il ministro ha risposto in modo sibillino, dimostrando - come prevedibile - ben poco entusiasmo per la ricorrenza.
Ora, al di là del fatto che Calderoli ha semplicemente anteposto la concretezza dei fatti di governo, soprattutto intorno all’annosa riforma federalista, alla celebrazione pura e semplice, cerchiamo di vedere al di là delle sue parole. La Lega viene da antiche posizioni secessioniste che non ha mai completamente abbandonato. Una buona fetta dell’elettorato (e della dirigenza) padane vede il federalismo come una tappa del percorso e non come un punto d’arrivo.
Una volta varata questa riforma la strada per ottenere di più potrebbe aprirsi, e tutto dipenderebbe dalla contingenza politica. Stiamo chiaramente ragionando in senso futuribile. Chissà quanti anni ci vorranno ancora per partorire un sistema federalista vero, ben lontano dai fantocci di sinistra e di destra che abbiamo visto nel passato…
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Ora è davvero ufficiale. I 3 volontari di Emergency sono stati liberati. Le voci si erano rincorse per tutto il pomeriggio, soprattutto dopo una prima dichiarazione del ministro degli Esteri Frattini, intorno alle 16.40, poi confermata dal seguente comunicato:
«Abbiamo ottenuto quello che era il nostro obiettivo prioritario, e cioè la libertà per i nostri connazionali senza mettere in discussione la nostra posizione di ferma solidarietà con le istituzioni afgane e la coalizione internazionale nella lotta contro il terrorismo in Afghanistan»
Col ritorno in libertà di Marco Garatti, Matteo Pagani e Matteo Dell’Aira si smentisce in certo qual modo la teoria cospirazionista che voleva l’esecutivo italiano indifferente nei confronti della questione per via delle note tendenze antigovernative del fondatore di Emergency Gino Strada.
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“Alla Rai non sposterò nemmeno una pianta”
(29-3-1994)
Silvio Berlusconi
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Mi scuserete il titolo che c’entra una ma… poco con il post, ma non ho potuto resistere al richiamo dei ricordi lontani, che in questo caso mi hanno riportato alla mente un disegnatore geniale come Edika e i suoi Racconti scellerati. In ogni caso il tema non era questo, bensì la ridda di dichiarazioni sull’emergenza haitiana inaugurate dall’italico inviato Guido Bertolaso.
Il capo della protezione civile appena arrivato ha sparato a zero sull’organizzazione degli americani (probabilmente a ragione) salvo poi smentire non appena il Segretario di stato Hillary Clinton è saltata sulla sedia, tuonando contro le spavalde ingerenze del nostro uomo. Non sia mai detto che un piccolo italiano possa permettersi di criticare la grande macchina della prima potenza mondiale, e dunque prima il Ministro Frattini e poi il capo del Governo Silvio Berlusconi han richiamato all’ordine l’incauto Guido.
E se la Clinton si dichiara, ahinoi, “profondamente ferita” dalle sue parole; le viene fortunatamente in soccorso il leader del Pdl parlando con la voce del buon padre di famiglia:
“Senza il generoso e significativo intervento degli Stati Uniti sarebbe stato tutto assai più difficile. In situazioni critiche come questa, è purtroppo inevitabile che sorgano serie difficoltà nell’assicurare un efficace coordinamento degli aiuti. Resto tuttavia convinto che in questi casi sarebbe opportuno evitare dichiarazioni che possano involontariamente innescare polemiche.”
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“I governi, tutti i governi degli ultimi 15 anni, hanno tradito i pensionati”
Raffaele Bonanni
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Per capire perché in Italia i giovani non siano un reale investimento sul futuro è sufficiente riflettere sulle dichiarazioni rilasciate da Giorgia Meloni, il cui Ministero dovrebbe occuparsi proprio per queste persone, a La Stampa.
“Visto - ha dichiarato l’esponente politico - che al Senato prima dei 40 anni non si può essere eletti e quindi le generazioni che precedono tale compleanno dono rappresentate imperfettamente. E’ una riforma su cui c’è larga intesa. Deve esserci corrispondenza tra l’età necessaria per eleggere ed essere eletti”.
Alla richiesta, poi, della giornalista di maggiori dettagli sulla proposta Giorgia Meloni ha ipotizzato deputati diciottenni e senatori con soli sette anni in più.
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Reazioni genericamente improntate alla ferma condanna dell’episodio di violenza subito dal Presidente del Consiglio in serata a Milano, ma il leader IDV Antonio Di Pietro si stacca dal coro:
Gianfranco Fini e Pierluigi Bersani hanno invece usato toni ben diversi per commentare l’aggressione. Fini: «Le dichiarazioni di Antonio Di Pietro sono inaccettabili. Non si può in alcun modo giustificare un atto di violenza». Bersani: «Un gesto inqualificabile che va fermamente condannato». Bossi ha invece parlato di “atto di terrorismo”.
Dal canto suo il Presidente Napolitano ha dichiarato: «Esprimo la più ferma condanna del grave e inconsulto gesto di aggressione nei confronti del presidente del Consiglio al quale va la mia personale solidarietà». Anche avversari politici di Berlusconi come Prodi e Rutelli hanno mantenuto questa linea, che appare d’altronde doverosa in un paese civile che condanna la violenza in ogni sua forma.
Nelle prossime ore vedremo se Di Pietro smentirà le sue affermazioni a caldo, o correggerà quantomeno il tiro.
Ieri vi abbiamo dato conto del presunto filmato che ritraeva Alessandra Mussolini e il capo di Forza Nuova Roberto Fiore in atteggiamenti inequivocabili nella sede del partito. Il video, secondo Indymedia, sarebbe stato ricavato dalle telecamere di sicurezza interne, ma già Fiore tra le altre cose aveva fatto rilevare che la sede non ne dispone.
Rimane da capire cosa abbia spinto il direttore del Giornale Vittorio Feltri a tirare fuori un comunicato stampa del 20 novembre, rimasto completamente inosservato fino al titolone del quotidiano apparso ieri, con tanto di foto della Mussolini che prendeva mezza pagina. Vecchie ruggini? Voglia di sensazionalismo? O più probabilmente pura abilità commerciale…? Giudicate voi.
Per l’intanto vi riproniamo le dichiarazioni di Alessandra Mussolini, come sempre molto colorite.