Il confronto che Pierferdinando Casini ha avuto con Silvio Berlusconi nei giorni scorsi ha impedito al leader dell’Udc di accorgersi, evidentemente, dello scandalo che da ieri ha travolto il proprio partito.
Stando a quanto pubblicato nelle scorse ore dal Corriere del Mezzogiorno nella lista degli indagati per gli appalti truccati ai danni di Trenitalia ci sarebbe anche il nome di un esponente politico dell’Udc: Clemente Carta.
Il nome del consigliere comunale di Formia sarebbe emerso in una delle intercettazioni registrate dagli inquirenti che in quel momento stavano monitorando Fiorenzo Carassai, ex dirigente delle Ferrovie dello Stato, e Giovanni De Luca, imprenditore della “Fd Costruzioni”.
La crescita allarmante della disoccupazione in Italia richiede una lettura realistica e una interpretazione politicamente corretta, senza paraocchi e strumentalizzazioni. Il dato significativo è che cresce la disoccupazione soprattutto fra i giovani e contestualmente aumenta l’occupazione regolare degli immigrati.
Ha ragione la Lega, allora, quando afferma che gli immigrati tolgono lavoro agli italiani? No.
Ci sono oramai due mercati paralleli e distinti del mondo del lavoro. E ci sono lavori che i giovani italiani di oggi non vogliono fare. Questa è la realtà. Se certi lavori, soprattutto manuali, non fossero coperti dagli immigrati, a risentirne pesantemente sarebbe la nostra economia, specie fabbriche e agricoltura.
Non si è insegnato ai giovani la dignità (e anche il guadagno) di ogni lavoro onesto. Si è indicato illusoriamente un modello di società dove tutto sembra facile, senza bisogno di impegnarsi con umiltà nello studio e nel lavoro: unico obiettivo, il successo e la ricchezza.
Le tentazioni e le illusioni poi si sgretolano di fronte alla realtà, creando nei giovani quel disorientamento e quello smarrimento, anticamera di crisi e di drammi personali, famigliari e sociali.
Il “berlusconismo”, idealizzando la società dell’immagine e dell’effimero rispetto ai contenuti, dando priorità ai luccichini estemporanei delle veline (e di tutto un mondo patinato e furbesco) piuttosto che all’impegno quotidiano fatto seriamente di studio e lavoro, è in Italia responsabile primo di questa situazione.
Non resta che dare una svolta. Ogni giorno che passa è un giorno perduto.
La “stangata” un padre ce l’ha. E non è Silvio Berlusconi, bensì Giulio Tremonti.
Il ministro dell’Economia, si sa, non ama le … “gang bang”: fa tutto da solo.
E questa manovra di lacrime e sangue è nata così e così viene gestita, in solitudine. In questo modo Tremonti acquisisce il rispetto dei “rigoristi”, dentro e fuori i confini.
Come ogni guerra, anche questa lascerà sul campo “morti e feriti”. Tuttavia se l’Italia ne uscirà malconcia ma salva, il merito sarà di Tremonti. Non di Berlusconi.
Perché questo è il punto. La manovra farà perdere consensi al Governo e al Premier. Allora?
Sul piano sempre più inclinato, il Governo potrebbe ala fine tirare le cuoia. Con il conseguente ko definitivo del Cavaliere. A quel punto dal cappello potrebbe uscire il coniglio …. Tremonti, nuovo capo di un esecutivo di “emergenza”.
Perché il Premier accetta questa situazione? Non la accetta. La subisce. Sperando che nella tagliola ci resti lo zampino dell’amico Giulio.
Non sarà facile, stavolta, per il Cavaliere, portare avanti il solito gioco delle tre carte.
Per ora, solo Bossi sta al gioco. Ma è un gioco a forte rischio, e molti barano. Dietro l’angolo c’è Fini. E non è solo.
La parola “magica” non esce, né da Berlusconi né da Tremonti. Il capo del Governo e il ministro dell’Economia non dicono e non diranno mai: “Ci siamo sbagliati”.
Hanno mentito sapendo di mentire, negando l’evidenza. Tale e quale il governo greco, che ha addirittura truccato i conti portando la nazione allo sfacelo.
Ovunque, a cominciare dall’Italia della prima Repubblica, tutto ciò avrebbe portato all’immediato cambio del Premier, alla crisi di governo, a un nuovo esecutivo.
Per chiedere sacrifici agli italiani, serve credibilità politica e personale di chi lancia gli appelli a tirare la cinghia. Qual è il livello di credibilità di un premier e di un governo che nascondono la verità alla nazione?
Fino a pochi giorni addietro si rilanciavano le promesse di tagli fiscali e l’avvio del federalismo fiscale.
Ora c’è allarme rosso per mettere in sicurezza i conti pubblici: la differenza tra il calo delle entrate fiscali (per il rallentamento dell’economia, -6,5% in due anni e per l’aumento dell’evasione) e l’incremento delle spese ha portato la situazione vicino al tracollo, con il deficit al 5% 2009 e al prosciugamento dell’avanzo primario.
Questo il quadro che Silvio Berlusconi ha irresponsabilmente taciuto per non perdere la faccia e il consenso. Questa “furbata” costerà salata agli italiani. Addirittura il Premier attribuisce la responsabilità della manovra all’Europa, alla crisi greca, alla sinistra. La colpa è sempre di altri. L’Italia del Cavaliere non esiste.
Così, la manovra, oltre che tardiva e iniqua, sarà inutile: solo un tappabuchi, non stimola la ripresa, chiama ad altri tagli, ancora più dolorosi. Certo che ci vuole il bisturi: ma serve un ottimo chirurgo che sa dove e come incidere.
Qui si resta allo “spot”. Che fa prosperare le tv del Cavaliere ma fa affondare l’Italia.
Non si sa ancora se gli italiani hanno capito il “senso pratico” della manovra da 24 miliardi di euro (in lire sarebbe cifra da infarto) del Governo.
Cioè se hanno compreso che “casta e cricca” non si toccano (ultima”perla”: dopo il primato delle “auto blu” l’Italia conquista anche quello dei “cellulari d’oro” raggiungendo il tetto record di 939.450 unità, con un costo medio di 1.350 euro ad utenza!) e loro, più sudditi che cittadini, devono invece rimettere mano al portafogli. E non per rinnovare e rilanciare il Paese, bensì per non affogare, restando nella palude.
Cade l’ultimo tabù: così (anche) le tasse aumentano! E crolla il castello di bugie della “manovra europea che taglia le spese, colpisce l’evasione e non aumenta le tasse”. Appunto, esattamente l’opposto. Tant’è che il Premier nel Cdm grida: “questa non è la mia manovra!”, ma in pubblico è “afono”.
Il super ministro dell’Economia, sostenuto da Bossi, fa quel che vuole. Tanto sa che senza la Lega, esecutivo e premier saltano. E il Senatur sa altrettanto bene che la stangata non tocca l’elettorato del Carroccio (sforbiciata Province a parte).
il consenso verso il governo cala ancora e scende a quota 46%: un incubo per il Cavaliere!
Ora c’è il passaggio alla Camera, dove, solo la “fiducia” può salvare il governo. Tant’è che Fini, sornione, attende: vuole conoscere “le carte e i numeri”.
Insomma, pare proprio che il timoniere è rimasto solo. E un timoniere obbligato anche a remare sarà presto costretto a gettare l’ancora.
La manovra dà un duro colpo all’illusionismo di Berlusconi. Potrebbe essere il colpo finale alle illusioni del “berlusconismo”. La favola è finita. L’ultimo spenga la luce.

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La manovra da 24 miliardi di euro (forse si andrà vicini ai 30) che sta per abbattersi sugli italiani non è nuova. Nel senso che, come l’influenza “cattiva” ha le sue ricadute, anche stavolta, crisi economica più cattivo governo dell’economia (e non solo) fanno risalire il mercurio del termometro.
E la febbre alta richiede nuove punture … dolorose e salate (costose).Insomma, nuova manovra da lacrime e sangue.
Alla faccia del Premier e del ministro dell’Economia, che per mesi sorridevano a 32 denti perché “la crisi non c’è”. C’è da fidarsi di questi due “governanti”, i Totò e Peppino dell’economia improvvisata?
Tremonti si vanta di non essere un “economista”, ma un “commercialista”. Il Cavaliere non è né l’uno né l’altro, ma i conti li sa fare. Per le proprie tasche.
Per cavare soldi dall’evasione fiscale e dalla riduzione degli sprechi (quelli veri) ci vogliono anni e anni. Soprattutto serve volontà politica, che non c’è.
Quindi i (quasi) 30 miliardi devono uscire o da tagli, o da tasse, o da sanatorie o da vendite di patrimoni dello Stato. Di fatto, dalle tasche di “pantalone”. Italiani!
In Italia, come ricordato recentemente da Al Gore a “che tempo che fa”, l’informazione non vive le sue stagioni migliori. C’è da dire che questo presunto buio, figlio dell’autocensura praticata il più delle volte dagli stessi giornalisti che si adeguano al colore politico del Governo senza che nessuno esplicitamente glielo abbia chiesto, sta per rischiararsi.
Mentre in tutto il Mondo, Italia compresa, i giornali cartacei chiudono Il Fatto di Antonio Padellaro cresce fino a diventare un vero e piccolo caso. Quel che lo scorso autunno valeva 600mila euro oggi è quotato 60 milioni di euro.
Il buon giornalismo vende. E crea a chi governa dei problemi. Alla vigilia della giornata mondiale dell’Unesco per la libertà di stampa, avvenuta lo scorso 3 maggio, Vanity Fair ha intervistato Hu Shuli la giornalista di Pechino che secondo il Time è considerata dal Governo cinese la donna più pericolosa del Paese.
Continua a leggere: Cina: il Governo teme la giornalista Hu Shuli

Nelle stesse ore in cui ci si preparava per i festeggiamenti della quarantesima giornata della Terra a Milano naufraga il progetto di Renzo Piano grazie al quale la città dell’Expo avrebbe potuto nei prossimi anni più spazi verdi.
L’attenzione politica ai temi ambientali è, come sottolineato più volte, tendenzialmente nulla. Ne sa qualcosa Renato Soru che proprio su una legge riguardante il territorio la sua giunta sarda si sciolse.
I colleghi di ecoblog.it hanno fatto con Flavio Morini, presidente della Commissione Ambiente dell’Associazione Nazionale Comuni Italiani, un bilancio molto più promettente di quello che si possa pensare.
Continua a leggere: Earth Day: i Comuni lavorano meglio del Governo

Silvio Berlusconi ha fatto sapere di essere pronto a sconfiggere il cancro con cognizione di causa. Come osservato da Filippo Facci durante “la Zanzara” in questa campagna elettorale non avrebbe potuto giocarsi la carta dell’occupazione sicché la situazione del nostro paese, su questo aspetto, è tutto tranne che positiva.
Nel 2009 in Italia è aumentata spaventosamente la disoccupazione tanto da riportare alla mente picchi negativi analoghi registrati quindici anni fa quando il Premier vinceva le sue prime elezioni con Forza Italia.
Il dato, comunque drammatico, non spaventa chi di dovere tanto che i Ministri Maurizio Sacconi e Giulio Tremonti (rispettivamente del welfare e dell’economia) minimizzano sostenendo che rispetto all’Europa è quella che va meno peggio.
Continua a leggere: Silvio Berlusconi si occupa della vita eterna ma non dei posti di lavoro

La Befana del Governo arriva in ritardo, per San Giuseppe. Tant’è. Prendere e incartare.
Roboanti annunci ed eccoli gli incentivi/pacco/dono/elettorale: una mini pacchia da 300 milioni – più 120 per il tessile -(cucine, forni, lavastoviglie, ecocasa, motorini, macchine agricole, semirimorchi, gru, nautica, emittenza tv locali, internet pro giovani ecc.) per rilanciare (si fa per dire) i consumi.
Insomma, una miseria, il classico intervento a pioggia, fuori da ogni logica di intervento strutturale.
Chi si ricorda del malloppo di quasi 3 miliardi “gettati” per l’affaire Alitalia?
E le riforme strutturali? La spinta all’innovazione e alla ricerca? Il rilancio della piccola e media impresa? L’internazionalizzazione? I nodi veri dell’economia saranno sciolti al prossimo giro. Per adesso bisogna accontentarsi di una mini goccia nel deserto.
Il Governo del fare ha battuto il colpo: c’è. Ed è tutto qui. E il Premier? Cura gli affari (propri) legali.