
La querela, probabilmente va di moda, se alla fine di ogni settimana un esponente politico qualsiasi, non importa il partito d’appartenenza, da mandato ai propri avvocati di procedere contro il tal giornale. Non sempre lo stesso.
A pochi giorni dallo scontro tra Renata Polverini e il Fatto, ad oggi non ancora ufficializzato da un documento, anche Antonio Di Pietro ha deciso di fare la voce grossa contro il Corriere della Sera che si era occupato del suo passato.
L’azione legale contro il giornale diretto da Ferruccio De Bortoli deve far riflettere. Più che per l’oggetto della diatriba per le modalità adottate dalle parti per chiarirsi. Possibile che le prove, e un civile confronto, non facciamo più parte della politica italiana?
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Renata Polverini ha iniziato prima di Emma Bonino la campagna elettorale per diventare il nuovo Governatore della Regione Lazio. Fatta eccezione per i conflitti tra l’Udc e il PdL la sindacalista sembrava esser pronta per vincere.
Lei sui cartelloni propagandistici. La sua avversaria sulle pagine di Libero. Per Renata Polverini la conquista dell’elettorato sembrava davvero cosa fatta. Fino a ieri. Giorno in cui la sindacalista ha perso le staffe trasformandosi di fatto in un esponente politico.
A notarlo, per primi, sono stati i giornalisti de “Il Fatto” che Renata Polverini ha querelato sostenendo che gli attacchi del quotidiano, seppur legittimi, sono stati nei suoi confronti troppo insistenti.
Continua a leggere: Elezioni Regionali 2010: Renata Polverini querela il Fatto di Marco Travaglio

Non c’è lavoro determinato più sicuro di quello praticato in politica. A rivelarlo l’Espresso che in un’inchiesta pubblicata sull’ultimo numero rivela che per liquidare le persone pagate per amministrare il territorio lo Stato spenderà circa 32 milioni di euro.
A conti fatti ad ogni persona operante nella politica locale andranno circa 43mila euro. Una cifra che non ha fatto indignare solo i pubblici cittadini. A tuonare, giustamente, contro i costi della casta anche il cardinale di Torino, Severino Poletto, che pubblicamente parlò di vergogna.
Come dargli torto. Come cambiare una situazione che così com’è produce solo danni? Probabilmente il primo passo è da fare spetta ad ogni singolo cittadino. Votare sempre progetti politici pensati da amministratori che non snelliscono la pubblica amministrazione è sbagliato.
Continua a leggere: I costi della casta. Liquidazione record per i politici locali
Predicare bene e razzolare male è “la” caratteristica del premier Silvio Berlusconi.
Dall’Espresso in edicola si viene a sapere quel che tutti sapevano ma che nessuno osava dire: Palazzo Chigi è “una vera “reggia” del sultano, “dove si moltiplicano dipendenti e sprechi”.
Un “paradiso” dove sono a libro paga (dorata!) ben 4.500 persone, oltre 1.400 in più di quelle previste dalla pianta organica! Oltre un miliardo di euro l’anno (mal)spesi per ingrassare una corte che nessuno controlla e sa cosa esattamente fa.
Un esempio? La segretaria del premier Marinella Brambilla è elevata a dirigente generale di prima fascia, il massimo assoluto della carriera pubblica. E altre segretarie, quella di Gianni Letta, di Carlo Giovanardi, di Rocco Primi ecc. sono tutte “superdirigenti generali”: una vergogna e uno scandalo, non solo di carattere economico.
Anche i responsabili dell’immagine del premier (quelli che preparano gli spot in tv) sono elevati al rango di direttore generale.
Ben 300 mila euro è stato il costo delle riprese tv per l’inaugurazione del Premier delle prime case a l’Aquila. Le troupe ingaggiate per seguire passo passo il capo del Governo sono numerose e a costi esorbitanti.
In 17 mesi Berlusconi, solo per eventi mediatici, è costato quasi 5 milioni di euro, contro i 150 mila euro spesi allora da Romano Prodi.
Ci fermiamo qui. E’ un servizio che va letto fino in fondo. Poi, alla fine, non si sa se ridere (istericamente) o piangere (di rabbia).

Deve essere stato un brutto colpo per Renato Brunetta sapere che Simona Ventura, simbolo nazional-popolare, abbia deciso di non sostenere la sua campagna attuata per rendere pubblici i compensi dei conduttori Rai.
Lui che deve il suo successo mediatico, se di tale si può parlare, alla televisione bocciato da una delle rappresentanti più illustri del mezzo. Ma in queste ore l’allievo di Silvio Berlusconi non deve fare i conti solo con i pensieri di una soubrette.
Stando a quanto pubblicato da l’Espresso la cura Brunetta, grazie alla quale il numero dei fannulloni operanti nella pubblica amministrazione sarebbero stati ridotti drasticamente, non ha fatto effetto. Anzi.
Nicola Cosentino, 50 anni. Nato a Casal di Principe, culla dei casalesi, il 2 gennaio del 1959 e rampollo della famiglia padrona dell’Aversana Petroli, il colosso economico della zona. Soprannominato ‘O mericano proprio per gli affari che l’azienda di famiglia porta avanti con gli Usa commerciando nel settore del gas. In politica già a 19 anni nelle file del Psdi, al momento buono fiuta il vento e passa in Forza Italia, da cui poi confluisce ovviamente nel Pdl del quale è coordinatore regionale per la Campania e al momento candidato numero uno alla poltrona di Borsellino come governatore regionale alle elezioni di marzo. Ah dimenticavamo un piccolissimo particolare; Cosentino è anche sottosegretario all’Economia con delega al Tesoro. Una carica da niente.
Senza volerlo condannare solo sulla base delle parole di alcuni pentiti (sei) va detto che il nostro è un politico molto chiacchierato già dal 2008, quando il boss Gaetano Vassallo accusò apertamente lui e Landolfi di aver preso soldi dalla mafia. Uomo avversato anche all’interno del suo partito da Bocchino e dallo stesso Fini, anche Roberto Saviano lo ha più volte messo sotto i riflettori, facendo notare la stranezza che un piccolissima realtà come Casal di Principe vanti la bellezza di 3 parlamentari, e di come - guarda caso - lo stesso Cosentino sia imparentato con i Casalesi:
“Chi segue da tempo le cose di camorra, sa che Nicola Cosentino ha avuto sempre un ruolo attivo in quel territorio. Un suo fratello, infatti, è sposato con la sorella di Giuseppe Russo cioè Peppe il Padrino, esponente del clan dei Casalesi e della famiglia Schiavone”.

Quanta confusione. Sul Lodo Alfano. Intervistato da Lilli Gruber Luigi De Magistris, europarlamentare dell’Idv e magistrato fino alla consegna (non ancora avvenuta) delle dimissioni, ha proposto l’immunità definitiva per Silvio Berlusconi. Secondo il magistrato il Premier deve essere sconfitto politicamente.
È evidente che l’idea presentata dal delfino di Antonio Di Pietro non altro che una provocazione figlia di un modo di fare politica riconducibile al berlusconismo. E, di conseguenza, ai movimenti dichiaratamente contrari.
Lecito, però chiedersi, se un rappresentante della giustizia possa mischiare anche solo per scherzo due spazi la cui salvaguardia dipende proprio dalla loro autonomia. Dichiarazioni peggiori di quelle di Luigi De Magistris erano state rilasciate da Marina Berlusconi sul Lodo Mondadori.

Vittorio Zambardino è un giornalista di Repubblica (questo è il suo blog), è stato direttore di Kataweb, ha contribuito a creare Repubblica.it, sul giornale cartaceo si occupa di tecnologia e internet.
Zambardino ha scritto cose estremamente interessanti sulla vicenda Boffo-Feltri. Eccone alcuni estratti:
“Nelle carte del processo di Boffo, tutte pubblicate dal Giornale, di omosessualità non si parla. Per poterlo fare, è stato necessario pubblicare un documento anonimo - ripeto: anonimo, quindi possiamo dire: “di dubbia origine”? - recapitato nei mesi scorsi alle curie di mezza o tutta Italia. Per poter dire cosa? Che Boffo è omosessuale. Ma si può dire: ti accuso perché sei omosessuale? No, si fustiga “l’incoerenza” del giornalista. E’ un falso, chi lo fa sa bene che al suo pubblico è il sapore forte del sesso che farà effetto.”
Continua a leggere: Zambardino su la querelle Boffo - Feltri: essere omosessuali è una colpa?

Che il governo Berlusconi IV non fosse esattamente un paladino dell’ambiente e delle energie rinnovabili, lo si era già capito lo scorso autunno, quando l’esecutivo italiano si era strenuamente opposto all’accordo europeo sul clima prima, e poi aveva annunciato l’uscita dell’Italia dall’accordo di Kyoto dal 2012 e proposto di togliere gli sgravi al risparmio energetico col pacchetto anticrisi.
Vedendo le notizie di questi giorni, di certo non si può accusare la maggioranza di avere una linea ondivaga e contradditoria sull’argomento. Leggo infati su L’Espresso che:
“La bozza (di linee guida alla legge 387 del 2003, ndr) presentata dal ministro dello Sviluppo economico, Claudio Scajola, prevede per gli impianti solari ed eolici, al di sopra rispettivamente di 20 e 60 kW, una tale ridda di studi, pareri e divieti da, da rischiare di affossare l’energia verde in Italia”
Continua a leggere: Il Governo contro le energie rinnovabili: stop a eolico e solare termodinamico
Le 10 domande sono ormai una moda giornalistica affermata. All’interminabile campagna del gruppo Repubblica-Espresso, che a tutt’oggi riporta in prima pagina nel suo sito web l’interrogatorio a Berlusconi, è seguita la contro-requisitoria del Giornale, rivolta prima contro Di Pietro poi contro Franceschini.
Ambedue hanno risposto in modo assai evasivo alla raffica di questioni, originando dunque una nuova serie di domande. Consci del fatto che si tratta di campagne che i quotidiani (di destra e di sinistra) utilizzano per fare il loro gioco politico e vendere più copie, ma anche del fatto che ancora le risposte non arrivano, vi riportiamo qui le 10 rivolte a Di Pietro.
A margine troverete una notazione in corsivo, da considerarsi come una Nota del Redattore.
1) Perché ha promesso che avrebbe tolto il suo nome dal simbolo Idv e poi ha cambiato idea?
2) Perché ha finto di cambiare lo statuto ma ha occultato il verbale? Forse perché dimostrava che è tutto come prima?
3) Perché non ha più presentato il codice etico del partito che impedirebbe di candidare indagati?
Le prime questioni sono di interesse relativo. In fondo sono fatti interni all’Idv, anche se si vuole porre in evidenza quante volte Tonino abbia mostrato due volti persino nei confronti dei suoi elettori.