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Immigrazione clandestina e uranio, parte 2: Fabrizio Gatti e il triangolo Sarkozy - Gheddafi - Berlusconi

pubblicato da davide f.

da http://www.flickr.com/photos/alexbip/167163306/

Abbiamo parlato qualche giorno fa del reportage di Fabrizio Gatti sugli stretti rapporti tra Francia e Libia e su come questo incida sull’immigrazione molto più che gli accordi tra Italia e Libia. Di questi ultimi firmati dal governo anzi, il reporter ci dice ancora di più.

“Dove li metterete tutti questi immigrati con la crisi che avete in Europa?”, sorride un passatore tuareg di Agadez. Ovviamente non vuole essere filmato né fotografato: “Da novembre scorso è come se la Libia avesse dato il via libera. Ora che Gheddafi è stato eletto presidente dell’Unione africana, non può certo rimandare indietro i suoi concittadini africani. Abbiamo saputo che l’Italia investirà in Libia 5 miliardi di dollari.

“Apriranno cantieri, ci sarà lavoro. Avranno bisogno di manodopera e noi gliela portiamo. Se poi qualcuno vuole proseguire il viaggio in Europa, dal nostro punto di vista è normale. Grazie all’immigrazione clandestina potrebbe addirittura essere firmata la pace. È l’unico punto su cui esercito del Niger, esercito libico, ribelli tuareg e noi tuareg esterni alla ribellione andiamo d’accordo”.

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Immigrazione clandestina e uranio: Fabrizio Gatti sull'Espresso racconta il triangolo Sarkozy - Gheddafi - Berlusconi

pubblicato da davide f.

nuova ondata

Gheddafi, a sud del Sahara, oggi è soltanto un esecutore di decisioni prese a Parigi. Per fermare o rallentare la marcia dei clandestini verso il loro futuro, Berlusconi dovrebbe piuttosto chiedere l’intervento del presidente francese Nikolas Sarkozy: perché la via ai trafficanti di uomini è stata riaperta proprio grazie alla guerra dei tuareg. Una guerra per l’uranio sostenuta dalla Francia nella regione di Agadez.

Da novembre 2008 migliaia di persone sono passate dalla città rossa per andare a nord. Con un record di partenze tra gennaio e febbraio: quasi 10 mila ragazzi e ragazze in fuga dall’Africa occidentale. Dalla prossima estate capiremo se questa generazione di ventenni avrà trovato lavoro in Libia o apparirà nei telegiornali sui barconi alla deriva nel Mediterraneo. Il loro obiettivo, dicono, è arrivare in Italia o da qualche parte in Europa.

Oggi Fabrizio Gatti, giornalista, free lance e autore di Bilal, regala sull’Espresso un altro reportage di grande interesse, spiegando come il vero alleato strategico di Gheddafi sia Sarkozy, e di come una volta vinta la “guerra sporca” contro il Niger per le riserve dell’uranio con l’aiuto della Libia il dittatore libico sia diventato presidente dell’Unione Africana. Di seguito Gatti spiega il perchè dell’amicizia tra Berlusconi e Sarkozy, e di come all’interno di questa guerra vada studiata la questione delle tratte clandestine.

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Ammortizzatori sociali: già finiti i fondi per la cassa integrazione in Lombardia?

pubblicato da Giulio Mattioli

Solo qualche giorno fa, Renato Brunetta annunciava trionfalmente che l’Italia ha “gli ammortizzatori sociali migliori d’Europa“. Ecco però arrivare una notizia che sembrerebbe mettere in questione tanto trionfalismo: i sindacati confederali lombardi sostengono che la Regione-locomotiva d’Italia avrebbe finito i soldi per la Cassa Integrazione.

Cgil, Cisl e Uil, in questo caso incredibilmente unite, hanno dichiarato infatti che:

Le nuove domande non avranno più copertura. Una situazione inaccettabile. Dopo fiumi di parole e promesse ci troviamo senza soldi mentre la crisi si aggrava.

La Regione, da parte sua, smentisce tutto, ribattendo che i soldi ci sono, e che quelli che mancano verranno stanziati a brevissimo dal governo. Chi avrà ragione?

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Gatti e la coca made in Cia: un'altra eredità di G.W.Bush

pubblicato da davide f.

da http://elproyectomatriz.files.wordpress.com/2008/04/el-plan-colombia.jpgCosa ha lasciato in eredità Bush oltre a due guerre, migliaia di morti e un cumulo di macerie di quello che rimane del defunto sogno americano? Fabrizio Gatti, con un reportage sull’Espresso di questa settimana, si è fatto un’idea. Guantanamo e la lotta alla droga, che ha visto l’ex presidente W. lanciare anatemi contro Bolivia e Venezuela, a suo parere non abbastanza decisi in questa battaglia.

Cosa lega Guantanamo alla lotta alla droga? Scopriamolo.
Racconta il reporter:

Il 24 settembre 2007 un Gulfstream II, un lussuoso jet d’affari, attraversa lo spazio aereo messicano. I piloti puntano a nord, verso il confine degli Stati Uniti. Ma in pochi istanti capiscono di essere nei guai. Devono atterrare al più presto. Anche se il carico che hanno distribuito in modo bilanciato tra i sedili non è di quelli che si possono dichiarare in dogana: 126 valigie per un totale di 3 tonnellate e 300 chili di cocaina purissima. Forse la causa dell’eccessivo consumo è proprio quel sovraccarico: l’equivalente di 41 passeggeri per un aereo che di solito ne porta 14.

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Berlusconi e Gheddafi, i colonnelli nemici-amici sulla pelle dei clandestini

pubblicato da davide f.

da www.globalpress.itL’Italia è un paese senza memoria. Il suo governo peggio. E così tocca assistere allo scambio di favori e accordi tra Berlusconi e Gheddafi, un capo di stato che di certo democratico non è. E il nemico, il terrorista, il dittatore, diventa uno dei migliori amici del presidente del consiglio. Sulla pelle di migliaia di ragazzi africani, ribatezzati clandestini, che finiscono torturati in Libia quando non muoiono nel deserto o annegano con le fragili imbarcazioni pagate a peso d’oro dai trafficanti di uomini.

La tragedia umana sembra ineluttabile, e invece, sotto la maschera di bugie di un’opinione pubblica anestetizzata, sono affari.In cambio di qualche euro, il colonnello si impegna a reprimere in modo sistematico i migranti che cercano di fuggire dall’Africa subsahariana e dall’Africa orientale, per raggiungere l’Italia passando dalla Libia e dal Mediterraneo.

Già da alcuni anni il passaggio a Tripoli per migliaia di persone significa indebitarsi, vivere nel terrore di essere scoperti dalla polizia, essere reclusi in terribili prigioni come a Kufra, al confine con il Sudan, ma anche diventare schiavi ed essere costretti a vendersi.

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Il Partito Democratico, l'etica, le inchieste della magistratura

pubblicato da paganini


La nascita del Partito Democratico ha creato le condizioni per una svolta, non soltanto politica, ma anche culturale e morale, nella vicenda italiana. [..] Si è creato così un vuoto politico molto pericoloso, che ha dato spazio alla demagogia populistica, all’arroganza di ristrette oligarchie e anche a poteri opachi che tendono a sottrarsi al controllo della legge e delle istituzioni democratiche. […] Il Partito Democratico sa bene che anche la conquista di nuovi diritti può rivelarsi effimera, se non si afferma un’etica pubblica condivisa, che consenta agli italiani di nutrire un senso più alto dei loro doveri.

Questo è quello che potete leggere sfogliando le 11 pagine del Manifesto dei valori del Partito Democratico, mentre di tutt’altro tenore sono le notizie che arrivano da tutta la Penisola e che sono ben riassunte dalla copertina de L’Espresso di oggi. A Firenze, Napoli, Roma, Genova e Perugia, in Campania, Toscana e Calabria, nelle carte dell’inchiesta Why Not di Luigi De Magistris, emergono fatti e misfatti molto imbarazzanti per un partito che vorrebbe rilanciare l’etica della politica.

I processi sono ancora in corso, quindi vale la presunzione di innocenza per tutti, ma sembra davvero inverosimile che tutte queste inchieste siano soltanto una coincidenza e che tutti questi giudici si stiano sbagliando. E così, mentre Walter Veltroni e Massimo D’Alema continuano il loro eterno duello a colpi di fioretto e televisioni (Red Tv e YouDem Tv), l’immagine pubblica del nuovo soggetto politico, che non ha compiuto neppure un anno, è già molto appannata.

Voi come la vedete?

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Accordo sul clima: la Germania ha già raggiunto gli obiettivi di Kyoto, e l'Italia?

pubblicato da Giulio Mattioli


La questione del riscaldamento globale viene perlopiù ignorata in Italia, ma sarà sempre più difficile continuare a fare il gioco dello struzzo. Rappresentanti di tutti i paesi del mondo si riuniscono infatti oggi a Posen (Polonia) per cominciare a discutere del successore del Protocollo di Kyoto, che dovrà essere firmato entro il 2009.

Il 6 dicembre invece nella vicina Danzica la presidenza francese dell’UE ha organizzato un incontro con i paesi dell’Europa dell’Est, gli unici a schierarsi contro l’accordo 20-20-20, insieme all’Italia. Secondo “L’Espresso” l’obiettivo di Sarkozy è infatti precisamente “aprire in parte alle loro esigenze e arrivare al vertice di Bruxelles (di metà dicembre) con il classico scenario del 26 contro uno, in cui quell’uno è l’Italia”.

Nel frattempo arriva dalla vicina Germania la notizia che la repubblica federale ha già raggiunto, con 4 anni di anticipo, gli obiettivi previsti dal protocollo di Kyoto. E l’Italia? Non ce la farà probabilmente: figuraccia e multa da 450 milioni di euro l’anno in arrivo. Ma non basta: il ministro Matteoli ha già ammesso pubblicamente che il nostro paese uscirà dal Protocollo di Kyoto a partire dal 2012.

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Brunetta il "furbetto", carnefice o vittima?

pubblicato da Massimo Falcioni

Non ci è simpatico, Renato Brunetta. Ma non da adesso che è ministro blasonato e chiacchierato. Dai tempi dei tempi.

Perché persona attiva e capace qual è, la fa spesso fuori dal vaso. Da sempre. Dalle epoche floride di consulente dorato di Gianni De Michelis ai giorni meno floridi nella grande Cgil. Il resto è cronaca.

Gli psicologi dicono che è il classico atteggiamento dei “corti”, sempre alla ricerca di “allungarsi”, troppo. Non scomodiamo la storia, colma di tali persone, personaggi e personalità, per non annoiare.

Però stavolta prendiamo le sue difese. Non del ministro Brunetta, quello delle crociate contro i fannulloni. Spetta agli elettori, poi, tirare le somme.

Difendiamo Brunetta l’uomo ( e il politico) nel mirino del settimanale L’Espresso nell’inchiesta intitolata in copertina “Quel furbetto di Brunetta”.

Qui non si tratta di contestare l’elenco dei passaggi che segnano una vita. Quel che scrive l’Espresso è, o sarà, tutto vero. Più o meno.

Ma dov’è lo scandalo? Dove sta lo scoop. Non quello giornalistico, che di questi tempi non esiste. Dove sta il succo politico dell’inchiesta.

Fosse l’eccezione, Brunetta! Magari! Ma le sue case o ville, le sue superconsulenze, il suo iter privilegiato a destra e a manca, è la norma della casta.

Questo è lo scandalo. Non Brunetta. Colpirne uno per educarne cento? Ridicolo. Allora bisognerebbe colpirne decine di migliaia: da molto in alto nei palazzi del potere romano, all’ultimo comunello sperduto.

Brunetta non ha bisogno di pubblicità. E il lettore non ha voglia di perdere tempo.

La critica, l’attacco, va portato sul piano politico. Serve l’analisi per capire i “perché”. E serve la proposta per scardinare un sistema.

Difficile? Sì, più arduo che cercare di appendere uno nella colonna infame. Il resto è noia.

Le prime pagine dei quotidiani di oggi, 27 ottobre 2008

pubblicato da Ivy

Corriere della Sera, prima pagina del 27 ottobre 2008La Repubblica, prima pagina del 27 ottobre 2008La Stampa, prima pagina del 27 ottobre 2008Il Sole 24 Ore, prima pagina del 27 ottobre 2008Il Messaggero, prima pagina del 27 ottobre 2008Il Giornale, prima pagina del 27 ottobre 2008L'Unità, prima pagina del 27 ottobre 2008Il Foglio, prima pagina del 27 ottobre 2008Panorama, copertina del 27 ottobre 2008L'Espresso, copertina del 27 ottobre 2008

Sulle prime pagine di oggi si parla ancora della riforma Gelmini e delle proteste che proseguono in moltissime università, con il ministro che minimizza “il rito” dello sciopero a suo parere vuoto di contenuti, e con il botta e risposta Berlusconi/Veltroni sulla manifestazione del 25, della quale il Premier ha parlato con uno scarso rispetto sia dei partecipanti che, come ormai è abitudine, del leader dell’opposizione.

C’è spazio anche per la politica estera con McCain che sembra recuperare qualche punto su Obama, ma che ha ormai evidenti problemi con la sua vice Palin, a una settimana dal voto. In edicola già da qualche giorno Panorama, che ci parla di università e dei conti dissestati di molti atenei, e L’Espresso, che dedica l’inchiesta della settimana agli italiani costretti al secondo e terzo lavoro, molto spesso in nero e senza alcuna tutela.

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La BBC e il "paziente italiano": crisi o nuovo rinascimento?

pubblicato da Giulio Mattioli


Il canale internazionale della britannica BBC ha dedicato la scorsa settimana un lungo servizio al nostro paese, intitolato eloquentemente “Il paziente italiano”: in esso la giornalista Annalisa Piras, da molti anni inviata de “L’Espresso” a Londra , fa ritorno in patria per verificare se, dopo la vittoria elettorale di Berlusconi, il paese stia approfondendo lo stato di crisi permanente per il quale è noto in Europa, o se al contrario stia vivendo sotto la leadership del Cavaliere un nuovo rinascimento.

Il reportage, che trovate in mp3 qui, offre una prospettiva “esterna” su molti dei problemi del nostro paese: dalla spazzatura e la camorra di Napoli, al “lato oscuro” della Verona intollerante e post-fascista; dall’irrisolto conflitto di interessi di Berlusconi all’antipolitica dilagante, fino a quello che è forse il più inquientante di tutti: la massiccia fuga di cervelli e di talenti dal nostro paese verso il resto dell’occidente.

Il servizio, che comprende diverse interviste, presenta dichiarazioni di molti noti personaggi, che forse non sarebbero state rilasciate con tanta facilità ai media italiani. C’è ad esempio Giuliano Ferrara che definisce Berlusconi “un populista, ma un populista democratico”, o Giuliano Amato che sintetizza lapidariamente il nostro carattere nazionale:

l’identità collettiva degli italiani è basata sulla condivisione dell’idea di “difendersi da quelli che stanno lassù”

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