
Gli avversari li tratta da nemici, ma gli amici li “coccola”, il Cavaliere!
Ai “caciaroni” litigiosi e pasticcioni candidati del Pdl romano che non hanno … potuto o saputo neppure presentarsi alle elezioni, che cosa gli avreste fatto, voi? Una pedata nel sedere? Una richiesta di danni?
Berlusconi, comprensivo e magnanimo, invece, li ha consolati, premiandoli. Dando a tutti i candidati del Pdl rimasti fuori dalla competizione elettorale di Roma una somma pari a ben cinque anni di stipendio di un impiegato e promettendo poltrone ben remunerate (con i soldi del contribuente) negli Enti pubblici.
Soldi regolarmente erogati o … in nero? Non è dato sapere. Dettaglio insignificante.
Come si può non … voler bene a un “capo” così? Fortuna che Silvio c’è! Belpaese fortunato. Forse.
Continua a leggere: Berlusconi "premia" con soldi e poltrone i candidati Pdl esclusi
Sul Corriere della Sera Angelo Panebianco scrive delle “inutili nostalgie della Prima Repubblica”, restando però prigioniero della nostalgia del “nulla”. Perché la Seconda repubblica italiana è un guscio vuoto.
La storia di ieri e i fatti di oggi non si possono stravolgere. Panebianco accomuna la rivalutazione dei “vecchi” partiti (il 45% degli italiani giudica oggi positivamente la Dc, il 35% il Pci, il 32% il Psi) alla nostalgia dei russi per il Pcus e il regime sovietico.
La prima Repubblica italiana (pur con tutti i limiti ed errori) garantì e sviluppò libertà, democrazia, sviluppo economico, portando l’Italia ai vertici mondiali. Il comunismo russo (e non solo quello) distrusse ogni libertà, instaurando un regime dittatoriale e di miseria.
La Prima Repubblica produsse un benessere diffuso grazie al sostegno della libera iniziativa (artigianato e piccola e media impresa intrecciata a grandi e vere industrie in settori strategici), mentre l’economia italiana (non solo per la crisi mondiale) da anni è in caduta libera e il Paese, senza la rete protettiva dell’Euro, sarebbe già alla bancarotta. I partiti.
E’ vero, ieri come oggi occupavano e occupano le Istituzioni. Ma la differenza c’è. Le poltrone erano occupate da esponenti di partito, frutto di una vera e dura selezione, uomini preparati e capaci. E in Parlamento sedevano deputati scelti e votati dagli elettori e non imposti dal padrone del vapore. Le assemblee elettive decidevano in modo collettivo (giunte e consigli) e le gare d’appalto avvenivano con procedure articolate e controlli serrati.
Ancora. Ieri i partiti non erano proprietà “privata”, erano formati dagli iscritti, militanti dall’impegno gratuito, duri ideologicamente contro l’avversario, ma capaci di lavorare sui progetti per il proprio quartiere e capaci di indignarsi per gli errori e le malefatte dei propri capi. Chi sbagliava, pagava. Chi perdeva le elezioni, fuori.
Continua a leggere: Ore 12 - E (non) va l'Italia del "menga"
All’istituto francese di Firenze, ieri, è stato organizzato un incontro pubblico con Olivier Roy. Orientalista e politologo, il signor Roy a ridosso dell’evento (in collaborazione con Francesca Ristori) ha fatto un punto per polisblog.it su quanto sta accadendo in una parte del mondo.
Con lui, dopo quanto successo a Milano in Via Padova, abbiamo ragionato anche sui quartieri a rischio che i mass media italiani hanno paragonato alla banlieue parigine.
Lei si è occupato molto di Medio Oriente. Nei giorni scorsi si sono tenute in Iraq le elezioni sulle quali le opinioni divergono. Secondo lei ha ragione Barack Obama quando sostiene che questo appuntamento elettorale rappresenta per gli iracheni “una pietra miliare nella loro storia”?
Si, al contrario di ciò che accade in Afghanistan, gli elettori continuano a votare in massa in Iraq e le elezione rimangono più o meno oneste. Siamo dunque entrati in una logica democratica, al meno sul medio termine. Ma evidentemente, tutto questo è fragile e rimane possibile solo perchè ci sono truppe americane in Iraq. Il vero test sara dopo la partenza delle truppe U.SA.
Continua a leggere: Intervista - polisblog incontra Olivier Roy
Come volevasi dimostrare. Alla faccia delle tematiche territoriali (e del federalismo), Silvio Berlusconi, nella odierna conferenza stampa in via dell’Umiltà, detta la “linea” sulle prossime elezioni di fine marzo: “Queste regionali sono elezioni nazionali”. E chi ne dubitava?
Il bello (si fa per dire) è che accanto al Premier stavano in bella posa le candidate (“belle e gradevoli”, a detta del SuperCav.) a governatore del centro destra: Renata Polverini (Lazio), Monica Faenzi (Toscana), Fiammetta Modena (Umbria).
Insomma, ancora una volta, Berlusconi chiama gli italiani a votare per “lui”. Con liste piene di “impresentabili” e con le varie bufere in corso, il padre/padrone del Pdl e del Governo, in forte difficoltà e calo nei sondaggi, ci mette la propria faccia, a mo’ di “usa e getta”.
Se invece dovesse arrivare una scoppola (Dio non voglia) per il Pdl, Berlusconi darà la colpa ai candidati (e candidate). E ai comunisti.
Non a Bersani, ieri al Tg4 con Emilio Fede e poi, tirato a lucido, al Festival di San Remo (dove sta il popolo, dicitur …). E Guido Bertolaso non si “schioda”. Ordine del capo.
Continua a leggere: Ma quali Regionali? "Sono elezioni nazionali". Lo dice Berlusconi ...
Maurizio Sacconi: realista. Voto + 8. Il ministro del Lavoro invita disoccupati e studenti in attesa di una occupazione “consona alle aspettative della persona”, a fare la raccolta in agricoltura con buoni prepagati. Tabù infranto? Mamma non vuole!
Pier Ferdinando Casini: doppiogiochista. Voto – 8. Il leader dell’Udc è l’ago della bilancia per le prossime elezioni di marzo e rimescola le carte in molte regioni. Pdl e Pd pari sono e Pier tira la corda oltre il limite. Per un pugno di poltrone.

Non sono servite 48 ore per distruggere la candidatura di Loretta Napoleoni, di cui la diretta interessata disquisiva all’inizio di questa settimana su l’Unità. Salvo imprevisti dell’ultimo minuto il Pd avrebbe deciso di sostenere Emma Bonino alle prossime elezioni regionali del Lazio.
Tutte le altre alternative al marasma lasciato dall’ex governatore Piero Marrazzo, esponente del Partito Democratico, non sarebbero state considerate efficaci. Inutile negarlo. L’eredità morale lasciata dal presentatore televisivo sarebbe stata pesante per molti.
In pochi avrebbero colto la sfida che si preannuncia essere una delle più interessanti dei prossimi mesi. Due donne (Emma Bonino sfiderà Renata Polverini), con storie politiche molto diverse tra di loro, si confronteranno con quella civiltà che in Italia sempre meno si vede.
Continua a leggere: Elezioni Regionali 2010: Emma Bonino è la candidata del Partito Democratico

Ieri vi abbiamo anticipato i movimenti dei partiti in vista delle elezioni regionali 2009. In fibrillazione, soprattutto dal punto di vista del centrosinistra, sono in special modo Puglia e Lazio, ma in quest’ultima si è assistito a un clamoroso sviluppo, generato dalla candidatura forte di Emma Bonino da parte dei Radicali.
Nicola Zingaretti (non l’attore, quello è Luca) incaricato di svolgere un mandato esplorativo per raccogliere i poveri resti di un partito distrutto dallo scandalo Marrazzo, in sole 24 ore è infatti giunto alla conclusione che in mancanza di grossi nomi conviene sostenere la Bonino piuttosto che andare divisi.
E grossi nomi all’orizzonte non se ne vedono di sicuro. Il problema però è che la parte cattolica del Pd è immediatamente insorta e la Binetti ha minacciato la scissione dei teodem se il partito dovesse davvero decidere di schierarsi con il “nemico” radicale.
U come Udc. Più che una moglie fedele il Partito di Pierferdinando Casini sembra un’amante pronta a concedersi al miglior offerente tanto che in vista delle prossime elezioni Regionali ha deciso di stare sia con il Partito Democratico che con il Popolo delle Libertà. Non vale più il proverbio meglio soli che male accompagnati?
V come Veneto. Dove si è visto concretamente quanto l’alleanza tra Silvio Berlusconi e Umberto Bossi sia pronta franare con un nonnulla. Pur di far contento il compagno di Governo il Premier ha deciso di tradire Giancarlo Galan al quale ha negato la possibilità di ricandidarsi per il posto che fino ad oggi occupava come governatore.
Continua a leggere: Le parole del 2009: Udc, Veneto e Zaia (Luca)
R come Raffaele Lombardo. Il governatore della regione Sicilia più di altri ha rappresentato la distanza tra l’amministrazione e i cittadini. Al di là di tutte le vicende di colore che l’hanno riguardato dell’esponente politico ci ricorderemo il cospicuo assegno ricevuto da Silvio Berlusconi per evitare uno scisma all’interno del Popolo delle Libertà.
Quei soldi sarebbero serviti per aiutare la Sicilia. E l’Italia. Possibile che nel 2009 non si riescano a costruire adeguate protezioni per evitare frane omicida?
S come Scandalo. Ma anche come spettacolarizzazione dello scoop. La condivisione pubblica delle vicende private del Premier hanno dato inizio ad un eterno reality show che con cadenza quasi precisa presentava a noi, pubblico, uno scandalo di cui disquisire. Chiusa la vicenda Boffo e quella Marrazzo nelle scorse settimane si è iniziato a parlare del sex tape di Alessandra Mussolini. Della vicenda, ad oggi, non si sa più nulla.
Continua a leggere: Le parole del 2009: Raffaele (Lombardo), Scandalo e Terremoto
I come Italia dei Valori. Il partito di Antonio Di Pietro ha preso, di fatto, il posto della sinistra radicale che nelle precedenti amministrazioni tanto faceva tribolare i governi dell’uno e dell’altro schieramento politico. Ma il progetto dell’ex magistrato all’elettorato piace tanto che alle elezioni europee lo premia con un numero maggiore di consensi.
L come Lodo Alfano. La bocciatura della proposta dell’omonimo Ministro inasprisce ulteriormente il dibattito. Il rapporto tra l’amministrazione Berlusconi e la magistratura si fa sempre più teso tanto che della difesa del Premier non si occupa solo il Ministro della Giustizia. Con Silvio anche Franco Frattini, responsabile degli Esteri, e Renato Brunetta, responsabile della Pubblica Amministrazione.
M come Marrazzo Piero. Lo scandalo che ha travolto l’ex Presidente della Regione Lazio oltre ad indebolire la credibilità del Partito Democratico è stato per settimane e settimane al centro di un dibattito sociologico che politicamente non è collimato in nulla. Anzi. Per apparire più maschio ogni esponente politico dichiarava di non essersi trattenuto con una prostituta transgender. Eppure l’esistenza di chiappe d’oro è certa.