Matteo Renzi: disco rotto. Voto 7+ Il sindaco rottamatore insiste: “I miei compagni di partito devono abbandonare la cultura stalinista che considera nemico numero uno, l’amico più vicino che dissente”. Dal Pci al Pd.
Elsa Fornero: chiodo fisso. Voto 4- Il ministro del Lavoro insiste invocando “la possibilità di licenziare anche per i pubblici dipendenti”. Legittima esigenza o solo furore ideologico? Monti tace. Anche Bersani.

Bisognerebbe fare una vera e propria rassegna delle sparate migliori del Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, e dei Ministri del Governo Monti. Perché dietro a questo manto di sobrietà e rigore di cui si sono riempiti velocemente i giornali - increduli di non aver più a che fare con la realtà squallida e pop del governo Berlusconi -, si nascondono idee davvero curiose e singolari rispetto alla visione del mondo che propongono le istituzioni. Idee che sembrano sempre più slegate dalla realtà.
Per esempio, nel suo discorso in occasione delle celebrazioni per il Primo Maggio, Giorgio Napolitano ha detto, fra l’altro:
«Anche ai lavoratori, dunque, e ai giovani che bussano alle porte del mercato del lavoro, non può sfuggire che la realtà con la quale occorre misurarsi non è più quella di un decennio o di alcuni decenni fa, e non può essere affrontata arroccandosi nelle conquiste del passato ma riformulando le proprie ragioni - insieme con istanze perenni di equità e di giustizia - in modo da farle valere in un contesto nuovo: nuovo dal punto di vista tecnologico, produttivo, competitivo. Basti riflettere su quanto ci si debba predisporre a cambiare nella qualità della formazione e del lavoro, perché il nostro paese possa disporre di un capitale umano all’altezza delle sfide del XXI secolo».
Al di là della tautologia (che il presente sia diverso dal passato non è certo un concetto che debba essere espresso con pomposa magniloquenza, per essere compreso da chiunque), risulta particolarmente incomprensibile quell’«arroccandosi nelle conquiste del passato». Cosa vorrebbe dire? Quali sarebbero queste conquiste? E quali le ragioni che i giovani dovrebbero riformulare? Il linguaggio di Napolitano appare svuotato di concetti concreti: anche quell’equità e quella giustizia messe lì, a ricordare che vanno rivendicate ma che comunque bisogna rivedere tutto il resto (quale resto) fanno sorridere. Per non dire che fanno arrabbiare. E poco importa se poi si citano le lotte di un tempo: continua, perenne, questo richiamo al senso di responsabilità. Che è un richiamo, sostanzialmente, ad accettare le leggi del mercato. Quello stesso mercato che ha generato la crisi.
Elsa Fornero: duracell 1. Voto 4- Il ministro del Lavoro cala nei sondaggi ma continua a mostrare il “muso duro”: “Io credo che il tasso di polemiche in questo Paese sia eccessivo” e porta allo “spreco di molta energia”. Black out.
Umberto Bossi: duracell 2. Voto 3- L’ex tesoriere della Lega Belsito scopre gli altarini e accusa l’ex padre-padrone del Carroccio: “Bossi sapeva tutto del finanziamento pubblico al partito”. Il Senatur nello stagno. Con il Trota.
Pier Luigi Bersani: contrordine: voto 5- Al meeting dei progressisti internazionali a Roma il segretario del Pd tuona: “Il costo della crisi non può pagarlo tutto il lavoro e il welfare: un po’ deve pagarlo la finanza”. Un po’, meglio di niente…
Elsa Fornero: dietrofront: Voto 4- Altra “perla” del ministro del lavoro costretta (soprattutto dal Pd) a rimangiarsi l’abolizione dell’esenzione del ticket sanitario ai disoccupati. Disattenzione da dilettanti o furbata da prof andata male?
Non ha peli sulla lingua Susanna Camusso. La segretaria generale della Cgil nella sua relazione al Direttivo nazionale spara ad alzo zero contro il governo: “La riforma (del lavoro ndr) non contrasta la precarietà. Da Monti parole gravi, la crescita viene cassata e l’equità non c’è mai stata”.
Quindi serve la risposta di lotta dei lavoratori: “ Chiediamo un mandato per la mobilitazione unitaria con Cisl e Uil”. Non manca infine il messaggio e il monito ai partiti: “No all’antipolitica”.
Divampa anche la polemica sulla visita del ministro del Welfare all’Alenia di Torino per illustrare la riforma del lavoro.
Il segretario della Cgil taglia corto: «La Fornero non ci deve andare. Ritegno che ognuno abbia i suoi ruoli che bisogna mantenere e rispettare». E aggiunge: “Ci vedo della supponenza in questo gesto, una sorte di ‘vengo io così gliela spiego la riforma, perché voi non sapete fare il vostro mestiere’. Mi pare la sua una logica di sfida”. Ribatte a stretto giro di posta il ministro Elsa Fornero:”Idee diverse sulla cortesia”.
Valzer continua. Sulla tolda del Titanic.
Sempre soft il premier Mario Monti, sempre di “cappa e spada” il ministro Elsa Fornero tornata a minacciare la caduta del governo se il Parlamento non approva la sua riforma.
«Finora abbiamo ricevuto critiche per troppa incisività» o ‘troppo poca incisività ma su una cosa siamo decisi: andremo in Parlamento e se la riforma non dovesse passare andremo a casa». Lo ha detto il Ministro del Lavoro, Elsa Fornero, nel corso di un convegno a Reggio Calabria. «Questa è una riforma del lavoro per il Paese - ha aggiunto Fornero - e non per compiacere sindacati, imprese o partite Iva».
«La nostra riforma - ha concluso - punta ad un mercato del lavoro aperto, inclusivo e dinamico. Inclusivo, innanzitutto, vuol dire senza ‘cittadelle protette’ perchè è impensabile che in un mondo così dinamico si possano iniziare e concludere carriere, da 17 a 57 anni, sempre nella stessa realtà aziendale».
E alle accuse di disparità di trattamento nei confronti delle varie categorie sociali risponde: «Non siamo un governo senza anima e non ci piace aumentare la tassazione, ma sappiamo come sia anche difficile tagliare la spesa improduttiva. Lo faremo comunque se ce ne lasceranno il tempo».
«Il Governo ha presente - ha spiegato - il grande disagio sociale che attraversa il Paese, che negli ultimi 15 anni si è impoverito per la mancata crescita e con una distribuzione del reddito sperequata a danno di classi medie e povere».
Forzature per sbloccare l’inghippo o voglia di mandare tutto a … gambe all’aria?
L’effetto “articolo 18″ colpisce il governo, e in particolare Elsa Fornero: non solo Luca Telese l’ha ribattezzata “Cattivero”, e il senatore leghista Mezzatorta l’ha chiamata in aula “Frignero” (scusandosi poi per il lapsus), ma adesso anche il sondaggio mensile di Ipr Marketing la boccia senza appello.
Nella rilevazione che l’istituto di ricerca pubblica alla fine di ogni mese, il ministro del Welfare ottiene la fiducia del 46% degli intervistati, con un calo di 3 punti rispetto al mese scorso, e di ben 12 dal primo sondaggio, risalente al mese di dicembre, poche settimane dopo il giuramento. In quell’occasione la percentuale di italiani che esprimeva fiducia nella Fornero era il 58%.
Per quanto riguarda la fiducia verso Mario Monti, il 55% dichiara di averne “Abbastanza/molta”, con un calo di 4 punti rispetto a febbraio, mentre aumenta quasi della stessa misura la percentuale di chi ha poca o nessuna fiducia nel premier. Anche il consenso nei confronti del governo nel suo complesso è in calo di 3 punti e si ferma esattamente al 50%. Il 38% degli italiani non ha fiducia nell’esecutivo, mentre il 12% non esprime un’opinione.
Continua a leggere: Fiducia nel governo: la Cancellieri è prima, ma calano Fornero e Monti

Dopo la “paccata di miliardi”, dopo aver detto “Non si può dare il salario minimo agli italiani, o si siederebbero a prendere il sole e mangiare pasta al pomodoro”, l’ultima uscita del ministro del Lavoro Fornero intervistata a Report (”Non siamo stati chiamati a distribuire caramelle”) è stata probabilmente la goccia che ha fatto traboccare il vaso.
Il primo a sbottare e a chiudere l’idillio tra ministri tecnici e grandi media è il giornalista del Fatto Quotidiano e di La7 Luca Telese, che oggi scrive:
“La ministra lacrimale si è fatta vicepreside arcigna, così la Fornero è diventata ‘la Cattivero’. In qualsiasi paese civile, alla inchiesta firmata da Bernardo Iovene per Report avrebbero fatto seguito corsivi infuocati, richieste di dimissioni e interrogazioni parlamentari. Ma chi tocca “i tecnici” nella stampa italiana trema: silenzio più completo”.
Fino a poco fa erano la fin troppo citata “sobrietà” e la competenza dei tecnici a tenere banco, adesso l’attenzione si sposta sulle vittime dei tecnici.
Li hanno simpaticamente battezzati “Esodati”. Sono quelli che dopo la riforma resteranno senza lavoro e senza pensione, imprigionati in un limbo previdenziale anticamera della miseria. Poche settimane fa il Corriere della Sera ci rivelava (fonti governative) che sono poco meno di 200 mila: per l’Inps sono addirittura 350 mila. Ma domenica, intervistata da Report, la ministra Cattivero ha mostrato la sua faccia spietata: “Siamo stati chiamati a far parte di un governo tecnico perché c’era una lavoro sgradevole da fare. Non perché c’erano da distribuire caramelle”. Il nodo che alla Fornero sfugge è che quel danno sociale non lo hanno creato lontani governi politici, ma la sua riforma.
Continua a leggere: Telese contro la Fornero: "E' diventata Cattivero"
Elsa Fornero: capò. Voto 4 Out out del ministro del Lavoro sull’art. 18: “Nessun passo indietro del governo. Il Parlamento voti sì o ci mandino a casa”. O così o Pomì. Lavoratori cornuti e mazziati. Aridatece Sacconi e Brunetta?
Leoluca Orlando: boss. Voto 4 Aveva ripetuto che non si sarebbe candidato “mai”: “Il sindaco di Palermo l’ho già fatto, basta”. Invece Orlandone ci riprova. Alla faccia del Pd gruviera e di Bersani, scornato. Foto di Vasto addio?
Elsa Fornero, ministro del Welfare ha spiegato la riforma del lavoro, dopo l’incontro di oggi tra governo e parti sociali. Cosa cambia? A parole è molto interessante quanto spiegato dalla Fornero.
Un primo punto che tocca molti giovani riguarda le partite iva, proliferate negli ultimi anni coprendo in realtà rapporti di lavoro dipendente. Una pratica di sfruttamento finora tollerata ma che va arginata: per Elsa Fornero “dietro le partite iva spesso si nascondono rapporti di lavoro dipendente” ha detto, precisando che “Agiremo in maniera presuntiva e contrasto secco e severo”.
Non è ancora chiaro come visto che le norme sono ancora da scrivere. Ma per il ministro del Welfare quella delle partite iva è “Una dimensione che non ha confronti nel resto d’Europa”. In arrivo anche la Aspi, la nuova forma di indennità di disoccupazione, che verrà versata al lavoratore per 12 mesi - 18 per chi ha più di 55 anni - e potrà avere un importo massimo di 1119 euro che andranno a scalare del 15% ogni sei mesi.
Al nastro di partenza anche norme nuove che regoleranno l’apprendistato “non apprendistato interpretato solo come modalità per avere un’entrata flessibile”. Stop agli stage gratuiti per i neolaureati giunti al termine del ciclo formativo, che per esempio hanno conseguito un dottorato. “Se vai in un’azienda a lavorare non lo fai gratis (…) il lavoro lo devi pagare”. È da vedere se le aziende avranno voglia di adeguarsi a questo diktat.
Per quel che riguarda la riforma degli ammortizzatori sociali entrerà a regime dal 2017. Dopo 36 mesi di precariato scatterà il tempo indeterminato, altra riforma che tocca da vicino i più giovani, infine, per quel che riguarda il “totem” articolo 18, il licenziamento per cause discriminatorie resta nullo per tutte le imprese, anche quelle con meno di 15 dipendenti, mentre per i licenziamenti dovuti a cause economiche arriva l’indennizzo e non più il reintegro da 15 a 27 mensilità.
Malgrado manchi la firma finale e giovedì ci sarà un nuovo incontro - una formalità - i giochi sono fatti, la riforma non dovrebbe cambiare più di tanto: Mario Monti ha spiegato che “La CGIL ha espresso il proprio dissenso sulla flessibilità in uscita, tutti gli altri hanno espresso consenso, la questione è chiusa, la proposta legislativa che presenteremo al Parlamento non è sottoposta più ad esame o analisi giovedì”.
Per Susanna Camusso della CGIL “Come immagino sappiate, noi abbiamo detto no all’ipotesi che il governo ha fatto per alcune ragioni. La prima è che avendo costruito una norma che sui licenziamenti soggettivi, comunemente chiamati disciplinari non prevede il reintegro, in realtà si fa venire meno l’effetto deterrente dell’articolo 18.”. Per i licenziamenti economici “l’ipotesi del governo non prevede il reintegro dei lavoratori. Credo sia evidente che è una proposta squilibrata, molto lontana da tutti i suggerimenti dati dalla nostra organizzazione e devo anche notare che è l’unico punto di una lunga discussione sul quale il governo non ha mai accettato nessuno spostamento, a riprova che quello era il problema”. E ha concluso “Dobbiamo decidere la mobilitazione”. Salvo modifiche in Parlamento, si dovrebbe aprire una stagione calda.