La domanda, presa in prestito il titolo del film sul sindacalista americano Jimmy Hoffa, sorge spontanea leggendo le prime pagine che alcuni quotidiani oggi in edicola dedicano agli sviluppi giudiziari della vicenda del sottosegretario Nicola Cosentino (Pdl).
Almeno di quelli più “schierati” e meno paludati. L’Unità, ad esempio, ricorda quel dicembre 2008 quando Silvio Berlusconi, di fronte alle prime voci sul coinvolgimento di Cosentino con affari poco edificanti legati al Sistema, chiuse ogni confronto con un netto “Garantisco io”. Diverso l’approccio del Giornale di famiglia, che sceglie di cavalcare l’onda nauseabonda della giustizia ad orologeria con un “Elezioni in vista: scattano le manette. Mandato d’arresto nel governo”.
Ovviamente meno clemente Il Fatto, che spara una “Camorra di governo” sopra una foto di Cosentino abbracciato al premier. Libero sceglie di giocare sull’ironia, titolando (sopra una orribile vignetta che anche oggi adorna la prima pagina) “Più manette per tutti”, cercando di infondere il terrore di un’ondata di arresti legati a “Inchieste a raffica” con un “tam tam dalla procure che sembra quello di Tangentopoli”.
Nicola Cosentino, 50 anni. Nato a Casal di Principe, culla dei casalesi, il 2 gennaio del 1959 e rampollo della famiglia padrona dell’Aversana Petroli, il colosso economico della zona. Soprannominato ‘O mericano proprio per gli affari che l’azienda di famiglia porta avanti con gli Usa commerciando nel settore del gas. In politica già a 19 anni nelle file del Psdi, al momento buono fiuta il vento e passa in Forza Italia, da cui poi confluisce ovviamente nel Pdl del quale è coordinatore regionale per la Campania e al momento candidato numero uno alla poltrona di Borsellino come governatore regionale alle elezioni di marzo. Ah dimenticavamo un piccolissimo particolare; Cosentino è anche sottosegretario all’Economia con delega al Tesoro. Una carica da niente.
Senza volerlo condannare solo sulla base delle parole di alcuni pentiti (sei) va detto che il nostro è un politico molto chiacchierato già dal 2008, quando il boss Gaetano Vassallo accusò apertamente lui e Landolfi di aver preso soldi dalla mafia. Uomo avversato anche all’interno del suo partito da Bocchino e dallo stesso Fini, anche Roberto Saviano lo ha più volte messo sotto i riflettori, facendo notare la stranezza che un piccolissima realtà come Casal di Principe vanti la bellezza di 3 parlamentari, e di come - guarda caso - lo stesso Cosentino sia imparentato con i Casalesi:
“Chi segue da tempo le cose di camorra, sa che Nicola Cosentino ha avuto sempre un ruolo attivo in quel territorio. Un suo fratello, infatti, è sposato con la sorella di Giuseppe Russo cioè Peppe il Padrino, esponente del clan dei Casalesi e della famiglia Schiavone”.