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Miti della Riforma Gelmini: il maestro unico

pubblicato da Luca Landoni in: Interni

In questi giorni di ferventi polemiche sui vari aspetti della Riforma Gelmini uno degli argomenti più dibattuti è il famoso e ormai pressoché mitologico maestro unico. Ci siamo occupati più volte in queste settimane del problema, cercando di spiegare che il maestro che scaturirà dalla riforma non è affatto unico ma prevalente; infatti sarà affiancato da 3 altri docenti “minori” ovvero gli specialisti di informatica, educazione civica e religione. Appurato questo rimane tuttavia la posizione di chi si oppone al dimezzamento dell’insegnante di riferimento.

Può allora essere di qualche utilità indagare sui motivi che portarono la classe politica pre-tangentopolitana ad adottare l’attuale sistema, smantellando di fatto la struttura educativa che aveva servito il paese dalla nascita della scuola dell’obbligo fino alla fine degli anni 80. Fu proprio nel 1990 infatti che l’allora governo Andreotti, appoggiato dal PSI che infatti aveva in Claudio Martelli un influente vice-presidente del Consiglio, decise di adottare un provvedimento di profonda riforma della scuola primaria italiana.

Ed è proprio Claudio Martelli, in un’intervista di oggi al Giornale, a rievocare quei tempi e cosa spinse la classe politica dirigente della Prima Repubblica a moltiplicare i docenti con la riforma firmata da Sergio Mattarella:

“Fu solo una questione di soldi. Quando si fanno queste riforme non è tanto in discussione la pedagogia. Si tratta più di questione di bilancio.” spiega l’ex-delfino di Bettino Craxi.

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La Riforma Gelmini in 4 punti. Giudicate voi

pubblicato da Luca Landoni in: Big Picture: tutto su...

Ieri è andata in scena l’ennesima giornata di polemiche sulla nuova riforma scolastica, con Napolitano che volente o nolente ha replicato a Veltroni, approfittando dell’inaugurazione del nuovo anno scolastico al Quirinale. Il capo dell’opposizione, se così vogliamo ancora chiamarlo, aveva sparato a zero sul ministro, parlando di riforma basata esclusivamente sui tagli e contestando apertamente l’idea di intervenire sulla scuola elementare, a suo dire l’unico segmento considerato tra i migliori in Europa. Così invece il Capo dello Stato:

“Per avere un’Italia migliore abbiamo bisogno di una scuola migliore, le condizioni del nostro sistema scolastico richiedono scelte coraggiose di rinnovamento: non sono sostenibili posizioni di pura difesa dell’esistente”. E sul maestro unico: “…è necessario ridurre a zero nei prossimi anni il suo deficit pubblico e per incidere sempre di più sul debito accumulato nel passato nessuna parte sociale e politica può sfuggire a questo imperativo”. “Ed esso - avverte ancora Napolitano - comporta anche un contenimento della spesa per la scuola”.

Fin qui le posizioni delle parti. Cerchiamo invece di sintetizzare i contenuti della riforma dividendola in quattro punti fondamentali, affinché ognuno possa farsene un’idea senza lasciarsi condizionare alla propria appartenenza politica, proprio come ci esorta a fare il Presidente della Repubblica (”nel campo della scuola non si tratta di ripartire da zero ogni volta che con le elezioni cambia il quadro politico”).

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