Prosegue la collaborazione tra Polisblog e Jeremy Druker di Tol.org. Questa volta Jeremy ci racconta di una strana triangolazione Polonia - Lituania - Bielorussia. Nella quale informazioni sensibili sarebbero trapelate, danneggiando gravemente alcuni attivisti bielorussi. Buona lettura.
La scorsa non è stata una buona settimana per i supporter degli attivisti che lottano contro il governo autoritario della Bielorussia. Nel corso degli ultimi dieci anni sia Polonia che Lituania sono diventate rifugio di attivisti bielorussi per i diritti civili, studenti poco graditi al regime, giornalisti indipendenti, e altri nemici del governo.
C’è una Casa dei Diritti Umani Bielorussi a Vilnius, in Lituania, in grado di offrire un punto di incontro ai difensori dei diritti umani, e forse l’unica università operante in esilio - la European Humanities University, con circa seicento studenti - sempre nella capitale lituana. A Varsavia, in Polonia, c’è la sede della European Radio for Belarus, che trasmette news e controinformazione, mentre un ragguardevole numero di associazioni polacche fornisce supporto all’opposizione bielorussa utilizzando finanziamenti di Stato.
Continua a leggere: Polonia, Lituania e il segreto bancario violato degli attivisti bielorussi

“Il problema del fondamento di un diritto si prospetta diversamente secondo che si tratti di cercare il fondamento di un diritto che si ha o di un diritto che si vorrebbe avere. Nel primo caso andrò a cerca nell’ordinamento giuridico positivo, di cui faccio parte come titolare di diritti e doveri, se vi sia una norma valida che lo riconosca e quale sia; nel secondo caso andrò alla ricerca di buone ragioni per sostenerne la legittimità e per convincere quante più persone è possibile, e soprattutto coloro che detengono il potere diretto o indiretto di produrre norme valide in quell’ordinamento, a riconoscerlo.
Non c’è dubbio che quando in un convegno di filosofi, e non di giuristi, come il nostro, ci poniamo il problema del fondamento dei diritti dell’uomo, intendiamo affrontare un problema del secondo tipo, ovvero non un problema di diritto positivo, ma di diritto razionale o critico (o se si vuole di diritto naturale, in un senso ristretto, che per me è anche l’unico accettabile, della parola).
Partiamo dal presupposto che i diritti umani sono cose desiderabili, cioè fini meritevoli di essere perseguiti, e che, nonostante la loro desiderabilità, non sono ancora stati tutti, dappertutto, e in egual misura, riconosciuti, e siamo spinti dalla convinzione che il trovarne un fondamento, cioè addurre motivi per giustificare la scelta che abbiamo fatta o che vorremmo fosse fatta anche dagli altri, sia un mezzo adeguato ad ottenerne un più ampio riconoscimento.
Continua a leggere: Leggiamo i classici: il fondamento dei diritti umani per Norberto Bobbio

Qualche giorno fa vi abbiamo parlato dello scontro tra Google e la Cina, una battaglia tra titani, di cui abbiamo tracciato le coordinate e ipotizzato gli sviluppi. Google ha dichiarato che cercherà un compromesso, promettendo di tenere in grande considerazione la questione della censura e delle violazioni da parte delle autorità cinesi.
Da parte sua la Cina, pur nella sua rigidità, continua ad auspicare il dialogo con l’azienda americana, per una questione di immagine ma non solo. E i concorrenti di Google? C’è chi, minimizzando quello che è successo, spera nella rottura per allargare il suo business, disinteressandosi decisamente del profilo democratico o meno della Cina.
Immagine/Flickr

Potere e tecnologia, autoritarismo e democrazia, interessi economici e censura. La capacità della rete di disperdere il potere, decentrarlo, distribuirlo in orizzontale, renderlo condiviso e pensato per una cittadinanza attiva, che propone e non sta a guardare. Temi mai così attuali, anche nel Belpaese, con alle porte un osceno decreto Romani, come ci spiega bene nel suo blog Alessandro Gilioli.
Il caso più lampante di scontro tra potere tecnologico e potere politico nelle ultime settimane è certamente quello di Google contro la Cina. Infatti dopo ripetute violazioni a fini di spionaggio, furto di proprietà intellettuale e censura da parte delle autorità cinesi, Google ha minacciato, almeno inizialmente, di andarsene.
Strategia giusta o sbagliata? La storia di Xu Zhiyong ci può aiutare meglio a capire la portata della posta in gioco.
Immagine|Flickr
Continua a leggere: Google vs Cina: la storia di Xu Zhiyong, tra censura compromessi e democrazia

Dopo la messa al bando dei minareti la Svizzera rischia ora di mettersi nei guai con alcune istituzioni internazionali. Una di queste è proprio quella Corte Europea dei Diritti dell’Uomo di cui molto si è parlato recentemente per la sentenza sul crocifisso nelle aule italiane.
Ha scritto infatti il quotidiano tedesco Sueddeutsche Zeitung:
La messa al bando dei minareti costituisce anche una flagrante violazione della Convenzione Europea sui Diritti dell’Uomo. Non ci vorrà molto prima che qualcuno colpito dalla proibizione porti il caso di fronte alla Corte Europea dei Diritti Umani di Strasburgo, causando un imbarazzante condanna e forse l’espulsione della Svizzera dal Consiglio d’Europa
Continua a leggere: Minareti: Corte Europea e ONU contro la Svizzera?

Questa settimana i media stranieri non hanno parlato del nostro paese solo in relazione alle vicende del nostro Presidente del Consiglio e all’attentato contro i militari italiani in Afghanistan. Ampio spazio è stato dato anche ad un altro tema prediletto dalle testate estere: il controverso rapporto del nostro paese con l’immigrazione straniera:
La Reuters è andata ad interpellare James Walston, professore di Politica Italiana all’Università Americana di Roma ed esperto di fiducia di molte testate straniere, il quale ha espresso la sua preoccupazione:
“Non c’è dubbio che il razzismo stia diventando più visibile… ed è destinato a diventare ancora peggio: in parte a causa dell’economia (..) E’ pericoloso perché l’estrema destra è marginale in molti paesi, ma non qui”
Continua a leggere: Rassegna stampa estera: immigrazione, ronde, razzismo e Lega Nord

Arriva dalla liberale Danimarca la notizia che il Partito Conservatore ha rinunciato a una proposta di legge che intendeva bandire il burka nei luoghi pubblici, la quale aveva causato contrasti tra i principali partiti danesi ma, secondo i sondaggi, godeva del sostegno del 56% degli elettori.
La ragione per la rinuncia è, secondo quanto riportato dal Politiken, il fatto che:
I funzionari del Ministero della Giustizia hanno affermato che, a loro avviso, la proposta solleva alcuni importanti punti di contrasto con la Convenzione Europea sui Diritti Umani e la Costituzione

Anche questa settimana al centro del ciclone dei media stranieri vi è stato Berlusconi, i suoi scandali e le sue strategie, tanto che abbiamo dovuto dedicare a tutto questo, oltre alla consueta puntata della rassegna stampa estera, anche uno speciale centrato sulle cause contro i giornali europei e sullo scontro con il Vaticano.
Così facendo però rischiamo di perdere di vista altri temi cui la stampa straniera ha dedicato molta attenzione nel corso di quest’ultima settimana. Fra tutti, l’immigrazione e il rapporto del nostro paese con la Libia. L’olandese Trouw ha ad esempio stabilito un legame tra le politiche italiane e la recente tragedia dei 73 dispersi nel canale di Sicilia:
Le leggi italiane, diventate più severe, hanno scatenato paura nel mondo marittimo; ripescare un migrante dall’acqua può costare caro ad un capitano. “Le eventuali conseguenze del soccorso ad un profugo -problemi giuridici, perdita di tempo e quindi di denaro a causa della trafila burocratica- pesano ora più dell’obbligo di salvare una vita”, dice Boldrini dell’UNHCR
Continua a leggere: Rassegna stampa estera: l'immigrazione, Malta e la visita di Berlusconi in Libia
Dal 2003 Italia ed Europa chiedono alla Libia di fermare i migranti africani. Ma cosa fa realmente la polizia libica? Cosa subiscono migliaia di uomini e donne africane? E perchè tutti fingono di non saperlo?
Consigli per i telespettatori: stasera su rai3 va in onda “Come un uomo sulla terra”, un film documentario sulle reali condizioni dei ragazzi africani che tentano di raggiungere l’Europa attraverso la Libia. Picchiati, arrestati, uccisi: questo accade ai migranti in fuga dal Corno d’Africa che arrivano in Italia passando dalla Libia.
Autori del film sono Riccardo Biadene, Andrea Segre e Dagmawi Yimer; a produrlo è l’associazione Asinitas. Una visione straconsigliata per sapere cosa succede ai “clandestini”, vite umane usate per far soldi e gettate via quando non servono più, in Libia come in Italia.

La Shell pagherà 15,5 milioni di dollari per chiudere una causa civile che vedeva la compagnia petrolifera olandese accusata di complicità in violazione dei diritti umani nel Delta del Niger.
La causa è stata promossa dai familiari di alcuni attivisti ‘condannati a morte’ dall’esercito nel 1995; secondo i familiari delle vittime la Shell avrebbe aiutato il governo nell’infliggere punizioni alle persone che chiedevano alla compagnia petrolifera, presente in Nigeria dagli anni ‘40, di avere un comportamento più etico e rispettoso dell’ambiente.
Da sottolineare il contesto della vicenda; sebbene la Nigeria sia uno dei principali produttori di petrolio, la maggioranza della popolazione nigeriana vive ancora oggi in condizioni di estrema povertà a causa della corruzione e dell’incapacità di chi governa.