Chi semina vento raccoglie tempesta. E’ l’accusa che le “due parti” si rimpallano dopo il fattaccio di Milano. Ancora una volta si confonde l’effetto con la causa.
L’effetto è il “Duomo” tirato in faccia al Premier, il caos di questa politica senza politica, che chiama “nemico” l’avversario, negandogli la legittimità di esistere e di governare.
Ma la causa non è il “carattere” presidenzialista di un Berlusconi o quello giustizialista di un Di Pietro, bensì questo “bipolarismo” Made in Italy, fasullo e pieno di germi infetti.
Può reggere un sistema politico basato sulla demonizzazione dei partiti e del Parlamento, sull’affermazione di una personalizzazione esasperata della politica, senza idee e senza confronto?
Stefano Folli sul Sole 24 Ore ha sintetizzato: “Il volto sanguinante di Berlusconi simboleggia il fallimento della Seconda Repubblica che doveva garantire un bipolarismo maturo e un confronto sereno tra due schieramenti, mentre invece ha dato luogo ad un conflitto perenne ed estenuante”.
Tutto qui. Ora, nessuno e nessuna parte ascolterà i saggi e fermi ammonimenti del Presidente Napolitano.
Berlusconi deciderà in queste ore se portare all’incasso (con elezioni anticipate) l’aggressione di Milano o tirare a campare, stringendo i “bulloni” per fare con “le buone” le cose che molti dei suoi falchi vorrebbero fare con “le cattive”.
Il dato non cambia: la seconda Repubblica è in coma. Come il Paese.
Continua a leggere: Ore 12 - Ma non è solo "colpa" di Berlusconi (e Di Pietro) ...

Durante il No B Day della scorsa settimana si è avuta la prima apparizione pubblica della Federazione della Sinistra (nuova formazione politica che riunisce Rifondazione Comunista e Comunisti italiani), di cui Christian de Mattia ha già scritto su polisblog. Abbiamo incontrato per voi Oliviero Diliberto, segretario nazionale dei Comunisti italiani, con cui abbiamo parlato di crisi, di lavoro, di ambiente e delle possibili alleanze contro Berlusconi.
Diliberto, cosa rappresenta per la sinistra italiana questa nuova Federazione?
Innanzitutto la circostanza che per la prima volta si cerca di unirsi invece che dividersi. Si apre un percorso che può portare anche ad un ulteriore allargamento della federazione stessa. Per ora siamo, e non è poco, Rifondazione Comunista, i Comunisti italiani e due formazioni più piccole: una che fa riferimento alla sinistra della CGIL e l’altra che è Socialismo 2000, guidata da Cesare Salvi. La Federazione è la premessa indispensabile per tornare utili, nel senso che finché saremo frammentati in realtà così piccole non saremo utili. E’ la speranza di poter ricostruire, a sinistra del Partito Democratico, una formazione che conti qualche cosa.
Rimane sempre lui il mattatore quasi esclusivo nei commenti dei media internazionali: stiamo parlando ovviamente di Silvio Berlusconi, che è anche questa settimana l’oggetto di una grande quantita di articoli da parte delle testate d’oltralpe.
Cominciamo dalla tedesca Frankfurter Rundschau, che si è espressa duramente sul progetto di legge sul processo breve:
Decine di migliaia di imputati in Italia possono rallegrarsi del recentissimo scudo giudiziario che deve proteggere il capo del governo Silvio Berlusconi dalle condanne. Uno dei beneficiari è il comproprietario dell’ex stabilimento Eternit Stephan Schmidheiny. Il processo a Torino, nel quale l’industriale svizzero deve rispondere di 2000 decessi per l’amianto, andrà probabilmente in prescrizione grazie al disegno di legge per salvare Berlusconi. Come pure il processo contro l’ex patron della Parmalat Calisto Tanzi. Migliaia di piccoli risparmiatori che hanno perso i loro risparmi nel 2003 a causa del crack da 14 miliardi di euro, vedono svanire la speranza che i colpevoli vengano condannati
Continua a leggere: Rassegna stampa estera: Berlusconi e gli intrighi della politica italiana
A chi fa bene, tutto questo cancan sulle elezioni anticipate? A Silvio Berlusconi, no.
L’immagine di un Pdl superpartito unico sempre tirato a lucido, di una maggioranza forte e coesa, è stata stritolata in queste ore.
Se addirittura si minaccia il ricorso anticipato alle urne significa che il premier, quando esaltava la “sua” maggioranza, bleffava. E uno che bleffa (almeno) una volta, può bleffare di nuovo. E l’elettore (forse) non ci ricasca.
Solo il terrore di perdere la poltrona (soldi, potere, pensione) può unire i peones ad alzare il muro contro il voto anticipato.
Più di tutti, dalla eventuale fine della legislatura, ci guadagna il Pd, che uscirebbe dal coma profondo, di nuovo al centro dei giochi.
Già, perché è tutto da dimostrare che, caduto questo governo, automaticamente si vada alle urne. E’ Giorgio Napolitano che, Costituzione alla mano, decide il da farsi.
E in Parlamento (e fuori) a quel punto si troveranno le forze e i numeri per fare un nuovo governo.
E il Cav? Con il Pdl sbrindellato, Berlusconi arriverebbe alle urne come il toro alla fine della corrida, stordito, disorientato, con gli occhi furenti e la bava alla bocca. E il toro, si sa la fine che fa.
Continua a leggere: Chi ci perde e chi ci guadagna da questo "cancan"?
Ottimisti e pessimisti condividono lo stesso giudizio sul Governo: “E’ appeso a un filo”.
Ci si divide, però, sulla consistenza del filo.
Un filo di lana che può sfilacciarsi ulteriormente e spezzarsi, portando l’esecutivo al ko finale. Oppure un filo d’acciaio, sottile, ultimo appiglio, ma resistente, da salvare ancora la coalizione e il suo capo.
Premier e Governo, lontani dai problemi veri della gente, non “tengono” perché non si fidano più della loro stessa maggioranza. Il record dei 28 voti (ma sempre in crescita …) di fiducia in soli 18 mesi parla da solo. Così come le 32 sconfitte del Governo alla Camera! Il voto di fiducia era e resta la ciambella di salvataggio.
Dunque, la domanda è una sola: fin che regge “Superman”?
Il tira e molla di minacce e smentite del premier, molto provato anche sul piano psicofisico (pesano anche la vicenda dei 750 milioni da pagare a De Benedetti e il timore che la moglie Veronica in sede di divorzio sveli molti segreti imbarazzanti), varia in funzione della situazione.
Continua a leggere: Ore 12 - La "pistola scarica" di Silvio Berlusconi

La bomba di ieri sono state le dichiarazioni del Presidente del Senato Renato Schifani all’inaugurazione dell’anno accademico del collegio universitario Lamaro Pozzani. Le parole della seconda carica dello stato potrebbero anche apparire di semplice buon senso, se non fosse che in politica tutto ha un significato ben preciso e, in questo caso, evidentemente ispirato da Berlusconi.
«Compito del governo è lavorare per realizzare il programma concordemente definito al momento delle elezioni. Compito dell’opposizione è esercitare il proprio ruolo di critica e di proposta alternativa, in coerenza con il proprio mandato elettorale. Compito della maggioranza è garantire che in Parlamento il programma del governo trovi la compattezza degli eletti per approvarlo. Se questa compattezza viene meno, il risultato è il non rispetto del patto elettorale. Se ciò si verificasse, giudice ultimo non può che essere, attraverso nuove elezioni, il corpo elettorale».
Che si traduce così: Berlusconi è stufo delle interferenze su ogni provvedimento da parte della sua stessa maggioranza, in particolare su processo breve e varie riforme giudiziarie. Dunque i suoi “oppositori” interni, a partire da Fini e dai suoi, si adeguino oppure si vada a elezioni anticipate e ci penserà il popolo a farli tacere.
Che si dice di Silvio Berlusconi?
Si dice che la moglie Veronica, per il divorzio, pretenda la metà esatta dell’intero patrimonio. Si dice che Umberto Bossi, per non mollare il Cav, pretenda Piemonte e Veneto e un elenco di altre “giuggiole” che tirerà fuori quando l’aria nella maggioranza sarà ancora più rovente.
Si dice che Gianfranco Fini si comporta come i “picadores”, punzecchia il toro fino a martoriarlo, ma non affonda la spada perché a “questo” torero serve “questo” toro vivo, non morto.
Si dice che Giulio Tremonti lasci il lavoro “sporco” agli altri e si prepari al discorso … funebre del Cav (politicamente parlando, s’intende). Si dice che il capo dello Stato non farà passare altre porcate.
Si dice che il Cav è “stanco”, in mezzo al guado, indeciso se staccare la spina al suo governo e puntare tutto, per rilanciarsi e ritrovare le motivazioni, sulle elezioni anticipate a marzo, o se, con un magistrale coupe de teatre, salutare la compagnia, spegnere le luci della politica e andare a godersi in qualche paradiso terrestre quel che gli rimane da campare.
Si dice che Silvio Berlusconi sia capace di tutto. E chi lo dubita?
I “baci” di saluto che si danno Silvio Berlusconi e Umberto Bossi quando si incontrano nelle cene di Arcore sembrano i baci che si davano fra loro i capi del Pcus e dell’Urss.
Roba finta, che sa di muffa, ma sempre attuale perché anticipa giravolte, tradimenti, pugnalate alle spalle.
Lo sanno tutti che il Super Cav, pur di tenersi stretto Palazzo Chigi, trampolino verso l’agognato Colle, si alleerebbe anche col diavolo.
Anche con l’odiato Casini e addirittura l’arciodiato Rutelli. Questi ultimi due, messi insieme, vengono dati dagli ultimi sondaggi al 10 per cento. Più o meno il peso elettorale della Lega. Capito?
Da una parte, i picconatori “azzurri” scavano contro i leghisti per spingerli fuori dal governo e dall’altra i tessitori (sempre gli stessi “azzurri”) costruiscono in silenzio l’alternativa, con i nuovi centristi nell’esecutivo.
Il premier vede e tace, è al limite e non vede l’ora di prendere due piccioni (Bossi e Fini) con una fava (rimpasto di governo o elezioni anticipate). Anche perchè torna a lievitare la fiducia al Cavaliere: + 4 punti di consenso. Come dire: il pallino resta in mano a “lui” che, si sa, lavora per la (sua) ditta.
Ma sono gli altri (tutti) a lavorare per lui. Finchè dura …
Continua a leggere: Ore 12 - Silvio Berlusconi bacia come ... Leonid Breznev

Di Piero Marrazzo, e delle modalità con le quali ha abbandonato la scena politica italiana, è molto probabile che si smetta a parlare già nei prossimi giorni. La sua legittima richiesta di silenzio è stata evidentemente ritenuta più legittima di quella di Dino Boffo che al Presidente del Consiglio qualche problema creò.
Ma Silvio Berlusconi, sulla vicenda dell’ex Presidente della Lazio, non commetterà più gli errori fatti con l’ex direttore dell’Avvenire tanto che stando a quanto si appreso nelle ultime ore avrebbe persino fatto sapere all’avversario politico che qualcuno stava tentando di vendere il video che lo avrebbe incastrato.
Ma Silvio non informa e basta. Sulla vicenda di Piero Marrazzo ha vietato alle aziende controllate dai figli di divulgare il materiale rimarcando un legame tra il suo incarico pubblico e le attività sviluppate, precedentemente, da privato.

E adesso a raccogliere i cocci non sarà solo Piero Marrazzo. Attorno, come faceva già notare Dino Boffo (direttore dell’Avvenire che prima di dimettersi aveva tentato di proteggere la privacy della famiglia), una serie di figure sulle quali si devono accendere i riflettori per capire fino in fondo la vicenda.
Cominciamo a parlare del Pd. Ma anche del Pdl. Secondo quanto sostenuto dal partito di Silvio Berlusconi il passaggio di consegne al vice, Esterino Montino, non è uno strumento giuridicamente valido.
Già chieste, quindi, le elezioni anticipate che potrebbero rappresentare per il Partito Democratico l’ennesimo fallimento. Uno scandalo pesa. E allontana. Gli aspiranti Zapatero dovrebbero ben saperlo. L’attuale primo ministro è riuscito a vincere, la prima volta, subito dopo gli attentati a causa dei quali si spense il candore di Aznar.