
Francesco Rutelli dopo la sconfitta alle comunali a Roma sembrava politicamente finito. In queste settimane, da quando ha lasciato il Pd, è persino più protagonista e più coperto mediaticamente degli ex colleghi di partito. Il problema è che già dopo poco tempo ha incominciato a sopravvalutarsi in maniera esagerata; l’ultima sua uscita prevede che la sua creatura, alleata con l’Udc, possa diventare il primo partito italiano
Far nascere un nuovo polo che, nel giro di alcuni anni, incontrandosi con l’Udc di Casini, che in questi anni ha avuto coraggio, resistendo a molte correnti avverse, e unendosi con le forze che condividono con noi valori e progetti, diventi la prima forza politica italiana. Saremo umili, perché ambiziosi
E meno male che è umile. Ma vuol veramente diventare primo partito con quella platea di attempati che si porta dietro? Con riciclati come Pisicchio (ex Idv) e Tabacci (Udc)? Proprio quest’ultimo infiamma la folla ultrasessantenne presente agli incontri dell’Api facendo intravedere una forza politica enorme del nuovo progetto
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Massimo D’Alema non parla più dopo la bocciatura europea e il Pd incomincia a rendersi conto della sua pochezza dopo il tradimento del Pse. Qualche democratico ha cercato, senza convinzione, di incolpare in modo ridicolo Berlusconi per l’insuccesso della candidatura ma a freddo incominciano a pensare seriamente al proprio ruolo nello scacchiere europeo.
Alla delusione della scelta bisogna aggiungere il “Te l’avevo detto” che subito arriva da Francesco Rutelli
Gli eletti del Partito Democratico al Parlamento Europeo sarebbero saggi a lasciare il gruppo socialista. Il voltafaccia nei confronti di Massimo D’Alema, candidato autorevole e titolato, ha danneggiato l’Italia e conferma in pieno la mia diagnosi sulla assurdita’ dell’approdo socialista del PD
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