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Tutti gli articoli con tag eolico

Eolico. Il conflitto d’interessi di Denis Verdini sarebbe costato al Credito Fiorentino 60 milioni di euro

pubblicato da Giovanni Molaschi

L’inchiesta sulla casa monegasca che il Presidente della Camera, Gianfranco Fini, avrebbe ceduto al cognato ha spento solo per pochi giorni l’attenzione sull’indagine avviata su Denis Verdini di cui lo stesso coordinatore del Popolo della Libertà ha parlato in una conferenza stampa indetta nelle scorse settimane.

Secondo quanto pubblicato lo scorso settimana dal Corriere Fiorentino gli 007 di Bankitalia avrebbero scoperto che l’ex Presidente del Credito Cooperativo Fiorentino, dopo aver accentrato a sé molte competenze, ha messo a rischio il network bancario di cui aveva la responsabilità investendo ingenti somme su grandi clienti il cui profilo era in contrasto con gli obiettivi dell’Istituto.

Il Corriere della Sera, che approfondisce la notizia raccontando la scalata ventennale di Denis Verdini, ha preferito non spiegare i possibili investimenti poco etici del coordinatore del Popolo della Libertà. Di fatto, è bene ricordarlo, per l’esponente politico i guai con la giustizia sono cominciati negli stessi giorni in cui si è ipotizzato una sua collaborazione con il plurindagato Flavio Carboni che con Verdini avrebbe lavorato per la costruzione di alcuni appalti eolico.

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Denis Verdini contro Gianfranco Fini e Italo Bocchino è sostenuto da Pierluigi Bersani

pubblicato da Giovanni Molaschi

A pochi minuti dalla fine della conferenza stampa che Denis Verdini, coordinatore del Pdl nonché indagato, ha indetto il Corriere della Sera riassume il confronto tra l’esponente politico e i giornalisti che ha trasmesso in streaming sul proprio sito.

Le agenzie che hanno seguito l’appuntamento di Verdini hanno posto il proprio accento su le dichiarazioni che l’esponente politico ha rilasciato su Gianfranco Fini, Presidente della Camera, e Italo Bocchino.

“E’ triste - ha detto Denis Verdini parlando di Gianfranco Fini - che chieda le mie dimissioni, oggi ho visto sui giornali cose equivoche che lo riguardano (in questo passaggio Verdini si riferisce all’abitazione monegasca di Fini scoperta dal Giornale, ndr). Ma io sono dell’idea che non debbano valere due pesi e due misure. Avrebbe dovuto tutelarmi da rappresentante delle istituzioni ed essendo io un altro rappresentante delle istituzioni”.

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Pdl. Cos’è successo ieri tra Denis Verdini (indagato) e Gianfranco Fini?

pubblicato da Giovanni Molaschi


La giornata politica di ieri, come già scritto da Davide F., è stata segnata da un imbarbarimento del conflitto all’interno del Popolo delle Libertà che in queste ore, a pochi giorni dalle dimissioni di Nicola Cosentino (ex Sottosegretario all’Economia che avrebbe avuto dei rapporti con la Mafia), deve gestire la comunicazione relativa alle indagini in corso su Denis Verdini.

Il coordinatore nazionale del Pdl è stato interrogato per 9 ore. Tanto è servito al braccio destro di Silvio Berlusconi per provare a spiegare che le accuse di corruzione su alcuni impianti eolici, per i quali venne interrogato anche Ugo Cappellacci (attuale Governatore della Sardegna per il Pdl), e sulla violazione della legge Anselmi, relativa alla costituzione di una P3, sono infondate.

Parlando degli impianti eolici Denis Verdini ha spiegato che l’unico investimento importante, pari a 2,6 milioni di euro, è stato fatto nel 2004 (anno in cui la Presidenza della Regione Sardegna era affidata a Italo Masala, ex Segretario Regionale del MSI). Di quei soldi, ha precisato l’interrogato, esiste una documentazione che ne tutela l’onestà.

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Verdini si dimette da presidente del Credito Fiorentino (Ccf) e resta coordinatore del Pdl

pubblicato da davide f.


Alla fine è successo: dopo giorni sotto il fuoco “nemico” e “amico” Denis Verdini, indagato per la bomba esplosa chiamata P3 - qui un’ampia descrizione di cos’è questa P3 del nostro V. - si è dimesso da presidente del Credito cooperativo fiorentino (Ccf) e da membro del consiglio di amministrazione della banca.

Quali sono le motivazioni? Verdini è indagato per corruzione nell’inchiesta sugli appalti per gli impianti eolici in Sardegna e per “associazione segreta” nell’inchiesta P3. Ovviamente, in pieno stile Casa delle libertà, Verdini si proclama innocente e perseguitato dai media. Ma la strategia (suggerita dal premier) del contrattacco non è bastata, evidentemente. Scrive il coordinatore del Pdl nella lettera di dimissioni:

In questi mesi si è abbattuta sulla mia persona e, indirettamente, sul Credito cooperativo fiorentino, una tempesta mediatica e giudiziaria di ampie proporzioni rese certamente più eclatanti dal ruolo politico che rivesto. Sono assolutamente certo di poter dimostrare, e lo farò nelle sedi opportune, la mia estraneità da ogni illecito che mi viene in questa fase addebitato. Tuttavia devo prendere atto che la rilevanza assunta dai fatti che mi vengono imputati - rilevanza che va bene al di là del merito stesso dei problemi - rischia di gettare un’ombra sulla banca.

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Italo Bocchino chiede, e ottiene, le dimissioni di Nicola Cosentino e querela il Giornale di Vittorio Feltri

pubblicato da Giovanni Molaschi


Per dimostrare l’inesistenza di un’opposizione seria, che ne dicano Dario Franceschini e Antonio Di Pietro, a Italo Bocchino sono stati sufficienti tre giorni. In meno di una settimana l’esponente, finiano, del Popolo della Libertà ha avviato attorno a sé un terremoto sul quale vale la pena riflettere partendo da quanto successo la scorsa domenica.

In un’intervista, rilasciata al Post, commentando le indagini avviate sul coordinatore del Pdl Denis Verdini l’esponente politico ha fatto intendere che per la tutela del partito sarebbe meglio che il braccio destro di Silvio Berlusconi facesse un passo indietro.

“Io - ha dichiarato Bocchino parlando di Verdini - penso che sarà costretto a dimettersi. Finora solo una parte delle intercettazioni, quella relativa alle responsabilità addebitate agli altri indagati. Ma quando emergeranno le intercettazioni che hanno portato a indagare lo stesso Verdini, è difficile che riesca a resistere. La richiesta è per Berlusconi”.

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Sardegna: Ugo Capellacci investe sulla Louis Vuitton Cup e non sulle bonifiche

pubblicato da Giovanni Molaschi

L’amministrazione della Regione Sardegna, governata al momento dall’esponente del Pdl Ugo Cappellacci (indagato per alcuni appalti eolici illeciti), ha deciso di destinare la somma di denaro già prevista per le bonifiche ambientali alla Louis Vuitton Cup.

Come riportato da diversi quotidiani nei giorni scorsi la gestione della competizione sarebbe dovuta essere della Protezione Civile che a seguito degli scandali scoppiati negli ultimi mesi avrebbe deciso di non seguire l’evento.

Contrario all’evento, e alla sua sponsorizzazione pubblica realizzata sottraendo fondi alla Regione, si è già detto il segretario locale del Pd Silvio Lai secondo il quale l’amministrazione di Cappellacci non è chiara con i sardi.

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Indagato anche Denis Verdini per l'eolico in Sardegna

pubblicato da Luca Landoni


Non si fa in tempo a registrare un’indagine o una condanna che ne segue un’altra. Questa volta tocca al coordinatore nazionale del Pdl Denis Verdini, indagato per corruzione nell’inchiesta su illeciti negli appalti pubblici in Sardegna.

Sulle indagini viene mantenuto il più stretto riserbo ma sappiamo che sarebbero coinvolti anche il costruttore Arcangelo Martino; Pinello Cossu, consigliere provinciale di Iglesias; Ignazio Farris, consigliere dell’Arpa di Sanremo; e un giudice tributario, Pasquale Lombardo.

Il leader del Pdl Silvio Berlusconi, già alquanto refrattario nel caso Scajola del quale ha preso il dicastero ad interim, ha parlato di “complotto contro il governo”, aggiungendo che questo provvedimento non sarà l’ultimo.

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Solare termodinamico: mentre il governo ci rinuncia, la Siemens investe. Chi ha ragione?

pubblicato da Giulio Mattioli


Della settimana scorsa la notizia che il governo ha deciso di dirottare la quota di incentivi prevista per il solare termodinamico verso le altre fonti di energia, rinnovabili e non. Pochi giorni dopo, manco a farlo apposta, l’annuncio: Siemens ha acquisito il 28% delle azioni di Archimede Solar Energy del gruppo Angelantoni di Perugia.

La Siemens sembra dunque aver deciso di scommettere sul solare termodinamico Made in Italy: il Progetto Archimede prevede infatti la costruzione dalle parti di Siracusa di un impianto di 360 specchi, secondo un’idea fortemente sostenuta dal nobel italiano Carlo Rubbia durante il periodo della sua presidenza dell’ENEA.

Un dirigente del colosso tedesco ha dichiarato per l’occasione che “entro il 2015 il mercato delle centrali solari termodinamiche farà segnare crescite a due cifre, per un valore globale di 10 miliardi di euro”. Un’affermazione che è interessante mettere a confronto con il testo della mozione firmata Gasparri, Nania e Dell’Utri:

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Il Governo contro le energie rinnovabili: stop a eolico e solare termodinamico

pubblicato da Giulio Mattioli


Che il governo Berlusconi IV non fosse esattamente un paladino dell’ambiente e delle energie rinnovabili, lo si era già capito lo scorso autunno, quando l’esecutivo italiano si era strenuamente opposto all’accordo europeo sul clima prima, e poi aveva annunciato l’uscita dell’Italia dall’accordo di Kyoto dal 2012 e proposto di togliere gli sgravi al risparmio energetico col pacchetto anticrisi.

Vedendo le notizie di questi giorni, di certo non si può accusare la maggioranza di avere una linea ondivaga e contradditoria sull’argomento. Leggo infati su L’Espresso che:

“La bozza (di linee guida alla legge 387 del 2003, ndr) presentata dal ministro dello Sviluppo economico, Claudio Scajola, prevede per gli impianti solari ed eolici, al di sopra rispettivamente di 20 e 60 kW, una tale ridda di studi, pareri e divieti da, da rischiare di affossare l’energia verde in Italia”

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Accordo sul clima: la Germania ha già raggiunto gli obiettivi di Kyoto, e l'Italia?

pubblicato da Giulio Mattioli


La questione del riscaldamento globale viene perlopiù ignorata in Italia, ma sarà sempre più difficile continuare a fare il gioco dello struzzo. Rappresentanti di tutti i paesi del mondo si riuniscono infatti oggi a Posen (Polonia) per cominciare a discutere del successore del Protocollo di Kyoto, che dovrà essere firmato entro il 2009.

Il 6 dicembre invece nella vicina Danzica la presidenza francese dell’UE ha organizzato un incontro con i paesi dell’Europa dell’Est, gli unici a schierarsi contro l’accordo 20-20-20, insieme all’Italia. Secondo “L’Espresso” l’obiettivo di Sarkozy è infatti precisamente “aprire in parte alle loro esigenze e arrivare al vertice di Bruxelles (di metà dicembre) con il classico scenario del 26 contro uno, in cui quell’uno è l’Italia”.

Nel frattempo arriva dalla vicina Germania la notizia che la repubblica federale ha già raggiunto, con 4 anni di anticipo, gli obiettivi previsti dal protocollo di Kyoto. E l’Italia? Non ce la farà probabilmente: figuraccia e multa da 450 milioni di euro l’anno in arrivo. Ma non basta: il ministro Matteoli ha già ammesso pubblicamente che il nostro paese uscirà dal Protocollo di Kyoto a partire dal 2012.

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