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“Il precario è un tipo di persona che ha una formazione che mal si adatta al lavoro”
Giuseppe De Rita, 17 aprile 2011 |
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Continua a leggere: Veritometro: De Rita, la disoccupazione giovanile e la precarietà

Tutti i giornali oggi sparano titoloni sulla disoccupazione giovanile che tocca cifre record (28,9%, il massimo dal 2004) mentre quella della popolazione nel suo insieme resta stabile, all’8,7%. Nei loro articoli però, dimenticano di raccontare una serie di fatti che, se chiariti, aiuterebbero a capire molti avvenimenti degli ultimi mesi.
Dimenticano ad esempio di dire che il tasso di disoccupazione giovanile in Italia è tra i più alti d’Europa. Scordano di rammentare ai loro lettori un dato fondamentale: che se il tasso generale rimane stabile, e quello degli under 25 aumenta, vuol dire che per gli altri - i non giovani - la situazione invece migliora.
Omettono di ricordare che nel sistema di welfare italiano, sono sadicamente proprio i giovani (i più a rischio di disoccupazione) ad essere più esclusi dai pochi strumenti di sostegno esistenti (cassa integrazione, etc.) di cui invece beneficiano adulti ed anziani, le cui prospettive sono invece molto più rosee e, a quanto pare, in miglioramento.

Vari media stranieri si sono concentrati nell’ultimo mese su quello che può essere considerato uno dei peggiori mali del nostro paese: la grave condizione dei giovani.
Un’eco del fenomeno è giunta perfino negli Stati Uniti, dove Time ha dedicato un lungo articolo, molto ben fatto, a spiegare “perchè i giovani italiani se ne vanno“:
Gli italiani senza formazione universitaria lavorano spesso in nero, facendo ogni sorta di lavori, ma i laureati, o più in generale quelli con maggiori aspirazioni, incontrano maggiori difficoltà a trovare un lavoro coerente con gli studi effettuati. Il tasso di disoccupazione dei laureati italiani tra i 25 e i 29 è del 14%, più del doppio rispetto al resto dell’Europa e molto superiore a quello dei coetanei meno istruiti.
Continua a leggere: Rassegna stampa estera: i giovani in fuga dall'Italia

A pochi giorni dalla pubblicazione delle notizia riguardante l’aumento della disoccupazione giovanile per colpa delle crisi in corso don Luigi Verzè, di cui ci siamo occupati la scorsa settimana, ha proposto a Barbara Berlusconi un posto come docente per la facoltà di Economia che il sacerdote intende aprire all’Università del San Raffaele.
La diretta interessata, nata nel 1984, prima di declinare l’invito dell’esponente ecclesiastico ha precisato che non intende formarsi professionalmente nelle aziende del padre dove si sentirebbe privilegiata.
Contraria alla proposta fatta da don Luigi Verzè alla primogenita di Veronica Lario si è detta Roberta De Monticelli (docente del corso Filosofia della Persona all’università San Raffaele) che attraverso Repubblica ha dichiarato:
Continua a leggere: Don Luigi Verzè benedice la laurea di Barbara Berlusconi

E così, il tasso di disoccupazione giovanile è al 30%. Difficile in queste condizioni (ma non impossibile), insistere sull’orrido stereotipo dei bamboccioni, che restano a casa perché viziati e privi di virtù. Tuttavia c’è un modo,ben più raffinato, di dare ai giovani anche la colpa della propria disoccupazione: un argomento che – ahinoi – fa molto presa sulla mentalità degli italiani.
La spiegazione diffusa recita più o meno così: “Si è alzato troppo il tasso di istruzione, e quindi i giovani non vogliono più fare gli umili e sani lavori di una volta. Pretendono troppo: ecco spiegata la disoccupazione”.
Come in tutte le spiegazioni di senso comune, c’è molto di vero in questa ricostruzione dei fatti. Eppure, come spesso accade, ancora di più è quello che le sfugge: lo vediamo dopo il salto.
Continua a leggere: La disoccupazione giovanile è colpa di troppa istruzione?
Mentre l’esperimento di Michele Santoro è destinato a diventare un ricordo, RaiDue ha programmato i promo del programma subito la messa in onda della diretta web organizzata a Bologna, è giusto trarre le giuste considerazioni.
Le persone che hanno definito “Rai Per Una Notte” una rivoluzione sono le stesse che non sono cresciute con internet. I ragazzi, quelli che hanno praticato l’astensionismo, già si informano attraverso i mass media ai quali ricorre Michele Santoro solo in casi eccezionali.
Con Francesca Ulivi, responsabile di Mtv News, abbiamo provato a capire perché il tanto predicato rinnovo generazionale, che per essere tale oltre che attraverso le persone deve manifestarsi nel linguaggio, non sia ancora un potenziale patrimonio per le tv generaliste.
Continua a leggere: Intervista - polisblog incontra Francesca Ulivi di Mtv News
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“Noi concentriamo la flessibilità sui figli, l’articolo 18 garantisce i padri, che sono ipergarantiti”
Renato Brunetta
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“l’Italia è piena di giovani perbene, che rischiano e che vogliono la libertà. La colpa, se hanno la libertà tarpata, è nostra, dei loro genitori”
Renato Brunetta
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Continua a leggere: Veritometro: Brunetta, 500 euro ai giovani e meno soldi alle pensioni

L’Italia è uno dei paesi in Europa con la più alta disoccupazione giovanile (27% circa), la quale per di più è drammaticamente cresciuta dall’inizio della recessione: un altro modo di dire che la crisi, dalle nostre parti, l’hanno pagata soprattutto i giovani e i precari.
Il nostro è anche uno dei paesi in cui si esce più tardi di casa, per ragioni prevalentemente economiche.Questo attira sui giovani italiani, come se non bastasse, una valanga di immeritati sfottò da parte dei propri politici, fin dai “bamboccioni” del mai troppo poco rimpianto ministro Padoa Schioppa.
Il Comune di Milano ha però ora deciso di dare una risposta chiara e decisa ai problemi dei giovani. Con un sussidio di disoccupazione specifico? Macchè! Con una qualche forma di sostegno finanziario al raggiungimento dell’indipendenza? Manco a pensarci! L’idea dell”assessore comunale Landi di Chiavenna prevede infatti:
Sconti nei negozi, bonus per viaggi, cinema e libri ai giovani fino ai 25 anni che smettono di fumare, che non abusano di alcol e che stanno attenti a non trasmettersi malattie sessuali
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“si è allargata la rete delle misure di protezione e di sostegno; ma hanno pagato (..) i lavoratori a tempo determinato i cui contratti non sono stati rinnovati e le cui tutele sono rimaste deboli o inesistenti”
Giorgio Napolitano
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