Ci scuserà se lo chiamiamo “prezzemolino”, ma il neo-segretario del Pd Dario Franceschini in questo periodo è davvero onnipresente, e oggi completa il giro delle 7 chiese con quella presenza a In 1/2 h che ancora gli mancava. Ricordiamo infatti che già doveva esserne ospite qualche settimana fa, quando fu rimpiazzato da Piero Fassino proprio in seguito alla sua sua improvvisa nomina a segretario. Appuntamento su Rai3 ore 14,30.
A Domenica In si parla naturalmente di donne, dato che oggi è l’8 marzo. Il dibattito sulle pari opportunità vede ospiti Margherita Hack, Catherine Spaack, Katia Ricciarelli, Barbara Alberti, Anna Tatangelo, Emanuela Aureli, Alba Parietti, Lamberto Sposini e Giampiero Mughini. Con loro, gli opinionisti fissi, Gianni Ippoliti e Klaus Davi. Chissà se si sfiorerà nuovamente la polemicuccia nata sul testimonial Franco Califano a Roma…
A seguire sullo stesso canale (Raiuno), verso le 15.10 Monica Setta parla di crisi economica, donne e lavoro con Susanna Camusso (Cgil), Renata Polverini (Ugl), Annamaria Artoni (Presidente industriali Emilia Romagna). Inoltre, saranno ospiti in studio Manuela Moreno (Tg2), Sara Tommasi e, in collegamento da Milano, il direttore del quotidiano Libero, Vittorio Feltri.
La notizia è di ieri. In applicazione a una direttiva dell’Unione Europea il Governo proporrà di equiparare l’età pensionabile femminile a quella maschile, ovvero a 65 anni. Il progetto prevede un raggiungimento graduale della quota, innalzando l’età di un anno per volta fino a pareggiarla nel 2018.
Inutile dire che mentre Cisl e Uil sono possibiliste, la Cgil si è segnalata per la solita levata di scudi, parlando di provvedimento iniquo. Le ragioni sono arcinote. In Italia non c’è parità reale sul lavoro, quindi è giusto che le donne lavorino meno; se si vuole farle lavorare come gli uomini bisogna prima equipararle anche come trattamento.
Chiaramente si tratta di un’enunciazione di principio in teoria giusta ma in realtà molto difficile da ottenere, e rischia di far slittare il progetto a mai più. Il problema è che in qualche modo alla direttiva europea bisognerà ottemperare e non rimane molto tempo.
Continua a leggere: Donne in pensione a 65 anni come gli uomini. È giusto?
Mercato del lavoro e welfare: due ambiti assolutamente centrali per la società e per la vita di ogni singolo individuo. In Italia, due settori in grave affanno, che richiederebbero urgenti riforme: e mentre i politici tendono spesso ad ignorare la questione, i famosi economisti ed editorialisti Tito Boeri e Pietro Garibadi pubblicano “Un nuovo contratto per tutti”, agile pamphlet pieno di proposte concrete.
Nell’Italia degli ultimi 10-15 anni c’è più occupazione e sempre meno disoccupazione. I problemi però non mancano: non c’è stata altrettanta crescita economica, non si è investito in ricerca e innovazione, ed eccoci con i salari più bassi d’Europa. Le forme di flessibilità del lavoro hanno sì creato lavoro, ma hanno finito per instaurare un sistema “duale”: precariato e posto fisso restano mondi paralleli, non comunicanti. Difficilissimo dal primo passare al secondo.
Non si sono colmati poi gli svantaggi dei veri soggetti deboli del nuovo mercato del lavoro: i giovani (non gli anziani!), le donne e i meridionali. Anzi, in molti casi la loro penalizzazione rispetto ai maschi adulti col posto fisso è addirittura aumentata. In particolare, è sempre più difficile per le donne conciliare lavoro e responsabilità familiare, ed ecco che si attiva quella spirale che sta trasformando l’Italia sempre più in un paese per vecchi.

Le violenze razziste sono in questi giorni sulle prime pagine di tutti i giornali e molti si sono chiesti se questo rispecchi un’emergenza reale oppure niente più della solita bolla mediatica. Intervenendo ad un dibattito sul tema a Radio Popolare, il coordinatore italiano della “Rete Europea sul Razzismo e la Xenofobia” ha proposto un paio di considerazioni molto interessanti.
Primo: non c’è modo di accertare se questo tipo di violenze siano in aumento perchè non esistono statistiche ufficiali, un po’ perchè il fenomeno è in sè di difficile definizione e rilevazione, un po’ perchè l’ufficio italiano che dovrebbe occuparsene presso il Ministero delle Pari Opportunità è in condizioni materiali talmente disastrose da non potersene fare carico. In secondo luogo, a suo avviso, il vero fenomeno emergente non sarebbe tanto un aumento delle violenze verso gli stranieri, quanto il moltiplicarsi delle denunce da parte di questi ultimi. Casi come ad esempio quello del ragazzo picchiato dai Vigili a Parma, in questa prospettiva, sorprendono non tanto in sé quanto per il fatto che la vittima abbia deciso di farne pubblica denuncia.
Continua a leggere: Violenze razziste: un problema di lungo periodo?
Il piano di tagli alla scuola del Ministro dell’Istruzione Mariastella Gelmini è ormai pronto, e dovrebbe essere presentato a giorni ai sindacati. Stando ad alcune anticipazioni sarebbe previsto un radicale taglio dell’orario scolastico per scuole materne ed elementari: solo 24 ore settimanali (contro le 40 precedenti) con il ritorno del maestro unico. Il Ministero nega però che si abbia a che fare con una sostanziale abolizione del tempo pieno, come sostiene invece l’Andis (Associazione nazionale dirigenti scolastici).
Ma quali sarebbero le conseguenze di un abolizione del tempo pieno, se dovesse essere effettivamente messa in atto? Alcune, più immediate, sono state colte da vari commentatori: le famiglie con due lavoratori adulti si vedrebbero costrette a scegliere tra babysitting pomeridiano ed iscrizione dei figli ad una scuola privata: in entrambi i casi, una spesa aggiuntiva non indifferente, soprattutto in tempi di crisi economica. Una boccata d’ossigeno, invece, per le scuole private, da sempre tra i principali referenti sociali di quell’area ciellina del centrodestra cui la Gelmini appartiene.
Ci sono altre probabili conseguenze che rischiano però di sfuggire ai più: quelle sulla società italiana nel suo complesso.
Continua a leggere: La Gelmini riduce l’orario scolastico: gli effetti su occupazione e natalità
Silvio Berlusconi: vedi Napoli poi … Voto + 8. Il presidente del Consiglio mantiene le promesse fatte. Almeno riguardo a Napoli. “Verrò qui ogni settimana, finchè l’emergenza rifiuti non sarà superata”. Infatti oggi Berlusconi, insieme al sottosegretario Guido Bertolaso, sarà in Prefettura a Napoli dove incontrerà Bassolino, i Prefetti, i Presidenti delle 5 province e i sindaci dei relativi capoluoghi interessati all’emergenza. Poi ci sarà un vertice con le Forze dell’Ordine, i Vigili del fuoco e alcuni rappresentanti delle forze armate. Alle 17.30 il Premier terrà una conferenza stampa per fare il punto. Bravo Silvio! Ineccepibile. Quanto meno sul piano del metodo. Che non è poco, di questi tempi. Speriamo che il livello della monnezza cominci a calare almeno di qualche centimetro.
Mara Carfagna: allarme donne. Voto – 8. La neo ministro per le Pari Opportunità Mara Carfagna sembra già essersi dimenticata delle promesse fatte in campagna elettorale per “difendere” le donne. Si sa che la coperta è corta. E se con una mano dai, con l’altra togli. E’ proprio quello che ha fatto il Governo che per recuperare i soldi per il taglio dell’Ici ha decurtato il Fondo per le donne vittime di violenza. Erano 20 milioni dati da Prodi e destinati al sostegno delle vittime e alla prevenzione. Addio ai numeri verdi dell’informazione alle donne minacciate, addio ai centri antiviolenza, addio alle case per le donne maltrattate e offese, addio ai monitoraggi sulle molestie. Insomma si torna al “fai da te”. Forse per coerenza con lo spirito decisionista e “imprenditoriale” del nuovo esecutivo?
Mara Carfagna e Pina Picierno sono le due star indiscusse del firmamento politico italiano, almeno quanto a bellezza. E non me ne vogliano Prestigiacomo, Meloni & Co. se le escludiamo dalla lotta, ma purtroppo ubi maior minor cessat, anche se naturalmente i lettori potrebbero pensarla diversamente e capovolgere un verdetto senz’altro soggettivo.
Ministro per le Pari opportunità la prima, ministro-ombra alle Politiche giovanili la seconda, hanno trovato il loro primo terreno di scontro sul Gay Pride, che la Carfagna vuole spogliare del suo onesto contributo statale annuo in quanto “molti altri sono i problemi di pari opportunità: donne, disabili, anziani, bambini”, mentre la Picierno ribatte: “Ci ripensi e partecipi al Gay Pride senza farsi condizionare nella sua attività da visioni manichee e fuori dal tempo”.
Continua a leggere: Mara Carfagna e Pina Picierno. Duello all'Ok Corral
Mercoledì, dunque, si parte: primo consiglio dei ministri operativo a Napoli. Tra i provvedimenti annunciati, la detassazione degli straordinari. Molti hanno messo in evidenza gli effetti più evidenti ed immediati, tra i quali un considerevole risparmio per le famiglie. Ma ci sono anche effetti più nascosti ed indiretti, ad esempio sulle disparità di genere. Vi abbiamo raccontato qualche tempo fa che il solo fatto di essere donna porta in Italia a guadagnare in media circa 4800 euro in meno all’anno, e che questo divario, anziché ridursi nel corso degli anni, sembra approfondirsi.
Secondo Francesca Zajczyk, ordinaria di Sociologia e consigliere comunale milanese del PD, intervenuta recentemente ad un convegno, la detassazione degli straordinari non potrà che portare ad un ulteriore accrescimento dei divari salariali tra uomini e donne. La spiegazione è molto semplice: in Italia, come dimostrano recenti dati Ires, il 77% del tempo dedicato alla famiglia viene dalle donne.
Che possono permettersi dunque molto meno degli uomini di aumentare il proprio orario di lavoro attraverso gli straordinari. La detassazione degli stessi porterà ad un loro aumento soprattutto tra le fasce maschili della popolazione lavorativa, e quindi a sempre più disuguaglianza, in termini di stipendi, tra uomini e donne. Chissà che cosa ne pensa la nuova ministra delle Pari Opportunità Mara Carfagna.
Foto: George Eastman House, Flickr