Logo Blogo

Tutti gli articoli con tag elezioni

Berlusconi da Napolitano, tutto è possibile. Anche le dimissioni del premier. Opposizioni pronte per il governo d'emergenza

pubblicato da Massimo Falcioni

Nessuno sa quali sono esattamente gli obiettivi dell’incontro del tardo pomeriggio di oggi fra Giorgio Napolitano e Silvio Berlusconi. Tanto meno, ovvio, nessuno sa come tale incontro finirà.

Quel che è certo è che non è un incontro di routine e che il capo dello Stato è estremamente preoccupato per quel che sta accadendo al Paese agganciato alle ingarbugliate e pesanti vicissitudini del premier.

E’ vero che Napolitano, nei suoi incontri odierni, in particolare con i capigruppo del Pdl alla Camera e al Senato ha voluto e vuole conoscere direttamente lo stato di tenuta della maggioranza. Soprattutto Napolitano vuole sentire dalla voce del premier le valutazioni politiche sulla tenuta o meno del governo e sulla sua capacità di risposta alla crisi, fin’ora estremamente debole.

Verosimilmente il presidente della Repubblica non si limiterà ad ascoltare ma si farà interprete della profonda insoddisfazione e della volontà di cambiamento degli italiani, nonché del continuo calo di credibilità dell’Italia a livello internazionale.

Niente è scontato. Già domani, con il voto segreto alla Camera sull’arresto di Marco Milanese, la maggioranza potrebbe sfarinarsi con conseguenze esiziali per il governo. In caso di ko della maggioranza il capo dello Stato non potrebbe che prendere atto di una situazione nuova e decidere il da farsi in un’ottica diversa dall’attuale.

Non a caso Napolitano ha voluto sondare anche l’opposizione e ha chiesto disponibilità per un eventuale governo d’emergenza, ricevendo risposta positiva. Non a caso, ieri Bersani ha accantonato la richiesta di “elezioni subito” ed ha annunciato che «il Pd è pronto a servire il Paese per fronteggiare la crisi». La tenaglia si stringe attorno a premier e governo. Le prossime ore potrebbero essere davvero decisive.

....
condividi 9 Commenti

Ore 12 - Crisi, i partiti trasformati in ... sindacati?

pubblicato da Massimo Falcioni

altroDentro la durissima crisi in atto, i partiti (tutti) sono impegnati più sul piano “sindacale” che su quello politico: ognuno difende il proprio orticello, la propria fetta di elettorato, pensando più alle prossime elezioni che agli interessi generali dell’Italia.

Al di là dei proclami, manca il senso della gravità della situazione in cui versa il Paese. Tale gravità richiederebbe una concentrazione di forze, di energie, una volontà di rinnovamento, uno sforzo eccezionale e super partes per dare avvio a una vera svolta, con la spinta di una vera e propria mobilitazione popolare.

In questo senso, la proposta del Terzo Polo di un governo di “unità nazionale”, per uscire dal pantano, è sensata e potrebbe suscitare una risposta positiva negli italiani. Perché non passa, né fra le forze politiche né fra gli italiani?

Innanzi tutto per la mancanza di credibilità della casta politica e per la mancanza di autorevolezza del premier e del governo. Poi, come può essere credibile la proposta di un inedito governo se il partito che la avanza (il Terzo Polo) neppure esiste, non è né carne né pesce. È al massimo un cartello elettorale inventato da Casini, Fini, Rutelli per non scomparire alle prossime elezioni?

Continua a leggere: Ore 12 - Crisi, i partiti trasformati in ... sindacati?

....
condividi 0 Commenti

Ore 12 - Elezioni: Pdl crack, non è solo crisi di gestione. Il "berlusconismo" è rinnovabile?

pubblicato da Massimo Falcioni

altroDa sempre chi perde le elezioni cerca di attutirne l’impatto negativo. Mai, però, l’analisi degli sconfitti ha toccato il livello così autocommiseratorio e menzognero come quella di Fabrizio Cicchitto e di altri esponenti del Pdl.

Ora, dopo la debacle che piega il Pdl ma non risparmia la Lega, la prima tentazione è quella della ricerca dei capri espiatori. La seconda è quella di ammettere a denti stretti che qualcosa va cambiato, nella logica di sovietica memoria che “la linea è giusta ma è stata applicata male”.

I notabili del Pdl invocano a bassa voce la “costruzione del Partito”, certi che il “berlusconismo” non è finito, ma va semplicemente “aggiornato” e riformato. Pare, fatte le debite proporzioni, il tentativo gorbacioviano della “perestroika” in Urss. Tutti sappiamo come andò a finire. Come era incompatibile la riforma “democratica” del comunismo, così è incompatibile un berlusconismo democratico, un berlusconismo senza Berlusconi.

Chi vuole rifare il Pdl, dandogli una parvenza democratica, mente sapendo di mentire. Il partito democratico e Berlusconi sono incompatibili: “L’uno nega l’altro”, come scrive oggi Emanuele Macaluso.

Prosegue il direttore del Riformista:”Il berlusconismo è un fenomeno che ha al centro il culto della personalità, il populismo fondato sul carisma del capo, collocato al vertice di una piramide in cui si ritrovano circoli, clan, lobby, interessi piccoli e grandi e persone di ogni ceto che comunque e con chiunque vogliono sbarrare la strada alla sinistra”.

Insomma, o si va fino in fondo (e a fondo) col partito del “predellino” in mano al Cavaliere padre-padrone o l’alternativa è la cancellazione del Cavaliere per poter dare alla Destra un partito riformista e democratico. Sta’ a vedere che aveva ragione Gianfranco Fini! Nel frattempo Berlusconi tirerà a campare, pro domo sua. E il governo, fermo nella più totale bonaccia, lascerà l’Italia in mezzo al guado.

Le pagelle del martedì

pubblicato da Massimo Falcioni

Silvio Berlusconi: l’alieno. Voto 3. Il premier esce stritolato da queste elezioni e la notizia della sua debacle e del ko della destra fa il giro del mondo. Il “ghe pensi mi” sta alla larga e risponde con il “me ne frego!” di fascista memoria. Finirà come finì allora? Silvio, go home!

Umberto Bossi: l’ammosciato. Voto 3. Crolla la Lega al Nord incapace di recuperare i voti persi dal Pdl. E’ quasi Caporetto. Ma il Senatur fa due conti e resta aggrappato al Cavaliere. Così diventa “complice” della disfatta della destra e del Paese. Umberto, go home!

Napolitano, ira e ultimatum! "Lo scontro è al limite della degenerazione"

pubblicato da Massimo Falcioni

Giorgio Napolitano prende carta e penna e scrive al vice presidente del CSM Michele Vietti annunciando la decisione di dedicare la celebrazione della Giornata delle vittime del terrorismo e delle stragi, prevista il 9 maggio prossimo al Quirinale, “in particolare ai servitori dello Stato che hanno pagato con la vita la loro lealtà alle istituzioni repubblicane.

Tra loro - sottolinea Napolitano -, si collocano in primo luogo i dieci magistrati che, per difendere la legalità democratica, sono caduti per mano delle Brigate Rosse e di altre formazioni terroristiche”.

Ma il capo dello Stato affronta con decisione l’attualità: “La scelta che oggi annunciamo per il prossimo Giorno della Memoria costituisce anche una risposta all’ignobile provocazione del manifesto affisso nei giorni scorsi a Milano con la sigla di una cosiddetta «Associazione dalla parte della democrazia», per dichiarata iniziativa di un candidato alle imminenti elezioni comunali nel capoluogo lombardo. Quel manifesto rappresenta, infatti, innanzitutto una intollerabile offesa alla memoria di tutte le vittime delle BR, magistrati e non”.

C’è, infine, un durissimo monito politico, un vero e proprio ultimatum: “Essa indica - scrive Napolitano - come nelle contrapposizioni politiche ed elettorali, e in particolare nelle polemiche sull’amministrazione della giustizia, si stia toccando il limite oltre il quale possono insorgere le più pericolose esasperazioni e degenerazioni. Di qui il mio costante richiamo al senso della misura e della responsabilità da parte di tutti”.

Mai, il presidente della Repubblica si è pronunciato con toni tanto decisi e allarmati. L’autorevolezza del Presidente è una garanzia e la sua credibilità una risposta che sostiene quanti sono disorientati di fronte al degrado della situazione. Sarà sufficiente questo monito? Certamente no. Non sappiamo se aveva ragione Montanelli quando scriveva che “lui” (il Cavaliere ndr) non mente, lui è la bugia. Sappiamo però che è “lui” per primo ad esasperare ogni giorno il clima politico.

Mai, nella storia repubblicana, si era arrivati a tanto. Ancora un passo e l’articolo 88 (il potere del presidente della Repubblica di sciogliere le Camere) non deve essere agitato come spauracchio ma applicato per la salvezza delle Istituzioni e dell’Italia. Spetta poi agli italiani, nelle urne, decidere.

Tettamanzi: "ingiusti non vogliono essere giudicati", Per chi suona la campana?

pubblicato da il passator cortese

Giorni caldi, questi, a Milano. Anticipatori di quello che avverrà da qui alle prossime elezioni amministrative perché la capitale meneghina può davvero diventare teatro di uno scontro politico dai pesanti risvolti nazionali.

Nel post qui sotto si parla della nuova performance del premier. Non è una novità. La novità viene dall’arcivescovo di Milano Tettamnzi con una domanda forte e inquietante: “Perchè molti agiscono con ingiustizia, ma non vogliono che la giustizia giudichi le loro azioni?”.

È questo il breve passaggio, il centro della sua Omelia pronunciata oggi nel Duomo in occasione della domenica delle Palme. “Come sono oggi i giorni che viviamo? Potremmo definirli ‘giorni stranì - spiega Tettamanzi - I più dotti potrebbero definirli ‘giorni paradossalì”. Tettamanzi si è interrogato sull’attualità: “Come sono, quindi, i giorni che oggi viviamo? Possiamo rispondere nel modo più semplice, ma non per questo meno provocatorio per ciascuno di noi, interrogandoci con coraggio sul criterio che ispira nel vissuto quotidiano i nostri pensieri, i sentimenti, i gesti. È un criterio caratterizzato da dominio superbo, subdolo, violento, oppure è un criterio contraddistinto da attenzione, disponibilità e servizio agli altri e al loro bene?”.

“Siamo allora chiamati a interrogarci sull’unica vera potenza che può realmente arricchire e fare grande la nostra vita, intessuta da tanti piccoli gesti - ha aggiunto l’Arcivescovo di Milano - la vera potenza sta nell’umiltà, nel dono di sè, nello spirito di servizio, nella disponibilità piena a venerare la dignità di ogni nostro fratello e sorella in ogni età e condizione di vita”.

Per chi suona la campana? Quanto meno a qualcuno, ai piani alti, fischiano le orecchie.

La mozione della maggioranza e la stabilità di governo

pubblicato da Alessandro

La Russa

Una mossa disperata quella della maggioranza. In reazione alla presentazione della mozione di sfiducia alla Camera da parte delle opposizioni ecco arrivare una mozione anche al Senato, questa volta di appoggio al Governo. Si immagina evidentemente di poter incassare un voto favorevole nel ramo del Parlamento presieduto da Schifani. E si tenta di farlo prima che si voti la mozione alla Camera.

Nella serata di ieri il Ministro La Russa ha chiarito il senso dell’operazione: “Ci sarà un voto al Senato - ha spiegato - e lì si capirà se il governo ha la maggioranza, poi il presidente della Repubblica Napolitano ha naturalmente tutte le prerogative, anche quella di sciogliere solo una Camera, e non il Senato. Questo è possibile, ma libero il Presidente di esercitare tutte le prerogative contenute nella Costituzione, nessuno può immaginare che chi ha vinto le elezioni sia all’opposizione”.

Napolitano potrebbe decidere di sciogliere una sola camera, è vero. E si potrebbe andare anche solo alle elezioni di questa. Ma se dalle consultazioni elettorali uscisse una maggioranza politica diversa da quella già presente nell’altra camera, cosa succederebbe?

Continua a leggere: La mozione della maggioranza e la stabilità di governo

....
condividi 7 Commenti

Intervista - Polisblog incontra Paolo Guarino: "Vendola non ha ancora un ruolo nazionale" (seconda parte)

pubblicato da Bruno Marino


Ecco la seconda parte dell’intervista a Paolo Guarino. Trovate la prima parte qui.

Se fossi il consulente del PD, su quali issues consiglieresti di puntare, in vista delle elezioni? E se fossi il consulente del PDL?

Entrambi i partiti si trovano in una condizione difficile. Ci sono più rischi che opportunità in caso di elezioni anticipate. Comunque, consiglierei al PDL di valorizzare quanto fatto governando, smettendo di parlare di scandali, divisioni e leggi ad personam e magari andando oltre il terremoto e i rifiuti. Più in generale, punterei sulla capacità di Berlusconi di far sognare, quasi come se ci fosse l’idea di un ultimo, definitivo sogno.

Per quanto riguarda il PD, vale innanzitutto il suggerimento di Blair citato prima: fare politica. Parlino di quello che vogliono ma parlino alla gente. Il problema non riguarda non tanto la scelta di singoli temi, ma la credibilità e il linguaggio usato. La sfida del pd, in ogni caso, dovrebbe essere non quella di presidiare vecchi elettorati ma di rappresentare la nuova Italia, assente dalle rappresentazioni politiche e mediatiche. Il pd, in sostanza, dovrebbe scegliere un solo grande tema: l’innovazione.

Continua a leggere: Intervista - Polisblog incontra Paolo Guarino: "Vendola non ha ancora un ruolo nazionale" (seconda parte)

....
condividi 7 Commenti

Democrazia autoritaria e neo-machiavellismo: Veltroni scrive all'Italia

pubblicato da Alessandro

Veltroni

Un’analisi lucida ed appassionata emerge dalla lettera di Walter Veltroni, pubblicata ieri sul Corriere della Sera. Una missiva indirizzata al proprio Paese in forza di due titoli di legittimazione che lo stesso Veltroni sente - a buon diritto - di potersi riconoscere: i quattordici milioni di voti ottenuti alle elezioni politiche di due anni fa e l’essersi fatto da parte, dopo la sconfitta, assumendosi responsabilità certo non addebitabili esclusivamente a lui ed alle sue scelte.

Tra i passaggi più interessanti, due hanno colpito, in particolare, la mia attenzione. Innanzitutto, il riferimento ai rischi di affermazione di una “democrazia autoritaria” che potrebbero derivare dall’idea che “che di fronte alla velocità del nostro tempo, dei suoi repentini mutamenti sociali e finanziari, a essere più ‘utile’ sia un sistema che decide, qualsiasi esso sia”. Si tratta di una questione antica, che oggi acquista, tuttavia, una drammatica attualità.

Gli strumenti di deliberazione democratica richiedono tempo, quel tempo che spesso manca nelle vorticose dinamiche dell’odierna società complessa e sempre più multiculturale. E’ noto come lo stesso Jean-Jacques Rousseau, grande teorico della democrazia diretta, ritenesse impossibile applicare tale regime politico a società di grandi dimensioni. E come rifiutasse la stessa idea di rappresentanza politica, che - a suo dire - non era in grado di tradurre in concreto il principio di sovranità popolare.

Continua a leggere: Democrazia autoritaria e neo-machiavellismo: Veltroni scrive all'Italia

....
condividi 7 Commenti

Berlusconi contro i "formalismi costituzionali": qualche precisazione

pubblicato da Alessandro

Berlusconi e Bossi

Lo spettro della crisi di governo incombe sull’attuale maggioranza. Ieri il Presidente del Consiglio ha dichiarato che non ci sarebbero alternative all’esecutivo in carica, se non le elezioni: “Chi dice il contrario - ha aggiunto -, invocando magari dei formalismi costituzionali sa bene, benissimo, di dire una falsità”.

Ed ancora ha commentato polemicamente: “E’ davvero singolare che a credere nella sovranità del popolo e nel rispetto della democrazia sia il premier, cioè il sottoscritto, che tante volte è stato indicato dalla sinistra come un dittatore, ed è anche davvero paradossale che chi a sinistra si è sempre professato paladino della democrazia, oggi tema come una catastrofe il giudizio popolare. Un timore questo che, purtroppo, sembra diffuso non soltanto a sinistra”.

Ad essere del tutto falsa, stando almeno al dettato della Carta repubblicana e alle vigenti convenzioni costituzionali, è, invece, proprio la visione proposta dal Presidente del Consiglio. Vediamo perché.

Continua a leggere: Berlusconi contro i "formalismi costituzionali": qualche precisazione

....
condividi 5 Commenti