Le ultime elezioni politiche hanno segnato un enorme passo in direzione di un panorama bipolare. Molti sono stati i partiti esclusi, alcuni con enorme sorpresa anche dei commentatori più esperti.
Tra questi spiccano sicuramente la Sinistra Arcobaleno, coalizione dei partiti di estrema sinistra, ma anche La Destra e la lista Aborto?No, grazie.
I dati Bayes-Swarm www.bayes-swarm.com sulla presenza dei rispettivi candidati premier nei siti di informazione ci mostrano delle oscillazioni interessanti.

Continua a leggere: Fuori dal parlamento, fuori dall'informazione?
Strano, a volte uno legge certe cose e pensa: sto sognando? No, non sto sognando. Ora, seguite il mio ragionamento. C’è d’Alema che dice al seminario di ItalianiEuropei:”Quello che si deve temere e’ un rinnovato patto di potenza, che riguarda le leggi e non l’agire sociale. Quello da temersi e’ che la Chiesa ceda alla tentazione di potere”.
Tentazione? Cedere? Ma qui le porte non sono neanche aperte, sono spalancate, e non da ieri, da, uhm, 2008 anni, ormai. Che cosa c’è da cedere? Nulla. Quello da cui il lider Massimo voleva mettere in guardia è una alleanza tra Chiesa e destra, una specie di lobbysmo teocon, in grado di uniformare le leggi dello stato alla morale cattolica, una dittatura clericofascista.
Fantapolitica? Forse. Ma forse ci dimentichiamo che molte cose, inimmaginabili, fino a qualche anno fa, ora passano nel silenzio. Pensate al revisionismo sui libri scolastici. Se ne parlava prima delle elezioni, e ne parlava chi poi le elezioni le ha vinte. Per esempio. Oppure pensate ai raid di questi giorni.
Continua a leggere: Massimo d'Alema e la Chiesa:"La tentazione del potere? Demoniaca"

In questi giorni è sottoposta ad un fuoco incrociato Mara Carfagna, e doveva anche aspettarselo. Intanto la notizia del suo negato sostegno al pride, e delle sue affermazioni quantomeno discutibili - “Gli omosessuali? Non sono discriminati” - ha fatto il giro del mondo, arrivando anche - oltre che su queerblog - sulle pagine dell’Herald Tribune, come potete vedere nello screenshot qui sopra.
Uno scivolone dopo l’altro la ex concorrente di Miss Italia si sta muovendo con una grazia che non le si addice: più o meno come un elefante in un negozio di porcellane cinesi. E la dimostrazione è anche nei non troppo velati attacchi alla 194, che potete leggere qui, su Radicali Milano. Nonostante le piccole correzioni di tiro la Carfagna non convince ancora: Grillini parla di un passo avanti e di uno indietro
Sulla legge lancia la sfida la ministra ombra delle Pari Opportunità Vittoria Franco che promette di «dare battaglia in Parlamento affinché venga approvata una legge sui Contratti di Unione Civile, nella versione equilibrata messa a punto nella passata legislatura dalla commissione Giustizia del Senato»
Comincia oggi una serie di post dedicati a spiegare perché i sondaggi politico-elettorali vengano così spesso smentiti dai risultati ufficiali.
C’è stato un grosso fraintendimento: i sondaggi non servono a prevedere i risultati elettorali. Questa perlomeno l’opinione di Renato Mannheimer e Nando Pagnoncelli, due volti notissimi al pubblico televisivo italiano, intervenuti al convegno “Statistica e previsioni elettorali: uno sguardo ai numeri 2008”, tenutosi presso la Facoltà di Scienze Statistiche dell’Università di Milano Bicocca il 7 maggio scorso.
Secondo il loro punto di vista il sondaggio è una semplice “fotografia” della popolazione in un momento dato, e non una “palla di cristallo” da chiromante,. Immaginate una maratona: se si scatta una fotografia dei corridori a 1km dall’arrivo, questa ci dà delle informazioni sui vantaggi provvisori, ma non può assolutamente assicurarci nulla sul vincitore, né tantomeno sui ritardi dei secondi e terzi all’arrivo.
I sondaggi infatti sono, in un certo senso, fatti per essere smentiti: il leader di un partito dato per perdente farà di tutto per rovesciare la situazione, ecco quindi che la pubblicazione del sondaggio “retroagisce” sulla realtà stessa, contribuendo paradossalmente ad invalidare le sue stesse previsioni.

E Marco Travaglio risponde:”Più che un editto, un edittino”. Il sottosegretario con delega alle telecomunicazioni ha lanciato il suo ukase, e c’è da scommettere che troverà qualcuno disposto a dargli corda. In fondo non è difficile trovare qualcuno più realista del re. Potete leggere il pezzo completo qui, su la Repubblica.
In questi giorni sembra che si voglia far partire una via di mezzo tra un “colpirne uno per educarne cento” mischiandolo a progetti di riorganizzazione del servizio pubblico. Per carità, legittimi, è un’azienda. Il prossimo cambio dei palinsesti di Rai Tre ne è un esempio, piuttosto che la proposta di Claudio Petruccioli, a detta di molti oscena, di unificare le tre reti Rai sotto un unico direttore; quindi sotto un’unica linea politica, è sottinteso.
Riguardo allo spostamento di Primo Piano, che slitterebbe a mezzanotte Articolo 21 riporta che…
Foto: d@di, Flickr
Continua a leggere: Paolo Romani:"Marco Travaglio incompatibile con la Rai"
Il sondaggio della scorsa settimana non aveva lasciato dubbi: il 50% di voi la preferiva prima, scosciata, a posare per calendari e foto patinate. Nulla di male, ma purtroppo quel genere di Mara Carfagna non è più tra noi, e infatti si lancia in questo genere di dichiarazioni, piuttosto perbeniste e destinate a compiacere l’elettorato più “bianco” del Pdl:
Mara Carfagna, ministro per le Pari opportunità, non esita: «Il patrocinio al Gay Pride? Non sono orientata a darlo. Non servono, i Gay Pride». Ne sono stati organizzati ben cinque quest’anno di Gay Pride e per quello nazionale (ci sarà il 28 giugno a Bologna) la richiesta ufficiale di patrocinio approderà oggi sulla scrivania di Mara Carfagna. Inutilmente.
La ex soubrette poi prosegue sulla stessa strada: potete leggere il resto del pezzo del Corriere qui. Eppure, come avevamo detto in occasione del rifiuto di Gianni Alemanno di patrocinare il pride romano, si tratta di manifestazioni che attirano turisti, sponsor, e fanno pubblicità alla città. Anche a non volerci vedere nulla di buono per quanto riguarda il “comune senso del pudore”, si potrebbe bene guardare il portafoglio. E chiudere un occhio.
Perchè i pride - vedi New York - un pò come tutti i festival che affollano l’Italia, portano un indotto enorme. Con un euro di investimento ne tornano indietro otto, almeno secondo il Venerdì di Repubblica della settimana scorsa.

Nel nuovo governo Berlusconi sono state nominate ministro quattro donne, di cui due con portafoglio. I dati Bayes-Swarm mostrano la loro presenza sui siti di informazione nella settimana successiva al loro giuramento davanti al Presidente della Repubblica (9-15 Maggio). Nell’osservazione quantitativa dell’attenzione totale riservata dai siti di informazione alle donne di questo governo è certamente interessante inserire il sottosegretario della Presidenza del Consiglio con delega al Turismo Michela Vittoria Brambilla.
Notiamo subito come il ministro per le Pari Opportunità Mara Carfagna abbia ottenuto un’altissima visibilità sul web che supera addirittura la somma delle presenze di tutte le colleghe insieme. Nessuna di quest’ultime, eccetto la Brambilla, che ha ottenuto un successo straordinario rispetto al ruolo istituzionale non di primissimo piano, è presente in modo rilevante.
Significativo è il fatto che tra queste (eccetto Giorgia Meloni, ministro delle Politiche per i Giovani) vi siano coloro che detengono ministeri con portafoglio, quindi con un potere politico ed un ruolo istituzionale maggiore: Stefania Prestigiacomo (Ambiente, Tutela del Territorio e del Mare) e Mariastella Gelmini (Istruzione Università e Ricerca).
Continua a leggere: La visibilità delle donne nel governo Berlusconi IV
Giampaolo Pansa: prof. Voto + 9. Il noto editorialista/scrittore “scomodo” alla sinistra tira ancora le orecchie ai capi del Pd: “Cazzo, ditelo una volta per tutte quello che è successo in quegli anni tremendi! Veltroni e D’Alema dovrebbero invitarmi al Loft per farmi tenere una lezione sul revisionismo intelligente. Solo così capirebbero perché la gente ancora non si fida di loro. Non si fida anche perché continuano a non dire la verità sulla Resistenza. Quando hanno capito che stavano perdendo le elezioni hanno rispolverato la retorica dell’antifascismo. Ma quale fascismo che torna!”. Pansa, inguaribile … “ottimista”!
Walter Veltroni: mambo. Voto – 9. Riportiamo dal “Riformista”. “Che le questioni principali per l’opposizione siano la Rai e la legge elettorale per le europee, poteva venire in mente solo a un gruppo dirigente di perdenti. Con il paese seduto, i campi rom bruciati, l’alpino ferito in Afghanistan, gli adolescenti che uccidono le ragazzine ecc, ci vengono a dire che il problema è impedire agli amici di Vendola di andare a Bruxelles e di garantire agli amici di Giulietti di fare carriera in Rai!”. Vai col mambo, Peppino Caldarola! Come non condividere? Ma, si sa, le sconfitte sono come le ciliegie: una tira l’altra. Alla prossima!

Si sa, all’estero non ci vanno molto mai leggeri quando si tratta di evidenziare le nostre piccole incongruenze, i nostri piccoli peccatucci veniali, quelle cose che rendono l’Italia un posto assurdo ma divertente, in cui vivere. Bè, credetemi, Mara Carfagna è una di queste cose. Almeno secondo la Bild.
La Bild infatti titola con la consuetà sobrietà “Mamma mia! Berlusconi hat die schonste ministerin der welt” che tradotto vuol dire che la nostra fa la sua porca figura. In sintesi, è la ministra più bella del mondo. Mara Carfagna infatti si occuperà di Pari Opportunità. Bene, ottimo.
Forse qualcuno di voi si ricorda una trasmissione di Massimo Coppola, andava in onda su Mtv qualche anno fa: si chiamava “Avere Vent’anni” e ci aveva intervistato Giorgia Meloni, Arturo Scotto, Francesco Caruso, e proprio la nostra Mara. Ai tempi ancora solo deputata, o neanche, forse era ancora in via di elezione. Alla fine il buon Massimo aveva visto giusto, dato che due su quattro ora sono ministri. Della Carfagna c’è da rileggersi alcune dichiarazioni: le trovate qui, su queerblog.
Inizia a dimetterti. Sandro Bondi, uno dei più impressionanti misteri della storia repubblicana, passato agevolmente dal Pci a Forza Italia - non per niente anche ai tempi era noto come rapanello, rosso fuori, bianco dentro - è il nuovo Ministro dei Beni Culturali. Tutto ok. Poteva andar peggio. Spero che qualcuno di voi legga Vanity Fair, e abbia incontrato le sue perle: altro che Ungaretti, Dino Campana, o Ginsberg. Noi ciavemo Bondi.
Di Bondi ricordo anche una memorabile intervista di Sabelli Fioretti, che potete leggere qui, sul suo blog. Oggi invece sul Corriere c’è un pezzo di Aldo Cazzullo in cui si tratteggiano i prossimi mesi del dicastero presieduto da James Bondi, come qualcuno l’aveva soprannominato. Ce n’è per tutti, in un ecumenismo che avrebbe imbarazzato Paolo VI.
Moretti? Un genio, a parte “Il Caimano”. Fuksas? “Uno dei più grandi architetti del mondo, distinguo tra le parole che con sofferenza gli sento dire da Santoro e le sue opere”. Vittorio Sgarbi? Virzì? Spadolini? Ronchey? Si, tutti insieme. Perchè questa non è più la casa: è il Popolo delle Libertà.