Tutti gli articoli con tag donne

Le pagelle del giovedì

pubblicato da Massimo Falcioni in: La pagella del giorno

Silvio Berlusconi: machista. Voto – 8. Sono già 100 mila le donne che hanno aderito all’appello di Repubblica contro il premier che “offende” le donne e quindi la democrazia. Il Cav. vede la donna sottomessa, a sua disposizione. Tale e quale l’Italia.

Pdl: anti-Tremonti. Voto –8. Preoccupa e infastidisce il protagonismo del superministro dell’economia bocciato con un documento “economico” firmato Cicchitto, Verdini, la Prestigiacomo, Scajola, Fitto ecc. E’ la guerra dei “delfini”.

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Candidature "rosa". Fini lancia il sasso contro Berlusconi. Poi ritira la mano

pubblicato da il passator cortese in: Alle 5 della sera

Gianfranco Fini resta una spina nel fianco di Silvio Berlusconi.

Stavolta il dardo lo lancia indirettamente, attraverso Sofia Ventura sul web magazine FareFuturo, la fondazione dell’ex leader di An. Ma la frecciata è velenosa perché colpisce il leader del Pdl su un punto centrale, quello delle candidature fortemente volute dal Cavaliere.

La bordata è precisa e rasoterra, un “basta” al modo di fare politica sul corpo delle donne.

Dice la Ventura: “Le donne non sono gingilli da utilizzare come specchietti per le allodole, non sono nemmeno fragili esserini bisognosi di protezione e promozione da parte di generosi e paterni signori maschi; le donne sono, banalmente, persone. Vorremmo che chi ha importanti responsabilità politiche qualche volta lo ricordasse”.

Pugno nello stomaco. Punto.

Fini tenta di “recuperare” con una nota: “Valutazioni comprensibili, ma eccessive e, pertanto, non totalmente condivisibili”.

Come dire, il presidente della Camera impara dal “suo” premier: lanciare il sasso (stavolta un pietrone) e poi ritirare (in parte) la mano.

Gran partito, il Pdl. Nessuno degli ex di Forza Italia dice mai una parola differente dal “capo”, nemmeno quando, come in questo caso le ventilate candidature alle elezioni europee di veline e attricette gridano “scandalo”.

Non alla politica. Ma al buon gusto. E al buon senso. Di chi ce l’ha. Fortuna che Fini c’è.

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Vi spieghiamo il decreto sicurezza passato ieri al Senato. Escluse ronde e allungamento tempi di permanenza nei Cpt

pubblicato da Luca Landoni in: Big Picture: tutto su...

Ieri è passato al Senato il Dl sicurezza. Il voto è stato pressoché unanime, vista l’adesione di Pd e Italia dei Valori. 261 i voti favorevoli, solo 3 i contrari; due dissidenti del Pd e (incredibile ma vero!) Giuseppe Valentino del Pdl che ha sbagliato a votare. Unica vittima della situazione la Lega, almeno per quanto attiene la norma sulle ronde, che è stata esclusa dal provvedimento. È chiaro che le ronde sono state sacrificate sull’altare del sì allo spostamento del referendum, ma è comunque probabile che vengano reinserite - insieme con l’allungamento dei tempi di permanenza nei Cpt - nel testo del ddl in discussione alla Camera.

Detto questo, vediamo il contenuto di un dl che ha suscitato commenti entusiastici a destra e a sinistra, in particolare riguardo alle norme sui reati contro le donne.

Stalking. Introdotto il reato nel codice penale con pene dai 6 mesi ai 4 anni. Istituito un numero verde per le vittime.

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Intervista: Ettore Mo e la guerra al terrore al tempo di Obama

pubblicato da R.D. in: Intervista con...

ettore mo chiglio intervista

Ettore Mo non ha bisogno di presentazioni. Classe 1932 è uno storico inviato speciale del Corriere della Sera, testata per la quale ha per vent’anni girato il mondo e le zone di guerra raccontando storie e conflitti dall’Afghanistan alla Bosnia. E’ uno di quegli inviati vecchio stampo che, come diceva Egisto Corradi, hanno fatto giornalismo “con la suola delle scarpe”, sempre verificando le notizie con i propri occhi nel tentativo di capire e spiegare il mondo ai propri lettori.

In un periodo in cui provengono notizie inquietanti e contraddittorie dal’Afghanistan e dal Medio Oriente, la cosa migliore da fare mi è sembrata intervistarlo per conoscere le sue impressioni e i suoi commenti.

Ettore Mo, lei come inviato speciale ha avuto modo di conoscere bene l’Afghanistan e le sue problematiche. Può ricordare ai nostri lettori quando e quante volte è stato in quel Paese?

Sono stato in Afghanistan nel 1979, sei mesi prima dell’ invasione sovietica; sono poi tornato dopo l’invasione e ci sono stato molte volte nel corso degli anni. L’ultima volta è stato due o tre anni fa, quando a Kabul ho incontrato Mas’ud Chalili, il braccio destro di Ahmed Shah Massoud (il “leone del Panshir” comandante dell’Alleanza del Nord ucciso dai Talebani alla vigilia dell’11 settembre 2001, NDR); a differenza di quest’ultimo Chalili era scampato all’attentato…

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Di Pietro, candidate per concorso: venghino donne! C'è posto a Strasburgo

pubblicato da il passator cortese in: Alle 5 della sera

Altro che primarie! Altro che selezione dopo anni di militanza e verifiche sul campo, gradino dopo gradino! Roba da secolo scorso, ferrivecchi da epoche delle ideologie.

Antonio Di Pietro ha finalmente l’asso nella manica per rinnovare la politica: candidati ( pardon, candidate) per concorso.

Dalle pagine di un noto settimanale femminile, l’Idv ha lanciato un appello riservando sette poltrone all’Europarlamento a sette donne, scelte dopo visione dei rispettivi curriculum. Risultato?

Un gran lavoro per i selezionatori, perché le candidate sono 800. Giovani (e belle?), laureate, professioniste, plurilingue, e soprattutto lontane … dalla politica. Bene? Bis!

La cultura istituzionale, il senso dello Stato, la passione politica, il valore delle convinzioni, l’idea di uno straccio di progetto politico per la nuova Europa? Tutto superfluo.

Importante (anzi, determinante) è il curriculum. Serve gente per attirare l’elettorato e portare voti.

Alla politica ci pensa Tonino.

Tanto ai “suoi” eletti spetta il compito “alto” di “credere” (nel gran capo Di Pietro), “obbedire” (a Di Pietro) e “combattere” (per di Pietro).

Quando si dice luccichini per le allodole. Viva i grandi e moderni partiti padronali e familiari!

E’ così che l’Italia, da paese di vertice nel mondo, giorno dopo giorno è diventata il fanalino di coda. Ma siamo oramai diventati primi nell’indecenza. Senza nemmeno saperlo.

Così non ci si vergogna.

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UPDATED: Berlusconi e la "zoccola", burla o illusione sonora?

pubblicato da paolo in: Silvio Berlusconi Popolo delle Libertà PDL Video


Per chi si trova spesso a girovagare la mattina nella varia e pulsante blogosfera italiana (e a propaggini virtuali del web come Facebook, dove le cose rimbalzano e si gonfiano) potrà essere capitato di imbattersi stamattina in un filmato particolare (quello qui sopra).

Nel filmato, il Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi sembra chiamare a sé le donne del partito, durante il Congresso fondativo del PDL , chiedendosi poi dove fosse finita “la zoccola”. Un epiteto ovviamente offensivo, ancora peggio della sgridata reale per il comportamento molesto al G20.

Molti, come spesso accade nel web, hanno quindi ripreso il filmato, spacciandolo come l’ennesima gaffe berlusconiana. Si tratta in realtà di una bufala, anche se probabilmente più figlia di una distorsione sonora (dovuta a un rumore sul parlato di un Berlusconi di schiena) che a una burla ben realizzata a livello sonoro. La frase incriminata, infatti, è una semplice “dov’è la piccola”, che suona come epiteto offensivo nel video sopra.

Ciò che viene da chiedersi è: l’accettazione del filmato da parte di molti è sintomo di creduloneria in giro per il web, o il nostro Cavaliere gaffeur ci ha ormai abituato a tutto, tanto che ormai si può crederlo capace di ogni uscita?

A voi la risposta nei commenti, e dopo il salto il video “originale” che aiuta a capire la differenza (ci vuole attenzione, ma aguzzate le orecchie tra il secondo 33 del primo video e il secondo 7 del secondo, dove il rumore “molesto” si sente meglio in sovrapposizione).

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La domenica politica: Franceschini dalla Annunziata, mentre Presa diretta torna a Gaza

pubblicato da Luca Landoni in: Stasera in TV

Ci scuserà se lo chiamiamo “prezzemolino”, ma il neo-segretario del Pd Dario Franceschini in questo periodo è davvero onnipresente, e oggi completa il giro delle 7 chiese con quella presenza a In 1/2 h che ancora gli mancava. Ricordiamo infatti che già doveva esserne ospite qualche settimana fa, quando fu rimpiazzato da Piero Fassino proprio in seguito alla sua sua improvvisa nomina a segretario. Appuntamento su Rai3 ore 14,30.

A Domenica In si parla naturalmente di donne, dato che oggi è l’8 marzo. Il dibattito sulle pari opportunità vede ospiti Margherita Hack, Catherine Spaack, Katia Ricciarelli, Barbara Alberti, Anna Tatangelo, Emanuela Aureli, Alba Parietti, Lamberto Sposini e Giampiero Mughini. Con loro, gli opinionisti fissi, Gianni Ippoliti e Klaus Davi. Chissà se si sfiorerà nuovamente la polemicuccia nata sul testimonial Franco Califano a Roma…

A seguire sullo stesso canale (Raiuno), verso le 15.10 Monica Setta parla di crisi economica, donne e lavoro con Susanna Camusso (Cgil), Renata Polverini (Ugl), Annamaria Artoni (Presidente industriali Emilia Romagna). Inoltre, saranno ospiti in studio Manuela Moreno (Tg2), Sara Tommasi e, in collegamento da Milano, il direttore del quotidiano Libero, Vittorio Feltri.

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Donne in pensione a 65 anni come gli uomini. È giusto?

pubblicato da Luca Landoni in: Interni

La notizia è di ieri. In applicazione a una direttiva dell’Unione Europea il Governo proporrà di equiparare l’età pensionabile femminile a quella maschile, ovvero a 65 anni. Il progetto prevede un raggiungimento graduale della quota, innalzando l’età di un anno per volta fino a pareggiarla nel 2018.

Inutile dire che mentre Cisl e Uil sono possibiliste, la Cgil si è segnalata per la solita levata di scudi, parlando di provvedimento iniquo. Le ragioni sono arcinote. In Italia non c’è parità reale sul lavoro, quindi è giusto che le donne lavorino meno; se si vuole farle lavorare come gli uomini bisogna prima equipararle anche come trattamento.

Chiaramente si tratta di un’enunciazione di principio in teoria giusta ma in realtà molto difficile da ottenere, e rischia di far slittare il progetto a mai più. Il problema è che in qualche modo alla direttiva europea bisognerà ottemperare e non rimane molto tempo.

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Recensione:"Un nuovo contratto per tutti" di Boeri e Garibaldi: come riformare welfare e mercato del lavoro

pubblicato da giulio in: Analisi e Dati

Mercato del lavoro e welfare: due ambiti assolutamente centrali per la società e per la vita di ogni singolo individuo. In Italia, due settori in grave affanno, che richiederebbero urgenti riforme: e mentre i politici tendono spesso ad ignorare la questione, i famosi economisti ed editorialisti Tito Boeri e Pietro Garibadi pubblicano “Un nuovo contratto per tutti”, agile pamphlet pieno di proposte concrete.

Nell’Italia degli ultimi 10-15 anni c’è più occupazione e sempre meno disoccupazione. I problemi però non mancano: non c’è stata altrettanta crescita economica, non si è investito in ricerca e innovazione, ed eccoci con i salari più bassi d’Europa. Le forme di flessibilità del lavoro hanno sì creato lavoro, ma hanno finito per instaurare un sistema “duale”: precariato e posto fisso restano mondi paralleli, non comunicanti. Difficilissimo dal primo passare al secondo.

Non si sono colmati poi gli svantaggi dei veri soggetti deboli del nuovo mercato del lavoro: i giovani (non gli anziani!), le donne e i meridionali. Anzi, in molti casi la loro penalizzazione rispetto ai maschi adulti col posto fisso è addirittura aumentata. In particolare, è sempre più difficile per le donne conciliare lavoro e responsabilità familiare, ed ecco che si attiva quella spirale che sta trasformando l’Italia sempre più in un paese per vecchi.

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Violenze razziste: un problema di lungo periodo?

pubblicato da giulio in: Analisi e Dati


Le violenze razziste sono in questi giorni sulle prime pagine di tutti i giornali e molti si sono chiesti se questo rispecchi un’emergenza reale oppure niente più della solita bolla mediatica. Intervenendo ad un dibattito sul tema a Radio Popolare, il coordinatore italiano della “Rete Europea sul Razzismo e la Xenofobia” ha proposto un paio di considerazioni molto interessanti.

Primo: non c’è modo di accertare se questo tipo di violenze siano in aumento perchè non esistono statistiche ufficiali, un po’ perchè il fenomeno è in sè di difficile definizione e rilevazione, un po’ perchè l’ufficio italiano che dovrebbe occuparsene presso il Ministero delle Pari Opportunità è in condizioni materiali talmente disastrose da non potersene fare carico. In secondo luogo, a suo avviso, il vero fenomeno emergente non sarebbe tanto un aumento delle violenze verso gli stranieri, quanto il moltiplicarsi delle denunce da parte di questi ultimi. Casi come ad esempio quello del ragazzo picchiato dai Vigili a Parma, in questa prospettiva, sorprendono non tanto in sé quanto per il fatto che la vittima abbia deciso di farne pubblica denuncia.

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