Tutti gli articoli con tag elezioni politiche anticipate

Sale Bossi, scende Di Pietro. Il leader dell'Idv tuona: "No al governissimo!"

pubblicato da il passator cortese in: Alle 5 della sera

Mentre la Lega di Umberto Bossi sale nei sondaggi balzando al 12 per cento, l’Idv di Antonio Di Pietro non tiene il passo del 2008.

Così, mentre il Senatur già pregusta il gran salto apprestandosi a modificare i rapporti di potere all’interno della maggioranza, l’ex Pm difficilmente riuscirà a mettere in “riga” il Pd di Bersani, dato in leggera ripresa.

Una cosa è certa. Le due punte estreme dei due schieramenti, Lega da una parte e Idv dall’altra, “ruberanno” voti ai partiti alleati, rispettivamente Pdl e Pd. Ma una debacle del Pdl e del Pd non porterebbe fortuna né a Bossi e né a Di Pietro perché l’attuale quadro politico salterebbe, con un rimescolamento di carte, con danni per la Lega e per l’Idv.

Tant’è che il leader del Carroccio non alza (almeno per ora) la voce e “copre” (almeno per ora) Berlusconi. E il leader dell’Italia dei Valori getta acqua gelata sui bollenti spiriti di chi (Fini, Casini, Pisanu, Montezemolo, Draghi ecc.) punta sulla crisi di governo per fare il “governassimo”.

Intendiamoci, anche Di Pietro invoca le elezioni politiche anticipate, ma rifiuta ipotesi di governo di transizione o di larghe intese. “No a un’operazione posticcia e trasversale agli schieramenti, che avrebbe soltanto lo scopo di mantenere il nostro Paese in uno stato di ibernazione”.

Tonino dixit. Che ne pensa Bersani?

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Sondaggi shock! Crisi di governo dopo le regionali?

pubblicato da il passator cortese in: Alle 5 della sera

Per la prima volta, nel Pdl, la parola “proibita” viene pronunciata. Per la prima volta nel partito di Silvio Berlusconi si parla apertamente di crisi di governo.

L’eventualità della caduta dell’esecutivo, assolutamente imprevista e imprevedibile fino a pochi giorni addietro, è messa in relazione all’eventualità di una debacle del Pdl alle elezioni regionali, considerate dallo stesso Premier un esame per se stesso e per il suo governo.

Fuori dai riflettori, i big del partito del “predellino” sono in preda allo sconforto, con sondaggi da carakiri. In Veneto la Lega è adesso al 39% e il Pdl al 21%, praticamente la metà!.

La scure politica giudiziaria, la separazione in casa fra Berlusconi e Fini, il caos delle liste, sta provocando un sempre più forte distacco della base e dell’elettorato berlusconiano.

Non sarà l’opposizione a trarne vantaggio, ma la Lega. E, su questi basi, dilagherà l’astensionismo, a danno principalmente del Pdl. Nella maggioranza c’è già chi torna a parlare di elezioni politiche anticipate entro l’anno.

Sono questi i motivi per i quali Berlusconi ha lanciato ieri la sua ultima crociata del “partito del bene contro il partito del male”. Forse è l’ultima carta prima dell’ultimo duello.

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Ore 12 - Travaglio e Feltri si "giocano" Berlusconi

pubblicato da Massimo Falcioni in: Il punto politico

altroDi “lui”, Marco Travaglio “l’inquisitore” dice: “Primo o poi lo inguaieranno. Ne ha combinate troppe e i giudici hanno tante carte in mano”.

Invece Vittorio Feltri, il “fido mastino”, ribatte ringhioso: “I magistrati lo braccano. Ma lui prima o poi li sbrana”.

Chi sarebbero Travaglio (anima del quotidiano Il Fatto, nuova Bibbia del popolo degli incazzati) e Feltri (crociato e Diretur del Giornale, cui si allineano tutti i falchi a copertura del Cavaliere) senza Silvio Berlusconi?

Entrambi pontificano sia sul piano politico che su quello giudiziario e, specie sulle vicende giudiziarie, non hanno bisogno di aspettare le sentenze definitive: per Travaglio, Berlusconi è uomo “da galera sempre e comunque”, uno con cui “non si può riformare neppure il codice della strada”. Per Feltri, all’opposto, è il “salvatore della Patria”, cui tutto è dovuto e concesso.

Anche sulla prospettiva politica, i due non si incontrano.

Travaglio non crede che il Premier giochi la carta delle elezioni politiche anticipate. “Una ipotesi troppo azzardata”. Mentre Feltri spinge il Cav. al voto: “Un plebiscito per Silvio. Così Fini sarebbe spiazzato, fuori dal Pdl, politicamente finito. E l’opposizione ko”.

E il diretto interessato, pur col naso malmesso, “fiuta” l’aria che tira e, soprattutto, i sondaggi. Se questi ultimi lo convincono, non c’è Fini o Casini (o Napolitano) che tengono: Berlusconi decide per le urne. Soluzione finale?

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L'ultima "guerra" di Silvio Berlusconi

pubblicato da Massimo Falcioni in: Il punto politico

Silvio Berlusconi non si muove a caso. L’arte di “improvvisare” del Cavaliere cela sempre una calcolata strategia studiata a tavolino.

Il clamoroso messaggio lanciato ieri nell’ufficio politico del Pdl non è solo una “sfuriata” di un premier “furibondo e allarmato”, pressato da “parossistica tensione” (Anna Finocchiaro). E’ un chiaro e pesante annuncio politico alla nazione, a tutti gli italiani.

Essendo italiani, quindi anche a “certa magistratura”, a Gianfranco Fini, ai media, all’opposizione, insomma a chiunque dentro o fuori il Pdl, il Governo, la maggioranza, non la pensa come “lui” e vuole “ingabbiarlo”.

Questo è il punto, il cuore del messaggio politico: siamo alla imposizione della legittimazione del “pensiero unico”. Manca “solo” l’avvallo popolare, un dettaglio “secondario” cui si provvederà, se necessario, con le elezioni politiche anticipate. A quel punto, il plebiscito popolare darà definitivamente l’ok all’uomo solo al comando, al “domatore” del circo ribelle.

I fan festeggiano l’uscita dall’angolo del Premier, felici di apprendere la nuova linea, “chiara e dura”: ordini da eseguire, chi non si adegua è fuori. Insomma, siamo alla conta: “O con me o contro di me” di staliniana memoria. Stavolta, dopo decenni, si è persino rispolverato il fantasma della guerra civile.

Berlusconi vuole (qui e adesso) l’immunità: vede avvicinarsi la tempesta dei guai giudiziari, (per certi reati in … arrivo sul capo del Cav. si ipotizza persino il sequestro preventivo del patrimonio!) con lo sbocco di una grave crisi istituzionale, la caduta di questo Governo, la nascita di un esecutivo di “emergenza”. Ecco perché vuole sbaraccare.

Certo, il super potere delle Procure è una anomalia tutta italiana. Ma è Berlusconi l’anomalia numero uno.

Il Cavaliere lo sa e va alla guerra. Può essere la sua ultima battaglia.

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Ore 12 - Berlusconi: premiership addio?

pubblicato da Massimo Falcioni in: Il punto politico

altroC’è chi le chiama “baruffe benefiche”.

Ma nel Pdl la temperatura continua a salire, al pari dell’irritazione del premier per i “personalismi” dei suoi ministri e per una guerra intestina che non trova requie.

A volte sembrano solo isterismi fra comari gelose e annoiate. Altre, invece, l’inizio del pandemonio.

Perché, inutile nasconderlo, il malumore c’è ed è molto più esteso e profondo di quel che si vede. E, a dirla tutta, non solo di malumore si tratta. La bagarre sull’economia cela ben altri nodi politici. Nodi inestricabili, trattandosi proprio del premier.

Nel finto partito del predellino e nella maggioranza al cappio di Bossi, ogni questione è buona per accendere la miccia, lanciare fendenti, sbracciarsi per rincorrere visibilità e raccattare alleanze in attesa degli eventi. Ma quali eventi?

Oramai, con un Paese che rischia la deriva, tutto è possibile: la caduta del governo, lo scioglimento del parlamento, le elezioni politiche anticipate e, perché no, un nuovo esecutivo senza la chiamata alle urne.

Insomma, con sempre maggior convinzione, si guarda al dopo Berlusconi.

La premiership del Cavaliere, sotto i colpi delle pesanti vicende “personali”, zoppica visibilmente e non sono pochi, nelle prime file ma anche nelle seconde e terze, a “smarcarsi” per avere le carte in regola nel momento del trapasso (politico) del padre/padrone.

Si va verso le basse temperature delle feste natalizie, ma il clima è quello “caldo” del 25 luglio 1943.

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Berlusconi con il "chiodo fisso" delle elezioni anticipate. Ma ...

pubblicato da il passator cortese in: Alle 5 della sera

Non è la prima volta che polisblog, attirandosi commenti ironici e anche critiche feroci, annuncia che Silvio Berlusconi ha in testa il chiodo fisso delle elezioni politiche anticipate.

Perché il premier vuole “sbaraccare” e chiamare gli italiani alle urne a fine marzo insieme alle regionali è facilmente comprensibile. I nodi vengono al pettine.

Il raccolto di questo governo è davvero misero. Chi ci ha guadagnato fin qui è solo il Cavaliere, i suoi amici e gli amici degli amici. L’Italia fa acqua da tutte le parti e corre come i gamberi. Cresce il dubbio dei milioni di elettori di questa maggioranza sempre più inconcludente e sgangherata.

Bossi pretende sempre di più. Fini gioca allo stop and go. Tremonti lancia strali e aspetta che a scannarsi siano gli altri. Il Quirinale sbuffa e non ne può più di ingoiare rospi e fare il controllore. La Confindustria e i sindacati sono senza interlocutori. I giudici sono sul punto di alzare le mani. Gli italiani aumentano le file davanti alla Caritas.

In altri tempi qualcuno avrebbe chiamato il “salvatore” con le stellette.

In questo quadro a Berlusconi resta da giocare l’ultima sua carta: scaricare tutti e rivolgersi direttamente al Paese: “Italiani, non ho fatto niente per colpa degli altri. Vi chiedo il voto, un voto solo per me. Datemi tutti i poteri e salverò l’Italia”.

Ma c’è un ma. Le Camere non può scioglierle lui, il Cav. Può farlo esclusivamente il capo dello Stato. Che si chiama Giorgio Napolitano.

E’ lui, l’ex comunista Napolitano, il vero, ultimo ostacolo di Berlusconi “duce”. Un osso duro. Contro il quale l’uomo di Arcore sbatterà il muso.

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Ore 12 - Fini tira la corda e Berlusconi spera che si spezzi

pubblicato da Massimo Falcioni in: Il punto politico

altroIl titolo di stamattina del Giornale “Siamo nelle mani di Fini” non è l’esternazione quotidiana e fuori dalle righe di Vittorio Feltri.

La clava di Feltri, autonoma fin che si vuole ma pur sempre al soldo del Cavaliere, è esplicativa del fragile patto sulla giustizia che tiene alta la tensione nel Pdl e scuote la maggioranza.

Ma a Silvio Berlusconi, giocatore avveduto e senza scrupoli, non dispiace che la corda così tesa possa alla fine spezzarsi, portando diritti alle elezioni politiche anticipate. Cioè alla resa dei conti definitiva con i “nemici” interni ed esterni.

La “grana” sulla giustizia è la più spinosa ma anche quella delle candidature per le regionali, non è da poco, a cominciare dalla bomba ad orologeria dell’affaire che ha “strozzato” il sottosegretario Cosentino. Il tentativo del ripristino dell’immunità parlamentare, poi, è la ciliegina sulla torta, o meglio, un’arma per beffare la gente e infangare le istituzioni.

Il premier giura di non voler andare alle urne. E Fini, bollato dal ministro Bondi: “un conformista come gli ex comunisti”, finge di credergli. L’ex leader di An è diventato il “simbolo” di chi nel Pdl e nella maggioranza è in forte e crescente disagio.

Il Pdl non è un partito con un progetto politico chiaro, ma un partito che vive e asseconda le volontà del suo padre/padrone. Idem per il governo.

Intanto cresce il grande gelo fra Palazzo Chigi e Quirinale. E la temperatura continua a calare. Non solo quella atmosferica. Il tempo, si sa, è capace di tutto. Anche Berlusconi.

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Ore 12 - Berlusconi pronto a "rovesciare il tavolo"?

pubblicato da Massimo Falcioni in: Il punto politico

altroO con me o contro di me. O sudditi o nemici.

E’ l’editto imperiale di Silvio Berlusconi che si sente minacciato nella solidità della leadership, teme che il “dopo Berlusconi” si realizzi a breve. E sia già in corso, proprio dal Pdl, la “deberlusconizzazione”.

Ma è fuori strada chi pensa che abbia perso la testa.

Il Cav, per reagire all’attacco di nemici vecchi e nuovi e di alleati scomodi, ha una sua strategia, chiara e inquietante: è pronto “a rovesciare il tavolo”.

Di fronte all’inconsistenza del Governo (impegnato solo a sistemare i guai del Presidente), a un Paese alla deriva, a un Pdl (partito militarizzato e ambiguo) a rischio implosione, Berlusconi spara sul mucchio e tira la corda per giocare l’ultima carta: la crisi di governo e le elezioni politiche anticipate da tenersi a marzo con le regionali.

Solo così, ripetendo una operazione già brillantemente compiuta, può salvare se stesso.

Con una sola fava, il Cav può prendere più piccioni: scrollarsi definitivamente di dosso Fini il “cosacco”e i suoi ultimi “apaches”, ribadire chi è il vero padrone nel Pdl e dintorni, stroncare sul nascere ogni velleità di rilancio del Pd, annientare nella culla il nascente nuovo partito centrista di Casini e soci, dare l’out-out alla Chiesa, aprirsi definitivamente il varco verso il Colle.

Fantapolitica? Basta un accordo blindato con Bossi e le elezioni con la legge “porcata” di Calderoli possono diventare un plebiscito per il Cav, il “salvatore” della patria.

Viva l’Italia. E gli italiani stanno a guardare. L’opposizione non va oltre un gioco di risulta. Basterà la “vigilanza” costituzionale del presidente Napolitano?

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Ore 12 - La Repubblica delle banane. E il Belpaese dei "complotti"

pubblicato da Massimo Falcioni in: Il punto politico

altroIl Belpaese non è la repubblica delle banane. E’, caso mai, la repubblica delle ciliegie. E una tira l’altra.

Come le “balle” della nostra politica.

O le “balle” del premier che parla di un “progetto eversivo” contro di lui, di un “complotto” che punta a destituirlo. Solo sparate da grande calura estiva?

Può un presidente del Consiglio parlare a ruota libera, agitare scenari da fantapolitica, sostenere addirittura la tesi di un complotto, come fosse il capo tribù di uno sperduto villaggio africano?

Se è certo, Berlusconi ha il diritto-dovere di fare nomi e cognomi e mettere in piazza (in Parlamento) i fatti. Altrimenti taccia.

Ogni giorno si supera il degrado della politica. E i cittadini rispondono con il disgusto e il distacco.

A meno che il “suggeritore” del Cavaliere sia Francesco Cossiga, che si riprende la scena rivelando “un progetto eversivo, un piano trasversale tra il partito di Repubblica, Murdoch e pure Pierfurby Casini”. Ecco a che punto siamo.

A che si mira con tali affondi?

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Berlusconi non si farà "disarcionare". Pronta l'ultima carta: elezioni anticipate!

pubblicato da Massimo Falcioni in: Il punto politico

Silvio Berlusconi continua a lamentarsi perché i “suoi” non lo difenderebbero adeguatamente sul “Noemigate”.

Così la solerte Mara Carfagna rilancia: “Berlusconi fa il bene del Paese. Il resto sono affari suoi”.

D’altronde la frecciata di Dario Franceschini è andata a vuoto perché – dati Crespi Ricerche per Affaritaliani.it - il 72% degli italiani affiderebbe i figli al Cavaliere.

Ma il Premier è teso come una corda di violino: “sbrocca”, si sente accerchiato, sotto tiro, con le pallottole vaganti delle inchieste giornalistiche e delle indagini dei magistrati di Napoli.

Al consiglio dei Ministri di ieri ha detto: “non mi farò piegare”. E, con alcuni fedelissimi – come riferisce Repubblica.it - il leader del Pdl è andato oltre: “Se ci fosse uno show down, allora dovremmo ripresentarci davanti agli elettori. Chiedere il loro giudizio. E sono convinto che gli italiani staranno ancora con me”.

Come più volte annunciato da Polisblog, Berlusconi è pronto a fare ricorso alla “bomba”. Fantapolitica?

Le elezioni politiche anticipate sono nell’agenda del capo del Governo, che minaccia: “Se qualcuno insegue scorciatoie per disarcionarmi, sarò io il primo a prenderle. Si torna al voto”.

Se il risultato delle Europee dovesse confermare un segnale inequivocabile di scollamento fra Berlusconi e il suo elettorato, la carta da giocare diventerebbe una sola, quella delle elezioni politiche anticipate.

Una partita azzardata. A quel punto, l’Italia scivolerebbe su un piano inclinato. Con conseguenze inimmaginabili. E Giorgio Napolitano?

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