
E adesso a raccogliere i cocci non sarà solo Piero Marrazzo. Attorno, come faceva già notare Dino Boffo (direttore dell’Avvenire che prima di dimettersi aveva tentato di proteggere la privacy della famiglia), una serie di figure sulle quali si devono accendere i riflettori per capire fino in fondo la vicenda.
Cominciamo a parlare del Pd. Ma anche del Pdl. Secondo quanto sostenuto dal partito di Silvio Berlusconi il passaggio di consegne al vice, Esterino Montino, non è uno strumento giuridicamente valido.
Già chieste, quindi, le elezioni anticipate che potrebbero rappresentare per il Partito Democratico l’ennesimo fallimento. Uno scandalo pesa. E allontana. Gli aspiranti Zapatero dovrebbero ben saperlo. L’attuale primo ministro è riuscito a vincere, la prima volta, subito dopo gli attentati a causa dei quali si spense il candore di Aznar.

L’attenzione dei media verso i personaggi più discussi del Partito Democratico, come ad esempio Paola Binetti, ha fatto dimenticare al pubblico chi in questi anni si è conquistato la qualifica di outsider.
Mario Adinolfi presentandosi come candidato indipendente alle prime primarie del Partito Democratico questo aggettivo è riuscito a conquistarselo sul campo. Spazio nel quale, oggi, si presenta invece come sostenitore di Dario Franceschini che di alternativo ha ben poco. Di questo e molto altro abbiamo parlato con Mario Adinolfi.
Congresso. Sul suo blog sostiene che se vincesse Pierluigi Bersani il Partito Democratico si sfascerebbe. Perché?
Questo agosto, nel pieno dell’offensiva mediatica contro Dino Boffo dell’Avvenire, vi ho riportato un passo de “The information age”, opera principale di Manuel Castells, tra i più importanti sociologi viventi. Si trattava di un estratto del capitolo sulla “politica degli scandali mediatici” che, alla luce degli avvenimenti di fine estate, suonava incredibilmente profetico.
La notizia di queste settimane è che Manuel Castells è tornato: con un nuova opera che - guardacaso - costituisce l’approfondimento della linea di pensiero accennata in quel capitolo. La convinzione di base dell’autore è infatti che - da sempre - “il potere è basato sul controllo della comunicazione e dell’informazione”.
Il problema si pone però oggi in maniera diversa diversa rispetto al passato, per una ragione talmente palese da sembrare banale: la comparsa delle nuove tecnologie dell’informazione. Una rivoluzione che cambia i termini della relazione tra potere e comunicazione: un’equazione che il sociologo spagnolo è determinato a risolvere.
![]()
Con la girandola di direttori di quest’estate, è cambiato un assetto, e, per come la vedo, è anche cambiato il modo di trattare i fatti. E’ una battaglia, ancora più cruda e autoreferenziale di quanto fosse in passato. “Siamo” cambiati in meglio o in peggio? E’ colpa delle famose domande di Repubblica?
Le famose domande di Repubblica sono petulanti e, ripeto, motivate da odio politico (per altro, onde evitare questa noioso e incendiario tormentone, se fossi stato in Berlusconi avrei preso l’editoriale del Foglio rosa in cui Ferrara forniva il facsimile delle risposte e l’avrei spedito al mittente).
Ora, siccome non tutto il male viene per nuocere, con l’arrivo di Feltri al Giornale e l’inaugurazione del giornalismo di guerra, cattivo, truce, che non guarda in faccia a nessuno, debbo dire che il mercato della carta stampata che sembrava in agonìa (e lo era effettivamente, basta guardare il crollo della pubblicità e delle vendite dei grandi giornali, siamo a livelli del –40% di pubblicità, quanto alle vendite non sappiamo, sono tutte “drogate” da operazioni spesso non trasparenti, omaggiate speciali, vendite in blocco eccetera) adesso un po’ si è rianimato e promette fuochi d’artificio per tutto l’autunno. Questo favorisce anche la nostra uscita in edicola.
Continua a leggere: Intervista: Luigi Amicone di Tempi a Polisblog (seconda parte)
![]()
Il Fatto Quotidiano non è l’unica iniziativa editoriale di questo periodo. Tempi, settimanale un tempo abbinato a Il Giornale, cambia rotta: esce da solo, non più in abbinamento al quotidiano feltrista - e chi dice che sia un male, verrebbe da aggiungere.
Dal punto di vista editoriale, è una bella scommessa. Ne abbiamo parlato con il Direttore di Tempi, Luigi Amicone. Se volete saperne di più su di lui, vi consiglio questa intervista, o se volete qualcosa di più recente, potete dare un’occhiata a qualche video su youtube. Buona lettura.
Dal 1° ottobre, riparte la vostra avventura, mantenendo l’abbinata con Il Giornale solo in alcune regioni. Se dovessi spiegare a un lettore perché comprare Tempi invece di Famiglia Cristiana, Panorama, o l’Espresso - i primi tre concorrenti diretti che mi vengono in mente - che cosa gli diresti?
Continua a leggere: Intervista: Luigi Amicone di Tempi a Polisblog (prima parte)

In edicola, domani, arriva Il Fatto. Quotidiano sul quale noi di polisblog nelle precedenti settimane abbiamo a lungo ragionato. Per completare l’analisi preventiva abbiamo deciso di rintracciare Antonio Padellaro, direttore del giornale, con il quale abbiamo provato a fare un punto su quanto lui e la sua illustre redazione sta lavorando.
Durante la lunga chiacchierata, la cui trascrizione trovate di seguito, abbiamo provato a capire perché ad oggi i giornali migliori siano a destra. Perché quelli, tendenzialmente, di sinistra non abbiamo fatto sapere ai propri lettori che esiste un Fatto. E perché la notizia su Dino Boffo andasse data.
Mario Adinolfi sostiene che, al momento, i quotidiani migliori siano quelli di destra. Anche lei li preferisce a quelli di sinistra?
Io preferisco il giornalismo interessante. Quello fatto bene che da le notizie. Quello brillante. Titoli che si fanno leggere. Tutto ciò che è scontato, noioso e banale non è giornalismo.
Ora, effettivamente a destra c’è un tentativo di rinnovare un po’ certi schemi. Spesso si cade nella volgarità. Nel linguaggio prosaico però credo c’è una vivacità che non si nota nei giornali di sinistra.

Vinto lo scontro con Dino Boffo, Vittorio Feltri ha deciso di rafforzare il proprio attacco contro Gianfranco Fini. Attuale Presidente della Camera nonché alleato, problematico, di Silvio Berlusconi già, a sua volta, fratello dell’editore dell’ex direttore di Libero.
Attraverso un editoriale, il giornalista sostiene di essere in possesso di un dossier che proverebbe l’attitudine dell’ex leader di Alleanza Nazionale a frequentare delle squillo in sedi istituzionali.
Immediata la risposta del diretto interessato che ha chiesto a Giulia Buongiorno, presidente della commissione Giustizia, di assisterlo tanto che stando a quanto dichiarato dallo stesso avvocato è probabile che contro il direttore del Giornale vengano fatte delle azioni legali.
Continua a leggere: Contro Vittorio Feltri, Gianfranco Fini schiera Giulia Buongiorno

Della vicenda delle dimissioni di Dino Boffo, ex direttore di Avvenire, ci siamo occupati in passato. Oggi però, il numero di Chi in edicola, ci propone una interessante torsione narrativa sul filone del gossip ad uso politico, già sviscerato in passato quando “i protagonisti al naturale” erano Silvio Berlusconi e Noemi Letizia.
Il settimanale diretto da Alfonso Signorini infatti propone la versione di Boffo, sulla vicenda. Peccato che lui non abbia mai detto nulla del genere. Tantomeno, viene da aggiungere - e lui stesso aggiunge - lo avrebbe fatto con un periodico Mondadori, come noto, casa editrice di vari fogli scandalistici in grado di riplasmare la verginità di SB per le masse, come all’epoca del divorzio da Veronica Lario.
Naturalmente Boffo non ha mai accettato di farsi intervistare da Alfonso Signorini - e lo stesso Signorini lo chiarisce, tra un virgolettato e l’altro. Ma non era “un confronto”? - vediamo di riassumere questa storia nei suoi punti salienti. Prosegue tutto dopo il salto.
Continua a leggere: Feltri, Boffo, Alfonso Signorini e Chi: gossip ad uso politico, la vendetta

Intervistato sulle dimissioni di Dino Boffo, Silvio Berlusconi attacca la stampa sostenendo che quanto pubblicato in questi giorni non corrisponde alla realtà. La deformazione dei fatti sarebbe di competenza dei mass media che non svolgono bene il loro lavoro.
Inutile sottolineare, a questo punto, lo strapotere mediatico di cui gode l’uomo. Limitiamoci ai fatti. Nella stessa giornata in cui al Corriere della Sera Niccolò Ghedini spiega che il Premier ha digerito tutto tranne le accuse sulla sua virilità su facebook diversi utenti hanno riportato la presunta denuncia che un gruppo politico olandese intende avviare contro Silvio Berlusconi.
Secondo quanto riportato da ad.nl i GroenLinks (corrispettivi dei Verdi italiani) vorrebbero attivarsi affinché in Italia possa continuare ad esserci libertà d’informazione. Secondo il capogruppo del partito è giusto muoversi poiché in circostanze analoghe l’UE è intervenuta sia in Bulgaria che in Romania.

Con le dimissioni di Dino Boffo, direttore fino a ieri dell’Avvenire, si è conclusa l’era del cardinal Ruini che sul giornalista aveva investito. Del prelato, star popolare grazie agli interventi di Luciana Littizzetto a “che tempo che fa”, non rimane che la fama.
Per il cardinal Bagnasco, che ha sostituito Camillo Ruini alla presidenza della C.E.I. nel 2007, inizia il tanto desiderato momento di gloria che per essere tale, nella migliore tradizione italiana, deve essere condiviso con un esponente politico.
A causa, probabilmente, dei trascorsi personali di Pierferdinando Casini (divorziato) e di Silvio Berlusconi (vicino al secondo divorzio, con Veronica Lario) per il suo battesimo politico Angelo Bagnasco ha scelto Umberto Bossi.
Continua a leggere: Fuori Boffo. Cancellato Ruini. Bagnasco sceglie come alleato Umberto Bossi