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Tutti gli articoli con tag election day

Le pagelle del lunedì

pubblicato da Massimo Falcioni

Antonio Di Pietro: candidato. Voto + 8. Il leader dell’Idv sferza Dario Franceschini sulle candidature per le Europee: “Abbiamo il dovere di candidarci per dare una alternativa agli elettori. Lasciamo al segretario del Pd la pilatesca scelta di armiamoci e partite”. Se c’è da correre, si corre.

Dario Franceschini: solitario. Voto – 8. Solo “quattro gatti” (sconosciuti) al meeting di Cinecittà per “lanciare” i candidati del Pd. Un flop dopo l’altro verso la debacle dell’election day. Franceschini, un uomo solo al comando. Gli altri big, defilati. Dario, vai avanti tu, che mi viene da … piangere.

Ore 12 - D'Alema e Veltroni si "ritrovano" ... contro Franceschini

pubblicato da Massimo Falcioni

altroNel Partito democratico sboccia una strana “alleanza”.

Non è un mettersi insieme “per”, ma una unità “contro”. Compagni di strada di leninista memoria.

I nuovi alleati, si fa per dire, sono Massimo D’Alema e Walter Veltroni. Entrambi, temporaneamente defilati o per necessità o per convenienza, hanno aperto la campagna congressuale del Pd.

Soprattutto hanno dissotterrato l’ascia di guerra, convinti che l’election day del 6-7 giugno sarà l’ultimo atto per sancire la disfatta del pidì.

D’Alema è il lider delle “diagnosi” (non sempre errate e perdenti, come quando afferma che i voti del centrodestra derivano “dalla crisi del sistema democratico, dalla rottura del sistema di rappresentanza, dalla corsa verso il bipartitismo e verso il plebiscitarismo, un terreno tutto berlusconiano …”) e a sette settimane da un appuntamento elettorale decisivo per il “suo” partito sferra l’affondo.

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Ore 12 - Europee: la metà degli italiani non è interessata al voto

pubblicato da Massimo Falcioni

altroMentre i partiti hanno incrociato le lame sul nodo election day-referendum e si apprestano a lanciare una campagna elettorale al calor bianco, gli italiani fanno sapere che sono poco interessati al voto europeo.

Secondo un sondaggio appena sfornato da Eurobarometro (della Commissione Europea) c’è un alto rischio di astensionismo.

La metà degli italiani non è interessata al voto.

Addirittura l’8% fa già sapere che non andrà al seggio. Solo il 44% degli italiani è interessata al voto, mentre il 6% non sa nemmeno di cosa si parla.

Ma il Belpaese non è una eccezione.

E’ anzi in buona (brutta) compagnia con le altre nazioni: in generale solo il 44% degli europei si sente impegnato per il voto del parlamento di Strasburgo, contro il 53% di “disenteressati” e il 3% che non dice nulla.

I Paesi più favorevoli all’Europarlamento sono Grecia (62%), Irlanda (61%), Malta(59%). Mentre in fondo alla classifica si trovano Lettonia (20%), Repubblica Ceca (24%), Polonia (20%).

Un dato di ulteriore riflessione (e preoccupazione) viene dalla fascia di età. Sono i giovani ad essere i più distaccati: il 27% degli studenti non andrà a votare.

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Le pagelle del giovedì

pubblicato da Massimo Falcioni

Gianfranco Fini: contestatore uno. Voto + 7. Il presidente della Camera boccia l’accordo fra Pdl e Lega che dice “no” all’accorpamento del referendum con le Europee-amministrative del 6-7 giugno. Fini: “Che spreco!”. In fumo oltre 400 milioni di euro. (Ex) An infuriati!
Gianfranco Fini: contestatore due. Voto - 7. Il presidente della Camera sconfessa la sua (e di Bossi) legge: “E’assurdo chiedere all’immigrato che per rinnovare il permesso di soggiorno ha già la garanzia del posto di lavoro di tornare nel suo Paese e poi rientrare in Italia”. Già.

Ore 12 - Bossi "abbaia" ma non morde. Berlusconi mostra i pugni ma non colpisce

pubblicato da Massimo Falcioni

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Si delinea un compromesso fra Berlusconi e Bossi sulla data del referendum. Nessuno dei due vuole la rottura. Però, così, chi vince è Berlusconi e chi perde è Bossi.

Resta quindi aperta nella maggioranza una ferita non marginale, perché in palio c’è una questione politica centrale.

E’ evidente che il risparmio del pubblico denaro derivante dall’accorpamento del voto non interessa nessun partito. Tanto paga pantalone.

Cosa vuole in effetti Berlusconi?

Il leader del Pdl, come scrive Stefano Folli su Il Sole 24 Ore: “culla il sogno di un Popolo della Libertà da solo al 51 per cento”. Con la vittoria del referendum la Lega ne uscirebbe a pezzi e a quel punto Berlusconi punterebbe in breve alle elezioni politiche anticipate per far “fuori” Bossi e governare l’Italia a proprio uso e consumo.

Ma c’è sempre un “ma”.

Nel braccio di ferro in corso, il premier non vuole andare fino in fondo e non insiste per un accorpamento del referendum con le europee del 6-7 giugno. Perché sarebbe la rottura con la Lega, la fine di questa maggioranza, la caduta di questo governo.

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Le pagelle del mercoledì

pubblicato da Massimo Falcioni

Francesco Cossiga: profezia. Voto + 8. Monito dell’ex capo dello Stato: “Il terrorismo nacque per l’indulgenza dei sindacati di sinistra e del Pci. E oggi, con i rapimenti dei manager e il clima intimidatorio nelle aziende, ci sono le stesse premesse, manca solo l’ideologia”. Grido nel deserto.

Umberto Bossi: celodurismo. Voto – 8. La Lega non cede e pone il veto sul referendum abbinato alle Europee. L’ipotesi compromesso è il 21 giugno con i ballottaggi delle amministrative. Berlusconi cede al diktat della Lega. Per un pugno di voti gli italiani pagano la “Bossi tax”.

Sondaggi: c'è anche l'Idv. E va forte!

pubblicato da il passator cortese

Nel precedente post sui sondaggi, per un errore di trascrizione manca il dato relativo all’Idv. Il partito di Antonio Di Pietro conferma il trend positivo e viaggia sul 7 per cento. Ci scusiamo con i nostri blogger.

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Verso l'election day: sondaggi amari per il Pd. Volano Pdl e Lega. Falce e martello sopra il muro

pubblicato da il passator cortese

Passata Pasqua, passata Pasquetta, il traguardo delle elezioni si fa sempre più vicino. In queste ore la patata bollente è il referendum, con lo scontro fra chi vuole accorparlo e chi no.

A riscaldare ancora di più l’ambiente, ecco l’ultimo sondaggio appena sfornato.

Che aria tira? Brutta, pessima per Dario Franceschini. Il Pd non si schioda dal 23-24%, circa dieci punti in meno rispetto alle politiche 2008. Con questo risultato, addio Franceschini, addio Partito democratico.

In molti, (in primis, ex margheritini) nel gruppo dirigente a tutti i livelli, stanno preparando le valigie per abbandonare la barca alla deriva e puntare verso il nuovo Partito della Nazione, quello nascente di Casini, Pezzotta, Tabacci e company.

Se Franceschini piange, tornano a sorridere Ferrero e Diliberto, la cui nuova federazione Prc-Comunisti italiani viene data oltre lo sbarramento del 4 per cento. Evidentemente elettori delusi del Pd che “parcheggiano” a sinistra.

Sull’altro fronte, Pdl sempre con il vento in poppa, sul 40%. E ancor più forte corre la Lega di Bossi, accreditata vicino all’11%.

L’Udc sopra il 6%. Sotto il 3%, Sinistra e Libertà (Nichi Vendola, verdi, Sd e socialisti). Mpa e La Destra uniti, sul 2,5%. E’ data per certa la rottura di Pannella col Pd e quindi la scomparsa dei radicali dal parlamento europeo.

Insomma, farà gran caldo nei prossimi giorni.

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I "giochetti" della politica mentre l'Italia piange. Caos elezioni: verso il Superelection-day?

pubblicato da il passator cortese

Mentre tutta l’Italia è in lutto e piange le vittime abruzzesi, la casta politica continua imperterrita nei suoi “giochetti”.

Ci riferiamo al non esaltante ping-pong della maggioranza (e non solo) sul nodo dell’Election day. Nodo che ogni partito intende sciogliere in funzione del proprio tornaconto. Come sempre.

Sulla carta si dovrebbe votare in tre date diverse: una per le elezioni europee e amministrative (6 e 7 giugno); una per i ballottaggi (21 giugno); una per il referendum (data ancora non definita).

In realtà Silvio Berlusconi (come propone l’opposizione) vorrebbe unire il referendum con le Europee e amministrative.

Questo per risparmiare un bel po’ di soldi (400 milioni come afferma Franceschini o meno della metà come dice Maroni?) e soprattutto per “accontentare” Fini e lanciare un “monito” a Bossi che, però, minaccia tuoni e fulmini.

Alla fin fine, per evitare ultimatum “distruttivi” da parte del Carroccio, il premier sceglierà la via mediana, accorpando ballottaggio e referendum.

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Ore 12 - Fra Berlusconi e Bossi (finta) esibizione a chi ce l'ha ... "più duro"

pubblicato da Massimo Falcioni

altroSilvio Berlusconi dimostra di saper cavalcare bene anche il terremoto.

Non solo per il ritorno di immagine (e poi di consensi e voti) per il premier “che c’è” e “che fa”.

Ma soprattutto per come il leader del Pdl sa cogliere le opportunità per affrontare i nodi interni e spostare a proprio favore i rapporti di forza. Usando sempre la sana pratica del “bastone e della carota”.

Adesso nel mirino c’è la Lega.

Dopo la battuta d’arresto sul decreto sicurezza e la ritrovata quadra “politica” (ma concretamente non si sa ancora come si potrà recuperare la bocciatura della Camera …) Berlusconi punta le sue bocche da fuoco verso il campo leghista.

L’idea del mettere insieme il referendum elettorale con le elezioni europee e amministrative del 7 giugno sarebbe una “pugnalata” a freddo per Bossi (deciso a far fallire la consultazione).

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