Ci sono questioni più importanti, si dirà. Ma spesso sono i piccoli fatti che segnano grandi trasformazioni. L’aria che tira è quella di un “gattopardismo” strisciante (cambiare tutto per non cambiare niente) e dell’uso demagogico e populista delle “forbici” che, sostanzialmente, tende a tagliare qualche privilegio della casta senza intaccare i veri nodi produttori di voragini finanziarie e i veri mali della politica della partitocrazia e del malaffare.
In questo clima, solo apparentemente fuori tema, si inserisce il divieto di “scatto libero” alla Camera. Infatti ai fotografi e cineoperatori accreditati nell’Aula di Montecitorio verrà imposto di firmare un codice che impegna: “a non utilizzare strumenti di ripresa fotografica o visiva per cogliere gli atti e i comportamenti non risultanti essenziali per l’informazione”. Ben che vada, un atto intimidatorio.
Il tutto era partito dall’ormai noto “pizzino” inviato dal vice segretario del Pd Letta jr al nuovo premier Mario Monti, immortalato dal solertissimo fotografo Mario Pizzi da Zagarolo. Insomma, adesso si vuole quanto meno intimidire i fotografi, cioè imbavagliare la libertà di informazione. Il diritto allo scatto in un luogo pubblico dove si esercitano funzioni pubbliche qual è il Parlamento, non può essere messo in discussione in un Paese democratico.
Se gli onorevoli temono per la loro privacy si comportino come qualsiasi cittadino nel luogo di lavoro: senza addormentarsi, senza guardare siti porno, o giocare con la play station mentre si discute dei destini del Paese.
Nell’era berlusconiana succedeva (quasi) di tutto e (quasi) tutto veniva messo in piazza, anche attraverso foto di ogni tipo, spesso di dubbia efficacia politica e di cattivo gusto. Oggi, nell’era dell’austero Monti, si vuole cadere nell’oscurantismo? A volte, fatte le dovute proporzioni, immortalare le dita nel naso di un nostro deputato può avere il valore del cinesino davanti al carro armato di Piazza Tien ‘Am ‘Men.
La storia è nota: durante il dibattito sulla fiducia alla Camera di ieri un fotografo ha “immortalato” tra le mani del presidente Monti un foglio siglato a penna. Non un semplice saluto augurale. Parole graficamente chiare, ambigue sul piano personale, per nulla rassicuranti, anzi pericolose sul piano politico.
Questo lo scritto: “Mario, quando vuoi dimmi forme e modi con cui posso esserti utile dall’esterno. Sia ufficialmente (Bersani mi chiede ad es. di interagire sulla questione dei vice) sia riservatamente. Per ora mi sembra tutto un miracolo. E allora i miracoli esistono!”. Firmato, Enrico. La foto è dell’agenzia Photoviews.
L’autore, nascosto per un po’, alla fine è stato … “stanato”. E’ il vicesegretario del Pd Enrico Letta, che ha dato questa spiegazione: “Certo che il biglietto è mio. E mi pare la dimostrazione che in privato diciamo le stesse cose che in pubblico: sostegno pieno, soddisfazione per il ‘miracolo’ e suggerimenti per la composizione di una squadra di tecnici che funzioni bene con il Parlamento, visto che la convivenza durerà per un buon anno e mezzo”.
Preso con le dita nel barattolo della marmellata. E la spiegazione è la classica toppa peggiore del buco. Non è il bigliettino alla ragazzina innamorata fra i banchi delle medie. La letterina va al di là di un “eccesso di zelo” del pur misurato e austero Enrico, (quasi) fotocopia dello zio, l’eminenza grigia di Berlusconi, Gianni Letta. E va al di là della leggerezza, comunque inammissibile a quei livelli, per il danno che può fare al neo premier, a Bersani, al Pd, e per gli interrogativi che apre.
Che vuol dire “esserti utile”? Tutto e niente. Di certo è un modo per proseguire sul binario della vecchia politica dei giochini sottobanco, di scambi di figurine (di poltrone e strapuntini del potere), ben oltre una semplice gaffe. Trattasi di errore politico, di grave errore politico. On. Letta, cui prodest?
Lucio Dalla intervistato in radio su Berlusconi: “Come cantante è bravo”. Il problema è tutto il resto. Caro amico ti schifo
D’altronde ciò che di Dalla piace a Berlusconi è soprattutto il cognome, che il premier uscente interpreta come imperativo di uso frequente dalle parti di Arcore, Villa Certosa e Palazzo Grazioli. Luoghi di perdizione che il cantautore bolognese frequenterebbe con sospetto. Caro amico ti schivo
Gianni zio al governo non piace al Pd. Lui ed Enrico nipote assieme non piacciono a nessuno. Decisamente indigesti. CotoLetta
Monti in conferenza stampa: “Non ho mai usato l’espressione ‘lacrime e sangue’”. Niente sangue? Sarà, ma intanto il cetriolo sempre evocato da Crozza è lì dietro l’angolo. Tu chiamale, se vuoi, emo…rroidi
Infuocato e velenoso ping pong a mezzo stampa fra il Senatore Alberto Tedesco e alcuni esponenti del Pd. Tedesco, (senatore del gruppo misto ma all’epoca della sanitopoli pugliese eletto nelle liste Pd) si scaglia contro la presidente del pidì: “La Bindi? Ma si dimetta lei! Il suo moralismo mi fa orrore, e non da oggi. Sono vent’anni che la vedo invocare manette e galera con un livore indegno di una persona civile”.
Ieri Bersani, dopo il voto al Senato e alla Camera, era stato chiaro: “Le regole devono valere per tutti, politici, cittadini e amministratori. Se uno è indagato è corretto che faccia un passo indietro, anche se è innocente, per non coinvolgere le istituzioni “.
Evidentemente le parole del segretario del Pd non hanno fatto molto effetto a Tedesco, controattaccato dal vicesegretario del Partito democratico Enrico Letta: “Sono inopportune e inaccettabili nei toni e nella sostanza le parole del senatore Tedesco espresse stamani sui più importanti giornali italiani. Difendo convintamente Rosy Bindi dagli attacchi contenuti nelle interviste di oggi, così come trovo fuori luogo le parole nei confronti di Debora Serracchiani. Ci si sarebbe aspettato che il senatore Tedesco, il giorno dopo del voto al Senato, pensasse ai danni pesanti che il Pd in questa vicenda ha già subito e si comportasse di conseguenza”.
Tutta bella gente, i nominati …
Dario Franceschini: schiodato. Voto 4. Il capogruppo del Pd alla Camera dopo la sfiducia respinta a Bondi si consola: “Sono inchiodati a quota 314”. Opposizione … “schiodata” a quota 292.: sfiduciata per tre volte consecutive (14 dicembre, Calderoli, Bondi). A quando il prossimo flop?
Enrico Letta: inchiodato. Voto 4. Il vicesegretario del Pd commenta sulla sfiducia mancata al ministro della Cultura: “Punto a favore di Bondi, punto a sfavore del Governo e di Berlusconi: 314 erano e 314 sono rimasti”. Eravamo tre amici al bar. Pd: urge visita oculistica e … psichiatrica.
Silvio Berlusconi: confetti bianchi. Voto 3-. Il premier affida a un desolante videomessaggio il contrattacco sul Ruby-gate. Minculpop di ritorno. Il Cav annuncia pure il suo “fidanzamento”. Fiori d’arancio? Da Bossi fiorellini blu. Per ora.
Pier Luigi Bersani: confetti neri. Voto 4-. Passata l’inutile Direzione, il Pd torna a dividersi, con Enrico Letta che spinge Bersani a rompere con Vendola e Di Pietro, estremisti massimalisti. Purga da cavallo. Fortuna che Silvio c’è. Per il Pd.
Enrico Letta: disco rosso. Voto 8. Per il Pd “La pregiudiziale nei confronti di Berlusconi non è superabile, è scritta nel fallimento del suo governo”. Bocciata l’ipotesi di Casini di un nuovo esecutivo a guida Berlusconi. Silvio, go home!
Umberto Bossi: cappio verde. Voto 4. Ennesimo colpo di mano alla Rai: mandano via il direttore di Rainews Corradino Mineo per piazzare un “esterno” imposto dal partito del Senatur. Tentacoli padani. Voltastomaco italico. Umberto, go home!
Dopo la cura Marchionne, gli operai di Pomigliano saranno in grado di suonare la vuvuzela anche usando il ‘posteriore’. Fiat-o alle trombe!
Sull’ultimatum del Lingotto la sinistra balbetta, litiga, si spacca tra contrari e favorevoli a malincuore. In ogni caso appare deficitaria sotto l’aspetto della visione, teoricamente dimessa, succube di un paradigma culturale a lei estraneo. A capo (I)chino
Infatti Bersani dice un sì sofferto, mentre Veltroni è più convinto. Cofferati attacca tutti e Vendola attacca Enrico Letta, il quale prontamente risponde. Ai cancelli di Pomigliano, Pd e dintorni hanno smarrito il senso di una tradizione. Letta di classe
La Lega e il solito pratone di Pontida. Hanno cercato di comprarlo, in passato, ma non ci sono riusciti. Del pratone i leghisti farebbero miglior uso se se lo fumassero. Ormai da vent’anni è sempre la solita musica, la solita colonna sonora. Nino (T)Rota
Il Cav e la Costituzione infernale. Di notte l’uomo di Arcore ha incubi, sogna Napolitano nei panni di Lucifero che lo insegue con il forcone e tutt’intorno i demoni con le sembianze dei giudici della Consulta che volteggiano nel cielo illuminato dalle fiamme. E lui fugge, fugge invano. Forse il premier è posseduto? L’Esorciampi
La verità è che quando il capo del governo si sente in difficoltà, all’angolo o messo in ombra da qualcun altro (Tremonti?), ama scatenare un putiferio e alzare polveroni per tornare al centro della scena. Un vero dominatore…proprio come il suo antico padrino politico. Craxi driver
Il Pd chiama Prodi. Nel partito che il Professore ha contribuito a fondare, cresce la nostalgia per il suo carisma e il suo equilibrio. Enrico Letta si è fatto portatore di questo sentimento, ma in molti la pensano come lui. Certo, è bello vedere come il Partito democratico si slanci in avanti e sia tutto proiettato verso il futuro. iProd
Alla faccia di Vespa, Alberto Stasi era stato assolto per l’omicidio di Garlasco. Ora torna a processo per detenzione di materiale pedo-pornografico. Youpube

Non bastano i continui litigi interni, le lotte per la leadership, la concorrenza dell’Idv e la figura di Vendola sempre più in ascesa. Anche i sondaggi confermano che il Pd non riesce a modificare la propria immagine e a mostrarsi come reale alternativa alla maggioranza governativa. La dirigenza democratica ha affidato alla Ipsos di Pagnoncelli un sondaggio per cercare di comprendere come il Pd viene visto dagli italiani. Enrico Letta rivela i risultati, a dir poco preoccupanti
Abbiamo commissionato alla Ipsos di Nando Pagnoncelli una importante ricerca nella quale, tra l’altro, è stato chiesto agli italiani di posizionare i partiti lungo il «continuum» conservazione-innovazione. Ebbene, noi del Pd siamo finiti schiacciati sulla conservazione, mentre i nostri avversari sono percepiti come innovatori…
Risulta evidente che il Pd non riesca a comunicare, le poche volte che propone qualcosa, idee che siano di netto cambiamento rispetto al passato e rimane ingessato nella sua politica molto di più di Berlusconi che continua a passare come innovatore. D’altronde anche le poche volte che cerca di mostrare il proprio profilo riformatore (vedi le ultime proposte sulla giustizia di Orlando o sull’economia di Fassina) immediatamente viene bloccato da logiche correntizie e polemiche estenuanti che frenano immediatamente qualsiasi proposito innovativo.
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