
Dopo la sconfitta elettorale del centrosinistra alle regionali e ormai da settimane l’Italia dei Valori chiede agli alleati dell’opposizione di mettersi a un tavolo e decidere il candidato premier, a maggior ragione viste le difficoltà della maggioranza. Il Pd ha sempre detto che è una discussione prematura; eppure, a sorpresa, Enrico Letta lancia ufficialmente la candidatura del segretario del partito, Pierluigi Bersani, a guida del centrosinistra e quindi premier designato dal Pd.
Bersani è il nostro leader, abbiamo uno statuto chiaro, il nostro leader lo candideremo alla presidenza del Consiglio
Questa dichiarazione sembra stoppare sul nascere il gran ritorno di Walter Veltroni, dato da molti come voglioso di rimettersi in gioco. Ma sortiscono anche l’effetto di provocare una dura replica dell’Idv a cui non va bene nè il metodo nè il nome come dichiara il capogruppo alla Camera Massimo Donadi
Enrico Letta sbaglia a lanciare ora la candidatura di Bersani a leader della coalizione di centrosinistra. Sbaglia per due motivi: non è una candidatura condivisa, neanche all’interno del Pd, e manca ancora il progetto politico attorno al quale costruire il nuovo centrosinistra. Annunciare ora la candidatura di Bersani è il modo migliore per indebolirlo. Il candidato premier va scelto collegialmente e deve essere in grado di rappresentare tutti, non può essere espressione della maggioranza di un partito
Enrico Letta: montagne russe. Voto 7. Il vicesegretario del Pd contrattacca e sferza governo e maggioranza: “nell’altalena fra minacce e ramoscelli d’ulivo. Il premier è nell’impasse e cerca pretesti nell’opposizione”. Riforme? Campa cavallo!
Silvio Berlusconi: sovietico. Voto 4. Davanti a Putin il premier confonde la Russia con l’Urss e promette il nucleare. Ma la vera “bomba” è Fini che annuncia per metà maggio la corrente di “minoranza” del Pdl. Separati in casa in vista del divorzio?
Silvio Berlusconi: leghista. Voto 2. Il summit di Arcore sancisce il patto del dopo voto: al Premier la giustizia, al Senatur le Riforme. Italiani tranquilli: al summit “presenziava” Bossi jr, il delfino Renzo. Caligola fece senatore il suo cavallo “Incitatus”!
Enrico Letta: eureka. Voto 3. Il vice segretario del Pd “scopre” la vittoria elettorale della Lega e “svela” che il centrodestra anche nel 2013 sarà “a guida berlusconiana”. Quando si dice l’intuito politico. Pd, partito spartito, senza Cavaliere, né fanti.

Quella di oggi è una data in certo qual modo storica per la comunicazione web. E dobbiamo paradossalmente ringraziare proprio il nuovo astruso regolamento sulla par condicio, che ha messo il bavaglio all’informazione politica in tv per un mese tondo, provocando gli strepiti (giustificati) dei vari Santoro, Floris e Vespa.
È stato l’ex-disoccupato di lusso Enrico Mentana a partorire l’idea. Perché non organizzare i faccia a faccia direttamente sul web, con la collaborazione del Corriere online? Detto fatto. E così proprio oggi potremo assistere al primo confronto della campagna elettorale tra Ignazio La Russa, ministro della Difesa ed Enrico Letta, vicesegretario del Partito Democratico.
Anche la stampa non mancherà, come in ogni tribuna politica che si rispetti, grazie alla presenza dei giornalisti Sergio Rizzo e Gian Antonio Stella, più altri ospiti. Il programma web si chiamerà Mentana Condicio (sarà voluto il richiamo al celebre Klaus condicio del Davi?) e prenderà il via alle 15,30.
Continua a leggere: Mentana Condicio: aggirata la legge sulla par condicio grazie al web
Antonio Di Pietro: incauto. Voto – 8. Il leader dell’Idv definisce “incaute” le parole di Napolitano sulle riforme. Dura replica del Pd con Enrico Letta: “Idv, i migliori alleati di Berlusconi: portano il centrosinistra nell’abisso”. Anno nuovo, vecchia solfa. Tornano i capponi di manzoniana memoria.
Vittorio Feltri: ariete. Voto – 8. Con il titolo “Che barba il discorso di Napolitano”, Il Giornale apre la campagna 2010. Fatti e non parole, chiede Feltri. Ma non tocca al Governo “fare”? Stilettata anche per Renata Polverini, candidata Pdl nel Lazio: “Non la voterei mai”. Altra sberla per Fini.

Le esternazioni di queste ore di Luigi De Magistris (che ha proposto l’esilio per Berlusconi) e di Antonio Di Pietro (che ha parlato di parole incaute da parte di Giorgio Napolitano) oltre a ricominciare ad avvelenire il clima politico hanno prodotto una dura risposta dagli alleati, forse ancora per poco, del Pd.
Enrico Letta, vicesegretario dei democratici, ha attaccato pesantemente l’Idv, evidentemente scocciato del solito populismo e delle sparate quotidiane del partito di Di Pietro
Con questa continua rincorsa Di Pietro e De Magistris portano il centrosinistra nell’abisso e sono i migliori alleati di Berlusconi. Noi continuiamo sulla nostra linea di sostegno e difesa del capo dello Stato e della sua posizione a favore delle riforme e dell’interesse nazionale
Evidentemente la linea (sempre meno robusta) che univa Pd e Idv sta lentamente cedendo. I continui attacchi di Di Pietro al Presidente della Repubblica se una volta venivano nascosti o non commentati ora incominciano a stancare i democratici. Letta fa parte di quelli che vorrebbero rompere con Di Pietro, vissuto come zavorra da un lato e competitor dall’altro.
Continua a leggere: Enrico Letta attacca Di Pietro e De Magistris. Prove di rottura Pd-Idv?

Il rito stanco del messaggio del Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano è stato già archiviato (anche per i contenuti piuttosto anonimi) ma anche i politici di ogni colore hanno espresso le loro speranze per il 2010, in un misto spesso ridicolo di desideri per l’anno nuovo.
Il primo a intervenire è Antonio Di Pietro, che da buon paladino giustizialista, si augura la cancellazione della classe politica corrotta e chiede vicinanza al suo movimento
Il 2009 va archiviato: con un impegno nuovo e rinnovato: quello di liberarci al piu’ presto di questa classe politica corrotta. Il 2010 sara’ un anno con un rinnovato impegno che noi dell’Italia dei Valori vogliamo portare avanti non piu’ da soli, poiche’ ci auguriamo che le persone per bene ci stiano vicino
Gli risponde Daniele Capezzone, che ormai quotidianamente esterna sull’Idv, facendo propria una speranza/desiderio per un’opposizione meno Idv dipendente
Mi auguro sia possibile collaborare a un percorso riformatore nell’interesse del Paese, e mi auguro che il 2010 sia l’anno della seperazione del Pd da Antonio Di Pietro e dall’Italia dei Valori.
Continua a leggere: Le speranze (un po' patetiche) dei politici per il 2010
Letta Enrico, quello del Pd, precisa, ma la sostanza dell’intervista rilasciata ieri al Corriere della Sera non cambia.
Il numero due del Partito democratico “apre” di fatto a Silvio Berlusconi quando afferma: “E’ legittimo che il Premier come imputato si difenda nel processo e dal processo”.
Sembra una banalità. Invece è un segnale politico. Che tradotto, significa che il Cavaliere non si faccia “fregare” dal furore dei giudici e si appresti a confrontarsi con il Pd per fare le riforme costituzionali.
Chissà come l’avrà presa Berlusconi, costretto a navigare in acque molto agitate, con previsioni di grandi burrasche.
Insomma, pare proprio che al Pd non dispiaccia un Berlusconi “tosato” dagli eventi (guai giudiziari e famigliari, fibrillazioni nel Pdl e nella maggioranza) ma disponibile, ad orecchie abbassate, a riaprire un rapporto “preferenziale” con il Pd socialdemocratico di Bersani.
Prove di dialogo che erano già state avviate con l’assist del Cavaliere alla candidatura agli esteri EU di Massimo D’Alema, poi “fregato” dai compagni socialisti del PSE.
Il Pd vuole uscire dall’angolo e intende aprire un dialogo con il “centro”. C’è da capire se ci si rivolge al centro di Casini o a quello di Berlusconi.

Fedele all’intervista che ci aveva rilasciato poco ore prime del debutto, Antonio Padellaro ha condiviso con i suoi lettori (prima che con i giornalisti) i contenuti del suo quotidiano che farà sicuramente discutere.
In prima pagina, oltre ad occuparsi di Anno Zero e della conseguente presenza all’interno del programma di Marco Travaglio (che fa parte della redazione del nuovo giornale), l redazione del Fatto ci spiega le indagini a carico di Gianni Letta.
Secondo quanto sostenuto da Peter Gomez il braccio destro di Silvio Berlusconi è sotto indagine da dieci mesi a causa di un business che avrebbe avviato attorno all’immigrazione.
Continua a leggere: Debutta Il Fatto, in prima pagina l’indagine su Gianni Letta
Neppure De Gasperi, che nel ’48 i numeri ce li aveva, governò da solo. Cercò e trovò alleati per la Dc piena di voti e deputati.
E quando, all’opposto, Berlusconi, nel ’96, tentò la via solitaria (senza Bossi), fu costretto a lasciare Palazzo Chigi.
Da sempre, in politica, senza alleanze non si governa. Ma nel Pd la storia non insegna.
Così Dario Franceschini ricalca l’ex segretario Walter Veltroni sul partito a “vocazione maggioritaria”. Una scelta dimostratasi sempre perdente, fino all’autolesionismo, un “regalo” a Berlusconi che vince (grazie anche agli alleati) a man bassa e può governare “a vita”.
E’ oramai evidente che nessuno dei due poli è autosufficiente. “Il Pd non basta, e da soli siamo condannati all’opposizione”, parole di Enrico Letta. Che incalza: “Dobbiamo creare una alleanza che tolga il maggior numero di voti a Berlusconi. E più forte è il centro, meglio è”.
Tradotto, significa Pd alleato con l’Udc, o nuovo centro, galvanizzato dal processo di indebolimento del Pdl. Insomma, i voti che il Pdl perderà non andranno al Pd, si fermeranno al centro.
Ecco perchè il Pd deve fare chiarezza: o insegue la luna, dimenticando che l’autosufficienza ha prodotto solo sconfitte e delusioni, o torna a fare politica sui contenuti, tessendo alleanze.
Cioè fare quello che sempre fecero nella Dc De Gasperi, Fanfani, Moro, Andreotti e sull’altra sponda, nel Pci, Togliatti, Longo, Berlinguer.