
Le elezioni regionali appena terminate hanno visto l’indiscutibile affermazione del centrodestra guidato dalla Lega Nord. Le vittorie nel Lazio e in Piemonte sono epocali, e dopo una prima reazione sulla linea dell’”abbiamo vinto anche noi” pure dal Pd cominciano a manifestarsi voci di dissenso dalla linea del segretario Bersani.
Vittoria netta, dicevamo, macchiata da due soli ma assai rumorosi capitomboli: la sconfitta di Castelli a Lecco ad opera di Brivio e la batosta subita da Renato Brunetta a Venezia. Ma mentre Castelli ha reagito con un certo aplomb, dichiarando di aver fatto il possibile senza tuttavia riuscire a risolvere il caos del centrodestra lecchese, il Ministro della Funzione pubblica è clamorosamente sbottato, accusando gli alleati lumbard di non averlo votato.
L’asserzione si basa sul confronto dei dati delle comunali con quello delle regionali nella circoscrizione veneziana, e lamenta che i leghisti sarebbe egoisti e educati a votare solo i propri candidati (vedi appunto Zaia in regione, protagonista di un consenso più che massiccio). Brunetta ha anche evocato lo spettro di una eventuale candidatura di Bossi a sindaco di Milano “tra 10 anni” che per converso potrebbe non essere votato dagli elettori Pdl in stragrande maggioranza nel capoluogo lombardo.
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Collisione da record al Cern di Ginevra: l’acceleratore di particelle è riuscito quasi a ricreare le condizioni della nascita dell’universo. Osservando l’esperimento, si è capito che ai tempi del Big Bang c’era solo Giulio Andreotti. Uno e (neu)trino
La tempesta pedofilia sta diventando uno tsunami per la Chiesa. E non si escludono clamorosi risvolti giudiziari. Il cardi(a)nale
Ora le pistole puntate nel centrosinistra sono due: quella dell’Idv alla tempia del Pd e quella del movimento Cinque stelle alla tempia dell’Idv. Beppe Grilletto
Vendola: “I partiti non servono più. Sono come ossi di seppia”. La Lega vince e a sinistra scoppia la bagarre. B-ossi di seppia

L’affluenza alle regionali è stata alla fine del 64.2%, ben 8 punti meno di 5 anni fa. Renato Mannheimer, per il Corriere, ha valutato le motivazioni e la provenienza degli astensionisti. Soprattutto questo fattore è rilevante, considerato che in attesa dei risultati tutti ipotizzavano che l’astensionismo, in quest’occasione, fosse esclusivamente ascrivibile al centrodestra.
Invece risulta che a fronte di quasi il 14% di astensionismo di elettori del Pdl ci sia un 13% di non votanti di partiti del centrosinistra: quindi ha colpito in maniera bipartisan. Da segnalare che la Lega non ha avuto particolari defezioni poichè, secondo Mannheimer, il voto alla Lega continua ad essere “di protesta” e legato a un atteggiamento critico verso le istituzioni e quindi spesso chi è tentato dall’astensione alla fine decide di dare il voto a Lega o come a queste regionali a Grillo.
Tra le motivazioni per non votare oltre alle cause di forza maggiore vediamo che ben un 40% si ritiene schifato dall’attuale politica. In generale per colpa del panorama politico e dei candidati si arriva a un 50%, dato pesantissimo che la dice lunga su disaffezione e disinteresse degli italiani nei confronti di quanto Parlamento e partiti regalano quotidianamente. Bisogna anche segnalare che, sempre per il sondaggista a capo di Ispo, spessissimo si decide di votare e chi votare nell’ultima settimane (13%) o addirittura si sceglie di dare la preferenza a un partito l’ultimo giorno (anche qui 13% di chi ha votato a queste regionali). Insomma dati importanti da valutare per il futuro, sia per quanto riguarda i contenuti che la politica offre sia riguardo a quando e come concentrarsi nelle campagne elettorali.
Passata la tormenta delle elezioni regionali 2010, si può fare qualche riflessione con più calma, magari allargandola più generalmente allo scenario politico italiano. Riguardo a un certo tipo di atteggiamenti della classe politica italiana, leggo oggi sul blog di Luca de Biase, una interessante scala di comportamenti che, secondo la società americana di psichiatria, distinguerebbero il “sano” dallo psicopatico:
1. Rifiuto di conformarsi alle consuetudini sociali riguardo al rispetto delle leggi
2. Disonestà, come indicato dalle ripetute menzogne
3. Impulsività o incapacità di pianificare in anticipo
4. Irritabilità o aggressività
5. Noncuranza sconsiderata della sicurezza propria o altrui
6. Continua irresponsabilità
7. Mancanza di rimorso
Vi ricorda niente? Personalmente, soprattutto al “Rifiuto di conformarsi alle consuetudini sociali riguardo al rispetto delle leggi”, io qualche nome da fare ce l’avrei.
La sconfitta…Palese in Puglia fa la prima vittima illustre (e annunciata) nel centrodestra. Si è dimesso infatti il ministro agli Affari regionali del Pdl. CrociFitto
Gli elettori bocciano le ambizioni di doppio incarico coltivate da Castelli e Brunetta, bastonati sonoramente alle Comunali di Lecco e Venezia. Per loro niente raddoppio della poltrona. I multichiappa
Bersani non fa mea culpa e invece di ammettere che la debacle piemontese è bruciante, preferisce sottolineare che la Bresso ha perso soltanto per 9mila voti. Chi glielo dice che dare il patriottico Piemonte alla Lega è come consegnare una giovane vergine a Rocco Siffredi? Il patito dell’amore (protetto)
Ora si torna a parlare di riforme condivise, di patto Berlusconi-Fini per la legislatura, di dialogo con l’opposizione, di politica che si dovrebbe riavvicinare al Paese. La solita musica, con il solito dj: il Cav. PredelLinus
Si sapeva da mesi che avrebbe vinto Roberto Formigoni: le elezioni regionali 2010 in Lombardia non sono mai state in discussione. Filippo Penati, candidato del PD, era stato piazzato lì principalmente come vittima sacrificale, esattamente come spesso accaduto in passato per i candidati sindaci a Milano di centro sinistra: ve ne ricordate qualcuno dei passati mandati?
Gente come Antoniazzi, o anche Ferrante, o Sarfatti… ve li ricordate? Tutti destinati ad essere annichiliti in una regione - e in una città - passata dal decennio da bere, dal decennio in cui Milano era la roccaforte del socialismo di più stretta interpretazione craxiana - e la cintura produttiva tutta bianca, democristiana - al ventennio verde-azzurro del PdL e della Lega Nord. Meglio o peggio? Vai a sapere…
Unica incognita futura: l’impressionante crescendo delle Lega Nord, un alleato che al di là delle dichiarazioni di facciata, inizia ad essere scomodo nel PdL, un alleato che vuole di più: magari, proprio la poltrona di primo cittadino a Milano, facendola sgusciare da sotto le terga di Letizia Moratti, il cui mandato è in scadenza nel 2011. Nomi? Umberto Bossi.

No, non è questa l’America. E il vento di Francia non ha portato spifferi “del sol dell’avvenire” nelle urne del Belpaese.
Che Paese! Tocca il fondo, fanalino di coda in tutti gli indici internazionali che contano e qui la “casta” gioca al teatrino della politica. Prima, durante e dopo il voto, sempre il solito refrain, quello del muso duro, dell’uno contro l’altro, delle balle astronomiche per convincersi e convincere che i “numeri” sono una opinione.
Nessuno, né i “vincitori” né i “vinti” terranno conto del partito più grosso, quello degli astenuti. Il messaggio politico più significativo di questa tornata elettorale non trova sponda politica. Non è vero che è solo un segnale “passeggero”.
Pierferdinando Casini, uno degli sconfitti più sconfitti fra gli sconfitti, una cosa giusta l’ha detta: “L’Italia è il Paese dove oramai tutti sono contro tutti”.
I vari “fans” di questo o quel partito, di questo o quel candidato, stanotte hanno brindato, sventolando bandiere. E’ il ballo del “particulare”: a nessuno (a nessuno) frega niente della propria regione e della propria nazione, in quanto identità, comunità, popolo. Ed è la festa dei “fanatismi” e dei “fanatici”. Dietro le ideologie della prima Repubblica c’erano anche cuore, ideali, valori. Qui cosa c’è?
Adesso la nuova frottola (sempre di Casini) è la “riconciliazione nazionale”. Per fare le … riforme. Per fare dell’Italia un Paese … normale.
Tranquilli, ci pensa Renzo, il figlio di … Bossi.
Non vi alcun dubbio che il primo vincitore di questa tornata elettorale sia stato il partito guidato da Umberto Bossi. La vittoria in volata di Roberto Cota in Piemonte - che abbiamo seguito ieri in diretta fino all’epilogo - è stata solo la ciliegina sulla torta. Andiamo dunque ad analizzare il dato numerico dei consensi al Carroccio, soffermandoci sulla sua penetrazione nelle regioni del Centro Italia e confrontandolo con gli alleati del Pdl.
Veneto. Da sempre la capitale del consenso leghista. Trascinato dal successo personale del neo-presidente Luca Zaia il Carroccio si attesta al 35,1%, ben 11 punti sopra il Pdl.
Lombardia. Qui il sorpasso tanto paventato nono c’è stato e La Russa può risparmiarsi l’asino che voleva mangiare, nel caso. 26,2% contro il 31 del Pdl.
Piemonte. Una regione da sempre ostica per la Lega, la vede comunque raddoppiare il consenso attestandosi al 16,7%, contro il 25 del Pdl.
Liguria. Anche qui regione difficile, ma voti in forte crescita, con il 10,22%, per la prima volta in doppia cifra. Ancora ben lontano dagli alleati pidiellini, però, che vantano il 29,27%.

Le previsioni e gli ultimi sondaggi indicavano come probabile una vittoria del centrosinistra per 9-4 alle elezioni regionali, alcuni commentatori davano per molto possibile anche la rimonta di De Luca in Campania che avrebbe regalato un eccezionale 10-3 per l’opposizione. Invece come spesso è accaduto alla sinistra dal 2006 in poi, le speranze e le convinzioni dei leader si sono scontrate con l’amara realtà.
Il centrodestra vince molto a sorpresa nel Lazio (alla fine quasi per il 3%) nonostante non avesse nemmeno la lista del Pdl nella provincia principale e contro un candidato dal forte appeal. E conquista il Piemonte dove tutti davano la Bresso davanti, dando per l’ennesima volta dimostrazione che il Nord è chiaramente (vedi le percentuali di Lombardia e Veneto) di quell’area politica. Insomma un risultato inaspettato che si somma al filotto di vittorie precedenti che partono dall’elezioni politiche 2008 passando per amministrative a Roma e Friuli, regionali in Abruzzo e Sardegna, europee 2009 e amministrative 2009. D’altronde è evidente che per la sinistra è una delusione e Antonio Di Pietro con fair play ammette la vittoria del centrodestra:
È inutile giocare con i numeri, con onestà intellettuale va detto che questa tornata se la aggiudica il centrodestra
Continua a leggere: Di Pietro ammette la sconfitta del centrosinistra, il Pd la nega fino all'ultimo

Dopo il voto, come sempre, viene il tempo dei bilanci e dei regolamenti dei conti all’interno di partiti e coalizioni. Soprattutto in quelle regioni chiave, come la Campania, che hanno assunto un significato particolare per tutte le vicende legate alla crisi dei rifiuti e al mercato dei voti. Inoltre qui peserà anche la scelta della Federazione della sinistra di andare da sola, con un risultato non lusinghiero.. Vediamo quali sono i dati delle liste e dei partiti, quanti rappresentanti avranno e quali percentuali hanno portato a casa nel weekend elettorale appena trascorso.
In Campania ha votato il 62,96 % degli aventi diritto, cioè poco più di 3 milioni di persone su quasi 5 milioni che avrebbero potuto farlo. Il 5,8 % delle schede deposte nelle urne sono risultate bianche o nulle. Stefano Caldoro (Pdl) è stato eletto presidente della Regione con il 54,25% dei voti mentre Vincenzo de Luca (Pd) si è fermato al 43,04 %.Paolo Ferrero (Prc + Pdci) prende l’1,35% e Roberto Fico (Movimento 5 stelle) l’1,34%.
Per quanto riguarda le liste e la composizione del nuovo Consiglio regionale: al centrodestra vanno 38 seggi (al Pdl 21 seggi, all’Udc 6, al Mpa 4, a Noi Sud e all’Udeur 2, all’Alleanza di Centro, all’Alleanza di Popolo e a La Destra 1) mentre 21 vanno alle opposizioni (al Pd 14, all’Idv 4, a Sinistra Ecologia e Libertà 2, a Campania Libera 1). Nessun seggio per Rifondazione e il Movimento 5 Stelle.