E’ finita un’epoca. Dopo il quarantennio di Gheddafi, si è chiuso anche il (quasi) ventennio del Cavaliere. Lo ricorderemo per le sue riforme? Mah! Per le sue barzellette? Meglio lasciar perdere. O per le sue abitudini piccanti? Sic transit Gloria Guida
Ma come ha fatto il buon Gennaro Malgieri a trovarsi in bagno proprio nel momento storico della votazione sul Rendiconto? Certo che ce ne vuole. Nel Pdl tira una brutta aria e lui….contribuisce. Mannaggia, ora ci si mettono anche le ‘emergenze’ da toilette. Scontro…intestino
La giornata di ieri è tutta del presidente della Repubblica. Gran regista e assoluto protagonista della crisi, ha imposto il suo sbocco e i suoi ritmi. E tutti dovranno adeguarsi a ballare seguendo il suo passo. Napolitango
Italia commissariata dall’Europa. Forse ce lo meritiamo? Forse sarà la nostra salvezza? Il popolo b-Ue
Sì, la domanda è una sola: abbiamo toccato il fondo? O si volta pagina o l’Italia infila l’ultimo anello di una spirale pericolosa.
Bossi, come scendesse da Marte, dice che l’Italia è in rovina, l’alternativa è la secessione, chiama i “padani” alla rivolta, incorona il Trota, fa le corna ai sindaci che protestano contro la manovra, annuncia la fine anticipata della legislatura. Quello del Senatur è un ennesimo intollerabile vulnus del principio di responsabilità di un esponente del governo verso il suo paese e la Costituzione.
Berlusconi finge di non sentire il suo principale alleato, contrattacca all’escalation giudiziaria definendola “trappolone” e, in un quadro ben oltre il Decameron pasoliniano, fra sesso e appalti, bunga bunga e cricche malavitose, affermazioni da immediate dimissioni “faccio il premier a tempo perso”, ribadisce il suo refrain: “Io non mollo”.
Il presidente del Consiglio è screditato fino al midollo, incapace persino di affrontare la gestione ordinaria, figurarsi una crisi profonda come l’attuale. Il governo e i ministri non esistono, appiattiti sulle posizioni dei due “capi”. Il Parlamento dei “nominati” aspetta ordini. Così anche la destra italiana si scava la fossa.
Questi se ne devono andare. Chi li appoggia o chi tace diventa complice del massacro di un popolo e di una nazione. Berlusconi dice anche di non doversi vergognare. Perché non chiederlo agli italiani, con le urne? Termidoriani in arrivo?
Parlando alla Conferenza nazionale delle donne democratiche,Il segretario del Pd, Pier Luigi Bersani, ha insistito nel chiedere le dimissioni del presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi. Bersani ha chiesto «un passo indietro» del premier spiegando che «non si tratta di una questione di destra o di sinistra ma di dignità di questo paese».
«Se viene fuori che uno dà in meno di due mesi 185mila euro, al netto dei gioielli, a una minorenne - ha osservato Bersani - io non intendo essere governato da una persona così, peraltro uno di 74 anni… Vergogna!».
«Chi tace oggi - ha sottolineato il segretario dei democratici - non so come parlerà domani. C’è troppa gente che tace. Si nascondono dicendo che sono fatti privati. Ma di quali fatti privati parliamo? Essere processati per direttissima per fatti gravissimi è un fatto privato? La ricattabilità di un premier è un fatto privato? Un capo di governo a capo di una media impresa con tanto di dipendenti e manager è un fatto privato?».
Quindi, ha concluso con una esclamazione: «Porca miseria, e questi si definiscono liberali? Non fanno altro che insultare una nobile parola».L’immagine dell’Italia nel mondo dopo il caso Ruby è «drammatica» praticamente «dappertutto» ha aggiunto Bersani.
«Quest’anno - ha attaccato - saremo e siamo in tutti i carnevali del mondo, altro che investimenti esteri in Italia, ma di che parliamo?». Il ledare del Pd ha quindi bollato l’annunciata «scossa» del governo sui temi economici come «una menata» e «aria fritta pura» perché «i problemi non vengono affrontati ma usati in modo insultante, come diversivo. Il Tg1 ha detto che Berlusconi è concentrato sull’economia. Ma si rilassi…».
Eh sì, ci siamo: ecco il bivio tanto temuto e/o tanto auspicato. Adesso Silvio Berlusconi dovrà decidere se dare fuoco a tutte le polveri scatenando non si sa cosa, o salvaguardare gli istituti della democrazia italiana, rispettare la procedura giudiziaria basata sulla legalità, sottoponendosi al giudizio per dimostrare in tribunale le sue ragioni.
Se Berlusconi sceglie di gettare il cerino acceso nella raffineria-Italia si assume una responsabilità di portata storica e dalle conseguenze oggi imprevedibili, incontrollabili, addirittura catastrofiche per se stesso, per il centrodestra, per il Paese.
Il Cavaliere non può pensare di far coincidere sempre e comunque il proprio destino personale con quello del suo progetto politico, tanto meno con quello dei destini di una intera nazione. Berlusconi non può trascinare nel buco nero 60 milioni di persone.
Se è davvero innocente (e perseguitato), Berlusconi non può che dimettersi da premier e seguire una strada: quella che lo conduce il 6 aprile al tribunale di Milano. Lì può difendersi davanti ai giudici come qualsiasi cittadino che non teme la giustizia e che non ha nulla da nascondere, risparmiando al Paese la figura davanti al mondo di un capo di governo processato per concussione e prostituzione minorile. Tre, le cose da fare: dimissioni, elezioni, processo. E’ lora della responsabilità. Vale per tutti.

Se anche voi state leggendo le centinaia di pagine dell’invito a comparire presentato a Silvio Berlusconi (qui trovate il link al pdf integrale), probabilmente vi starete chiedendo che tipo di risposta stiano organizzando i berluscones. Bene, Giuliano Ferrara, sul Foglio, ha detto la sua. Ed è interessante notare come inizialmente difenda il Premier, per poi successivamente cambiare idea. Andiamo con ordine ed iniziamo la lettura.
“Noi […] siamo amareggiati per la breccia che lo stile di vita di Berlusconi ha aperto all’irruzione del suo peggior nemico, l’alleanza guardona e moralizzatrice di magistratura e media.”
Ecco, subito identificato il nemico: l’alleanza di toghe e giornalisti. Che è interessata solo a guardare dal buco della serratura (ignorando ovviamente i risvolti in termini di sicurezza del Presidente del Consiglio e di ricattabilità - Fabrizio Corona in un’intervista al Fatto si dice quasi certo della esistenza di filmini e foto dei vari bunga bunga).
Il punto, comunque, è un altro. Seguiteci dopo il salto.
Continua a leggere: Bunga bunga, prostituzione e caso Ruby: Ferrara difende Berlusconi, ma...
A pochi minuti dalla fine della conferenza stampa che Denis Verdini, coordinatore del Pdl nonché indagato, ha indetto il Corriere della Sera riassume il confronto tra l’esponente politico e i giornalisti che ha trasmesso in streaming sul proprio sito.
Le agenzie che hanno seguito l’appuntamento di Verdini hanno posto il proprio accento su le dichiarazioni che l’esponente politico ha rilasciato su Gianfranco Fini, Presidente della Camera, e Italo Bocchino.
“E’ triste - ha detto Denis Verdini parlando di Gianfranco Fini - che chieda le mie dimissioni, oggi ho visto sui giornali cose equivoche che lo riguardano (in questo passaggio Verdini si riferisce all’abitazione monegasca di Fini scoperta dal Giornale, ndr). Ma io sono dell’idea che non debbano valere due pesi e due misure. Avrebbe dovuto tutelarmi da rappresentante delle istituzioni ed essendo io un altro rappresentante delle istituzioni”.

Il prossimo autunno per Roberto Cota potrebbe non cominciare nel migliore dei modi. Come spiegato nelle scorse ore da V., il Tar (dopo aver accolto il ricorso di Mercedes Bresso) il prossimo 7 ottobre potrebbe annullare il voto che ha garantito all’esponente leghista la poltrona di Governatore della Regione Piemonte.
Questa opportunità potrebbe essere colta al volo da Sergio Chiamparino. Il sindaco di Torino, più volte indicato come il coordinatore di un ipotetico Partito Democratico del Nord, si candiderebbe al posto di Mercedes Bresso.
L’eventuale ricandidatura dell’ex Governatore sarebbe stata sabotata dalla stessa Bresso che, non convinta del proprio ricorso (rivelatosi poi attendibile), avrebbe chiesto a Roberto Cota un appoggio per essere candidata alla presidenza europea delle Regioni.
Con l’aria che tira, anche il “buon” e “piccolo” Brunetta … trema.
Il barcone dell’esecutivo ricolmo di ministri e sottosegretari scelti, imposti, nominati da Silvio Berlusconi si sfoltisce a suon di dimissioni … forzate. Di fronte agli scandali di ogni tipo, anche le maschere di cera si sciolgono sotto i colpi della vergogna.
L’ultimo (in ordine di tempo) a fuggire è Cosentino, prima c’erano stati Brancher e Scajola.
In poche settimane, due ministri e un sottosegretario “costretti” a fare le valige, dopo una difesa coi denti, convinti di essere protetti, “costi quel che costi”, dal premier.
E invece il premier, sotto l’onda di sondaggi negativi e sotto la protesta finiana, è costretto a “liberarli” al loro destino, zavorra nociva, pesi morti che rischiano di trascinare tutti in uno storico patatrak.
Il letamaio del “berlusconismo” emana un fetido olezzo che trapassa i confini del Belpaese. Ovunque c’è disgusto e … ironia per le vicende di un premier e di un esecutivo che, oltre il buonsenso, oltrepassano anche il limite della decenza. In qualsiasi altro Paese occidentale premier e governo avrebbero rassegnato le dimissioni.
L’Unto del Signore no: sempre più “solo” e inacidito, si rinchiude nella casamatta per l’ultima “crociata”. Sa bene che il “berlusconismo”, mala pianta e volano del fallimento del Paese, è alla fine.
Altri, 65 anni fa, protagonisti di ben diverse tragedie, tentarono l’ultima carta. Anche allora, un manipolo di sciagurati irresponsabili li osannò e li difese a oltranza. Cui prodest?

Dall’8 maggio 2008, giorno in cui è iniziato il quarto Governo Berlusconi, spesso si è ragionato su Nicola Cosentino tanto che non più tardi di quattro mesi fa, a causa del suo rapporto con la malavita casalese, il Pdl ha dovuto rinunciare alla sua candidatura per la Presidenza della Regione Campania.
Alessandro Gilioli, sul proprio blog, ricorda agli esponenti dell’opposizione che oggi rivendicheranno le dimissioni del Sottosegretario all’Economia come opera propria quanto successo un anno e mezzo fa.
In quell’occasione, come ricorda il giornalista, la Camera respinse la mozione presentata da Pd e Idv contro Nicola Cosentino dopo che alla votazione sulla proposta molti deputati della stessa opposizione non si presentarono per sostenere i propri capogruppo.
Gianfranco Fini: colpisce. Voto 8. Il cofondatore del Pdl incassa le dimissioni di Cosentino come una vittoria e i “finiani” esultano: “Adesso tocca al nano”. Quando si dice la … coesione. Pdl e governo … bolliti.
Silvio Berlusconi: subisce. Voto 4. Le dimissioni di Cosentino aprono una nuova voragine politica nel Pdl e nel governo, ma il premier sbotta contro Fini: “Mina la mia leadership”. Pdl, partito del livore. Che afa fa.