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A Berlusconi fischiano le orecchie: Confindustria all'attacco. E Fini scommette sulle elezioni anticipate, col Terzo polo a "mani libere"

pubblicato da il passator cortese

La Confindustria torna all’attacco contro il governo. Inequivocabili le parole della presidente Emma Mercegaglia: “Facciamo bene e subito le cose che dobbiamo fare con il dl sviluppo piuttosto che farcele imporre dall’Ue”. Ad oggi “le cose di cui si parla sono deludenti”.

E, per non essere fraintesa ribadisce che: “il tempo è scaduto. È adesso che bisogna decidere. Non possiamo farci commissariare continuamente”.

Sul fronte politico, si rifà vivo Gianfranco Fini che in viste di leader di Fli prevede il ricorso alle elezioni politiche anticipate.

“Quando torneremo alle urne? Il momento potrebbe essere vicino”. Così il presidente della Camera in un comizio a Lecce, precisando che non e’ detto che il Terzo Polo sarà alleato del Pdl alle prossime elezioni. “Se andremo a votare è di tutta evidenza che il Terzo polo non ha nessuna alleanza precostituita”.

Un sasso nello stagno. Anzi un pietrone.

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Ore 12 - Berlusconi verso la resa dei conti: "o la va o la spacca"

pubblicato da Massimo Falcioni

altroLa parola d’ordine è una sola: prepararsi! E non è un invito ma un ordine, quello dato da Silvio Berlusconi al suo stato maggiore.

Il premier per ora riscalda i toni, tenta di risollevare il morale alle truppe del partito del “predellino”, sfiduciate e deluse, ridefinisce il quadro dei nemici e degli amici.

Insomma, il Cavaliere sa che i nodi stanno venendo al pettine. Così sta meditando una crisi di governo in autunno ed elezioni politiche anticipate nella prossima primavera.

Il Caimano si lancia in “uno strappo” al giorno. Perchè?

Berlusconi “confonde la leadership con la monarchia assoluta”, disse qualche mese fa polemicamente Gianfranco Fini.

Ma da lunedì il presidente della Camera ha trovato un accordo con il Cavaliere sulle modifiche da apportare al disegno di legge sulle intercettazioni telefoniche, e non è esclusa una nuova intesa politica dopo gli scontro clamorosi degli ultimi mesi.

Cos’ha davvero in testa, Fini? Il presidente della Camera avrebbe firmato una tregua con il Cavaliere, per due motivi: 1) ha il problema di contrattare con Berlusconi le candidature dei suoi uomini in Parlamento, 2) il progetto del terzo polo centrista con Francesco Rutelli e Pier Ferdinando Casini è in alto mare.

Ma c’è chi (Bossi su tutti) non si fida dell’ex leader di An.

Berlusconi, da consumato giocatore, si muove su più tavoli e prepara la resa dei conti: o la va o la spacca!

Berlusconi vuole le urne. Ma teme l'effetto boomerang ...

pubblicato da Massimo Falcioni


Silvio Berlusconi, preoccupatissimo, dice di vedere “strani movimenti”. E, almeno stavolta, il premier non ha torto.

Perché si moltiplicano scosse telluriche che potrebbero anticipare un vero e proprio terremoto politico.

Dopo la corrida della direzione del Pdl, Berlusconi è tentato dalla carta delle elezioni politiche anticipate. Ma, stavolta, i sondaggi lo frenano: a trarne vantaggio sarebbe la Lega (oltre il 15%!) a tutto danno del partito del “predellino”, che andrebbe al tappeto. Non solo.

Le scadenze parlamentari incombono e non è difficile prevedere agguati “trasversali”, tali da mettere ko maggioranza e governo. Di fatto, il premier teme il fantasma del ’95, cioè della possibilità di un cosiddetto governo “tecnico”, come fu allora con Dini premier.

A giorni si chiude la “finestra elettorale” per la possibilità del voto anticipato in primavera. Scaduto quel termine, addio alle .. urne. E il ricatto del voto diventa così un’arma spuntata. Anzi, un boomerang.

Fini, da una parte, Bersani dall’altra, non hanno interesse a premere sull’acceleratore. Il potere, stavolta, logora chi ce l’ha. E sulla “graticola” adesso c’è Berlusconi.

Sempre più pressato e .. logorato, con un governo “assente” e una maggioranza ballerina, il Cavaliere potrebbe avere presto brutte sorprese.

Lo sbocco, a quel punto, non sarebbe quello delle urne, (lo scoglio di Napolitano non è facile da superare…) ma, con una maggioranza parlamentare inedita, un esecutivo di “transizione” Con Berlusconi “out”. Definitivamente.

Ore 12 - Berlusconi-Fini, siamo all'OK Corral! Salta tutto?

pubblicato da Massimo Falcioni

altroL’ultimatum di Gianfranco Fini a Silvio Berlusconi, comunque vada, non lascerà le cose come prima: nei rapporti fra i due contendenti, nel Pdl e fuori dal Pdl.

Un’altra fase si apre e il quadro politico, nonché il Governo, potrebbero esserne stravolti.

Il presidente della Camera ha posto al Premier una serie di richieste “sine qua non”. Più che richieste, sono pietre pesantissime contro l’operato del Governo e del Partito, quindi dardi velenosissimi contro Berlusconi.

Non sono questioni caratteriali, o pruderie di Fini per “distinguersi”. C’è una profonda divisione politica fra i due fondatori del Pdl. Qui si gioca il futuro (immediato) del Pdl, del Governo e, forse, persino quello di Berlusconi.

Due, sono i nodi politici “veri”: il rapporto con Bossi e l’identità e la gestione del Pdl. Mica bruscolini!.

In due parole, Fini vuole imporre al Cavaliere un totale cambio di rotta. Basta “inciuci” con il “Senatur” (anche perché ci guadagna solo la Lega) e basta con un Pdl antidemocratico e allo sbando”, incrocio correntizio affaristico di feudi e feudatari locali, con i vertici di via dell’Umiltà “totalitari, inutili e incapaci”, da mandare subito a casa.

Le ruggini e i veleni del passato sono niente rispetto a questa “rivoluzione” chiesta in tono ultimativo dall’ex leader di An che mette sul piatto, per lo “strappo” minacciato, qualcosa come 50 deputati e 18 senatori.

Berlusconi è diventato paonazzo ma, dicitur, ha risposto pan per focaccia: “Se vogliono sfidarmi, io accetto la sfida, perché io non ci sto a farmi comandare da Fini e la gente è con me. Lui ha solo quattro gatti”. Berlusconi avrebbe anche affermato ieri notte ai fedelissimi che è pronto per le elezioni politiche anticipate, lasciando a Schifani il compito di lanciare il segnale ufficiale:”Quando una maggioranza si divide al proprio interno non resta che ridare la parola agli elettori”.

C’è addirittura che ipotizza un appoggio esterno dei finiani al Governo. La corda è tesissima. Siamo alla resa dei conti.

Solo quelli del Pd, precipitosamente, stravolti dal dopo voto, parlavano dei prossimi tre anni … tranquilli. Adesso, con la pentola in ebollizione, può saltare il coperchio. E non solo.

“Restare non è dignitoso” . Se Fini darà seguito, coerentemente, a questa sua frase, per il Cavaliere è davvero finita la lunga … luna di miele.

Sale Bossi, scende Di Pietro. Il leader dell'Idv tuona: "No al governissimo!"

pubblicato da il passator cortese

Mentre la Lega di Umberto Bossi sale nei sondaggi balzando al 12 per cento, l’Idv di Antonio Di Pietro non tiene il passo del 2008.

Così, mentre il Senatur già pregusta il gran salto apprestandosi a modificare i rapporti di potere all’interno della maggioranza, l’ex Pm difficilmente riuscirà a mettere in “riga” il Pd di Bersani, dato in leggera ripresa.

Una cosa è certa. Le due punte estreme dei due schieramenti, Lega da una parte e Idv dall’altra, “ruberanno” voti ai partiti alleati, rispettivamente Pdl e Pd. Ma una debacle del Pdl e del Pd non porterebbe fortuna né a Bossi e né a Di Pietro perché l’attuale quadro politico salterebbe, con un rimescolamento di carte, con danni per la Lega e per l’Idv.

Tant’è che il leader del Carroccio non alza (almeno per ora) la voce e “copre” (almeno per ora) Berlusconi. E il leader dell’Italia dei Valori getta acqua gelata sui bollenti spiriti di chi (Fini, Casini, Pisanu, Montezemolo, Draghi ecc.) punta sulla crisi di governo per fare il “governassimo”.

Intendiamoci, anche Di Pietro invoca le elezioni politiche anticipate, ma rifiuta ipotesi di governo di transizione o di larghe intese. “No a un’operazione posticcia e trasversale agli schieramenti, che avrebbe soltanto lo scopo di mantenere il nostro Paese in uno stato di ibernazione”.

Tonino dixit. Che ne pensa Bersani?

Sondaggi shock! Crisi di governo dopo le regionali?

pubblicato da il passator cortese

Per la prima volta, nel Pdl, la parola “proibita” viene pronunciata. Per la prima volta nel partito di Silvio Berlusconi si parla apertamente di crisi di governo.

L’eventualità della caduta dell’esecutivo, assolutamente imprevista e imprevedibile fino a pochi giorni addietro, è messa in relazione all’eventualità di una debacle del Pdl alle elezioni regionali, considerate dallo stesso Premier un esame per se stesso e per il suo governo.

Fuori dai riflettori, i big del partito del “predellino” sono in preda allo sconforto, con sondaggi da carakiri. In Veneto la Lega è adesso al 39% e il Pdl al 21%, praticamente la metà!.

La scure politica giudiziaria, la separazione in casa fra Berlusconi e Fini, il caos delle liste, sta provocando un sempre più forte distacco della base e dell’elettorato berlusconiano.

Non sarà l’opposizione a trarne vantaggio, ma la Lega. E, su questi basi, dilagherà l’astensionismo, a danno principalmente del Pdl. Nella maggioranza c’è già chi torna a parlare di elezioni politiche anticipate entro l’anno.

Sono questi i motivi per i quali Berlusconi ha lanciato ieri la sua ultima crociata del “partito del bene contro il partito del male”. Forse è l’ultima carta prima dell’ultimo duello.

Ore 12 - Travaglio e Feltri si "giocano" Berlusconi

pubblicato da Massimo Falcioni

altroDi “lui”, Marco Travaglio “l’inquisitore” dice: “Primo o poi lo inguaieranno. Ne ha combinate troppe e i giudici hanno tante carte in mano”.

Invece Vittorio Feltri, il “fido mastino”, ribatte ringhioso: “I magistrati lo braccano. Ma lui prima o poi li sbrana”.

Chi sarebbero Travaglio (anima del quotidiano Il Fatto, nuova Bibbia del popolo degli incazzati) e Feltri (crociato e Diretur del Giornale, cui si allineano tutti i falchi a copertura del Cavaliere) senza Silvio Berlusconi?

Entrambi pontificano sia sul piano politico che su quello giudiziario e, specie sulle vicende giudiziarie, non hanno bisogno di aspettare le sentenze definitive: per Travaglio, Berlusconi è uomo “da galera sempre e comunque”, uno con cui “non si può riformare neppure il codice della strada”. Per Feltri, all’opposto, è il “salvatore della Patria”, cui tutto è dovuto e concesso.

Anche sulla prospettiva politica, i due non si incontrano.

Travaglio non crede che il Premier giochi la carta delle elezioni politiche anticipate. “Una ipotesi troppo azzardata”. Mentre Feltri spinge il Cav. al voto: “Un plebiscito per Silvio. Così Fini sarebbe spiazzato, fuori dal Pdl, politicamente finito. E l’opposizione ko”.

E il diretto interessato, pur col naso malmesso, “fiuta” l’aria che tira e, soprattutto, i sondaggi. Se questi ultimi lo convincono, non c’è Fini o Casini (o Napolitano) che tengono: Berlusconi decide per le urne. Soluzione finale?

L'ultima "guerra" di Silvio Berlusconi

pubblicato da Massimo Falcioni

Silvio Berlusconi non si muove a caso. L’arte di “improvvisare” del Cavaliere cela sempre una calcolata strategia studiata a tavolino.

Il clamoroso messaggio lanciato ieri nell’ufficio politico del Pdl non è solo una “sfuriata” di un premier “furibondo e allarmato”, pressato da “parossistica tensione” (Anna Finocchiaro). E’ un chiaro e pesante annuncio politico alla nazione, a tutti gli italiani.

Essendo italiani, quindi anche a “certa magistratura”, a Gianfranco Fini, ai media, all’opposizione, insomma a chiunque dentro o fuori il Pdl, il Governo, la maggioranza, non la pensa come “lui” e vuole “ingabbiarlo”.

Questo è il punto, il cuore del messaggio politico: siamo alla imposizione della legittimazione del “pensiero unico”. Manca “solo” l’avvallo popolare, un dettaglio “secondario” cui si provvederà, se necessario, con le elezioni politiche anticipate. A quel punto, il plebiscito popolare darà definitivamente l’ok all’uomo solo al comando, al “domatore” del circo ribelle.

I fan festeggiano l’uscita dall’angolo del Premier, felici di apprendere la nuova linea, “chiara e dura”: ordini da eseguire, chi non si adegua è fuori. Insomma, siamo alla conta: “O con me o contro di me” di staliniana memoria. Stavolta, dopo decenni, si è persino rispolverato il fantasma della guerra civile.

Berlusconi vuole (qui e adesso) l’immunità: vede avvicinarsi la tempesta dei guai giudiziari, (per certi reati in … arrivo sul capo del Cav. si ipotizza persino il sequestro preventivo del patrimonio!) con lo sbocco di una grave crisi istituzionale, la caduta di questo Governo, la nascita di un esecutivo di “emergenza”. Ecco perché vuole sbaraccare.

Certo, il super potere delle Procure è una anomalia tutta italiana. Ma è Berlusconi l’anomalia numero uno.

Il Cavaliere lo sa e va alla guerra. Può essere la sua ultima battaglia.

Ore 12 - Berlusconi: premiership addio?

pubblicato da Massimo Falcioni

altroC’è chi le chiama “baruffe benefiche”.

Ma nel Pdl la temperatura continua a salire, al pari dell’irritazione del premier per i “personalismi” dei suoi ministri e per una guerra intestina che non trova requie.

A volte sembrano solo isterismi fra comari gelose e annoiate. Altre, invece, l’inizio del pandemonio.

Perché, inutile nasconderlo, il malumore c’è ed è molto più esteso e profondo di quel che si vede. E, a dirla tutta, non solo di malumore si tratta. La bagarre sull’economia cela ben altri nodi politici. Nodi inestricabili, trattandosi proprio del premier.

Nel finto partito del predellino e nella maggioranza al cappio di Bossi, ogni questione è buona per accendere la miccia, lanciare fendenti, sbracciarsi per rincorrere visibilità e raccattare alleanze in attesa degli eventi. Ma quali eventi?

Oramai, con un Paese che rischia la deriva, tutto è possibile: la caduta del governo, lo scioglimento del parlamento, le elezioni politiche anticipate e, perché no, un nuovo esecutivo senza la chiamata alle urne.

Insomma, con sempre maggior convinzione, si guarda al dopo Berlusconi.

La premiership del Cavaliere, sotto i colpi delle pesanti vicende “personali”, zoppica visibilmente e non sono pochi, nelle prime file ma anche nelle seconde e terze, a “smarcarsi” per avere le carte in regola nel momento del trapasso (politico) del padre/padrone.

Si va verso le basse temperature delle feste natalizie, ma il clima è quello “caldo” del 25 luglio 1943.

Berlusconi con il "chiodo fisso" delle elezioni anticipate. Ma ...

pubblicato da il passator cortese

Non è la prima volta che polisblog, attirandosi commenti ironici e anche critiche feroci, annuncia che Silvio Berlusconi ha in testa il chiodo fisso delle elezioni politiche anticipate.

Perché il premier vuole “sbaraccare” e chiamare gli italiani alle urne a fine marzo insieme alle regionali è facilmente comprensibile. I nodi vengono al pettine.

Il raccolto di questo governo è davvero misero. Chi ci ha guadagnato fin qui è solo il Cavaliere, i suoi amici e gli amici degli amici. L’Italia fa acqua da tutte le parti e corre come i gamberi. Cresce il dubbio dei milioni di elettori di questa maggioranza sempre più inconcludente e sgangherata.

Bossi pretende sempre di più. Fini gioca allo stop and go. Tremonti lancia strali e aspetta che a scannarsi siano gli altri. Il Quirinale sbuffa e non ne può più di ingoiare rospi e fare il controllore. La Confindustria e i sindacati sono senza interlocutori. I giudici sono sul punto di alzare le mani. Gli italiani aumentano le file davanti alla Caritas.

In altri tempi qualcuno avrebbe chiamato il “salvatore” con le stellette.

In questo quadro a Berlusconi resta da giocare l’ultima sua carta: scaricare tutti e rivolgersi direttamente al Paese: “Italiani, non ho fatto niente per colpa degli altri. Vi chiedo il voto, un voto solo per me. Datemi tutti i poteri e salverò l’Italia”.

Ma c’è un ma. Le Camere non può scioglierle lui, il Cav. Può farlo esclusivamente il capo dello Stato. Che si chiama Giorgio Napolitano.

E’ lui, l’ex comunista Napolitano, il vero, ultimo ostacolo di Berlusconi “duce”. Un osso duro. Contro il quale l’uomo di Arcore sbatterà il muso.