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Tutti gli articoli con tag election day

No election day: ci risiamo con la polemica sull'accorpamento mancato

pubblicato da Luca Landoni

Ancora una volta la sinistra monta una polemica sulla questione dell’election day. In altre parole, Bersani & co. si lamentano per lo spreco di milioni (300, secondo le loro stime) derivato dal mancato accorpamento di elezioni amministrative e referendum.

«Il Consiglio dei ministri ha anticipato il no all’election day, dicendo di no al voto sul referendum sul legittimo impedimento lo stesso giorno delle amministrative. Significa buttare dalla finestra 300 milioni di euro, unicamente per impedire che il referendum raggiunga il quorum» secondo Dario Franceschini.

Peccato che lo stesso illustre esponente del Pd dimentichi che nell’istituto del referendum la questione della mancanza del quorum sia stata prevista per un motivo ben preciso: si ritiene infatti che se non va a votare almeno la metà degli italiani, il referendum debba decadere perché la questione non interessa agli elettori.

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Berlusconi pronto a giocare la carta delle urne. Election day a fine maggio?

pubblicato da il passator cortese

Il Financial Times scrive che “Sarebbe un bene per l’Italia se Berlusconi si dimettesse” e lui, il Cav. ci pensa davvero. E’ vero, continua a “insolentire” chi non la pensa come lui e chi va in piazza a dargli contro.

Ma per non gettare la spugna definitivamente il premier pensa davvero alla svolta. Non è una inversione a “U”, è solamente un tornare al passato, cioè alla vecchia idea di dimettersi per chiamare il popolo sovrano e andare subito alle urne.

A tutti i suoi, in privato, Berlusconi dice che così non si può andare avanti e che la situazione, magistrati a parte, non regge. Il fronte è sempre più largo e profondo e i “nemici” sempre più numerosi e agguerriti.

Perché la proposta del ministro Maroni delle elezioni amministrative il 15 maggio non è stata mai formalizzata in un Cdm? Perché la situazione è stata messa in stand-by e ora si pensa all’election-day, amministrative e politiche insieme, a fine maggio.

Con gran gaudio di Bossi. E’ l’ultima carta di Berlusconi? Sicuramente è l’ultima battaglia. Veh victis!

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Bologna: per dimenticare il Cinzia-gate ci vorrà un anno. Si vota nel 2011

pubblicato da Giovanni Molaschi



Quando sembra che il Partito Democratico abbia toccato i suoi minimi storici succede sempre qualcosa che ricorda a Pierluigi Bersani, e a noi, quanto il progetto politico che sta amministrando abbia fatto il suo tempo.

È da considerarsi obsoleto se persino la Lega Nord grazie all’intervento di Roberto Maroni, secondo il quale a Bologna si potrà andare al voto non prima del 2011, dimostra quella lungimiranza che dall’opposizione un elettore in media si aspetta. E spera.

Possibile che i dirigenti di partito non avessero considerato, negli stessi giorni in cui agevolavano le dimissioni di Flavio Delbono, l’eventualità che al voto non si andasse subito ma nei tempi già stabiliti?

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Ore 12 - Il Pdl perde pezzi di elettorato?

pubblicato da Massimo Falcioni

altro“Bocche cucite” è l’ordine dato da Silvio Berlusconi sui sondaggi.

Dati che fanno tremare i polsi e che per la prima volta tolgono il sonno al Cavaliere.

La fedeltà nelle intenzioni di voto per il Pdl era sempre stata, fino a un mese fa, superiore all’80 per cento. Le dichiarazioni di fedeltà per il Pdl sono in netta discesa: pari al 70 per cento una settimana fa, al 60 per cento nelle ultime ore.

Meno di 2 elettori su 3 dichiarano dunque di voler continuare a votare per il partitone di Berlusconi. Un appeal tipo quello del Pd, partito da mesi in crisi profonda.

Detto in altro modo, il 20 per cento degli elettori del Pdl non è più convinto di continuare a votare Pdl.

Colpa dell’affaire Noemi? Sembra proprio di sì.

In particolare la componente cattolica che vota Pdl è scossa dalle ultime vicende personali del premier. In una settimana, il 35 per cento dei cattolici dice che non voteranno più Pdl.

Un segnale da non sottovalutare. Poi, nell’urna, tutto può succedere. Anche che i delusi ritornino alle antiche certezze e votino compatti per il Pdl.

Ma tutti questi elettori scontenti, ci andranno davvero alle urne? O, con l’astensione, lanceranno a Berlusconi un inequivocabile segnale?

Ore 12 - Aspettando .... l'uomo della provvidenza. Berlusconi, balle, corsi e ricorsi della storia

pubblicato da Massimo Falcioni

altroSpesso, anche su questioni complesse e decisive, Silvio Berlusconi ci va giù con l’accetta.

Magari parte da un nodo reale, ma poi sfarfalla, toppa clamorosamente nel modo, nel metodo, nel merito. E diventa persino pericoloso.

C’è chi dice, dopo ogni esternazione, che “ troppe volte il premier parla senza pensare”. A questo punto c’è da sperare che poi pensi e ripensi a quello che ha detto.

Berlusconi vuole: “Meno deputati e più potere al premier”. E per sostenere la sua tesi si richiama agli Usa.

Ma il modello che vuole il premier non esiste né negli Stati Uniti, né in nessun altro paese democratico.

Non c’è Stato democratico, oggi, dove il capo del governo ha più poteri di quelli del Parlamento. Il potere legislativo è del Parlamento, al governo spetta quello esecutivo.

In America, paese presidenzialissimo, l’assemblea ha più potere del presidente: è il congresso che approva il bilancio e può dire “no”, bocciarlo e rimandarlo indietro.

In Italia è oggi necessario un “certo” rafforzamento dei poteri del presidente del Consiglio.

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Ore 12 - La Lega di Bossi a gonfie vele. Ecco perchè

pubblicato da Massimo Falcioni

altroA meno di tre settimane dal voto Silvio Berlusconi si sta rigirando i sondaggi che indicano un exploit della Lega Nord.

Se confermati dalle urne (il partito di Bossi verso il 12% a livello nazionale – era al 4,6% nel 2006 all’8,3% nelle politiche 2008! - ; 20-30% al Nord; 10% in Emilia Romagna; 7-8% in Toscana, Marche e Umbria; 4% nel Lazio di “Roma ladrona”; con performances anche al Sud) ci sarà uno scossone politico.

Con Bossi vero “padrone” del Governo e con la Lega che terremota il potere locale nelle regioni “rosse”, grazie anche alla caduta libera del Pd e alla costellazione della sinistra, ben sotto il tetto del 4%.

Perché la Lega corre così forte?

Perché sale sul groppone dell’elettorato, interpretando ciò che l’elettorato vuole.

I piccoli e medi imprenditori, i ceti medi, i lavoratori temono gli immigrati: per la criminalità e per il basso costo che destabilizza il mondo del lavoro.

Insomma, immigrati visti come “delinquenti” ma anche come “ladri” di posti di lavoro.

Ecco perché Bossi non parla più di federalismo ma gioca tutte le carte sulla questione “sicurezza”. Ecco perché Berlusconi insegue Bossi sullo stesso terreno, mettendo in secondo piano i vecchi cavalli di battaglia quali “comunismo” e “tasse”.

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Ore 12 - Berlusconi, il premier delle "beghe" personali inquietanti. Sempre colpa dei complotti?

pubblicato da Massimo Falcioni

altroResta il tema del giorno. Una patata bollente.

Questo passa il teatrino della politica Made in Italy: il “velinismo”, le comparsate in tv, specchio di un Paese dove madri estasiate dai riflettori e dal potere “offrono” le figlie minorenni al sultano, per una apparizione in tv, per uno scranno a Strasburgo e dove milioni di italiani si “offrono” al garante “miracoloso” del destino comune concedendogli in cambio l’immunità morale.

Persino i vescovi scendono in campo chiedendo un “Presidente più sobrio” e ricordando che “Prima o poi arriva il momento del conto”.

Se è vero che l’Italia è investita, oltre che dalla pesante crisi economica, dal degrado della politica e da una forte crisi morale, non c’è dubbio che la vicenda “familiare” del premier non è (solo) una questione privata. C’è quanto meno un problema culturale e politico, altro che gossip!

Dal dopoguerra ad oggi non c’è mai stato in Italia (e nel mondo occidentale) un premier come Berlusconi costantemente “impelagato” in beghe personali inquietanti.

Il Cavaliere perse le elezioni del 2006, dopo cinque anni di governo, perché più impegnato a risolvere i suoi problemi con la giustizia (oltre ai suoi business) che ad affrontare i mali del paese. E oggi, a un mese dal significativo passaggio dell’election day?

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Verso l'Election day di giugno: bestiario elettorale attraverso i manifesti

pubblicato da paganini


I manifesti elettorali, più o meno grandi e colorati, rappresentano uno degli aspetti più interessanti, antropologicamente parlando, della campagna elettorale.

Mentre ci avviciniamo all’Election day del 6 e 7 giugno, date in cui si voterà per il Parlamento europeo e per molte Provincie e Comuni, può essere divertente osservare quanto questi manifesti dimostrino una totale mancanza di senso dell’ironia e un distacco totale dalla realtà, che portano spesso a commissionare dei prodotti abbastanza comici.

Il titolo della piccola gallery che vedete potrebbe essere: Bisogna essere nati con la Camicia per diventare Sindaco subito, nonostante la crisi, certi Brutti personaggi e le voci nel silenzio.

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Ore 12 - Pd come Penelope. L'ex deus ex machina Bettini: "Partito ostaggio di correnti"

pubblicato da Massimo Falcioni

altroRispetto a quelli del Pd, Penelope era una dilettante.

Sono questi i veri professionisti che da una parte cercano di tessere (male) la tela del partito e dall’altra, contestualmente, disfano e strappano quel poco che ancora c’è.

A questo punto si può dire che l’errore non sta (solo) nel “manico” o nell’applicazione della strategia (come diceva Togliatti: “La linea è giusta ma è applicata male”).

Ci sono voluti 80 anni per capire che il fallimento dei paesi del “socialismo reale” non derivava (solo) dalla mala gestione (il culto della personalità ecc.) bensì dalla radice, dall’ideologia stessa che non poteva che produrre quello che ovunque (un po’ più, un po’ meno) ha prodotto: miseria, dittatura, lutti.

Allora, come si fa a pensare di non perdere voti quando uno come Goffredo Bettini (deus ex machina del Pd fino a poche settimane addietro, l’ex Pci-Pds, Ds che ha rifiutato la candidatura alle Europee) dice del suo stesso partito: “Il Pidì nell’ultimo anno è stato ostaggio di correnti che portano all’indecisione, al calcolo identitario e di potere. Un partito che è stato un’alleanza, non una mescolanza, che è finito per risultare un grottesco mini-compromesso storico. Le liste per le elezioni europee sono figlie più di logiche di corrente che di spirito di innovazione”.

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Un Disegno Comune: i manifesti dell'Udc verso l'estremo centro

pubblicato da paganini


Non sono solo le campagne mediatiche del Pd a lasciare gli elettori titubanti di fronte a certe scelte comunicative… L’Udc, ad esempio, dopo aver sfoderato una sbiadita colomba pasquale che invita a non litigare più (boni, state boni…), sceglie di tappezzare le città con le foto di famiglia di Pier Ferdinando Casini.

Udc diventa così Un Disegno Comune, arguto giochino di parole da quarta elementare che peraltro non spiega molto bene quale sia questo disegno e con chi venga condiviso. Come se ciò non bastasse, ecco lo slogan d’effetto: “L’estremo centro”, naturale evoluzione del precedente “Io c’entro”.

Speriamo che i sondaggi, finora piuttosto favorevoli ai Casini Boys, riescano a reggere il peso di questa brillante scelta comunicativa…

Aggiornamento, grazie alla segnalazione di fc: qui potete creare il vostro manifesto U____ D____ C ____

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