
Occuparsi degli articoli di Fabrizio Rondolino è sempre molto divertente. Un pezzo, dal titolo “Caro Berlusconi ci pensi lei” ha attirato la nostra attenzione. Ecco il magnifico attacco dell’articolo:
“Si è venuto ricompattando in queste settimane il blocco giudiziario-mediatico che nel ’92-’94 mise fuori gioco con successo i partiti democratici, e che oggi combatte la legge sulle intercettazioni.”
Come ho scritto in altre occasioni, sembra di sentir parlare Fabrizio Cicchitto ( o Gasparri o Stracquadanio ). Partiti democratici fatti fuori non per colpa di un sistema di corruzione che stava mandando l’Italia in bancarotta (l’Argentina era vicina), ma per colpa di un blocco giudiziario-mediatico. Sublime.
Continua a leggere: Ddl intercettazioni, Berlusconi e la democrazia. I suggerimenti di thefrontpage

Non si fa in tempo ad archiviare uno scandalo che già bisogna occuparsi di un altro. Quanto sta succedendo attorno al Ministro per lo Sviluppo Economico Claudio Scajola, innocente fino a prova contraria di aver acquistato una casa con una serie di assegni in nero, ha fatto dimenticare all’opinione pubblica quanto si è scritto sulle escort del Presidente del Consiglio.
Secondo quanto pubblicato questa mattina dal Fatto, Giovanna Del Giudice (ex meteorina di Emilio Fede coinvolta nello scandalo di Vallettopoli a causa del quale non venne candidata alle Elezioni Europee) farà parte della giunta di Stefano Caldoro, il neo presidente del Pdl della Campania.
La promozione, come nota il quotidiano, non è avvenuta per un successo elettorale raggiunto sul campo. Giovanna Del Giudice con 4166 si è aggiudicata il trentunesimo posto. Alle Elezioni Regionali, in Campania, si sono presentati 32 candidati.

Abbiamo visto quale è stato il risultato delle elezioni regionali in Campania, con Caldoro e il Pdl che hanno malamente battuto Vincenzo De Luca. Guardando meglio la lista degli eletti e quella che sarà la composizione del nuovo Consiglio regionale, saltano agli occhi due nomi tra tutti: Sandra Lonardo Mastella e Roberto Conte.
I due deputati regionali sono accomunati da una caratteristica, che concerne il loro rapporto con le aule di giustizia: la prima è accusata di associazione a delinquere e abuso d’ufficio e fino a pochi giorni fa le era stato vietato addirittura di mettere piede in Campania. Il secondo è stato condannato in primo grado per concorso esterno in associazione camorristica.
Gli appassionati della cabala e i cultori della numerologia possono inoltre sbizzarrirsi su questo dato: i due, la Mastella e il Conte, hanno preso rispettivamente 10.940 e 10.460 voti. Che sia un segno?
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Se davvero qualcuno nel centrosinistra pensava di portare a casa un buon risultato in Calabria, dopo gli ultimi anni di “buongoverno” in quella regione, le urne lo hanno svegliato bruscamente dal sogno!
La palla passa ora al Popolo della libertà, che dovrà cercare di rilanciare questa terra, tanto bella quanto mal governata e valorizzata. Il nuovo presidente è Giuseppe Scopelliti, portato alla vittoria, con oltre il 57,7%, da una coalizione di centrodestra guidata dal Pdl e sostenuta dall’Udc. Agazio Loiero, governatore uscente a cui il Pd ha voluto dare ancora fiducia, si è fermato al 32,2%. Filippo Callipo, sostenuto da Italia dei valori, Radicali e Io resto in Calabria, si è aggiudica il 10% dei consensi, portando con ogni probabilità alla meritatissima sconfitta del centrosinistra. (Anche qui, come in Campania, a quasi 24 ore dalla chiusura dei seggi non è stato completamente terminato lo scrutinio….).
Sempre secondo i dati ufficiosi pubblicati dalla Regione, il Pdl ha ottenuto il 26,4%, il Pd il 15,8%, la lista Scopelliti il 9,9%, l’Udc il 9,4%, la lista Loiero il 7%, l’Idv il 5,4%, Insieme per la Calabria il 5,1%, la Federazione della sinistra il 4%, Socialisti e sinistra il 3,7%, Socialisti uniti il 3,2%, Noi Sud il 3%, Alleanza per la Calabria 2,22%, Io resto in Calabria 1,97%, Fiamma tricolore 0,4%, Radicali 0,25%.

Mentre la media nazionale dei non votanti sì è per ora attestata poco oltre il 50% (ma i seggi si chiudono alle 15…) un dato che viene dal sud sembra ancora più preoccupante: in Calabria, alle 22 di ieri, aveva votato solo il 41% degli aventi diritto. Se la situazione non verrà ribaltata durante la mattinata ci troveremo di fronte ad un astensionismo che conquista la maggioranza assoluta.
Un segnale non molto positivo, a cui ognuno può dare una spiegazione più o meno convincente. Uno spunto in questo senso ce lo fornisce Guido Ruotolo, che su La Stampa di oggi pubblica un approfondimento e una breve intervista al sindaco di Locri, Francesco Macrì, candidato alle elezioni regionali nelle liste del Pdl.
La descrizione di Macrì delle dinamiche del voto in Calabria è agghiacciante: “Quante promesse hanno fatto i candidati: 10 voti per un posto di lavoro, per un processo aggiustato, per il riconoscimento di una invalidità inesistente…. è stato come al solito terrificante il mercato dei medici. Sì, liste imbottite di medici, delle 3 M: medici, massoni e mafiosi. Di programmi nessuno ha parlato… Non avevo mai visto una transumanza di candidati da uno schieramento all’altro di queste dimensioni”.
C’è ancora da chiedersi perché tanti elettori non sono andati a votare?

La Regione Lazio sembra destinata a rimanere la protagonista indiscussa delle Elezioni regionali 2010. Dopo le comiche del caos liste, con tanto di inutile decreto interpretativo di corredo, ora sembra approssimarsi la sceneggiata delle schede nulle. Pare infatti che i dirigenti del Pdl abbiano schierato i pretoriani della libertà nei seggi con l’ordine perentorio di impedire che le schede vengano annullate. Quali schede? Quelle che riportano una croce sulla Lista Polverini e la preferenza per uno dei candidati della lista Pdl (quella provinciale di Roma), che sono stati esclusi dalla competizione.
Secondo Fabrizio Cicchitto, Vincenzo Piso, Maurizio Gasparri, Stefano De Lillo e Paolo Barelli, se un elettore scrive il nome di uno dei NON candidati sotto il simbolo della Polverini il voto deve essere ritenuto valido, in quanto l’espressione della volontà è chiara. Per gli uomini del Partito democratico, invece, la legge parla chiaro e chi scrive sulla scheda un cognome che non rientra tra quelli sulle liste annulla il proprio voto.
Facile immaginare che ci sarà una certa confusione, nella provincia di Roma, quando domani alle 15 chiuderanno i seggi e inizierà il conteggio dei voti: servirà una leggina ad personam anche in questa occasione…

Lucia Annunziata, intervistata negli ultimi giorni sia dall’Unità che dal Fatto, ha sostenuto una tesi che mi preme di condividere con voi. Secondo la giornalista, ex Presidente della Rai, i colleghi a cui sono stati chiusi i programmi televisivi hanno sbagliato ad organizzarsi singolarmente.
Per la conduttrice di “In 1/2”, sospeso in solidarietà di chi non ha più il proprio spazio televisivo, il diritto al bavaglio deve essere forte tanto quanto quello della libertà di espressione.
Organizzando la propria protesta singolarmente i vari Santoro, Floris e Vespa hanno dimostrato una volta di più che il problema in Italia non è questo o quel governo ma i liberi cittadini che vittima del proprio egocentrismo non riescono a costituire una comunità che dia vita ad un movimento propositivo.
Chi l’ha visto? Dov’è il Governo? Dove sono i ministri? Chi guida questa Italia agitata, traballante, in preda a miasmi velenosi?
Con la coda di una crisi economica che sprofonda l’Italia nelle retroguardie fra i Paesi occidentali e spezza le reni a un popolo sempre più deluso, apatico e diviso, a dominare è il silenzio assoluto e assurdo dell’esecutivo nazionale.
Ministri, vice ministri, sottosegretari, l’infinita equipe del potere messa in piedi dal centrodestra, tutti tacciono: passivi, inutili, impietriti per le sorti del grande “capo”. Tutti trattengono il respiro e oramai sperano solo nel miracolo. Temono il “botto”. Berlusconi è su un piano inclinato: se cade, tutti a casa!
Mai come in questi giorni, l’alleanza voluta e guidata dal Cavaliere, dimostra la propria inconsistenza ideale, progettuale, politica. Adesso anche il partito del “predellino” appare per quello che è: una bolla d’aria, un bluff.
Da una facile e travolgente cavalcata, le imminenti elezioni regionali si stanno trasformando per il centro destra in un passaggio drammatico. Da un “cappotto” annunciato contro il centro sinistra, il Pdl teme ora di portare a casa un pugno di mosche.
La politicizzazione del voto imposta dal Premier si trasforma in un boomerang. Al di là dei risvolti penali delle ultime vicende sollevate dalla procura di Trani è oramai diffuso il senso di un Premier nella tenaglia di una arroganza e di un malcostume deprecabili e indifendibili.
L’astensionismo non punirà solo e tanto i “ras” locali del territorio, ma colpirà nel cuore l’impalcatura del potere berlusconiano. Per la prima volta il “popolo azzurro” ha perso la fiducia nell’Unto del Signore. . E la prova di forza di sabato prossimo a Roma non cambierà nulla. Un bidone di benzina sul falò. Una ammissione di impotenza politica.
A questo punto solo le urne diranno se il colpo, per Silvio Berlusconi, sarà di “striscio” o, invece, “mortale”.

L’incitamento al non voto, all’astensione, arriva puntuale prima di ogni tornata elettorale, soprattutto da chi crede che nessuno dei candidati e dei partiti sia degno di governare una Regione, un Comune o uno Stato. L’invito all’astensione presuppone una reazione forte da parte dei politici che, scossi da percentuali di astensione molto elevate, dovrebbero mettersi a lavorare, smettendo di brigare, arraffare e cucirsi leggi ad personam.
In Francia il 53% degli aventi diritto ha scelto di non partecipare alle elezioni regionali. In Italia il dibattito intorno al non voto è stato aperto dall’Associazione Italiafutura di Montezemolo che, supportata da un sondaggio Swg, sottolinea… se si chiede di prendere in considerazione il caos che caratterizza la vita politica italiana e il particolare momento che accompagna le elezioni regionali … il 35% dei cittadini ritiene che la scelta di non andare a votare o di votare scheda bianca sia una scelta legittima. Dato che sale ulteriormente, fino ad arrivare al 51%, se si prende in esame la classe di età tra i 18 e i 34 anni. I giovani sono dunque più propensi a usare l’astensione come strumento di pressione politica. Insomma la scelta dell’astensione, in un contesto politico tanto deprimente, sarebbe una prospettiva da non biasimare.
Per altri le elezioni regionali si presentano come l’ennesimo cinepanettone della politica italiana, con tutti gli elementi del caso: politici pasticcioni, equivoci, donnine e mandrilli, l’odore dei soldi. E non votare è legittima opzione. Però…. l’Italia può permettersi l’Aventino, la diserzione del voto? Siamo sicuri che il silenzio serva? Nel bene e nel male questo è il nostro paese e gli «antitaliani», alla lunga, sono i veri alleati, pur con nobili motivi, dell’Italia peggiore. Voi come la vedete? Vale ancora la pena di andare al seggio?
Dopo la prima parte pubblicata stamattina, vediamo di analizzare i risultati delle regioni rimanenti secondo l’ultimo sondaggio di PolisBlog, realizzato settimana scorsa sulle prossime elezioni regionali.
Partiamo dalla Basilicata, dove Megdi Allam raccoglie un buon 17%,ma nulla può di fronte ai due potentati De Filippo (46%) e Pagliuca (22%) rispettivamente di centrosinistra e centrodestra. Spiccioli per gli altri.
In Campania De Luca (csx) raccoglie addirittura la maggioranza assoluta (51%) e l’uomo del Pdl Caldoro si fa battere anche dal rappresentante grillino Fico (21-19). Solo il 7% per Paolo Ferrero.