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Tutti gli articoli con tag elezioni anticipate

Ore 12 - Pd, guerra per la leadership, guerra per poltrone e strapuntini ...

pubblicato da Massimo Falcioni

altro Che fa il Pd? Litiga. Non è una notizia ma è un dato politico che non solo getta discredito sul principale partito di opposizione ma fa calare ombre lunghe sulla possibile alternativa a Berlusconi cadente e al suo governo assente.

Il buon senso e il riformismo emiliano di Pierluigi Bersani sono di nuovo sotto i colpi del fuoco amico. Invece di confrontarsi sui problemi reali del Paese e sulle prospettive politiche il ginepraio di capi e capetti interni e delle infinite correnti e sottocorrenti, sentito l’odore di elezioni anticipate, torna a minare il campo.

Dietro alla nuova guerra sulla leadership c’è tutta la rete del potere nazionale e locale del partito, dai parlamentari all’ultimo consigliere comunale e membro del consiglio di una partecipata. Nessuno vuole perdere il proprio potere, dalla poltrona in Parlamento al più angusto strapuntino locale.

La base scalpita, vuole sapere chi sono gli alleati della prossima battaglia elettorale: la sinistra post comunista e Sel e Idv o i centristi del Terzo Polo?

Quale credibilità ha una futura coalizione di centrosinistra se si regge con i Ferrero, i Diliberto, i Ferrando? Ma, innanzi tutto, quale credibilità ha un Pidì così malmesso, nel trattare nuove alleanze?

Bersani prende tempo. Così facendo fa il gioco dei suoi nemici interni decisi a cuocerlo a fuoco lento.

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Ore 12 - Legge elettorale: nè Porcellum né Mattarellum, né padella né brace

pubblicato da Massimo Falcioni

altroNon è la prima volta, in politica, che si confonde il “dito con la luna”. Il referendum sulla legge elettorale è un forte segnale per la volontà di partecipazione dei cittadini e un passo importante per superare una delle peggiori anomalie del nostro sistema politico.

Attenzione però a non cadere nella trappola: nel 1993 il referendum che doveva cancellare la Prima Repubblica aprì poi le porte a Berlusconi. Deciderà la Corte sulla costituzionalità del referendum. Sul piano politico con chiarezza va lanciato uno slogan: “Né Porcellum né Mattarellum”. Se il referendum passa può portare alle elezioni anticipate.

Dice il vicepresidente dell’Api Pino Pisicchio: “Votare con l’attuale Porcellum può generare un effetto Weimar”. Insomma il caos.

Il buon senso, non solo politico, dovrebbe sfociare in una nuova legge basata su pochi principi: scelta dal basso degli eletti con il voto di preferenza plurimo (il collegio uninominale è la versione edulcorata della lista imposta dai vertici); abbattimento del premio di maggioranza e aumento della soglia di sbarramento al 5%; voto ai diciottenni anche al Senato (cancellando le asimmetrie tra le due Camere); divieto di candidature plurime.

Non sarebbe un bel passo avanti? Giusto cancellare il Porcellum. Ma guai cadere dalla padella alla brace.

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Ore 12 - Pdl "memoria corta". Quando i gollisti francesi e i conservatori inglesi dissero basta a Chirac e alla Tatcher ...

pubblicato da Massimo Falcioni

altroSolo i deputati del Pdl e della Lega e la manciata di quelli “acquistati” fanno ancora quadrato attorno al premier e tengono in piedi aritmeticamente (e con la bombola d’ossigeno) il governo.

Tutti gli altri, di fronte al Paese che non cresce, che non fa riforme e di fronte alla sua perdita di credibilità causa la totale mancanza di leadership del capo dell’esecutivo, sono per la svolta, mettendo la parola fine al governo Berlusconi. Per uscire dal pantano e ridare autorevolezza all’Italia, due le opzioni: c’è chi vuole subito le elezioni anticipate e chi invece, causa la gravità della crisi, punta su una fase di passaggio attraverso un governo di “unità nazionale” o di “emergenza nazionale”.

Il nodo vero resta Berlusconi: non intende governare e non intende dimettersi. Chi stacca la spina?

Non Bossi, intento a recuperare consensi rilanciando la favoletta della secessione padana. E’ il Pdl in grado di capire che così rischia di venire sepolto sotto la caduta del suo padre-padrone?

Sul piano politico non è tradimento aver coscienza della fine di un ciclo e agire di conseguenza. Così hanno fatto i conservatori con la Tatcher in Inghilterra e i gollisti con Chirac in Francia, salvando, oltre ai rispettivi paesi anche i loro partiti. Storie diverse, Paese diversi, leader diversi, partiti diversi.

E’ ora che nel Pdl, a cominciare da Alfano, si dimostri di aver capito qual è la differenza fra obbedienza e lealtà, fra interesse personale e interesse generale. Il tempo stringe. E anche il cerchio si stringe.

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Elezioni anticipate - La Lega Nord staccherà la spina?

pubblicato da Alberto Puliafito

Elezioni anticipate - La Lega Nord staccherà la spina?

C’è effettivamente la possibilità di elezioni anticipate, prima della scadenza naturale della legislatura nel 2013? Il discorso di Bossi di ieri, alla vigilia del raduno di Venezia, apriva una possibilità in tal senso, ma è da leggersi prima di tutto come un tentativo di ricucire la Lega Nord con il malcontento che serpeggia nella base. Il punto è questo: a furia di proporre in giro slogan populisti, prima o poi, succede che, se non si è in grado di mantenere le promesse fatte - populiste come gli slogan - prima o poi il tuo elettorato te lo rinfaccia. E’ il caso degli ex leghisti che hanno esposto il lenzuolo con su scritto “Basta Lega, Basta Roma, Basta Tasse” mentre alla Camera si votava la fiducia sulla manovra. E’ il caso delle prime contestazioni subìte da Bossi in estate. E’ il caso di Castelli, che assiste muto e incapace di ribattere - per la prima volta - a una No Tav che gli dice: «Padroni a casa nostra, Castelli, se lo ricorda?»

E così, cosa fa il Senatur? Apre di nuovo al linguaggio di pancia che piace a quello zoccolo duro che è rimasto nella Lega Nord, quegli stessi cui Bossi aveva parlato di secessione alla festa della Lega. Ma chi gli crede più? Se si cercano su google le parole “Lega Nord” e “Elezioni anticipate” si ottengono migliaia di risultati. Una parte sono richieste di elezioni anticipate quando governavano gli altri. Una parte sono dichiarazioni di Bossi e dei suoi che sembrano una sinusoide. Andiamo a caso: 28 aprile 2010: «Elezioni anticipate? La Lega non le vuole».
4 ottobre 2009: La Lega: «Elezioni anticipate». Per stanare i poteri forti.
5 novembre 2003: Bossi detta le sue regole per evitare le elezioni anticipate. E via dicendo.

Insomma, come si può prestar fede al leader del Carroccio? Come si può pensare che la Lega Nord stacchi veramente la spina? Bossi sa che il suo destino è legato a doppia mandata a quello di Berlusconi: ce l’ha legato lui, quando, dopo il primo strappo del 1996, è tornato ad essere suo alleato. Bossi sa che la sua unica speranza di poter consegnare le chiavi della (inesistente) Padania al figlio Renzo, detto “Il Trota”, sono legate a filo doppio al destino di questo Governo e alla flebile speranza di “fare il federalismo” (e altre allegre amenità del genere, che sono slogan vuoti da anni). Berlusconi mostra una resistenza ai limiti dell’accanimento terapeutico. E per quanto faccia proclami, finché Bossi non opererà negando al Governo la fiducia in aula, le sue resteranno parole vuote come vuoti sono rimasti gli slogan della Lega Nord.

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Ore 12 - Berlusconi come Breznev. E il Parlamento come quello della "Banda dei quattro"

pubblicato da Massimo Falcioni

altroIn queste giornate di grande calura Silvio Berlusconi appare com’era alla fine Leonid Breznev in Urss: incartapecorito, impotente, inutile.

Che fare, con il Paese nella morsa della crisi economica e con un premier senza più leadership, un Governo che non governa e con il Parlamento che pare quello cinese all’epoca della “banda dei quattro”?

Il fronte delle opposizioni è diviso su tre rivoli. C’è quello sindacale, con la Cgil che fa quello che un sindacato deve fare quando il Governo colpisce i lavoratori e i ceti più deboli, senza una via d’uscita di rilancio: cioè risponde con la proposta, la protesta e con la lotta, con lo sciopero.

C’è quello politico, quello post comunista e dei movimenti extraparlamentari, (molto) vocianti e (poco) scalpitanti, di scarsa efficacia. C’è quello parlamentare, sostanzialmente unito contro Berlusconi, ma diviso sull’alternativa. Governo tecnico e-o istituzionale? Elezioni anticipate? Aventino?

A sinistra, ma non solo, cresce la posizione attendista, parafrasando il proverbio cinese: “Siediti sulla riva e attendi il cadavere del tuo nemico lungo il fiume”. In altre parole lasciare cuocere Berlusconi nel suo stesso brodo, fare terra bruciata intorno al Cav e al centrodestra, non muovere un dito in attesa del big bang. Una posizione, la “ritirata sull’Aventino”, che fu presa dalle opposizioni contro il fascismo nel 1924 e che diede di fatto via libera al Duce.

Altri tempi, ma sempre forte resta l’idea del “tanto peggio tanto meglio”, che è la fuga dalle responsabilità e lascia campo libero a chi cerca lo sfascio totale. Allora?

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Borse a picco? Di Pietro: "Elezioni anticipate!"

pubblicato da il passator cortese

Per i suoi “nemici” è un disco rotto mentre per gli “amici” è musica sempre fresca e attuale. Ci riferiamo alle esternazioni di Antonio Di Pietro, sempre discutibile ma sempre pronto a cogliere al volo l’attualità e trasformarla, se non in linea politica, quanto meno in propaganda.

C’è la debacle dei mercati e crolla Piazza Affari? Lesto, il leader dell’Idv, tira fuori la sua ricetta. Per recuperare credibilità sui mercati “la prima cosa da fare è mandare a casa questo governo” e “andare alle elezioni anticipate”. Così Di Pietro ai microfoni di SkyTg24. Taglia corto anche sull’ipotesi del governo tecnico: “Non serve un governo posticcio”.

E a proposito dell’effetto che la consultazione elettorale potrebbe avere sui mercati Di Pietro ha detto che “le elezioni non fanno paura, anzi potrebbero essere una panacea per affrontare la crisi”.

L’opposizione non ha molto tempo per trovare un punto d’incontro unitario. La strada è però in salita: c’è la risposta alla manovra, poi, elezioni anticipate o no, il programma, le alleanze, la leadership ecc ecc. Campa cavallo.

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Le pagelle del giovedì

pubblicato da Massimo Falcioni

Pier Ferdinando Casini: terzo pollo. Voto 4-. Per evitare le elezioni anticipate si punta sull’uscita “morbida” del Cavaliere e su un nuovo governo con il delfino Angelino Alfano premier e l’imbarco di Udc, Api, Fli. In nome della responsabilità nazionale o delle poltrone?

Gianfranco Fini: pollo spennato. Voto 4-. Il presidente della Camera si fa vivo inaugurando la sede di Fli: “Mi auguro che lo spirito di coesione dimostrato dalla politica nella manovra prosegua anche lunedì prossimo, a manovra approvata”. Poltrone cercasi.

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Elezioni politiche 12 giugno? Ecco i sondaggi

pubblicato da il passator cortese

Negli ultimissimi giorni il clima politico si è surriscalato al limite della … fusione. Le tirate d’orecchie di Giorgio Napolitano sono di fatto l’ultimo richiamo ai partiti prima di arrivare allo scioglimento delle Camere e alla fine anticipata della legislatura.

A questo punto tutto è possibile e il ricorso anticipato alle urne (il 12 giugno?) torna una possibile e forse probabile opzione. Il sondaggista Nicola Piepoli ha già subito messo nel piatto (commissionato da affaritaliani.it) il suo sondaggino.

Questi, allo stato attuale, i dati dei singoli partiti. Il Popolo della Libertà è in leggero calo al 30% e la Lega Nord è stabile al 10. Altre forze di Centrodestra all’1%. Totale 41. Il Partito Democratico è salito al 26%, l’Italia dei Valori è ferma al 5 e Sinistra Ecologia Libertà è cresciuta arrivando al 7,5%. Altri di Centrosinistra al 2,5. Totale 41. L’Udc è stabile al 6,5%, Futuro e Libertà si porta al 3,5 mentre gli altri (Api e Mpa) sono insieme all’1%. Totale 11. Il Movimento 5 Stelle di Beppe Grillo è salito fino al 4%. Gli altri fuori dagli schieramenti sono al 3%. Contenti, scontenti? Tutto qui.

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Ore 12 - Parlamento caos, Napolitano alza il "cartellino rosso". Elezioni anticipate il 12 giugno?

pubblicato da Massimo Falcioni

altroNon è un pesce d’aprile: nel Palazzo si torna a parlare con forza di elezioni anticipate. La “gazzarropoli” di questi ultimi giorni in Parlamento, con scontri e insulti incrociati e trasversali, ha creato nel Paese un ulteriore clima di sconcerto e sfiducia verso la politica e le Istituzioni.

Il capo dello Stato Napolitano ha colto questa inquietudine e ha convocato oggi al Quirinale i capigruppo di Camera e Senato per “capire” e, soprattutto,per lanciare l’ammonimento e l’allarme: la “misura è colma”.

I soliti bene informati parlano, appunto, del ritorno in campo dell’ipotesi, già scartata nelle ultime settimane, delle elezioni politiche anticipate. Affaritaliani.it scrive addirittura che è pronta pura la data per chiamare gli italiani alle urne: il 12 giugno! Giorno che, come si sa, è già predisposto per il referendum.

Il Premier è in forte agitazione, sempre sui carboni ardenti per i suoi guai giudiziari. E non solo. La maggioranza è scossa da una forte crisi di nervi. I ministri vanno a ruota libera e lo “show” da “fuoriditesta” del ministro La Russa, oltre a sconcertare l’opinione pubblica, ha messo in agitazione la componente di maggioranza ex Forza Italia e quella leghista.

Dopo due giorni di “guerriglia”, sul processo breve, la maggioranza ha subito una dura sconfitta, è stata costretta, con il rinvio delle prescrizione breve, a una vera e propria resa incondizionata. La maschera è caduta dimostrando qual è la vera priorità del Governo: Berlusconi e i suoi processi.

Questo, in un quadro nazionale e internazionale da brividi, con l’Italia fuori dai grandi giochi, oramai fanalino di coda delle cancellerie, immersa nel guado dell’emergenza immigrati. Così, con la Camera trasformata in ring, con la politica ridotta a bettola, tocca al presidente Napolitano suonare gli ultimi tre squilli di tromba. Altrimenti, tutti a casa! E italiani alle urne.

Le pagelle del venerdì

pubblicato da Massimo Falcioni

Marco Pannella: liberal xxl. Voto 6+. Il leader radicale al 39esimo congresso del suo partito vuole la “Rivoluzione liberale” e va alla carica: “Con Berlusconi, via tutti, anche la sinistra di regime”. Riserva indiana?

Pier Luigi Bersani: caos xxl. Voto 5-. Si allontana l’ipotesi di elezioni anticipate e il Pd trema e torna a dividersi: puntuale come un orologio svizzero. Senza voto, Bersani è senza linea alternativa. Pd, quo vadis?

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