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Tutti gli articoli con tag elezioni

Le pagelle del mercoledì

pubblicato da Massimo Falcioni

Umberto Bossi: incendiario. Voto 3. Il Senatur sprona il premier: “Siamo nella palude, meglio le elezioni”. Benzina sul fuoco. Incapacità e irresponsabilità al potere.

Rosy Bindi: bruciata. Voto 4. La “pasionaria” del Pd esce dal letargo: “Siamo pronti al voto, ma ci vuole nuova legge elettorale”. Incapacità e ingenuità all’opposizione.

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Il Movimento 5 Stelle si presenterà alle prossime elezioni. Grillo: "Loro non si arrenderanno mai, ma gli conviene? Noi neppure"

pubblicato da Alessandro

Grillo

Il comunicato politico numero trentaquattro apparso ieri sul blog di Beppe Grillo si conclude con una promessa/minaccia:

“Il MoVimento 5 Stelle si presenterà alle elezioni politiche, che siano ora o nel 2013, e alle elezioni comunali del 2011 che riguardano molti capoluoghi di provincia come Milano, Torino, Bologna e Genova. La scelta dei candidati sarà fatta on line attraverso il portale (che sta arrivando… abbiate pazienza) dagli iscritti. Loro non si arrenderanno mai (ma gli conviene?). Noi neppure”.

“Andare ora alle elezioni - sostiene Grillo - è pura follia”. Per tre ragioni fondamentali: la prima è che il Paese è in “pre default” e sei mesi di stallo sarebbero davvero letali per la precaria economia italiana; la seconda è che l’attuale legge elettorale non consente la scelta dei candidati da parte degli elettori ma affida tale compito esclusivamente ai partiti; la terza è che, dato il controllo esercitato da Berlusconi sui media e l’“evanescenza” del “Pdmenoelle”, l’esito delle consultazioni elettorali sarebbe scontato e vedrebbe l’ennesima schiacciante vittoria della destra. Che fare dunque?

La soluzione proposta dal leader del “MoVimento 5 Stelle” è, ancora una volta, quella del Governo tecnico, anche se lo stesso Grillo conclude che tale soluzione sarebbe davvero praticabile soltanto “se non avessimo un Parlamento di irresponsabili, di leccapiedi e di arrivisti”. Il punto, però, è proprio questo: si tratta di un’ipotesi che - come mi è già capitato di dire - appare, allo stato, poco realistica. La notizia più interessante, comunque, è che il “MoVimento 5 Stelle” aspira a costituire una nuova realtà politica con la quale i partiti dovranno necessariamente fare i conti nelle prossime competizioni elettorali.

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Ore 12 - Stavolta Berlusconi si fa male (non per colpa di Fini) ...

pubblicato da Massimo Falcioni

altroNon c’è il “se” per lo strappo fra Silvio Berlusconi e Gianfranco Fini. Caso mai il “come” e il “quando” sancire ufficialmente la rottura.

Il bombardamento fra Premier e presidente della Camera dimostra che fra i due il menage è finito: soprattutto che il progetto del Pdl è al capolinea e che il partito del “predellino” è stato un bluff riverniciato, ennesimo espediente del Cavaliere-imbonitore.

Presto, anche a chi non vede e non sente, si presenterà il nuovo scenario, con la crisi di governo e la relativa coda politica e istituzionale.

Crisi e rimpasto con Berlusconi ancora al timone? Crisi e nuovo governo con Berlusconi definitivamente defenestrato? Crisi e poi “governissimo” col placet del Colle? Crisi ed elezioni anticipate?

Prende piede, anche con fans nel Pdl, l’idea del Governo di larghe intese: cioè ufficializzazione della crisi, via Berlusconi, non elezioni anticipate ma soluzione parlamentare della crisi politica, esecutivo trasversale dei “migliori” per affrontare i nodi della crisi economica e far evitare al Paese la bancarotta .

Berlusconi sa che questa soluzione porta al suo ko finale. Quindi, infuriato, brandisce spade e minaccia.

Ma anche nell’opposizione c’è però subito un “no” pesante a questa ipotesi delle larghe intese, che viene dall’Idv. Posizione legittima, quella di Antonio Di Pietro.

Ma come non pensare che in Italia c’è sempre a un partito del ‘tanto peggio tanto meglio’ che si augura nuovi disastri per un pugno di voti?

Fra capi e capetti e falsi e finti leader, fortuna che un vero “nocchiero” c’è: Giorgio Napolitano. Non sarà facile evitarlo.

Berlusconi vedrà presto la differenza fra il capo dello Sato (ex allievo di Giorgio Amendola nel Pci) e i Follini, Casini, Rutelli (e Prodi).

E, stavolta, si farà male.

Ore 12 - Il Premier viaggia col ... "colpo" in canna

pubblicato da Massimo Falcioni

altroLa “bella” addormentata nel bosco è l’opposizione.

Più di tutti, il Partito democratico, che applica i consigli del grande “timoniere” cinese Mao e aspetta lungo la riva del fiume il cadavere del nemico.

Insomma, Bersani, Casini e compagnia cantante, sono certi che saranno altri, nella maggioranza, a tirar fuori le castagne dal fuoco. La convinzione è che il Governo, di fatto paralizzato, sia alla frutta e abbia ancora quel po’ di corda per … “impiccarsi”.

Il ddl intercettazioni può trasformarsi nel … colpo di Sarajevo e per questo Silvio Berlusconi gira … “armato”, col proiettile in canna, tenendo l’”arma” ben salda in mano, perché non è certo di poterla estrarre per primo nell’ultimo duello che si prospetta con Gianfranco Fini.

E’ toccato al caporale di giornata Fabrizio Cicchitto intimare la consegna per l’approvazione entro fine luglio (!?) del ddl intercettazioni, una mossa che può trasformarsi in tragico karakiri.

Berlusconi sa che governo e maggioranza si stanno spegnendo come una candela. E il Cavaliere non è uomo paziente, da … lenta agonia. Così l’ombra lunga delle elezioni anticipate si fa più densa.

Per Berlusconi, via d’uscita per la rinascita o azzardo verso un tragico blitz?

Il sabato del villaggio. Berlusconi e Fini, matrimonio all'italiana

pubblicato da Massimo Falcioni

Canta Zucchero “Non c’è più rispetto neppure tra di noi … Non c’è più contatto”. Bella triste canzone.

Brutta storia, invece, solo brutta storia quella fra Silvio Berlusconi e Gianfranco Fini, i due “separati in casa”, dopo una relazione iniziata ben 17 anni fa.

L’alleanza del 1993 tra l’allora presidente della Fininvest e l’allora segretario del Msi ha cambiato (insieme all’avvento della Lega di Bossi) la vicenda politica italiana.

Ma adesso siamo alla fase finale di quella stagione, al redde rationem. Fini e Berlusconi sono oramai divisi su tutto.

Il Premier medita lo “strappo”, cioè le elezioni anticipate: addirittura ad ottobre (ma c’è la manovra da approvare in Parlamento, altrimenti addio Italia …), o al massimo in primavera.

Il Cavaliere pensa di prendere più piccioni con una fava: Fini, Bersani, Casini.

Ma anche Bossi dà segni di insofferenza e “scalcia”: vuole portare a casa il federalismo, subito. Altrimenti il Senatur è capace di girare le spalle e persino appoggiare un governo istituzionale, con Berlusconi fuori.

Ognuno tira l’acqua al proprio mulino. E l’Italia? Un semplice dettaglio. Appendice.

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Intercettazioni Fassino Consorte: il Fatto ricostruisce lo scandalo Berlusconi - Unipol

pubblicato da Bruno Marino

Il video qui sopra è la prima parte di quello che è stato definito “il Watergate italiano”, lo scandalo Fassino-Consorte, una delle cause del pazzesco risultato delle elezioni 2006. Breve riassunto.

Dicembre 2005: il centrosinistra italiano, guidato da Romano Prodi, si appresta a vincere a valanga (i commentatori di lingua inglese parlerebbero di landslide victory) contro un decotto Silvio Berlusconi, fiaccato da cinque anni di governo. A fine Dicembre, sul Giornale escono alcuni stralci di intercettazioni tra Piero Fassino, DS, e Giovanni Consorte, Unipol. La frase “Abbiamo una banca” diventa lo slogan di una martellante campagna del centrodestra contro Prodi e la sua coalizione. Il resto della storia è noto: attacco di Berlusconi a tutto campo, uso spregiudicato delle reti televisive, afonia del centrosinistra alternata a dichiarazioni contrastanti e contraddittorie dei mille leader della coalizione prodiana.

Infine, il risultato elettorale del 2006, su cui già tempo fa Enrico Deaglio e Beppe Cremagnani avevano prodotto un film, Uccidete la Democrazia!, in cui veniva descritta la possibilità di brogli effettuati ai danni del centrosinistra.

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Berlusconi ordina, Fini "disobbedisce". Verso il "redde rationem"?

pubblicato da il passator cortese

Una volta o l’altra dovrà pur finire, il tira e molla fra Berlusconi e Fini. E sulle “intercettazioni” c’è aria da battaglia finale.

D’innanzi alle manovre dilatorie della “fronda finiana” nel PDL, - questa è la posizione dei forzisti - è evidente che bisogna pur trarne le opportune conseguenze. … . Cioè giungere al “redde rationem”.

I “falchi” non intendono più mediare: “Contiamoli sul serio i FINocchi e cacciamoli dal tempio (con o senza elezioni anticipate, dipende da quanti sono…). Tutto é meglio di questo stillicidio di vaniloqui (da checca isterica) finiani”.

Questo è il clima, con Berlusconi che minaccia: “Sul ddl intercettazioni si chiude e si va avanti rispettando i tempi, non accetto ricatti di nessun tipo”.

Invece Fini, incurante degli “ordini” del premier, ha deciso altrimenti: il provvedimento tanto contestato arriverà a Montecitorio soltanto dopo la manovra economica.

In pratica dopo la pausa estiva, a settembre, proprio come chiedono le opposizioni.

Ecco perché Berlusconi, furioso, è pronto a tutto. Anche alla conta. Che può portare solo a uno sbocco: le elezioni anticipate!

Ore 12 - Berlusconi verso la resa dei conti: "o la va o la spacca"

pubblicato da Massimo Falcioni

altroLa parola d’ordine è una sola: prepararsi! E non è un invito ma un ordine, quello dato da Silvio Berlusconi al suo stato maggiore.

Il premier per ora riscalda i toni, tenta di risollevare il morale alle truppe del partito del “predellino”, sfiduciate e deluse, ridefinisce il quadro dei nemici e degli amici.

Insomma, il Cavaliere sa che i nodi stanno venendo al pettine. Così sta meditando una crisi di governo in autunno ed elezioni politiche anticipate nella prossima primavera.

Il Caimano si lancia in “uno strappo” al giorno. Perchè?

Berlusconi “confonde la leadership con la monarchia assoluta”, disse qualche mese fa polemicamente Gianfranco Fini.

Ma da lunedì il presidente della Camera ha trovato un accordo con il Cavaliere sulle modifiche da apportare al disegno di legge sulle intercettazioni telefoniche, e non è esclusa una nuova intesa politica dopo gli scontro clamorosi degli ultimi mesi.

Cos’ha davvero in testa, Fini? Il presidente della Camera avrebbe firmato una tregua con il Cavaliere, per due motivi: 1) ha il problema di contrattare con Berlusconi le candidature dei suoi uomini in Parlamento, 2) il progetto del terzo polo centrista con Francesco Rutelli e Pier Ferdinando Casini è in alto mare.

Ma c’è chi (Bossi su tutti) non si fida dell’ex leader di An.

Berlusconi, da consumato giocatore, si muove su più tavoli e prepara la resa dei conti: o la va o la spacca!

Primarie USA: vincitori e sondaggi

pubblicato da Bruno Marino


Pochi giorni fa ci eravamo occupati delle primarie per la Camera dei Rappresentanti negli Stati Uniti. Ieri sono arrivati alcuni importanti verdetti: in California, per i Repubblicani, due donne provenienti dal mondo degli affari, Carly Fiorina (ex Hewlett-Packard) e Meg Whitman (ex eBay), hanno vinto le primarie per il Senato (l’altra camera elettiva USA, che si rinnova di un terzo dei suoi componenti ogni due anni) e il Governatorato della California.

Il New York Times pubblica anche una mappa interattiva sui probabili esiti della competizione del 2 Novembre: per la Camera, i democratici avrebbero 164 seggi sicuri e altri 64 “leaning” (tendenti” verso di loro, in cui è probabile una vittoria democratica), i repubblicani invece avrebbero 157 seggi sicuri e altri 20 leaning. 30 sarebbero i seggi incerti. Facendo due conti, ai democratici andrebbero 228 seggi, ai repubblicani 177. La maggioranza è di 218 seggi.

Invece, per quanto riguarda il Senato, sempre grazie al NY Times, ai democratici andrebbero 55 seggi (48 sicuri più 7 leaning), ai repubblicani 43. 6 in seggi incerti. Maggioranza: 51 seggi. La differenza così rilevante tra il numero di deputati e quello di senatori si spiega facilmente: ogni Stato americano elegge un numero di deputati proporzionale alla sua popolazione (la California ha varie decine di deputati, il North Dakota uno), ma elegge sempre e comunque due senatori. California e North Dakota eleggono entrambi due senatori a testa. Questo fu previsto nella Costituzione per garantire i piccoli Stati. Insomma, un altro “balance” della democrazia americana.

Foto | Flickr

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USA: le Primarie per le elezioni della Camera dei Rappresentanti

pubblicato da Bruno Marino



Può sembrare strano, ma negli Stati Uniti la Camera dei Rappresentanti si rinnova ogni due anni. E non perchè cada un governo (là c’è il Presidenzialismo, ne avevamo parlato anche noi un pò di tempo fa), ma per precisa disposizione costituzionale. Prima delle elezioni, previste per il 2 Novembre, ci saranno le Primarie, nelle quali i Democratici e i Repubblicani sceglieranno i candidati alla carica di Deputato.

Come spiega bene il sito del NY Times, le Primarie sono iniziate il 2 Febbraio e andranno avanti, con date diverse a seconda degli stati coinvolti, fino al 18 Settembre, quando anche i cittadini delle Hawaii avranno scelto i loro candidati.

Le elezioni del 2 Novembre, che cadono più o meno a metà del mandato di Obama e che quindi sono definite midterm elections, rappresentano un’importante sfida per il Presidente. Tradizionalmente, infatti, le midterm sono una “cartina di tornasole” per l’operato presidenziale: una massiccia vittoria repubblicana non sarebbe un bel segnale per l’inquilino della Casa Bianca.

Foto | Flickr

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