
In una giornata abbastanza povera di spunti politici (se la Binetti che lascia il Pd prende tutti i titoli, immaginatevi un po’ la situazione) torniamo per un momento sulla Rivolta di via Padova tentando di capire come si sia arrivati a tanto. La zona è da molti anni crocevia dell’immigrazione clandestina a Milano e non dico che gli italiani vi siano in minoranza ma poco ci manca.
Le colpe sono evidenti, e appartengono a chi ha voluto l’immigrazione selvaggia e deregolamentata. Ovvero a chi rifiuta di accettare il principio secondo il quale non puoi accettare che migliaia di stranieri si insedino nello stesso luogo nelo stesso momento, in nome di una malintesa libertà di movimento.
Permettere che il loro numero sovrasti quello dei vecchi residenti nel giro di pochissimo tempo significa distruggere la personalità e le tradizioni di un’intera comunità e quindi anche della città che la ospita. Potremmo chiamarlo effetto Chinatown, e infatti si vede come la Giunta da anni si prodighi per rendere la vità impossibile al commercio cinese in zona nella disperata speranza di restituirla ai milanesi. Ma è troppo tardi.
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Al contrario di quanto detto da Scotland Yard subito dopo l’incidente, Ian Tomlinson, l’edicolante di 47 anni deceduto durante le proteste al G20 di Londra, non sarebbe morto per infarto ma presumibilmente per un’aggressione, un colpo ricevuto all’addome. Così svelerebbe l’autopsia, anticipata dall’avvocato di Tomlinson.
Come denunciato dai manifestanti in quei giorni torna il sospetto che l’edicolante sia stato vittima della violenza gratuita della polizia: “Sono stati gli agenti che lo hanno malmenato”. Il video qui sopra pubblicato sul sito del Guardian all’indomani dell’incidente del primo aprile, mostra la vittima cadere a terra spinto alle spalle da un poliziotto che lo colpisce con un manganello.
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Si potrebbe dire l’avevamo detto, avevamo parlato di aria di “Genova”. Certo è che si sperava di non dover parlare di altri fatti tragici. E invece durante le proteste alla vigilia del vertice del G20 a Londra, un uomo di 30 anni è morto a causa di un malore. Naturale certo, ma sempre drammatico.
Nel frattempo questo il bilancio di ieri. Più di 80 persone sono state arrestate e nuove manifestazioni sono previste per oggi (sopra, un video sulla giornata odierna dalla Bbc). I broker e i banchieri, alcuni dei quali hanno avuto l’idea geniale di aizzare ulteriormente gli animi lanciando sterline dalle finestre, sono ancora sotto shock per ieri. “Occhi di odio. Ci considerano i primi responsabili della crisi” hanno dichiarato. Ma va?
Oggi parte ufficialmente il G20. I leader mondiali rimangono con posizioni molto distanti tra loro, ma dovranno cercare un accordo sui paradisi fiscali, sulle misure per contrastare la crisi, sui contributi al Fondo monetario internazionale e sul mercato globale. Concludere questi giorni con un ennesimo nulla di fatto rappresenterebbe un’ulteriore fallimento inaccettabile agli occhi delle popolazioni e della loro crescente rabbia. Ai “grandi” e alle loro promesse chi ci crede più?
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Ieri vi abbiamo anticipato come il G20 di Londra che parte oggi avrebbe riproposto dinamiche apocalittiche che ricordano il G8 di Genova. Puntualmente arrivano le prime notizie, come testimoniato dalla Cnn nel video è partito l’assedio, l’assalto alle banche, chiamatelo come volete. Migliaia di manifestanti stanno letteralmente assediando la Royal Bank of Scotland vicino alla Banca d’Inghilterra.
Cariche della polizia anche a Cannon Street. In frantumi alcune vetrine, e un piccolo gruppo, in parte a volto coperto, ha fatto irruzione nella sede della Bank of Scotland. La tensione resta altissima, sono quattro i cortei partiti da altrettante stazioni della metropolitana. Lungo il tragitto, decine di impiegati della City, affacciati alle finestre, lanciavano biglietti da 10 sterline, mentre la folla sottostante reagiva con urla e invettive.
Il Guardian, che sta seguendo l’evento minuto per minuto, riferisce di una rabbia destinata ulteriormente a crescere nei prossimi giorni, quando saranno presenti nella “fortezza” tutti e venti i cosiddetti “grandi”. London’s burning?
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La sensazione è quella di essere ad un punto di rottura. La crisi avanza nonostante l’ottimismo di stato (solo) italiano, inizia ad essere una pratica e una strategia comune il rapimento dei mega manager, barconi di ragazzi abbandonati a loro stessi che cercano la traversata affondano nel Mediterraneo; il presidente dell’Eurogruppo al Parlamento europeo Juncker definisce le prospettive dell’economia “eccezionalmente cattive” e la crisi dell’occupazione “drammatica con grandi rischi di rottura della coesione sociale”.
Londra intanto si sta preparando al summit dei G20 di giovedì in un clima di tensione che ricorda quello del G8 di Genova del 2001. Le autorità danno per scontati violenti disordini in occasione delle proteste del movimento anti-capitalista (chiamato dai media in maniera volutamente errata e anacronistica ancora no global) che scenderà in piazza. Un esercito di 10 mila agenti antisommossa è pronto a fronteggiare i manifestanti che sfileranno nella capitale britannica.
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Le reazioni agli ultimi disordini creati dai ragazzi dell’Onda non si sono fatte attendere, e al termine della conferenza stampa congiunta con il Ministro Gelmini, Renato Brunetta ha sparato a zero. Lo spunto è stata una domanda sugli eventi di ieri davanti alla Sapienza di Roma.
«Non vedo molta protesta, vedo ogni tanto delle azioni di guerriglia da parte della associazione Onda. Ma vedo che nelle votazioni degli organi di rappresentanza degli studenti l’Onda non esiste. Sono un democratico e quindi credo molto più al voto che alle azioni azioni di guerriglia. L’Onda non l’ho vista nelle recenti elezioni degli studenti - ha concluso Brunetta - quindi sono dei guerriglieri e verranno trattati come guerriglieri»
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Da due giorni in Grecia impazza la protesta, ormai violenta e totalmente fuori controllo. La miccia è stata l’uccisione del 15enne Andreas Grigoropoulos da parte di un poliziotto a seguito di una manifestazione anarchica contro la riforma scolastica (anche qui…) avvenuta sabato notte. La ricostruzione della polizia appare estremamente lacunosa e incredibilmente simile ai fatti del G8 a Genova. Per ora non esistono altre fonti, quindi vediamo la versione riportata dal Corriere della Sera.
Secondo la ricostruzione e i racconti dei testimoni, due agenti dei corpi speciali dentro una camionetta sarebbero stati presi d’assalto da una trentina di manifestanti con pietre, bastoni e forse (ma il particolare non è confermato) bombe molotov, poi uno dei due è sceso dal mezzo sparando tre colpi contro il ragazzo. Secondo un comunicato diramato dalla polizia «i due agenti hanno detto di essere stati attaccati e di avere risposto. Uno di loro ha lanciato una granata a stordimento, l’altro ha sparato tre volte provocando il ferimento fatale del minore».
Va detto che i due agenti sono stati immediatamente arrestati, uno con l’accusa di omicidio volontario, l’altro di complicità. L’autore dello sparo Epaminondas Korkoneas ha sostenuto di aver esploso due colpi in aria e uno a terra; quest’ultimo sarebbe rimbalzato colpendo il giovane. Anche qui non possono non tornare alla mente le prime ricostruzioni dei fatti di piazza Alimonda, nonché gli stessi incredibili sviluppi del dramma.