Mentre Ferrero e Diliberto si riorganizzano e provano a stare insieme con ‘Sinistra alternativa’, ecco che una vecchia mini-scissione genera una nuova sigla nella galassia delle ‘formiche’ che stanno a sinistra del Pd. Marco Rizzo, transfuga del Pdci, crea Csp: ‘Comunisti, sinistra popolare’. Nel frattempo però il braccio destro di Rizzo si è separato dal resto del corpo e ha firmato l’atto di nascita del movimento ‘Mani destre per il Comunismo’. Il braccio sinistro, invece, pare non condividere la piattaforma elaborata dal cervello di Rizzo, per cui sarebbe pronto alla scissione e alla fusione con la gamba destra di Nichi Vendola. Intanto il piede sinistro di Franco Giordano è uscito da ‘Sinistra e libertà’ per tornare da Paolo Ferrero. Più che un’evoluzione politica sembra un horror-splatter. Profondo…rosso
In tempi di papino, inizia a parlare persino il padrino. Totò Riina lo fa tramite il suo avvocato e ha qualcosa da dire sull’eccidio di via D’Amelio. “Borsellino l’hanno ammazzato loro”, afferma sibillinamente l’ex capo dei capi. Chi, nei palazzi della politica e delle istituzioni, deve preoccuparsi? Nel frattempo la società civile siciliana assiste sconsolata all’ennesimo teatrino. Ingroia…il rospo
Malgrado il G8 (che ha portato consensi a Gelmini e Carfagna, figure fondamentali per il summit), il sondaggio Ipr segna un calo di popolarità del Santo Cav. Non crescort più
Di Pietro&c. contro tutti. Lui si intigna su Napolitano, mentre De Magistris attacca il Pd e Orlando sfruculia ancora Mancino sulla storia delle stragi ‘92-’93. Quelli dell’Italia dei valori sono come belve in gabbia: sentono l’odore del sangue e non vogliono mollare la presa. Leo-Pardi

Diamo vita ad una lista anticapitalista che unisce una proposta politica per l’Europa. Lo facciamo insieme ad esponenti della Sinistra, del mondo del lavoro e sindacale, del mondo femminista, ambientalista e pacifista. Così Paolo Ferrero, Olivierio Diliberto, Cesare Salvi e Bruno de Vita a nome di Rifondazione comunista, Pdci, Socialismo 2000 e Consumatori uniti, hanno presentato oggi alla stampa la lista unitaria con la quale parteciperanno alle prossime Elezioni europee.
Tra le priorità politiche del nuovo raggruppamento, che potrebbe consolidarsi anche oltre l’Election day di giugno, c’è la lotta ad una crisi economica che sarebbe un prodotto strutturale dell’attuale capitalismo finanziario-speculativo, sostanzialmente favorito dal Trattato di Maastricht che in 15 anni ha peggiorato sensibilmente le condizioni di vita e lavorative della maggioranza della popolazione europea.
Non saranno della partita Salvatore Cannavo’ e Franco Turigliatto, di Sinistra critica, dato che non sarebbe stata accolta la loro proposta di costituire una lista anticapitalista della sinistra di classe che presentasse alcuni elementi di discontinuità con il recente passato.
Quello che avevamo preannunciato si è verificato, anche se per un margine ristretto di voti (142 a 134, la votazione è stata sospesa). Paolo Ferrero è il nuovo segretario di Rifondazione Comunista, ma non avrà vita facile. Nichi Vendola prima di ripartire per la Puglia senza neanche attendere la proclamazione del vincitore, ha rilasciato dichiarazioni bellicose a dir poco.
“Sono stato sconfitto ma sono sereno” ha detto. “Ha vinto una maggioranza nata solo per alchimia congressuale, un guazzabuglio, un pasticcio. Noi stiamo fuori e non entriamo in segreteria”. A settembre nascerà un movimento interno, “Rifondazione a sinistra”.
Al momento della proclamazione i sostenitori di Ferrero hanno intonato in rapida sequenza l’Internazionale, Bella Ciao e Bandiera Rossa, ma più che rosso il futuro del principale partito dei comunisti appare grigio tendente al temporalesco. Proprio nel momento in cui maggiore era il bisogno di unità da parte del popolo della sinistra, si è sbagliato tutto, spaccando il partito in due tronconi. L’impressione è che il nuovo assetto avrà vita breve, e che Bertinotti e Vendola rientreranno in gioco, magari col placet di Diliberto.
Sembra impossibile che la sinistra voglia andare alle europee con quattro o cinque partitini tra lo zero e il 2%. Specialmente quando saranno resi noti gli accordi in fieri tra Pdl e Pd sulla quota di sbarramento, attualmente in bilico tra il 3 e il 5%.
Il congresso di Chianciano che doveva vedere la rinascita del Partito della Rifondazione Comunista sta lentamente trasformandosi nel mezzogiorno di fuoco della sinistra, come anticipato ieri dal nostro Falcioni. La divisione è totale, a partire dagli accordi di compromesso che i due principali candidati Vendola e Ferrero dovranno fare con le correnti minoritarie (in particolar modo Essere Comunisti di Claudio Grassi, 7% dei delegati) per assumere la guida del partito.
Entrambi i pretendenti appaiono la versione scialba e depressa dell’ex-segretario Bertinotti, fino a ieri plenipotenziario indiscusso di Rifondazione, e oggi malinconicamente seduto in settima fila come un delegato qualunque, esiliato nel buen retiro da lui stesso deciso, e apparentemente o volutamente incapace di incidere sulla “svolta” dei suoi. Le feroci polemiche piovute su di lui dopo la batosta elettorale hanno certamente contribuito all’esilio volontario di un uomo che, ricordiamolo, in passato aveva condotto Rc a grandissimi successi, facendo da ago della bilancia in entrambi i governi di centro-sinistra.
E quindi ci tocca assistere al triste discorso di un personaggio anti-carismatico come Nichi Vendola, che già nel suo incedere bofonchiante fa venire il latte alle ginocchia, ma a questo aggiunge una terrificante prosopopea da finto secchione. O per meglio dire, quando apre bocca si capisce benissimo che declama il discorso scrittogli da un altro, come il classico studente che ha ingoiato un tomo prima dell’interrogazione di fine anno.
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